Il regalo della suocera per il matrimonio: a volte è meglio non regalare proprio nulla
Lucia e Matteo stavano finalmente convolando a nozze. La cerimonia era nel pieno dello splendore quando il cerimoniere annunciò il momento dei regali. I genitori della sposa furono i primi a congratularsi, come nella migliore tradizione. Poi arrivò la madre dello sposo, Marcella Bianchi, con una scatola imponente decorata da un nastro azzurro cielo, che sembrava uscito direttamente da una pubblicità anni 80 della Motta.
Oddio! Ma cosa ci avrà messo dentro? sussurrò Lucia, più curiosa di una gatta, direttamente nellorecchio di Matteo.
Boh, non ne ho la minima idea. Mamma non ha mai voluto nemmeno accennare, rispose lui, scuotendo la testa, più spaesato che mai.
Decisero saggiamente di aprire i regali il giorno dopo, quando la confusione degli auguri e dei brindisi sarebbe sfumata. Lucia suggerì di iniziare proprio dalla misteriosa scatola della suocera. Sciolto il nastro e aperto il coperchio, sbirciarono dentro… e rimasero zitti come pesci.
Lucia aveva sempre notato in Matteo unabitudine strana: non prendeva mai niente senza chiedere il permesso, neanche uno zuccherino.
Posso finire quellultimo confettino? domandava con aria colpevole, lo sguardo fisso sul misero dolcetto nel porta-bonbon.
Ma figurati! mica devi chiedere, rispondeva lei, più sorpresa che altro.
È questione di abitudine, si giustificava lui, mentre scartava timidamente la caramella.
Solo dopo qualche mese, Lucia ne capì il motivo.
Un giorno Matteo decise di presentarla ai suoi, Marcella e Giulio. Allinizio la suocera sembrava gentile, la classica signora milanese perbene. Ma questa impressione si dissolse come neve al sole quando Marcella li invitò a pranzo.
Servì due piatti con due cucchiaiate di purè e una tenera cotoletta a testa. Matteo finì subito e, sottovoce, osò chiedere il bis.
Mangi come un lupo! Così non ti basterebbe neanche lo stipendio di un ministro! esclamò Marcella, facendo sbiancare Lucia.
Quando però Giulio domandò il bis, la moglie lo servì con grande slancio. Lucia finì il suo piatto, più basita che mai di fronte a tanta (poca) affettuosità verso il figlio.
Durante i preparativi delle nozze, Marcella non risparmiò critiche: dagli anelli alla sala, dal menù ai fiori.
Perché buttare via così tanti soldi? Si poteva trovare tutto a meno!, ripeteva, scuotendo la testa come se fosse a Porta Portese.
Alla fine Lucia perse la pazienza.
Basta! Lasciaci in pace, sono scelte nostre e soldi nostri!
Ferita nellorgoglio, Marcella smise di farsi sentire e minacciò addirittura di saltare il matrimonio.
Due giorni prima delle nozze, Giulio si presentò a casa loro.
Forza, aiutami col regalo, disse, trascinando Matteo verso la macchina.
Regalò loro una lavatrice tutta nuova, comprata di nascosto dalla moglie, che la considerava comunque un lusso scandaloso. Dopo questa, Marcella sparì dalla festa come un cameriere a fine turno.
Il giorno dopo, aprendo la scatola tanto sospirata, lentusiasmo si trasformò subito in una gran tristezza.
Degli asciugamani? sussurrò Lucia, incredula.
E pure dei calzini, aggiunse Matteo, trovandone un paio di spugna. Mamma ha pescato la prima cosa che le è capitata sotto tiro…
Qualche giorno dopo, Marcella chiamò il figlio per fare linventario dei regali degli altri invitati.
E tua suocera che vi ha regalato? E gli amici? martellava lei, instancabile.
Mamma, non sono affari tuoi, le tagliò corto Matteo, chiudendo la chiamata con un sospiro di sollievo.
Morale della favola: non è il prezzo del regalo a contare, ma il rispetto e lattenzione verso gli altri. E questo, Marcella Bianchi, se lera dimenticato da una vita.






