12 dicembre 2025 Diario,
Lavoro da infermiera nel reparto di terapia intensiva neonatale da diciotto anni. In questi anni ho imparato a non piangere davanti ai genitori, a non tremare quando mi portano un piccolo corpo dentro un sacco nero, e a non chiedermi «perché?». Mi limito a fare il mio lavoro, poi torno a casa.
Ho una figlia, Sofia, sei anni. È vivace, rossa di riccioli, con domande infinite e abbracci che profumano di sole e fragole.
Quella sera sono rimasta più a lungo al turno. Ho provato a chiamare casa, nessuna risposta. Ho pensato fossero fuori a passeggiare. Sono arrivata a mezzanotte.
Le luci dellappartamento erano accese. Sul pavimento i giochi sparsi. In cucina una tazza di tè a metà bevuta. E un silenzio così spesso da far quasi tappare le orecchie.
La vicina del piano di sotto mi ha fermato nel corridoio, il volto pallido.
«Lhanno colpita Sofia lauto proprio davanti allingresso lautista era ubriaco è caduta subito»
Non ricordo come sono finita al morgue. Non ricordo di aver tenuto quella manina fredda e di averle detto: «Mamma è qui, alzati».
Ricordo solo una cosa: quando sono andata a firmare il certificato di morte, il medico mi ha posto i documenti sul tavolo e ha detto:
«Signora Elena devo dirle una cosa. Abbiamo fatto tutti gli esami Sofia aveva una leucemia. Acuta. Forma molto aggressiva. I sintomi sarebbero comparsi in una o due settimane, al massimo in uno o due mesi e non avremmo potuto salvarla».
Guardava il pavimento.
«Avrebbe sofferto tantissimo. Dolore, chemo, aghi, ospedali la vedrebbe spegnersi a piccoli pezzi. Invece è semplicemente addormentata. Non è riuscita a spaventarsi, né a sentire il dolore».
Sono rimasta in silenzio a lungo. Poi ho alzato gli occhi.
«Quindi dice che è stata lopzione migliore?»
Il dottore ha annuito. Era tutto ciò che poteva fare.
Mi sono alzata, ho raccolto i fogli e sono uscita in strada.
Camminavo per le vie di Milano, quando allimprovviso mi è venuta in mente una verità spaventosa, che mi farebbe urlare al cielo:
A volte la cosa più terribile che può accadere è proprio quella che ci salva da qualcosa di ancora più orribile.
Ho seppellito la mia bambina in un vestito bianco con un fiocco, quello che Sofia aveva chiesto per il suo «compleanno da principessa».







