La Nuova Casa Senza Suocera e Cognata: Una Commedia Italiana di Famiglia

È stata colpa tua, urla Caterina, puntando il dito verso la nuora. Prima non hai mai risparmiato per me e per Lara!
Paolo si irrigidisce:
Mamma, ridammi i soldi! Non ti ho mai detto di toccarli!
Lara potrà fare a meno di ferie, i tremila euro destinati alla ristrutturazione se ne andranno.
Altrimenti chiamo la polizia!
Caterina afferra il petto e cade a terra sprofondando sullo sgabello

Ginevra, per la decima volta, sfrega la mano su una scatola di cartone, premendo il nastro adesivo, e si spazzola la ciocca ribaltata dal sudore della fronte.

Nellappartamento nuovo lodore di umidità è insopportabile, nonostante i precedenti inquilini non avessero mai avuto cani.

Paolo, dove sei? chiama Ginevra nel corridoio. I traslocatori se ne vanno fra mezzora, dobbiamo ancora sistemare le scatole della cucina.

Paolo entra nella stanza, asciugandosi le mani sui jeans.

È tutto. Lultima cosa è stata messa a posto. Ascolta, Ginevra, ho pensato
Forse oggi lasciamo stare la cucina? Ordiniamo una pizza, apriamo una bottiglia di vino? Non ho forze.

Ginevra guarda le montagne di scatole.

La pizza suona bene, però non abbiamo nemmeno un letto dove dormire. La biancheria è sepolta tra queste piramidi di cartoni. E, a proposito, devo passare da te.

Paolo si irrigidisce un attimo.

Domani? È già tardi.

Paolo, lì ci sono i nostri soldi e lanello di famiglia! Domani dobbiamo incontrare la ditta che farà il bagno, pagare lanticipo per la ristrutturazione. Come facciamo?

La confusione sul trasloco dura ormai una settimana. Ginevra insiste nel far partire tutto il valore, perché non vuole più gente sconosciuta a invadere lappartamento. Con i suoi genitori ha già portato una cartella di documenti, i gioielli e una riserva in valuta. Loro li hanno messi in una cassaforte senza fare domande. Con i genitori di Paolo la situazione è più delicata.

Perché tutti con i suoceri? pensa Ginevra, imitando la voce della suocera. Siamo stranieri? Non ci fidate?

Donatella, la madre di Ginevra, sinnamora così facilmente da provare rimorso persino per il gatto. Stringe le labbra, prende una compressa di calmante, si porta una mano al petto.

Paolo, dal cuore tenero, cede per primo.

Ginevra, davvero, la mamma è offesa. Portiamo loro parte dei nostri beni?

Il suo orologio, il braccialetto doro e i soldi messi da parte per il restauro. Che differenza fa dove verranno messi?

Allora Ginevra allunga la mano. Portano via la cassa della sicurezza con i tremila euro, tutto quello che erano riusciti a mettere da parte per la ristrutturazione, e una scatola con lanello doro della nonna paterna. Un anello pesante, con un rubino scuro, che Paolo non indossa ma conserva come ricordo del padre scomparso troppo presto. Ora doveva recuperarlo.

Va bene, annuisce Paolo. Chiamo mia madre, le dico che torneremo subito.

***

La porta si apre e appare Donatella.

Oh, che traslocatori! esclama la suocera, aprendo le braccia ma limitandosi a dare un bacio aerea al figlio. Siete stanchi? Ho fritto del merluzzo.

Mamma, aspettiamo un attimo, dice Paolo, ancora con le scarpe da ginnastica. Dobbiamo finire di smontare le cose fino a sera. Torniamo fra poco.

Dalla profondità dellappartamento, con le pantofole di pelliccia, emerge Lara, la sorella di Paolo. Più grande di quattro anni, ma comportandosi come se avesse sempre diciannove anni. Vive con il marito Lorenzo, ma fa spesso tappa da sua madre.

Ciao! saluta con il suo perfetto smalto, facendo un cenno con la mano. Siete già sistemati nel nuovo nido? Quando è la festa di benvenuto? Ho visto le foto su Instagram, la cucina sembra stanca. Dovete cambiare tutto!

Ginevra sorride forzatamente.

Ciao, Lara. Siamo qui proprio per prendere i soldi.

Donatella aggiusta il suo cappotto e, di colpo, si sposta di lato verso la cucina.

Oh, venite a prendere un tè! Non andate via così di fretta, è poco rispettoso.

Mamma, davvero non abbiamo tempo, implora Paolo. Passiamo subito al pacco e via.

Donatella sospira, si ritira nella camera da letto, ma ritorna subito con la scatola di Paolo. Lo apre.

E lorologio? chiede, increspando la fronte. E il braccialetto? E la busta?

Dentro la scatola cerano solo due fermagli e una catena che lui indossava da giovane.

Donatella stringe le mani al petto.

Oh, caro non ti preoccupare. Lorologio e il braccialetto li ho messi nellarmadio, li prendo subito.

Ma per il resto

Andiamo in cucina, perché qui dentro parliamo a voce bassa? sussurra Ginevra, sentendo un brivido lungo la schiena.

Paolo assume lespressione di un bambino a cui hanno portato via il gelato.

Si dirigono verso la cucina.

Sedetevi, comanda Donatella, sprofondando su una sedia. Lara, sai che Lara sta attraversando un periodo difficile: stress, stanchezza Ha bisogno di una pausa.

Mamma, di che cosa stai parlando? la voce di Paolo si fa più ferma. Che centra Lara? Dove sono i soldi?

Non interrompere, cara! ribatte la suocera. Lara e Igor hanno prenotato una crociera nel Mediterraneo, è il sogno della loro vita!

No, aspetta interviene Ginevra. Hai dato i nostri soldi a Lara per la crociera?

Non dato, ho preso in prestito! sbuffa Donatella. Quando Igor tornerà a stare bene, restituiranno tutto. Forse tra sei mesi, forse un anno.

Sei serio? esclama Paolo, fissando Lara. Hai preso i tremila euro? Domani dobbiamo pagare la ditta per il bagno!

Lara posa la forchetta, alza gli occhi al cielo.

Paolo, non fare il bambino. Siamo una famiglia! Hai un appartamento, dei muri, un materasso. E la crociera era unofferta imperdibile!

Ma il tuo marito guadagna tre volte più di me, interviene Ginevra. Se non può permettersi la crociera, allora non andate. Restituite i soldi subito!

Non li ho! sbuffa Lara. Ho già pagato biglietti, cabina, escursioni. Partiamo tra una settimana.

Allora annullate, ribatte Paolo, rosso in volto.

Ginevra, per la prima volta, vede il marito arrossire.

Restituite i soldi, mamma! Che cosa pensavate? Non sono i vostri! Li ho custoditi per voi!

Donatella alza le mani, le lacrime le scivolano sul viso.

Grazie per la gratitudine! Lho cresciuto, non ho dormito, e lui mi rimprovera! Prendete un po di soldi, ve ne fate una vita!

E Lara? incalza Ginevra. Vive in una villa, guida una Audi.

Non contare sui soldi altrui, Ginevrrina, sputa la suocera. È indecoroso.

Daccordo, si alza Paolo. Sistemiamo i conti, chiamo Igor, chiediamo spiegazioni sui fondi di rotazione.

Mamma, porta lorologio e il braccialetto. E lanello di nonna. Ce ne andiamo.

Donatella corre via, torna dopo un minuto con lorologio e il braccialetto sull tavolo.

E lanello? domanda Paolo.

Ah, lanello si contorce Donatella. È vecchio, fuori moda, maschile. Non serve a nulla.

Dove è lanello? insiste Paolo.

Allimprovviso Lara, con un gesto elegante, allunga la mano e mostra lanello sul suo medio. È lo stesso anello di rubino, leredità del padre di Paolo.

Paolo fissa lo sguardo della moglie, pallido.

Toglilo, sussurra.

Perché? Lara allarga le dita, ammirando la pietra. È vintage, è di tendenza! Lo farò entrare in un nuovo disegno.

È lanello di mia nonna! ribatte Paolo. È lunica cosa che ho del padre, oltre alle foto.

Lara ride, lo prende e lo lancia sul tavolo.

Che ricordo! sgrida. Lo fonderò, lo riderò, è solo un pezzo doro!

Nella cucina regna un silenzio teso. Ginevra osserva le due donne, comprende che per loro Paolo è solo una risorsa, i suoi sentimenti, la sua memoria, nulla di più.

Toglilo, dice Ginevra, avvicinandosi a Lara.

E allora? sbuffa Lara. Vuoi litigare? Che scherno!

Toglilo, ripete Paolo, minacciando di chiamare la polizia.

Lara, impaurita, strappa lanello dal dito, graffiandosi la pelle, e lo lancia sul tavolo.

Che te la faccia! urla. Non mi importa dei tuoi ricordi!

Paolo afferra lanello, lo stringe. Domani, entro sera, i tremila euro saranno di nuovo sul mio conto. Se non, chiamo Igor e gli racconto che la moglie sua ruba i parenti coprendosi dietro la bancarotta.

Non osare! strilla Lara. Distruggerai la famiglia! Mamma, dillo a lui!

Donatella cade su una sedia, inizia a piangere a squarciagola:

Oh, che tragedia! Hanno scambiato il figlio! È stata la tua mano, Ginevra! Prima di sposarti, eri un tesoro, ora rubi tutto!

Andiamo, dice Paolo, stringendo la mano di Ginevra. Non cè più nulla da fare qui.

Lorologio, ricorda Ginevra.

Paolo prende lorologio e il braccialetto, li infila in tasca.

Addio, dice, senza voltarsi indietro.

Il viaggio di ritorno è silenzioso. Ginevra osserva il marito, quasi piangere, capendo che i più cari traditori sono spesso i familiari più vicini.

***

Tre giorni dopo Paolo aspetta pazientemente la risposta di Lara, ma non riceve nulla. Allora chiama il cognato. Igor si scusa, spiega la situazione e restituisce i tremila euro entro tre ore.

La madre di Ginevra, di nuovo in crisi, scoppia in unaltra lite, accusando tutti di aver rovinato le vacanze di Lara. Paolo non parla più né con la sorella né con la madre; Ginevra ha interrotto anche i contatti con la suocera.

Il restauro dellappartamento procede a ritmo serrato e presto celebreranno il nuovo inizio, senza la cognata né la suocera.

La lezione che hanno imparato è che il denaro condiviso con chi non rispetta la famiglia si trasforma in catene di rancore; solo la fiducia reciproca e il rispetto dei ricordi possono tenere insieme le persone più care.

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La Nuova Casa Senza Suocera e Cognata: Una Commedia Italiana di Famiglia
Scusate se non sono stata all’altezza delle vostre aspettative! Tutto è successo come in una barzelletta o in una soap opera: la sera, il marito seduto al computer, la moglie indaffarata nelle faccende, scatta l’allarme della macchina e lui corre in cortile così com’è (per fortuna era estate!). La moglie, spolverando il tavolo, muove involontariamente il mouse e lo schermo si riaccende. No, non è nel carattere di Ilaria controllare il telefono del marito, frugare nelle tasche o spiare cosa fa al computer – lo considerava scorretto. Stavolta, però, tutto accadde per caso, senza nessuna intenzione. Distrattamente, da uno sguardo allo schermo e vede una chat, un dialogo su qualche sito. Si imbarazza, si volta, ma un attimo prima la sua attenzione cade sulla parola “amore”. Cercando scuse (“Magari avrà scritto ‘mia amata moglie dice che…’, o forse ‘adoro quella salame!’”), Ilaria torna a guardare lo schermo. “Sì, amore,” scriveva suo marito, usando senza pudore la sua foto su un sito d’incontri, “ci vediamo domani come d’accordo. Ogni ora ripenso al nostro ultimo incontro: tu sei una vera bomba!” “E tu sei un vero orso, il mio peluche,” rispondeva una ragazza esile e rossiccia, “sono ancora tutta indolenzita.” Poi, a quanto pare, quando il marito è corso fuori, la chat continuava con messaggi ansiosi: “Peluchino, ci sei? Mi manchi già! Dove sei?” Ilaria si siede sul divano, straccio ancora in mano. Tutto tornava. Il marito aveva detto che il giorno dopo aveva una riunione di lavoro imperdibile, e lei gli aveva stirato con cura i pantaloni, scelto la cravatta, preparato la camicia: tutto chiaro, ora capiva a quale “evento” stava davvero preparando il marito. …Il marito rientra e sbraita per dei ragazzini che hanno colpito l’auto con il pallone. Urla, si agita, e Ilaria lo ascolta e annuisce, ma come distante, perduta nei pensieri e nei sentimenti. Fortunatamente, quella sera non c’era “clima romantico” in casa, e vanno a letto in silenzio. “Ci penserò domani,” decide Ilaria, proprio come Rossella O’Hara, ma passa la notte sveglia e agitata. La mattina dopo, il marito va in ufficio e Ilaria inizia a riordinare: la madre sarebbe arrivata con Stefano, che aveva passato una settimana in campagna dai nonni. Ilaria pulisce ossessivamente pavimenti e sanitari, ma i pensieri pesanti ruotano ossessivi: “E ora, che fare???” Ancora non realizza fino in fondo, ma la memoria le riporta alla mente fatti e dialoghi del marito che ora appaiono sotto una luce completamente diversa. Il mondo familiare è crollato, bisogna fare ordine tra le macerie. Su una cosa è sicura: non potrà mai perdonare il marito. Mai. Anche se chiedesse scusa. Anche se dicesse che è stato uno sbaglio. Anche se giurasse che non succederà più. Forse col tempo farà meno male, ma il tradimento resterà. Eppure sa che Stefano ha solo due anni e mezzo. L’asilo nido sarà disponibile solo in autunno, quindi non può tornare subito a lavorare. Pesare sui genitori anziani? Combattere per gli alimenti? Affrontare subito un doloroso divorzio, ancora sotto shock? Avrà la forza di resistere se il marito la supplica di perdonare e temporeggiare? No, il divorzio è deciso – ma non ora. Così Ilaria si chiude in un silenzio tattico. Continua a occuparsi della casa e del figlio, stira le camicie al marito e sceglie le cravatte. Addirittura ride alle sue battute quando, di rado, la considera più di una domestica animata e le rivolge la parola. L’unica cosa che non riesce più a fare è superare il senso di repulsione: inventa scuse per evitare “certi” doveri coniugali. Ma il marito sembra quasi sollevato da ciò. Negli ultimi tempi lui sembra rinato: sorride, canticchia, porta fiori senza motivo, e lei fa finta di credere alle pseudo trasferte di lavoro e corsi di aggiornamento. A ottobre, finalmente, arriva il posto al nido. Ilaria trova lavoro e subito chiede il divorzio. Dire che il marito ne resta sconvolto non basta: era convinto che lei non sapesse niente delle sue scappatelle. Una volta scoperta la verità, lui fa una scenata furibonda, accusando la moglie di opportunismo. “Mercenaria!… Meschina e subdola!… Proprio vero che certe donne sono delle prostitute domestiche! Hai vissuto alle mie spalle, aspettava solo che il bambino crescesse e poi ciao-ciao bel marito, vero? Pensavo che mia moglie fosse diversa, ma sei uguale a tutte le altre!” Gli amici comuni danno ragione al marito e voltano le spalle a Ilaria, ritenuta una calcolatrice senza scrupoli. Perfino sua madre la guarda con biasimo: “Come hai potuto? Se volevi divorziare, potevi farlo subito. Invece hai aspettato, nascosta, tenendo il dente avvelenato… Non credevo che mia figlia fosse così piccola e astuta.” “Scusate se non sono stata all’altezza delle vostre aspettative,” – era la risposta di Ilaria a tutti, senza mai cambiare idea.