Abbiamo deciso di portare mia cognata e il suo bambino in vacanza. È stata una scelta che abbiamo rimpianto mille volte.
Io e mio marito siamo partiti per una vacanza al mare. Da diversi anni ormai andiamo con i nostri amici, ognuno con la propria macchina, a trascorrere qualche giorno in riva al mare. Siamo campeggiatori: scegliamo un tratto di costa, montiamo le tende e ci godiamo la vita allaria aperta. Di giorno ci tuffiamo in acqua, prendiamo il sole; quando cala la sera, apriamo una bottiglia di buon vino rosso e cantiamo canzoni accompagnati dalla chitarra, seduti intorno al fuoco. Questanno, però, si è aggiunta mia cognata Giulia, insieme al suo bambino di due anni e mezzo.
Non sapevamo se accettare o meno di portarla con noi. Alla fine, ci siamo lasciati convincere, ma col senno di poi avremmo fatto meglio a rifiutare. A dire il vero, il problema non è stato il bambino, bensì Giulia. I problemi sono iniziati già durante il viaggio. Ogni ora voleva una sosta perché si sentiva stanca e doveva stiracchiarsi. Per colpa di queste continue interruzioni, siamo arrivati molto tardi alla nostra destinazione. I nostri amici, che erano partiti separatamente, erano già sistemati, stanchi ma rilassati; addirittura avevano fatto in tempo a fare un bagno nel mare. Finalmente raggiungiamo anche noi il campeggio, ma è lì che ha inizio il secondo capitolo dellincubo. Giulia si mette a protestare:
Qui non ci posso stare!
E perché no? Ti avevamo avvisata che saremmo stati in tenda!
Io pensavo che avremmo trovato un posto dove dormire, magari una casa, non una stanza dalbergo.
E allora perché credi che ci siamo portati dietro le tende e i sacchi a pelo? rispondeva mio marito, ormai esasperato.
Io pensavo che voleste fare qualcosa di avventuroso.
Alla fine, per accontentarla, abbiamo dovuto affittare una stanza per lei. E così mio marito si trovava costretto ad accompagnarla avanti e indietro dal campeggio, portarli al mattino e riportarli la sera. Ma non è finita qui: toccava sempre a lui accompagnarla nei caffè, nei mercati, badare al bambino mentre lei si prendeva le sue “pause” da tutto.
Devo comunque dire che il bambino non era affatto una seccatura. Anzi, era dolcissimo, obbediente, si divertiva a correre qua e là, a giocare nell’acqua, mangiava tutto quello che gli davamo e quando era lora si addormentava tranquillo nella tenda. Sua madre, invece, era un incubo continuo.
Il prossimo anno sarà diverso: lei non verrà con noi, questo è poco ma sicuro. Una cosa, però, labbiamo imparata: se i suoi genitori ce lo chiederanno, porteremo con noi il bambino. Lui è un vero campeggiatore!







