Giulia, ma questi tuoi chili in più? Non sono forse un problema? la madre di Marco non voleva cedere.
– Per quanto mi riguarda, non ne ho di chili in più, soprattutto perché al mio futuro marito vanno benissimo. Non tutte possono essere delle stecchine o delle bamboline. Giulia scrutò ironicamente Martina e la madre di Marco. Lardire di Giulia fece arrossire Martina.
– Mamma! Hai comprato il tè dimagrante? E i semi di chia? Perché mi hai messo così tanto burro nel risotto, che sono tutte calorie in più?! Marco, hai di nuovo comprato il pane con il lievito? Fa male! Al mattino bisogna bere tre bicchieri dacqua se vuoi perdere peso… Dove sta la mia acqua?! espressioni del genere Marco le sentiva da quando era bambino.
Sia la madre che la sorella maggiore di Marco erano sempre ossessionate dalla linea. Ora Martina aveva già trentotto anni, non si era mai sposata e, agli occhi di Marco, somigliava a un cavallo magro, curvo e con uno sguardo eternamente affamato. La mamma invece, magrissima, ricordava un ferro da calza dritto e rigido.
Tutti questi tormenti portarono Marco a cercare persone allegre, sane, con buon appetito. Aveva sempre desiderato che sua moglie fosse diversa da sua madre e da sua sorella. E finalmente laveva trovata!
Si chiamava Giulia. Giulia anche il nome era dolce, piacevole, sembrava quasi il profumo di una brioche. No, Giulia non era obesa. Ma con i suoi centosettantatré centimetri, portava ottantacinque chili.
E ogni singolo chilo emanava vitalità e buonumore. Seno prosperoso, vita segnata, forme femminili e fossette sulle guance piene che veniva voglia di pizzicare. Tutto questo colpì Marco dal primo incontro.
Una sera, accompagnò Martina in banca per delle pratiche. Lei prese il numeretto e si sedette sulla poltroncina, mentre Marco attese passeggiando per la sala.
Dun tratto udì una risata argentata, leggera come un campanello. Era delicata, ma tanto contagiosa che Marco sorrise senza accorgersene. La curiosità di conoscere chi rideva fu irrefrenabile; si avvicinò.
A ridere era una giovane impiegata che serviva un cliente anziano. Lui aveva appena detto qualcosa di buffo e la ragazza aveva reagito. E Marco non riusciva a staccare gli occhi da lei
Dai capelli ondulati alle labbra a cuore, e aveva un certo bel portamento robusto, ben visibile.
Tornando in auto con Martina, ascoltava la sua voce monotona, ma di fatto era ancora là, in quella banca, con la ragazza sconosciuta.
– Marco, mi ascolti? chiese lei, infastidita.
– Certo Martina, ti ascolto davvero. pensava intensamente a quello che lei stava dicendo.
– Ecco, dicevo che a lui ho spiegato che non mangio carne fritta, solo petto di pollo bollito, si lamentava del solito corteggiatore. Marco annuì compassionevole, affettando indignazione contro quel tizio.
Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, Marco corse di nuovo in banca. La ragazza dei suoi sogni era al suo posto. Attese la chiusura, poi prese dallauto un mazzo di rose e le si avvicinò.
– Signorina. Ma non le serve forse un marito, o un genero a sua mamma? biascicò la tipica frase dapproccio, porgendole le rose.
Forse in volto doveva avere unespressione così confusa e buffa che lei scoppiò a ridere, ma le rose comunque le prese.
– Che meraviglia! Che profumo! si chinò sui fiori per annusarli ed egli la fissava, incantato.
Da quel momento divennero inseparabili. Certe cose nella vita le capisci subito: quando incontri la persona giusta, non hai bisogno di cercare oltre. Così fu tra Marco e Giulia. Dopo un mese di conoscenza, lui le chiese di sposarlo e lei accettò felice. Restava conoscere i genitori.
La famiglia di Giulia li accolse con un tavolo imbandito, torte fragranti, risate e chiacchiere. La mamma di Giulia, Maddalena, bella e vivace, lo abbracciò e lo baciò su entrambe le guance, mettendolo in imbarazzo. Il padre, Giuseppe, gli diede una pacca sulla spalla, come a un vecchio amico, e lo portò in cucina.
– Qui lontano dalle donne, che altrimenti ti prosciugano. Non preoccuparti, Maddalena è una donna di pace! È per questo che la amo da trentanni. E Giulia è il nostro diamante. Custodiscila, ragazzo mio. Giuseppe lo osservò con attenzione.
Poi si sedettero a tavola per ore, mangiando con gusto, ridendo a voce alta, ricordando aneddoti di famiglia. Più tardi, Giuseppe prese la chitarra e tutti si misero a cantare. Marco si sentiva a casa, come se conoscesse quella famiglia da sempre.
Dopo tre giorni, toccò andare dai genitori di Marco. Si fermarono in pasticceria e Giulia comprò eleganti éclair artigianali per le signore. Alle cinque erano arrivati.
Ad aprire fu la madre di Marco, Letizia, che rimase colpita dalla vista di Giulia, tanto da restare con la bocca aperta sulla porta.
– Ah Ciao, cari, balbettò, fissando Giulia da capo a piedi.
– Mamma, lo so che ci vuoi bene. Entriamo in casa, dai. Marco la spinse delicatamente e finalmente furono tutti dentro.
– Sì, certo, entrate pure… Voi siete quindi la famosa Giulia, vero? disse Letizia, ora padrona di sé, scrutando la ragazza senza pudore.
– Sì, Giulia! Piacere di conoscerla. Giulia allungò la mano nella stretta di Letizia e passò avanti. La madre di Marco rimase confusa sulla soglia.
– Papà, Martina, mamma, questa è Giulia, la mia fidanzata. Abbiamo presentato la richiesta e presto ci sposiamo. Giulia, questa è la mia famiglia: la sorella Martina, la mamma Letizia e il papà Vittorio. li presentò Marco.
La notizia sconvolse un po la famiglia: rimasero in silenzio, col solo rumore delle posate.
– Ehm! Giulia! Siamo felici di averti qui, benvenuta in famiglia. Cosè quella, una bottiglia? Ottimo! E questi dolcetti per voi donne! sdrammatizzò il padre di Marco, Vittorio.
– No, no, noi non mangiamo dolci, specie di sera. Ma dai, Giulia Letizia, quasi disgustata, allontanò la scatola.
– Ma se non li mangiate voi, io sì! Su, passami la scatola. Giulia porta solo cose buone, o sbaglio? rispose ridendo il padre.
Tutti finalmente si rilassarono un po. Sul tavolo cioccolato, stuzzichini e una bottiglia di spumante. La stapparono, fecero un brindisi, e ci fu di nuovo un silenzio imbarazzato.
– Mamma, ho conosciuto i genitori di Giulia. Persone meravigliose, vi piaceranno. disse Marco, solo per rompere il ghiaccio. Giulia fissava il calice, Martina non toglieva gli occhi da lei. Il padre raccontò una barzelletta; le risa sciolsero la tensione.
– Giulia, non ti preoccupare, io conosco una bravissima nutrizionista. Vedrai che lei ti aiuta con il tuo problema. esclamò, allimprovviso, la mamma.
– Problema? Io non ho alcun problema, rispose Giulia, sorpresa.
– Ma come? Giulia, questi chili in più non sono forse un problema? insistette Letizia.
– A mio parere no, a maggior ragione che al mio futuro marito piaccio così. Non tutte devono essere uno stecco. Giulia guardò con uno sguardo beffardo Martina e la madre di Marco. Martina arrossì per laudacia.
– Giulia, avrai almeno venti chili di troppo! Non è sano. Quando avrai dei figli, non oso immaginare…
– Quando avrò un bambino, sarò ancora più felice, con mio marito e il mio piccolo. E tu, Martina? Sicuramente una donna così snella avrà un marito affascinante e almeno un paio di figli contrattaccò Giulia, godendosi il suo éclair.
Martina deglutì e stava per ribattere, ma il padre Vittorio versò altro spumante e fece un brindisi.
– Alle donne di questa famiglia: tutte diverse, tutte amate!
Uscirono due ore dopo, si guardarono e, allunisono, scoppiarono a ridere.
– Ecco… Non mi aspettavo dalla futura suocera una critica sulla mia taglia, borbottò Giulia.
– Giulia, sei bellissima così! Lo sai. Mamma e Martina abbi cuore con loro. Purtroppo, i parenti non si scelgono.
Il matrimonio fu fissato il 25 agosto. Quel giorno familiari e amici si radunarono al municipio di Firenze per assistere alle nozze. Dopo la cerimonia, tutti arrivarono in un ristorante tipico.
La sposa splendeva in un abito sontuoso che valorizzava le sue belle forme. Lo sposo la fissava innamorato. La madre della sposa, Maddalena, non era da meno, fiera delle sue forme generose. Labito raffinato evidenziava la sua figura, attirando gli sguardi degli uomini molto più della minuta suocera, stretta in un casto tubino. Martina, sorella di Marco, era limmagine giovane della madre.
Si alzò la musica e gli sposi aprirono le danze. Era evidente, ai loro occhi esisteva solo laltro. Gli ospiti, in un silenzio colmo di emozione.
– Eh La sposa dovrebbe proprio dimagrire un po. È enorme, e labito la ingrassa ancora di più si udì il borbottio di Letizia.
Come si dice, le parole sono frecce che non tornano indietro Probabilmente Letizia avrebbe voluto ingoiarle, ma ormai era tardi erano state sentite da chi non doveva.
– Sappia, cara consuocera, che non tutti gli uomini amano la pelle e ossa. Suo figlio, per dire, preferisce una donna vera. E lei, cara Letizia, stia attenta alle parole: sono una donna gentile, ma quando si tratta di mia figlia posso essere ben poco diplomatica Maddalena, con le mani sui fianchi e il busto prorompente, fece indietreggiare Letizia fino al muro.
Le due donne si fissarono per qualche istante. Gli occhi di Letizia vacui di paura, quelli di Maddalena di fuoco. La situazione fu salvata da Giuseppe:
– Oh! Ragazze! Vedo che siete diventate subito amiche Ma ora, con permesso, rubo mia moglie per una danza! Natalina, balliamo? Gli sposi hanno fatto la loro parte, ora tocca a noi!
Abbracciò la moglie: si buttarono in un valzer tra musica, canti e visi felici. Il matrimonio era una vera festa, proprio come nelle antiche canzoni popolari.
Resta da sperare che gli sposi vivano felici e raccolgano ogni bene
Dopotutto, non è questo ciò che più conta?





