Mi hai ingannato! Riccardo è in piedi al centro del salotto, il volto rosso di rabbia. In che senso ti ho ingannato? Lo sguardo di Chiara è fermo. Lo sapevi! Lo sapevi che non potevi avere figli e hai voluto sposarmi lo stesso!
Sarai la sposa più bella, la mamma sistema il velo e Chiara sorride al suo riflesso nello specchio.
Abito bianco, pizzo sulle maniche, Riccardo in un completo elegante. Tutto come aveva sognato dai suoi quindici anni: un grande amore, un matrimonio, bambini. Tanti bambini. Riccardo desiderava un maschietto, lei una femminuccia, così si erano messi daccordo per averne tre, per non fare torto a nessuno.
Tra un anno farò la nonna, diceva la mamma, con gli occhi pieni di lacrime di gioia.
Chiara credeva in ogni parola.
I primi mesi da sposati scorrono avvolti in una nuvola di felicità. Riccardo torna dal lavoro, lei lo accoglie con la cena pronta. Si addormentano abbracciati e ogni mattina, con il cuore che le batte forte, Chiara segna la data sul calendario. Un ritardo? No, falso allarme. Un altro mese. E ancora. E ancora.
Quando arriva linverno, Riccardo smette di domandare allora?. Ora la guarda in silenzio quando Chiara esce dal bagno.
Forse dovremmo andare dal dottore? propone lei a febbraio, quasi un anno dopo il matrimonio.
Era ora, mormora Riccardo, senza staccare lo sguardo dal telefono.
La clinica sa di disinfettante e di sogni infranti. Chiara aspetta il suo turno tra donne con lo sguardo perso, sfoglia una rivista su mamme felici e si ostina a pensare che sia tutto un errore. Lei sta bene. Solo un po di sfortuna, tutto qui.
Analisi. Ecografie. Ancora analisi. Visite. I nomi delle procedure si mescolano in un unico flusso gelido, tra lettini freddi e volti apatici delle infermiere.
La possibilità di concepire naturalmente è intorno al cinque percento, comunica la dottoressa, fissando la cartella.
Chiara annuisce, prende appunti, fa domande. Ma dentro sente tutto congelarsi.
La cura inizia a marzo. Con la terapia, arrivano i primi cambiamenti.
Ancora a piangere? Riccardo, sulla soglia della camera, ora ha nella voce più irritazione che tenerezza.
Sono gli ormoni.
È il terzo mese che vai avanti così. Basterebbe recitare meno bene! Mi hai stufato.
Chiara prova a spiegare che la cura richiede tempo, che il medico ha parlato di sei mesi, un anno. Ma Riccardo esce sbattendo la porta senza ascoltare.
Il primo tentativo di fecondazione assistita viene fissato per lautunno. Per due settimane Chiara quasi non lascia il letto, come se la magia potesse svanire al minimo movimento.
Negativo, comunica freddamente linfermiera al telefono.
Chiara si accascia in corridoio e resta lì fino a sera, fino al ritorno di Riccardo.
Siamo già oltre i cinquantamila euro con tutto questo, lo sai? chiede lui come prima cosa.
Non ho tenuto il conto.
Io sì. Quasi centomila. E per cosa?
Non risponde. Non cè risposta…
Secondo tentativo. Ormai Riccardo torna a casa a notte fonda, sa di profumo femminile, ma Chiara non domanda nulla. Non vuole saperlo.
Ancora un esito negativo.
Forse basta, no? Riccardo adesso sta seduto davanti a lei, in cucina, gioca con una tazza vuota tra le dita. Quante volte vuoi provarci ancora?
Il medico dice che la terza volta spesso è quella buona.
I medici dicono quello che vogliamo sentirci, basta che paghi.
La terza volta Chiara la affronta praticamente sola. Riccardo trattiene sempre in ufficio. Le amiche smettono di chiamare, esauste di consolarla. La mamma piange al telefono, ripete che è giovane e bella, che non è giusto tutto questo.
Quando linfermiera dice per la terza volta mi dispiace, Chiara non piange nemmeno. Le lacrime sono finite da qualche parte tra il secondo ciclo di cure e lennesima lite per i soldi.
Mi hai ingannato!
Riccardo ora è rosso di rabbia, al centro della stanza.
In che senso ti ho ingannato?
Lo sapevi! Sapevi di non poter avere figli, e hai scelto comunque di sposarmi!
Non lo sapevo! La diagnosi è arrivata un anno dopo il matrimonio eri con me dal dottore quando lo ha detto…
Non mentirmi! Riccardo si avvicina minaccioso e Chiara istintivamente indietreggia. Hai organizzato tutto! Cercavi uno stupido che ti sposasse e poi a sorpresa: niente figli!
Ti prego Riccardo
Basta! afferra un vaso dal tavolo e lo lancia contro la parete. Io merito una famiglia normale! Con dei figli! Non questa farsa!
La indica come se fosse una cosa ripugnante, un errore della natura.
Le discussioni diventano allordine del giorno. Riccardo torna nervoso, sta in silenzio fino a sera, poi esplode per qualsiasi cosa: il telecomando fuori posto, la minestra troppo salata, un respiro troppo forte.
Andiamo a divorziare, annuncia una mattina.
Cosa? No! Riccardo, possiamo adottare un bambino, ho letto…
Non voglio figli degli altri! Voglio un figlio mio. E una moglie che sappia darmi un figlio!
Concedimi unaltra possibilità! Ti amo tanto.
Io invece non ti amo più!
Lo dice calmo, guardandola negli occhi. E questo fa più male delle sue urla.
Faccio la valigia, aggiunge un venerdì sera.
Chiara è seduta, avvolta in una coperta sul divano, e guarda in silenzio Riccardo che accumula camicie in fretta. Ma lui non riesce a stare zitto.
Me ne vado perché sei sterile.
Continua a rimarcarlo.
Mi troverò una vera donna.
Chiara tace…
La porta si chiude. La casa piomba nel silenzio. Solo allora scoppia in un pianto liberatorio il primo vero pianto dopo mesi, singhiozza fino a perdere la voce.
Le prime settimane dopo il divorzio fluiscono in un grigiore indistinto. Chiara si alza, beve tè, si rimette a letto. A volte si dimentica di mangiare. A volte non ricorda nemmeno il giorno.
Le amiche vanno a trovarla, portano cibo, le sistemano casa, provano a parlare lei annuisce, dà ragione a tutto, e poi si rifugia di nuovo nella coperta, fissando il soffitto.
Ma il tempo passa. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. Un mattino Chiara si sveglia e pensa: ora basta.
Si alza, fa una lunga doccia, butta tutte le medicine dal frigo, si iscrive in palestra. Al lavoro chiede un nuovo progetto difficile, impegnativo, che la occupi per almeno tre mesi.
Nel weekend comincia a fare gite fuori porta, poi brevi viaggi: Firenze, Torino, Matera. La vita va avanti.
Conosce Marco in libreria entrambi allungano la mano verso lultima copia di un romanzo di Elena Ferrante.
Prego, prima le signore, sorride lui, cedendo.
E se la cedo a lei, e mi invita per un caffè? si sorprende a rispondere Chiara.
Lui ride e quel riso le scalda il cuore.
Al caffè le parla di Sofia, la figlia di sette anni che cresce da solo da quando la mamma non cè più.
Di quanto sia stato difficile allinizio, di quando Sofia passava le notti cercando la mamma, di come lui abbia imparato a fare le trecce guardando tutorial su YouTube.
Sei un bravo papà, dice Chiara.
Ci provo.
Lei non vuole mentirgli. Al terzo appuntamento, quando capiscono sia qualcosa di serio, Chiara si apre.
Non posso avere figli. Diagnosi documentata, tre fecondazioni fallite, il mio ex marito mi ha lasciata. Se per te è importante, meglio chiarirlo subito.
Marco resta in silenzio a lungo.
Io ho già Sofia, dice poi. E desidero te, anche se insieme non avremo altri figli.
Però
Puoi essere madre, la interrompe. Se lo vorrai. Mia madre aveva una diagnosi simile. Eppure… Eccomi qua. A volte succedono miracoli.
Sofia laccoglie con un sorprendente calore. Al primo incontro, occhi bassi e risposte asciutte; poi Chiara le domanda qual è il suo libro preferito, e la bambina si scalda, parlando per mezzora di Harry Potter. Al secondo incontro la prende per mano. Al terzo le chiede di farle le trecce come Elsa di Frozen.
Le piaci, dice Marco. Non si è mai affezionata a nessuna così in fretta.
Due anni volano via in un attimo. Chiara si trasferisce da Marco, impara a fare le crêpes la domenica, conosce a memoria tutte le puntate di Paw Patrol, scopre di avere ancora la forza di amare. Sul serio, senza paura.
A Capodanno, quando lorologio segna mezzanotte, Chiara esprime un desiderio. Le labbra sussurrano: Vorrei un bambino.
Subito se ne pente perché riaprire ferite antiche? ma il desiderio ormai vola alto, tra le stelle.
Dopo un mese arriva un ritardo.
Impossibile, pensa, fissando le due linee rosse del test. È difettoso.
Secondo test. Due linee.
Terzo! Quarto! Quinto!
Marco, esce dal bagno con le gambe tremanti. Io… sembra incredibile
Lui capisce prima di lei, la prende in braccio, la fa girare per la stanza, la bacia tra i capelli, sul naso, sulle labbra.
Lo sapevo! Te lavevo detto, Chiara. Ce la farai!
I medici la guardano stupiti, aprono le vecchie cartelle, controllano analisi, prescrivono nuovi esami.
È impossibile, scuote la testa il ginecologo. Con la sua diagnosi… In ventanni mai visto un caso simile.
Ma sono incinta?
Sei incinta. Allottava settimana. Tutti i valori sono perfetti.
Chiara scoppia a ridere.
Dopo quattro mesi si imbatte nel migliore amico di Riccardo al supermercato.
Hai sentito di Riccardo? chiede lui, osservando la sua pancia ormai evidente. Terzo matrimonio. Ma ancora nulla.
Nulla?
Sì, figli. Mai neanche con la seconda né con la terza moglie. I medici dicono che il problema è suo. E pensare che dava sempre la colpa a te.
Chiara non sa che dire. Dentro di lei, nessun rancore, nessuna rivincita. Solo un vuoto, lì dove una volta ci stava lamore…
Il figlio nasce ad agosto, in una mattina di sole. Sofia attende emozionata nel corridoio insieme a Marco.
Posso tenerlo un po? chiede Sofia, entrando nella stanza.
Con delicatezza, Chiara le mette tra le braccia il fagottino. Sostieni bene la testolina.
La bambina lo osserva con occhi sgranati, poi guarda Chiara.
Mamma, ma resterà sempre così rosso? Mamma
Chiara piange, Marco le abbraccia entrambe. Sofia, confusa, passa lo sguardo dai genitori al fratellino, senza capire perché tutti piangano.
E Chiara capisce finalmente una verità essenziale. A volte basta avere accanto la persona giusta per credere nellimpossibile…
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