Oksana torna a casa dalla mamma e dalla sorellina per Capodanno senza avvisare: una sorpresa, un incontro misterioso in treno, ricordi di sogni premonitori e il destino che bussa alla porta tra salatini, piatti preferiti, vecchie ferite d’amore e una telefonata inaspettata pronta a cambiare tutto in una magica vigilia italiana

Martina era arrivata a casa della madre per Capodanno. Voleva fare una sorpresa, così non aveva detto a nessuno che stava arrivando. Si avvicinò alla vecchia casa familiare, batté le nocche sul portone e, dopo un attimo, le venne incontro lentusiasta sorellina Ilaria! La giornata scivolò via tra chiacchiere e risate: mentre si dedicavano insieme a tagliare insalate russe e ortolana, la mamma preparava la pietanza preferita di Martina, il vitello alla milanese.

Lo sapevo che avresti fatto una sorpresa, disse la madre. Ma pensavo che magari non saresti venuta da sola. Dopo Luca, non ti si vede più con nessuno. Hai conosciuto qualcun altro?

No, mamma, rispose Martina lasciando cadere la domanda.

Allimprovviso il suo cellulare squillò. Martina guardò il display e quasi si sedette per la sorpresa.

Signore, che odio e amo il Capodanno allo stesso tempo. Questi bilanci, i conteggi, le verifiche! Domani finalmente sarà lultimo giorno e poi, almeno per due settimane, sarò libera. Quanto mi sono stancata questo mese, pensava Martina.

Sedeva la sera alla sua scrivania, il portatile acceso, e completava la relazione annuale. Il suo capo le aveva detto che, se la commissione non avesse trovato errori lindomani, sarebbe stata in ferie fino al 12 gennaio. Così lavorava il doppio, sognando la pausa, desiderosa di vedere sua madre e Ilaria.

Il giorno dopo avrebbe dovuto trovare il tempo per passare in centro; ancora non aveva preso il regalo per la mamma, mentre per la sorellina aveva già scelto uno smartphone nuovo.

E poi, la sera, già prenotato da inizio mese, il treno lavrebbe portata verso casa.

Se il capo allultimo non mi lascia partire, pazienza, restituirò il biglietto, aveva pensato, scegliendo un posto basso in cuccetta giusto per sicurezza.

Quella notte, Martina fece un sogno strano: si trovava nel bosco e incontrava una bambina di circa cinque o sei anni, tutta sola.

La piccola era seduta su un ceppo di legno, sfogliando un libro. Martina le chiese:

Ti sei persa? Dove sono i tuoi genitori?

E la bimba le rispose:

No, è solo che non mi sono ancora trovata. Ma tu, svegliati! Non vorrai mica perdere il tuo destino, quello che questa sera incontrerai. Dai, che il bilancio va consegnato!

Martina si svegliò di soprassalto, guardò lora:

Santo cielo, ho rischiato di addormentarmi troppo stamattina! Oggi proprio non posso fare tardi: alle nove è fissata lultima verifica, e la relazione è pronta.

Si alzò rapidamente e il sogno svanì.

In un quarto dora era già davanti allo specchio, dando gli ultimi ritocchi al trucco leggero. Il caffè lo avrebbe preso in ufficio. Scese in fretta con il cappotto sulle spalle e si precipitò alla fermata.

Quanto era fortunata ad avere il lavoro a soli cinque fermate da casa, e ancora più fortunata a trovare anche posto a sedere.

Martina sedette osservando i passeggeri e, dopo qualche istante, la vide. Era lì, davanti a lei: la bambina del sogno!

Le fece locchiolino, ma proprio in quellistante un ragazzo, con uno zaino che gli scendeva dalla spalla, le diede una spinta quasi in testa.

Martina lo fissò severa, poi tornò a guardare davanti. La bambina era sparita.

Che assurdità certi sogni, sarà la stanchezza, pensò tra sé e sé.

Quando arrivò in ufficio, erano già tutti presenti.

Martina si immerse nelle pratiche fino a ora di pranzo. Fortunatamente, consegnò la relazione senza alcuna osservazione: il capo le fece locchiolino e poi la chiamò nel suo studio.

Promessa mantenuta. Sei libera fino al dodici, e per la tua dedizione Le porse una busta. Buone feste!

Grazie mille, dottor Ferrari, auguroni anche a lei!

Con il bonus comprò per la mamma uno scialle di lana bellissimo, per Ilaria una splendida camicetta.

Poi fece scorta di dolcetti, prese anche dello spumante. Alle sette e mezza, senza fiato, salì sul treno. Non si accorse dello zaino posato vicino al suo scompartimento, inciampò e cadde in corridoio.

Martina aveva quasi le lacrime agli occhi.

Ma subito sentì delle mani sollevarla con premura.

Che pasticcio, mi perdoni, sono io il distratto, lo zaino non lho ancora riposto

Aveva una voce gentile e una luce intensa nel sorriso.

Non si preoccupi, va tutto bene Martina si sentì arrossire.

Scoprì presto che il giovane era nel suo stesso scompartimento. Era alto, dai tratti decisi ma lo sguardo dolce.

Allimprovviso Martina si ricordò le parole della bambina del sogno, che quella sera avrebbe incontrato il suo destino.

E se fosse lui? Un destino così non lo rifiuterei di certo

Il ragazzo si offrì di aiutarla, ripose la sua valigia sotto la cuccetta e la invitò con un cenno a sedersi.

Si presentarono: lui si chiamava Andrea, era in viaggio per unimportante riunione proprio nel paese di Martina. Sarebbe rimasto solo una giornata.

Devo stare tutto il viaggio sul treno, e domani risalgo subito, così rientro per Capodanno. E lei invece?

Vado da mia madre e mia sorella. Mi hanno concesso qualche giorno di ferie e lo passo tutto con loro.

E tuo marito o il fidanzato?

Nessuno, rise Martina. Non ho ancora incontrato qualcuno con cui desidererei davvero festeggiare il Capodanno e magari restarci per sempre. E tu, hai qualcuno che ti aspetta?

No, sono un solitario quanto te. Cerco proprio quella persona con cui stare per sempre.

Sono il tuo destino, la bambina me lha detto! quasi gridò Martina dentro di sé, e arrossì ancora.

Quando arrossisci ti illumini tutto il viso, le guance diventano come mele e sei bellissima, non riesco a togliermi gli occhi di dosso.

Martina imbarazzata abbassò lo sguardo:

Non riesco proprio a farne a meno, arrossisco sempre nei momenti peggiori. Mi hai messo in agitazione!

Allora basta. Facciamo merenda? Mia madre mi ha riempito la valigia di crostata alle mele, dice che va condivisa con i coinquilini di viaggio.

In quel momento entrò nella cuccetta una signora anziana con un nipotino di sei anni. Lasciarono il tè in sospeso, uscirono nel corridoio per lasciare sistemare i nuovi arrivati.

Vera Portanova accompagnava il nipote dalla figlia che lavorava in unaltra città. Non aveva ottenuto ferie per Capodanno, ma voleva vedere il piccolo e fargli una sorpresa.

Poi tornarono tutti insieme nella cuccetta, a bere tè e gustare la crostata di Vera, chiacchierando e ridendo tra biscotti fatti in casa.

Più tardi, i giovani uscirono a guardare dal finestrino mentre il treno passava una grande stazione, tutta decorata di luci natalizie.

Posso chiedere una cosa? disse Andrea. Ti andrebbe di scambiarci i numeri? Se non ti dispiace, Martina.

Mi farebbe piacere

Quando torni indietro?

Parto il dieci

Ah, resti un po Sai che con te mi sento leggero, appena ci siamo conosciuti è stato naturale, come se ti conoscessi da sempre. È strano.

Anche per me è facile parlare con te. Ma sai, sono cose da viaggiatori; ci si incontra, si parla un po a cuore aperto, poi ognuno torna alla sua vita.

Forse hai ragione tu. Allora, che ne dici di dormire un po?

Martina sorrise e annuì.

Il treno arrivò alle dieci del mattino. Martina aveva deciso di non avvertire né la mamma né Ilaria, per mantenere la sorpresa. Sapeva dove trovare le chiavi di scorta, in caso non ci fosse nessuno a casa.

Martina e Andrea si salutarono davanti al taxi.

Ti auguro una splendida festa, disse Andrea.

Che tu possa trovare nella notte di Capodanno quella persona con cui desideri restare per sempre, rispose Martina.

Si salutarono sorridendo e ognuno andò per la sua strada.

A Martina, Andrea era piaciuto davvero, ma non era tipo da insistere. Anche se le sarebbe piaciuto dirgli resta qui, festeggiamo insieme, lasciò perdere quei pensieri e si preparò a godersi la libertà con la mamma e Ilaria.

Martina arrivò a casa della madre e della sorella per Capodanno. Voleva sorprenderle, così non aveva detto nulla. Si avvicinò sorridendo alla porta, bussò, e in un attimo le corse incontro la sorellina Ilaria, raggiante.

La giornata volò via tra lallegria dei preparativi. Mentre Martina e la sorella tagliavano le verdure, la mamma cucinava il suo vitello alla milanese preferito.

Lho sentito che saresti arrivata, ieri ho comprato due confezioni di uova invece che una e pensavo, magari non eri sola. Dopo Luca, non si vede nessuno con te.

No, mamma, e non parliamone rispose Martina.

Allimprovviso squillò il telefono: Martina guardò, e rimase di stucco.

Andrea Il cuore le batté più forte.

Pronto, sei riuscita a tornare a casa? chiese lei.

Beh, no ti chiamo perché, a dirti la verità, sei lunica che conosco in questa città e non è che adotteresti un povero viaggiatore solitario per la vostra festa?

Martina rise felice:

Attendi che chiedo il permesso alla padrona di casa. Mamma, ti va se invito un mio amico? È qui per lavoro, forse non ha ancora trovato un biglietto per tornare.

Ci mancherebbe! Ci farà piacere, almeno non siamo tutte donne.

Hai sentito, Andrea? Prendi nota dellindirizzo! E chiuse locchio verso la mamma con un gran sorriso.

La bambina del sogno aveva ragione: laveva svegliata in tempo per consegnare il bilancio e, quella sera stessa, il destino era arrivato davveroPoco dopo, il campanello suonò. Martina corse ad aprire, trovando Andrea davanti alla porta, con un piccolo panettone e un sorriso di chi spera e trema al tempo stesso. Ilaria sbirciò dietro le spalle della sorella e rise, spingendola dentro per fargli spazio.

La serata passò in un lampo. Tra le luci, buon vino, chiacchiere e profumo di zuppa, Martina si accorse che Andrea si era integrato con sorprendente naturalezza, come se fosse sempre appartenuto a quella casa. Raccontava storie buffe di treni e uffici, faceva ridere la mamma con le sue battute gentili, e Ilaria pendeva dalle sue labbra.

A mezzanotte, con i bicchieri pieni e il cuore colmo, uscirono insieme in giardino a guardare i fuochi dartificio che coloravano il cielo. Martina appoggiò la testa sulla spalla di Andrea, e lui le prese la mano, stringendola piano.

In quel momento, tra il fragore delle luci, la risata della sorella e labbraccio caldo della madre, Martina sentì che qualcosa stava cambiando davvero.

Sai, sussurrò Andrea, non ho mai avuto un Capodanno così.

Martina chiuse gli occhi, pensando al sogno, alla bambina che non si era ancora trovata e che forse, adesso, aveva trovato il suo posto.

Sorridendo, lo guardò, mentre i fuochi esplodevano sopra di loro. Per la prima volta, il nuovo anno le sembrò un inizio pieno di promesse e accanto a lei, finalmente, cera qualcuno con cui condividerle.

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Regina a contratto