Non intendo trascorrere la vecchiaia accanto a una rovina, sbottò il marito.
Basta! Marco sbatté violentemente lo sportello del comodino, facendo tremare i flaconi dacqua di colonia. Sono stufo di sentire parlare di dolori alle articolazioni e pillole! Voglio vivere, non trascinarmi in questa casa di cura!
Valeria era ferma sulla soglia della camera, osservando il marito che stipava le sue poche cose nella borsa. Trentadue anni di matrimonio erano finiti dentro uno zaino e una sporta con le scarpe da ginnastica. Incredibile come questa realtà pungesse più di ogni altra umiliazione.
Marco, iniziò piano, la mamma, dopo lictus, non può stare sola. Capisci?
Tua mamma è tua responsabilità! Non voglio finire i miei giorni accanto a una vecchia decrepita, ringhiò Marco senza alzare gli occhi dallo zaino. Ho cinquantotto anni, non ottanta! Non voglio che la casa diventi una stanza di terapia intensiva!
Valeria rabbrividì. Da mesi ormai le parole giovinezza e vecchiaia erano diventate la pietra dello scandalo. Marco aveva cominciato a tingersi i capelli, aveva comprato una bici e una giacca di pelle. E poi era arrivata Simonetta la vicina divorziata del quinto piano, trentacinque anni.
Allora vai da lei? Valeria lo chiese pur sapendo già la risposta.
Marco si voltò di scatto. Nei suoi occhi passò un lampo di vergogna che subito lasciò posto allostinazione:
Sì, vado da lei. Sai perché? Perché con lei mi dimentico delletà. A lei non interessa se ho i capelli grigi o se mi fa male il cuore. Lei è semplicemente libera. Capisci? Libera.
Libera. Quella parola le trafisse il petto. Valeria si guardò allo specchio: il volto stanco, le nuove rughe vicino alla bocca. Marco, che una volta la chiamava la sua bellissima. Ora…
Presto avrai sessantanni, Marco, sussurrò. Davvero pensi…
Cosa? scattò lui. Che non merito la felicità? Una nuova vita? Vedi, tanti alla mia età…
…Scappano dalle mogli mature? Valeria sorrise amaramente. Triste, ma comune.
Marco agitò la mano infastidito:
Ecco! Sempre a buttare tutto nella polvere! Io voglio solo respirare a pieni polmoni, capisci?
Chiuse bruscamente lo zaino. Il rumore della cerniera sembrò una sentenza.
Salutami tua madre, che abbia salute, mugugnò dirigendosi verso la porta. Spero stiate bene. Voi due…, si fermò un istante, voi due vecchie amiche.
La porta sbatté forte. Valeria rimase a lungo seduta sul letto, lo sguardo fisso su un punto. Nella testa risuonavano le sue parole: Voi due vecchie amiche. Ma lei aveva solo cinquantatré anni. Era questa la vecchiaia?
Dalla stanza accanto giunse la voce fioca:
Valerina? È successo qualcosa?
Niente, mamma, Valeria si sforzò di alzarsi. Marco è uscito. Ha delle cose da fare.
Mentire le faceva schifo, ma non era in grado di dire la verità. Non voleva che sua madre, ottantenne, si sentisse responsabile della fine del suo matrimonio.
I giorni scorrevano come un fiume grigio. Valeria seguiva i soliti rituali: cucinare, pulire, accudire la madre. E in testa una sola domanda: quando? Quando aveva smesso di vedere il muro tra lei e Marco?
Ricordava il primo incontro con Simonetta: la vicina, da poco divorziata, si incrociavano spesso vicino alle cassette della posta. Energica, vivace, nei suoi abiti sgargianti pieni di fiori e la risata contagiosa. A Valeria quasi faceva pena sola con un bambino piccolo.
Poi aveva notato lo sguardo del marito. Come restava sulla finestra quando Simonetta portava fuori il cane. Come casualmente passava sotto casa quando tornava Simonetta. Come si attardava fino a tardi nel garage.
Figlia mia, la voce della madre la riportò alla realtà, è mezzora che lavi la tazza. Siediti qui.
Valeria si voltò. Era ferma al lavello, una tazza in mano, fissa alla finestra.
Subito, mamma. Ormai ho finito.
Vale, la madre si sedette piano, non serve mentirmi, lo capisco.
Mamma…
Ti ha lasciata, vero? Con quellaltra, quella del quinto piano?
Valeria annuì, sentendo le lacrime montare.
Un cretino, disse la madre con filosofia. Sai cosa succede agli uomini verso i sessanta? Come se impazzissero, rincorrono la giovinezza dove non è mai esistita.
Mamma, basta.
Ma cosa basta? la madre rise dimprovviso, squillante. Anche tuo padre, a cinquantadue anni, si era bevuto la testa. Pensava che la vita gli sfuggisse.
Valeria la fissò sconvolta:
Papà? Ma tu non…
A che serviva? la madre scrollò le spalle. Dopo due mesi tornò strisciando. Ma io non laspettavo più.
Davvero?
Proprio così, ammiccò maliziosa la madre. In quei due mesi capii che la mia vita non era finita. Mi iscrissi a un corso di ricamo. E soprattutto, mi accorsi che senza di lui si respirava meglio.
Restò a guardare le sue mani vecchie, piene di macchie e pelle sottile, ma ancora abili.
Vedi, Valerina, gli anni non sono tutto. Conta ciò che hai nel cuore. Io, a ottantacinque anni, mi sento sempre una ragazzina dentro.
Valeria sorrise, commossa. Era vero, sua madre emanava una forza speciale nonostante la salute e letà. La gente era attirata da lei come da una luce.
E Marco, continuò la madre, non scappa da te. Scappa da sé stesso. Ha paura di invecchiare. Pensa che, con una giovane accanto, diventerà giovane anche lui.
Lo difendi? lamarezza ribolliva in Valeria.
Ma quale difendere, la madre scosse la testa. Mi fa pena. Perché non troverà mai quello che cerca. Dal tempo non si scappa, figlia mia. Tanto, ti raggiunge sempre.
Proprio allora, fuori dalla finestra scoppiò una risata. Valeria guardò distinto: Marco e Simonetta passeggiavano nel cortile, lui portava le sue borse. Lei raccontava qualcosa gesticolando, lui la guardava con tale entusiasmo che il cuore di Valeria si rattrappì.
Non torturarti, la madre la allontanò dolcemente dalla finestra. Vieni, facciamo il tè. Ho dei biscotti al miele.
Mamma, che biscotti… la voce di Valeria tremava.
Lascia perdere, ribadì la madre. È sciocco, ma è la sua strada. Tu troverai la tua. Sai che cè? Domani andiamo ai Giardini. Ora sono bellissimi, dopo la ristrutturazione.
Valeria voleva opporsi, ma qualcosa nella voce della madre la convinse a tacere. E se avesse ragione? Forse era tempo di vivere davvero?
Il parco la sorprese. Rinato dopo il restauro: i viali nuovi, le fontane, le panchine accoglienti. Al centro, un piccolo centro culturale, musica che si diffondeva nellaria.
Guarda qui, la madre si fermò di fronte a una bacheca: Cercano membri per il club letterario. E per i balli latini! E corsi di yoga per senior!
Mamma, Valeria si rimise, ti prego, non…
Perché no? la madre sollevò il sopracciglio. Voglio vedere se sono ancora capace!
Come per sfida, agitò la mano con grazia. Il bastone scivolò e cadde rumorosamente.
Oh! la madre si confuse.
Permette? una voce maschile, gentile.
Un uomo elegante, sulla sessantina, raccolse il bastone e lo porse con un piccolo inchino.
Prego.
Grazie mille, sussurrò la madre arrossendo. Molto gentile.
Luigi Rinaldi, si presentò. Qui tengo gli incontri letterari. Siete interessate alle nostre attività?
No, noi… iniziò Valeria, ma la madre interruppe decisa:
Certo! Mia figlia scrive poesie bellissime. Alluniversità le pubblicavano sul giornale di facoltà!
Mamma! Valeria si tinse di rosso. Parliamo di secoli fa.
La poesia non ha età, sorrise Luigi Rinaldi. Se volete, venite subito. Stiamo discutendo nuove opere.
Così Valeria entrò nel circolo letterario. Si stupì: era partita per aiutare la madre, invece si appassionò. Lodore dei libri, le voci pacate, gli sguardi attenti: tutto creava unatmosfera speciale. Nessuno lì badava allaspetto o alletà, ma alle idee e alle emozioni.
Poi venne la serata di poesia. Intima, raccolta. Valeria tremava come allesame.
Lessi i suoi versi: sullamore, sulle perdite, su come la vita non finisca col dolore. E con ogni strofa, sentiva qualcosa dentro di sé liberarsi e rinascere.
Tornando a casa, incrociò Marco. Senza Simonetta. Era fermo poco distante, imbarazzato come un ragazzino.
Vale, sei splendida.
Valeria lo guardò in silenzio. Strano, ma non sentiva più il solito dolore. Solo una tranquillità.
Grazie, disse. Tutto qui?
No, ascolta… si avvicinò. Vorrei spiegarti… Ho capito.
Hai capito che ti sei sbagliato? Che Simonetta non è perfetta?
Marco fece una smorfia:
Non intendi. È giovane, sì, attraente. Ma… esitò. Non so di cosa parlare con lei.
Non credevi che a trentacinque si discutesse di storia o poesia? Valeria rise inaspettatamente. Marco, sei ingenuo, davvero.
Non era quello, si fece serio. Ho fatto stupidaggini. Magari…
No, scosse la testa. Niente magari. Sai, ti ringrazio.
Di cosa? balbettò lui.
Per essere uscito dalla mia vita. Per avermi fatto capire che la mia esistenza non si limita a cucinare e pulire.
Ho sbagliato tutto, Vale. Voglio tornare a casa, le sfiorò la mano. Possiamo sistemare tutto.
Valeria si ritrasse dolcemente:
No, Marco. Tu non vuoi tornare a casa, perché casa non esiste più. Quella Valeria che lavava i tuoi calzini e taceva a cena non cè più. E la nuova tu non la conosci. Forse, ti spaventerebbe.
Perché?
Perché ora vive per sé stessa.
In quel momento arrivò la madre. Senza bastone appoggiata a braccetto a Luigi Rinaldi.
Oh, Marco, lo osservò fredda. Sei ancora qui?
Buonasera, Caterina, balbettò Marco. Sto andando.
Meglio così, annuì lei. E la prossima volta che fuggi dalla vecchiaia, pensaci. Forse il problema non è fuori, ma dentro di te?
A quelle parole Marco trasalì, come colpito. Si voltò di scatto e uscì.
Mamma! rimproverò Valeria. Non dovevi…
Dovevo sì, fece spallucce la madre. Dire la verità. Sai, Luigi Rinaldi mi ha proposto di raccontare fiabe ai nipoti del club. Mi divertirà!
Caterina ha il dono della narrazione, sorrise Luigi. I bambini ne saranno entusiasti.
Valeria guardava la madre, rinata, con lo sguardo acceso. Forse, quella era la vera saggezza: non combattere il tempo, ma viverlo come un dono. Come occasione per scoprirsi nuovi.
Due mesi dopo, Marco si lasciò con Simonetta: dicono che lei trovò uno più giovane. Un mese ancora, e Marco scrisse un messaggio a Valeria breve, confuso, pieno di pentimento e di scuse. Lei non rispose.
Perché? Ora aveva la sua vita. Due volte a settimana incontri letterari. E sapete che cè? A cinquantatré anni, per la prima volta da tanto, si sentiva davvero giovane. Perché la giovinezza non è la pelle liscia. È il coraggio di essere sé stessa. Sempre.







