Non sentivo alcun bisogno, ma mi sono lasciato sfuggire un commento quando una ragazza, mascherata da angelo con una veste bianca, ali di piume dorate arruffate e una corona fatta di filo dalluminio intrecciato con nastri lucenti, mi ha bloccato il passo offrendomi un foglietto. Le serve eccome, ha ribattuto lei, prenda questo buono, ma non lo butti, lo legga con attenzione. Ho preso il foglio, mormorato un grazie, superato la giovane e mi sono diretto di corsa verso la fermata dellautobus.
Il lunedì era sempre stato logorante: la gente, ancora stordita dal fine settimana, si trascinava verso il lavoro controvoglia, costretta a svegliarsi presto, lavarsi, vestirsi e uscire di casa. Tutti erano tesi, nervosi, si domandavano quando sarebbe finita questa monotonia, quando avrebbero potuto vivere per sé stessi, senza saltare dal letto al suono della sveglia, calcolando mentalmente quanto mancava alla pensione. Bastava poco per farli scattare, riversando la loro frustrazione sugli altri, e io lo conoscevo bene. Lavoravo in una trattoria proprio davanti allingresso della fabbrica cittadina, dove ogni mattina una folla si fermava prima di entrare per cinque giorni di lavoro, chiedendo il caffè.
La mattina la trattoria serviva quasi esclusivamente caffè. Il macinino ronzava, tritando chili di chicchi, le macchine preparavano la bevanda profumata: moka, caffettiere, capsule, ce nera per tutti i gusti. I clienti bevevano i primi sorsi direttamente al bancone, poi si spostavano per lasciare spazio agli altri.
Alle 6:55 sono arrivato alla porta sul retro, ho sentito laroma del caffè, sono salito di corsa, ho tolto la giacca mentre entravo, mi sono cambiato nello spogliatoio, sospirando davanti alla divisa stropicciata. Lunico autobus del mattino verso la fabbrica era sempre strapieno, e non ero mai riuscito a portare la divisa senza sgualcirla.
La giornata sembrava interminabile, la gente continuava ad arrivare, anche se il flusso dellora di pranzo era passato, con il freddo i clienti non mancavano mai. Mi copri un quarto dora? ho chiesto a Michele, il cuoco, devo fumare, non ce la faccio più, mi manca ancora unora. Vai, ha annuito lui, si è tolto il grembiule bianco e il cappello da cuoco, ha indossato quello nero da cameriere e la bandana, e si è diretto in sala.
Ho messo la giacca e sono uscito. Che aria fresca, finalmente, ho pensato, esalando rumorosamente e cercando la sigaretta in tasca. Seduto su una trave di legno sulla scala, ho frugato per laccendino e ho trovato il foglietto stropicciato. Lho tirato fuori insieme allaccendino, lho lasciato cadere sulla scala, ho acceso la sigaretta, ho inspirato profondamente, ho abbassato lo sguardo e ho visto la scritta Buono.
Vediamo cosa propongono questi angeli? ho mormorato sorridendo, raccogliendo e lisciando il foglio. Ho letto il testo minuscolo e sono scoppiato a ridere.
Con questo buono hai diritto a realizzare un tuo desiderio. Per farlo, scansiona il QR code, vai sul sito e segui le istruzioni. Importante: prima di compilare il modulo, leggi bene le indicazioni! Ufficio dei desideri segreti.
Che burloni, ho pensato, hanno trovato un modo per far sorridere la gente. Chi legge il buono si diverte, e magari i musi lunghi diminuiscono. Ho spento la sigaretta, sono rientrato, mi sono lavato le mani, ho preso il piccolo flacone di profumo, ne ho messo un po sul palmo, ho strofinato le mani e mi sono toccato il viso prima di tornare al lavoro.
Non facevo il turno lungo, quelli iniziavano alle sette e finivano alle undici di sera, io lavoravo dalle sette alle tre, senza pausa pranzo, e il sabato e la domenica ero libero. Portando il vassoio in cucina, ho guardato lorologio: 14:54. Ho cercato Caterina, che restava fino a tardi, le ho passato il blocchetto degli ordini e sono andato a cambiarmi.
Uscendo dalla trattoria, mi sono avviato lentamente verso la fermata. Forse potrei andare da mamma, ho pensato, non ho nulla da fare a casa, potrei farle visita. Sì, dovrei, ci vado così di rado anche se
Mi è venuta in mente la stanza stretta, il letto e la figura magra di mia madre dal volto giallastro. Povera mamma, ho pensato, mi sono fermato, ho preso la sigaretta, ho frugato nellaltra tasca e ho ritrovato il foglietto stropicciato. Lho tirato fuori con laccendino, lho aperto e ho visto di nuovo Buono, spalancando gli occhi: ricordavo di averlo buttato nel cestino vicino alla porta.
Che strano, ho pensato, cercando il cestino, ma non ce nerano, solo lautobus in lontananza. Ho rimesso la sigaretta nel pacchetto e sono corso alla fermata.
Seduto dietro lautista, ho preso il telefono per scorrere le notizie, ma ripensando al buono ho sorriso, lho tirato fuori e in pochi secondi la pagina si è caricata sullo schermo.
Se hai ricevuto il buono, puoi realizzare un tuo desiderio! Compila il modulo qui sotto e invia. Il desiderio si avvera subito!
Ho sorriso e ho continuato a leggere.
Informazioni importanti:
1) La descrizione del desiderio non deve superare i duecento caratteri.
2) Il desiderio non deve danneggiare nessuno.
3) Il desiderio deve essere REALISTICO! Niente diventare Silvio Berlusconi, andare su un altro pianeta, pranzare con Dio, diventare immortale, diventare milionario (miliardario, attore famoso, cantante, politico), vincere (trovare) un sacco di euro (tesoro), e simili NON SARANNO ESAUDITI!
4) Prima di inviare, rileggi bene e pensa se lo vuoi davvero!
Va bene, ho pensato sorridendo, giochiamo. Cosa vorrei davvero? Non posso chiedere tanti soldi, allora cosaltro? Per tutto il viaggio ho riflettuto: un lavoro migliore? Ma il mio mi piaceva, lo stipendio non era alto, ma bastava, il turno era comodo, alle tre ero libero, mangiavo gratis e portavo anche qualcosa a casa. In fondo, si sta sempre meglio dove non siamo, e dove arriviamo, peggioriamo le cose! Salute? Sì, sarebbe un bel desiderio. Stavo bene, niente dolori, aspetto decente, non una bellezza, ma mi difendevo. Fortuna? Ma cosè davvero la fortuna? E in cosa mi servirebbe? Se non lo so, che senso ha chiederla? Un principe? A quarantaquattro anni, improbabile, e poi i principi non bastano per tutti, e a cosa mi servirebbe? Da giovane sì, sognavo lamore, il principe con la Ferrari bianca, ma a questa età capisci che non esistono, e sotto la maschera cè sempre un tipo qualunque, magari pure scortese e pigro.
Sono uscito dai pensieri quando lautobus si è fermato vicino a casa di mamma, ho messo il telefono in borsa e sono sceso.
Come sta? ho chiesto a mamma, seduto in cucina.
Tutto uguale, ha risposto, né meglio né peggio. Il medico dice che gli esami vanno bene, serve solo un buon massaggio.
Vuoi che venga a vivere con te? ho proposto, così ti aiuto in casa.
No, ha risposto subito, hai la tua vita, trovati un uomo. Sono tua madre, questo è il mio destino.
Non devi nulla! ho protestato, lei ha combinato un disastro e tu da tre anni
Basta, Giulio! mi ha interrotto, so che è colpa sua, ma è mia figlia, non posso mandarla in istituto o dove finiscono gli invalidi.
Era ubriaca al volante, ho sussurrato, ha ucciso quattro persone, mio padre e lei
Giulio, basta! ha sussurrato mamma.
Può vivere ancora ventanni, ho detto con rabbia, prendersi cura di lei ti distruggerà
Giulio, vai a casa, ha detto mamma, si è alzata ed è uscita dalla cucina.
Le mie visite finivano sempre così, mi promettevo di stare zitto, ma non ci riuscivo. Mia sorella Elena, tre anni fa, ha perso il controllo dellauto, ha travolto la fermata, ucciso chi aspettava, nostro padre che era con lei, e si è lesionata gravemente la schiena. Ora non camminerà mai più e mamma deve occuparsi di lei, lavarla, girarla, metterla sulla sedia a rotelle, imboccarla
Mi sono alzato, ho messo la giacca, ho fatto due passi silenziosi e ho sbirciato nella stanza: Elena era sulla sedia a rotelle, la testa piegata, fissava la TV.
Assassina, ho pensato, uscendo piano dallappartamento.
Fuori dal portone, ho preso una sigaretta, ho frugato in tasca e ho ritrovato il foglietto stropicciato. Lho lanciato a terra con rabbia, ho acceso la sigaretta, ho soffiato il fumo, poi ho guardato il foglio, ho preso il telefono, ho aperto la pagina del desiderio e ho scritto in fretta: Voglio che si avveri il desiderio più grande di mia madre.
Sapevo che mamma sognava solo che Elena guarisse, così ho chiesto che si realizzasse il suo sogno. Io non lo volevo davvero, non potevo e non volevo desiderare la guarigione di Elena, ma mamma lei la amavo e non volevo che passasse il resto della vita a prendersi cura di una figlia immobilizzata.
Ho premuto invia, ho messo il telefono in tasca e mi sono diretto verso lautobus.
Seduto dietro lautista, ho appoggiato la borsa sulle ginocchia e ho sentito il telefono squillare.
Dimmi, mamma, ho risposto.
Elena è morta, ha detto mamma, poi la chiamata si è interrotta.
Sono rimasto a fissare il telefono, poi ho capito il senso di quelle parole.
Ecco qual era il tuo desiderio, ho pensato, ma subito ho scacciato lidea, convinto che fosse solo una coincidenza. Ho rimesso il telefono in tasca e, sceso alla prima fermata, sono tornato a piedi da mamma.
Oggi ho capito che i desideri, anche quelli più profondi, portano conseguenze che non possiamo prevedere. Bisogna pensarci bene prima di chiedere qualcosa alla vita.







