Guarda, ti racconto questa cosa come se fossimo seduti a bere un caffè insieme, perché davveroche mattinata da pazzi. Stamattina a casa di Martina e Lorenzo è scoppiato il solito caos totale. Avevano spento la sveglia nel sonno e si sono ritrovati a prepararsi di corsa per andare al lavoro, cercando nello stesso tempo di vestire e organizzare il piccolo Niccolò per lasilo.
Amò! Tu passi a prendere Nico più tardi, vero? ha gridato Martina dalla camera, mentre infilava i pantaloni e buttava nello zainetto il cambio e la merenda del bimbo.
Sì sì, va bene! Ma hai visto le mie chiavi? ha risposto Lorenzo che armeggiava nelle tasche, mezzo disperato.
No, non so dove siano! si è lamentata Martina, già con la testa sotto sopra nella borsa per trovare il suo cellulare. Alla fine lo ha preso e, senza nemmeno mettere la giacca, si è messa a vestire Nico che, immaginiamocelo, tutto tranquillo a far correre le sue macchinine, completamente ignaro della confusione.
Per arrivare allasilo ci hanno messo cinque minuti netti, correndo fra semafori e strisce. Ma il bello doveva ancora arrivare. Martina tentava di togliere il giubbino a Niccolò, ma la cerniera si era completamente bloccata. Nel frattempo, il piccolo inizia a storcere il muso e via con le lacrime.
Mamma, non voglio restare qui ha iniziato a piagnucolare Nico, tutto imbronciato.
Martina si è abbassata, ha cercato di restare calma pure lei che stava per scoppiare: Dai, Nico, amore, oggi vedrai i tuoi amici! Giocherete insieme, dai
Niente da fare, lui sempre più cocciuto. Fortuna che è arrivata la maestra, con il suo sorriso rassicurante: Non ti preoccupare Martina, ci penso io! Nico, vieni, i tuoi amici ti stanno aspettando.
Martina ha tirato un sospiro, ma subito il panico è tornato quando ha guardato lora: Mamma mia che ritardo e mentre arrancava fuori dallasilo, frugando nella borsa per chiamare la cliente e spiegare il ritardo, fa una scoperta assurda: il telefono non era suo! Si erano scambiati i cellulari con Lorenzo durante la confusione del mattino. Maledizione ai cover uguali e ai codici identici.
Pensando a come contattare la cliente, allimprovviso vibra il telefono. E sullo schermo si accende un messaggio: Damiano: Allora, con quella della palestra? Ti ha dato il numero?
Martina si è ghiacciata. Dubitando dei suoi stessi occhi, ha letto e riletto. Ha aperto la chat e ha visto:
Damiano: Quindi sei riuscito ad avvicinarti?
Lorenzo: Sì, mi ha dato il numero. Ci vediamo questo weekend. Da me.
Martina aveva il cuore a pezzi. Proprio quel fine settimana lei doveva portare Nico dalla nonna e restare a dormire lì Le scendeva la pelle doca: Meglio non sapere certe cose Maledetti cover uguali
Per il resto della settimana, far finta di niente davanti a Lorenzo è diventato uno sforzo tremendo. Ogni giorno che passava, tre giorni lunghissimi prima di sabato, non riusciva a togliersi dalla testa quelle parole. Cercava disperatamente di convincersi che fosse tutto un equivoco, un fraintendimento. Ma ogni volta che lo guardava in faccia, sentiva le sue parole in testa: Questo weekend. Da me.
Lorenzo, intanto, sembrava normale, affettuoso come sempre: aiutava con la cena, preparava Niccolò per dormire e le chiedeva interessato della sua giornata. Martina lo osservava, cercando di scovare il minimo indizio di colpa, ma niente di niente. E la cosa la faceva impazzire ancora di più.
Mercoledì sera, mentre guardavano un film, Lorenzo le ha passato un braccio sulle spalle come al solito. Martina si è dovuta mordere le labbra per non piangere, e in quellabbraccio invece di sentirsi protetta si sentiva fragile e tradita. Tutto pareva una farsa, come se lui stesse recitando una parte.
Venerdì sera, dopo aver messo a letto Niccolò, Martina era in cucina persa nei suoi pensieri, la mano nellacqua come per trovare conforto. Lorenzo lha abbracciata da dietro: Che succede? Sei triste, oggi.
Lei, fredda in viso: No, solo stanca
Lui le ha dato un bacio sulla testa: Lo capisco.
Arrivata la notte, quando Lorenzo ormai dormiva, Martina si è alzata piano ed è andata in bagno a singhiozzare in silenzio, seduta sul bordo della vasca, lacqua che scrosciava come pioggia. Perché? Ma come ha potuto? si ripeteva tra le lacrime, senza trovare un senso a quella storia. Si chiedeva cosa sarebbe meglio fare: parlarne, sparire, dare una possibilità o arrendersi
Una sola cosa sapeva: il giorno dopo avrebbe dovuto indossare la maschera. Il sabato sarebbe stato il giorno della verità.
La mattina, Martina ha accompagnato Nico da sua madre che, appena lha vista, se ne è accorta: Tutto bene, Marti?
Lei ha finto un sorriso finto-lieve: Sì, sì, solo che devo correre volevo fare una sorpresa a Lorenzo. Ha dato un bacio veloce al figlio e se nè andata, tirando dritto senza voltarsi.
Durante il tragitto, la testa era piena di dubbi: Magari davvero va solo da Damiano? E se laltra non viene? E su, magari mi sbaglio io
In fondo, vorresti vedere se ti tradisce, e nello stesso tempo sperare che sia tutto un malinteso. Desiderava solo chiudere gli occhi e dimenticare tutto.
Una volta sotto casa, è rimasta in auto, prigioniera dei ricordi belli: le serate a ridere in cucina, le passeggiate del sabato con Niccolò, quei momenti che sembravano scolpiti nelleternità. Seduta lì, sapeva che ogni minuto in macchina era un minuto in più in cui la sua felicità resisteva.
Poi, decisa, è salita e ha aperto la porta di casa con la mano che tremava. Luci basse in cucina. Voci soffocate, risate, un bisbiglio. Un gelo le ha attraversato la schiena.
Ecco, è fatta. Ora so tutto.
Si è sentita mancare, ma come in trance è andata in cucina
Lorenzo? Loren?
Non sentendo risposta, ha spinto la porta, e in cucina ci sono due personeun uomo e una donna. Ma luomo non era suo marito. Era Damiano, il miglior amico di Lorenzo! Lei, ferma sulla soglia, a bocca aperta.
Martina?! Non è quello che pensi Giuro lo sai che mia mamma è a casadovevo pur portarla da qualche parte balbettava Damiano paonazzo.
Martina non lo ascoltava quasi, stava lì impietrita, un ronzio nelle orecchie, senza capire più cosa provasse. Qualche lacrima le è scesa sulle guance, e si è quasi sorpresa a sorridere.
Ho capito, Dami ha mormorato stanca, piena di emozioni troppo forti. Io ora vado.
E si è chiusa la porta alle spalle. Fuori, laria fresca sulla faccia, si è rimessa in macchina e ha chiamato Lorenzo con le mani che tremavano.
Pronto? la voce di lui, calmissimo.
Martina, senza sapere che dire, è riuscita solo a sillabare: Ti amo ti amo ancora tanto
Lacrime e una risata nervosa, mentre tutti i pensieri e la tensione della settimana uscivano fuori come un fiume rotto. Si è fatta coraggio: Sono stata a casa cera Damiano.
Chiaro Marti, scusami, non arrabbiarti Ti prego. Sono in studio ora, raggiungimi se vuoi, dai! Lo sai comè Damiano, vieni qua, ti aspetto.
Sto arrivando
E giù, di corsa in macchina, solo desiderosa di abbracciarlo.
Una volta in ufficio, si sono messi sul pavimento della sala conferenze, bottiglia di vino davanti, e lei col capo sulla sua spalla, il bicchiere stretto fra le mani.
Scusami se sono andata a guardare i tuoi messaggi, non lho mai fatto sussurrava Martina.
No, scusami tu dovevo raccontarti tutto dallinizio.
Ma perché ti sei prestato a questa cosa?
Perché lui è il mio migliore amico, e il giorno prima aveva fatto una scenata gigantesca con quella ragazza della palestra.
Ma cosa gli è successo?
Ha rovesciato una Red Bull addosso a lei, proprio sul tailleur bianco, ti immagini? Lei era furiosa, e Damiano, da lì, è regredito a un ragazzino. Aiutami Lollo, non ce la faccio! Tipo tragedia greca.
Lorenzo la imitava così bene che Martina è scoppiata a ridere.
Lui è un caso! Mi ha supplicato di chiedere scusa io e prendere il suo numero! Così almeno ho salvato lonore
Ma perché lhai portata a casa nostra, Damiano? In hotel no, eh?
Te lo ricordi perché vive ancora con la madre a 36 anni?
Per non spendere soldi sullaffitto e per farsi fare le polpette e lavare i calzini!
Eh, esatto Lorenzo le ha lanciato uno di quegli sguardi complici.
Che taccagno! Martina rideva di cuore.
Ventanni che ci conosciamo, da piccoli, sono lunico di cui non si vergogna a mostrare questo lato.
Sei proprio un amico vero, Lollo!
Ma ora dimmi tu, se stanno ancora lì a casa mica possiamo dormire in ufficio! E non ho tanta voglia di rincasare Lasciamoglielo, il campo libero per una volta.
Lorenzo le ha dato un bacio.
E poi io non sono tirchio come lui. Ci meritiamo una serata romantica.
Davvero?! Andiamo in albergo?
Lui ha annuito, poi lha presa in braccio di slancio. Martina rideva come una matta cercando di liberarsi, ma lui la teneva stretta stretta.
Promesso che ti porto a destinazione sana e salva!
Martina non riusciva a smettere di ridere, pensare che solo due ore prima si sentiva senza futuro, invece ora era lì, di nuovo nelle sue braccia.







