Mimponi di andarmene? Dalla mia casa? Alfonso sembrava fulminato.
Prepara la valigia, Alfonso. È ora che tu vada.
Rimase lì, come un palo.
Ma davvero mi butti fuori? Dalla MIA casa?
Lappartamento è in mutuo, sai? Lo pago io. Tu, in questi sei mesi, mai visto un euro tuo.
Ma io io ho sempre pagato! Fino a poco tempo fa!
Alfò, vai. Parlo sul serio. Non ce la faccio più.
Martina si era barricata in bagno la sera le piaceva regalarsi almeno cinque minuti di solitudine. Persino lavarsi la faccia stava diventando unimpresa: neanche lì il marito la lasciava in pace.
Martina! La piccola sta urlando! Fai in fretta? Fra cinque minuti inizia il mio torneo!
Martina sospirò, chiuse lacqua e uscì senza proferire parola.
Nel lettino la figlia piangeva disperata, aggrappata alle sbarre come una carcerata.
Shh, calma tesoro la sollevò, sentendo la schiena gridare vendetta. Papà ora non ha tempo, sai
Papà è impegnato, certo. Sta salvando il pianeta su Internet.
Alfonso, già incollato al computer in salotto, aveva indossato la sua cuffia e si era disconnesso dal mondo reale.
Unora dopo, Martina fece capolino:
Alfò mentre dondolava la bimba Ti hanno pagato oggi? Tra due giorni scade la rata del mutuo. E i pannolini sono finiti.
Lui agitò una spalla, ovviamente senza togliersi la cuffia. Martina gli batté delicatamente la mano sulla schiena. Alfonso si strappò la cuffia, scocciato.
Che cè?
Dicevo: sono arrivati i soldi?
Un po. Cinquemila euro.
Cinque? Martina rimase di stucco. Alfò, la rata è quindicimila, più bollette. Avevi giurato che stavolta davi tutto fino allultimo centesimo.
Sono in ritardo con i pagamenti, il capo ha promesso che la prossima settimana arriva il resto
E poi non stressarmi, mi distrai in un momento importante!
Ah, e sabato la gita al club paintball? Non era una spesa da nulla nemmeno quella
Alfonso si voltò:
Sono quattro giorni che lavoro, e tre di riposo! Sono un uomo o no? Ho diritto a rilassarmi o devo fare il monaco?
Mi stressi, la casa sembra un campo di battaglia, la bambina urla sempre lasciami unora di pace!
Martina lasciò perdere. Era inutile discutere. Sapeva perfettamente dove era finita la parte di stipendio: armi digitali e donazioni a streamer sconosciuti.
A tarda sera, appena addormentata la figlia, Martina sincamminò verso la cucina, affamata. Nel frigo cera il deserto del Sahara.
Giusto ieri aveva comprato un chilo di mele e qualche banana per spezzare la fame tra una corsa e laltra dietro la bambina.
La fruttiera? Vuota. Solo bucce e torsoli abbandonati come in un film di neorealismo.
Alfonso entrò grattandosi la pancia.
Cè del tè o pure stasera si beve acqua del rubinetto?
Hai finito tutta la frutta?
Sì e allora?
Lho comprata ieri, Alfò! E un chilo intero! Io non ho fatto in tempo neanche ad assaggiare.
Non ci sono più soldi, te ne rendi conto? Non posso andare ogni giorno al mercato.
Dai, ci risiamo alzò gli occhi al cielo Non fare la signora. Domani ne compri altra. Sarà grave aver mangiato due mele
Per caso vuoi farmi digiunare?
Se non hai soldi per mangiare, allora gestisci male il budget!
Ah, gestisco male io? la voce tremava a Martina Ma tu veramente pensi di darmi abbastanza soldi?
Sto a casa per la maternità, Alfò! Ma il tuo stipendio non ci basta nemmeno per pagare il mutuo!
Allora va, lavora tu, genio! sbottò Invece di stare a casa a non far nulla e lamentarti!
Che credi? Pure io sono stanco!
Quello fu il colpo di grazia.
Martina capì che ormai non poteva più contare su di lui. Doveva occuparsi almeno della figlia.
***
Una settimana dopo, ecco il lavoro. Turno di notte in un centro di smistamento. Cinque notti su sette.
Un inferno, sì, ma almeno inferno pagato.
La sua vita divenne una maratona infinita.
Di giorno con la bambina, lavatrici, pulizie, fornelli.
Quando la piccola dormiva, aveva quaranta minuti appena prima che il prossimo turno della vita la richiamasse allordine.
Arrivava Alfonso, rimpinzava lo stomaco con il cibo cucinato da lei, e via, di nuovo al computer.
Martina addormentava la figlia e correva a lavorare.
Dove vai, mamma? ogni tanto lui sbadigliava dalla poltrona Ancora agli schiavi con le scatole?
A guadagnare, caro. Così puoi comprarti altre mele, rispondeva secca.
Tornava la mattina, trovava Alfonso sotto le coperte o già pronto per i suoi turni.
Lui era contento solo per chiederle due soldi per il pranzo o per lautobus.
Un sabato, al termine di una notte tremenda, Martina si lasciò cadere sul letto:
Alfonso per favore pensa un po tu alla bimba. Usciamo almeno unoretta?
Non chiudo occhio da un giorno intero, mi servono tre ore di sonno.
Lavoro pure io tuonò dalla scrivania Ho il giorno libero. Devo rilassarmi. Arrangiati!
Al massimo, lasciala davanti alla TV. E dormi pure fino a domani!
Mezzora dopo, tra le urla di Alfonso copri la sinistra! nel microfono e le maracas casalinghe della piccola, Martina capì che dormire era un lusso irraggiungibile.
Barcollando, andò in cucina a preparare la pappa.
Lo stipendio di Martina ora copriva finalmente i buchi del budget.
E Alfonso se ne accorse parecchio in fretta.
Si comprò subito lennesima scemenza digitale, e alla domanda soldi per la spesa?, sentenziò che lo stipendio di lei era diventato roba di casa.
Martina sbottò.
Quando ti chiedevo di farmi dormire, sono problemi tuoi.
Quando ti pregavo di non divorare tutto ciò che trovavi, ero una signora viziata.
Adesso siamo una famiglia solo per i soldi?
Oh, basta, eh Alfonso corrucciato. Ho comprato una cosetta, che sarà mai?
Bravo, comprala pure. Da adesso anchio faccio così.
Il giorno dopo, Martina si aprì un conto tutto suo. In una settimana si concesse un paio di jeans i primi in tre anni e un costoso set da costruzione per la figlia.
Un sacchetto di dolci, quelli proibiti, ben nascosto in armadio.
Quella sera Alfonso, scavando nel frigo come un archeologo, trovò solo un po di passato di verdure e del kefir.
Ma dove sta la roba da mangiare? protestò dalla cucina. Nemmeno qualche tortellino?
Martina a leggere in poltrona, la bimba giocava vicino.
Boh, non so. Lavori, no? Comprali e cucinali.
Ma che stai dicendo? Non ho un euro, ho buttato tutto in banca per il debito! Hai incassato ieri!
Sì. E ho speso tutto.
Per cosa?!
Per me. Per la bimba. E la mia parte del mutuo.
Ma sei matta? Siamo una famiglia! Che sarebbe, il budget separato?
Proprio così, Alfonso. Tu lavori, ti stanchi. Io uguale.
Ognuno si arrangia. Non ho voglia di portare avanti due figli.
Alfonso impietrito.
Provò ad alzare la voce, accusarla di egoismo, a raccontare che ormai si era abituata ai soldi.
Martina lo lasciava parlare. Ora non dipendeva più da lui.
E dopo un mese, Alfonso trovò un altro lavoro.
Strano, eh? Se uno vuole, posti pagati meglio ce ne sono. Ma non per questo andò meglio.
***
Il venerdì cominciò col botto. Alfonso si preparava per andare a lavoro, lanciando i vestiti come palle da bowling.
Dovè il detersivo? urlò dal bagno.
Finito rispose Martina, girando la polenta.
E adesso con cosa lavo la tuta?
Compralo e lavala.
Mi stai prendendo in giro? apparve in corridoio con le mutande mezze indossate Non ti do più soldi!
Mi hai mollato quando avevo bisogno! Tutto separato!
Da me non prendi più nemmeno un euro!
Pace! Martina spense il fornello e si voltò con un sorriso sfinito Tu vivi qui, usi saponi, detersivi, e pago sempre io?
Perché?
Perché sei mia moglie! le puntò il dito contro E invece ti comporti da coinquilina.
Se la metti così, niente più aiuti.
Ma quando mai hai aiutato? Ricordi quando avevo la febbre e tu volevi la cena pronta?
O quando tornavo dalla notte stremata e a tua figlia non volevi dare neanche una carezza?
Non provare a scaricare su di me! afferrò la giacca Vado al lavoro. Al mio ritorno voglio tutto pulito.
Trova il detersivo dove vuoi. Lo so che tieni i soldi nascosti!
Quella sera, per miracolo, tornò con tre garofani in cellophane.
Tieni le porse il mazzo. Pace?
Martina prese i fiori. Un gesto talmente triste, che le venne da ridere.
Alfò, parliamo?
Dopo, ora ho fame. Che hai preparato?
Allispezione pentole: niente di niente.
Sei fuori? tornò da lei Sono tornato dal lavoro! Sono un uomo! Voglio mangiare!
In negozio ci sono i tortellini. Anche il detersivo. fece placida Martina.
Ma guarda fece un passo minaccioso Pretendi di educarmi adesso?
Vuoi fare la rivoluzionaria?
Io porto i soldi a casa!
Gettò sul tavolo cinquanta euro stropicciati.
Tieni! Compra la spesa e cucina una cena decente! E lava i miei vestiti!
Martina guardò i soldi, poi lui.
Alfò, non sono i soldi il punto.
E allora cosa? Ti sei messa la corona?
Vabbè, vado a farmi una doccia. Poi vedrò cosa mangio.
E stanotte ghignò malizioso provando ad abbracciarla Mi devi qualcosa, bella! Hai dimenticato chi comanda?
Il dovere coniugale non scade mai!
Martina si scostò, disgustata.
Non toccarmi.
Cosa? lui trasecolò Sei mia moglie o no?
Non ti devo niente, Alfonso. Né soldi, né cene, né altro.
Sei impazzita? le si avvicinò minaccioso Io mi spremo, e tu mi fai i capricci?
Senti, guarda che trovo subito unaltra più disponibile!
Cercala, rispose Martina. Fallo subito.
Eh?
Prepara la valigia e vai, Alfonso.
Si paralizzò.
Ma mi butti fuori? Dalla mia casa?
Il mutuo lo pago io. Da sei mesi non hai dato un euro.
Ma io pagavo! Fino a qualche tempo fa!
Alfò, vatti a trovare unaltra sistemazione. Non voglio più questa vita.
Non sono tua madre, né la tua serva, tantomeno il tuo bancomat.
Ma chi ti prende! sbraitò, spruzzando saliva Vecchia, con figlia! Io me ne vado e tu tornerai strisciando!
Tra una settimana starai piangendo davanti alla porta!
Sicuro che no, scosse la testa Martina. Sicurissima.
Lui cominciò a tirare fuori roba, urlando e sbattendo tutto in una borsa sportiva.
Te ne pentirai! Senza di me non vali niente!
Martina lo guardò, silenziosa. Se solo andasse, finalmente
***
Martina avviò le pratiche di separazione.
Alfonso, tolto dal mutuo come co-intestatario tanto non avrebbe pagato nemmeno se minacciato.
Perché svenarsi, quando si può tornare dalla mamma e campare di rendita?
Passa lassegno alla figlia, sì, ma ridicolo, ché ogni centesimo sudato gli pesa come una puntura di vespa.
Martina? Nessun rimpianto. La fatica non le manca. Ma almeno, finalmente è libera.







