Suocera offesa dal nostro rifiuto di ospitare il fratello studente di mio marito: tensioni familiari per non aver voluto accogliere il “coccolato di casa” nel nostro piccolo appartamento

Suocera offesa perché abbiamo detto no allospitalità per suo figlio studente
Io e mio marito stiamo insieme da undici anni. Dopo una gloriosa epopea di mutui e rate, siamo finalmente riusciti a comprare il nostro bilocale a Bologna. Viviamo lì felicemente col nostro figlio di otto anni, e fino a poco tempo fa tutto andava a gonfie vele. Poi, come spesso accade nelle migliori famiglie italiane, ci ha pensato mia suocera, con una delle sue geniali trovate, a scombussolare la quiete domestica.
Mio marito ha un fratello minore, Matteo. Ha diciassette anni, e tra di noi non cè mai stato poi questo rapporto speciale. Mio marito lo vede a mala pena troppi anni di differenza, troppa comunicazione fatta solo a colpi di messaggi spediti dalla mamma. Per non parlare del fatto che vedere i genitori che trattano Matteo come un principe gli dà decisamente sui nervi: lo viziano, lo giustificano, e non gli chiedono mai un briciolo dimpegno.
Matteo, non proprio il primo della classe anzi, quasi espulso dal liceo viene regolarmente premiato per qualunque misero sei stiracchiato: tablet nuovo, scarpe da ginnastica ultime generazione, insomma, la classica collezione delle fortune immotivate. Mio marito ripete spesso: Quando prendevo un brutto voto io trascinavo nottate sulla Divina Commedia, a lui invece fanno festa!
Mi trova pienamente daccordo. Più di una volta abbiamo visto Matteo rifiutarsi perfino di scaldarsi la pasta avanzata: resta seduto a tavola aspettando che mamma e papà preparino, servano, e ovviamente sparecchino senza che lui nemmeno ringrazi. Dopo il pranzo scivola via in camera sua senza neppure un ciao. Delle sue calze ignoriamo la posizione, il tè per lui è un mistero, le sue cose vagano per casa come oggetti smarriti. Tutta la fatica è sempre dei genitori. Mio marito ha provato più volte a fare la voce grossa con la madre: Lo state facendo crescere come un incapace! Ma lei scrollava le spalle con un sorriso di commiserazione: Non è come te, ha bisogno di più coccole.
Litigi, musi lunghi, settimane di silenzio più o meno lesito scontato di ste conversazioni. Per quieto vivere, ci siamo sempre fatti gli affari nostri. Almeno fino al fatidico giorno in cui Matteo ha deciso di iscriversi alluniversità proprio nella nostra città. Da lì, va da sé, la questione è precipitata.
Mia suocera senza neppure tentare un minimo dimbarazzo ha proposto di sistemare Matteo da noi. Tanto, secondo lei, niente posto in collegio, affitto troppo alto, e nemmeno a parlarne di vivere da solo. Siamo una famiglia! Avete un bilocale: cè posto per tutti!, diceva con lottimismo di chi un trasloco non lha mai fatto. Giochi di famiglia.
Provo a spiegare con calma che già il divano della sala ci serve per campare, il letto matrimoniale sta in una stanza, il piccolo ha la sua, e di aggiungere un diciassettenne non se ne parla. Allora la soluzione geniale: Ma basta mettere una branda nella stanza del nipote, vivranno insieme! Che sarà mai, due ragazzi insieme: amici per la pelle!
A questo punto, mio marito non ci ha visto più:
Non sono un baby-sitter, mamma! Vuoi metterti in casa il tuo bambino? No, grazie! È tuo figlio, pensaci tu! A diciassette anni io vivevo già da solo e sono sopravvissuto!
Mia suocera è diventata paonazza, ha iniziato a piangere, ci ha dato degli insensibili e se nè andata sbattendo la porta con un pathos da commedia allitaliana. La sera, come da copione, telefonata furibonda del suocero:
Non si fa così! Stai abbandonando tuo fratello!
Ma mio marito ha tenuto il punto: avrebbe visto volentieri Matteo, ma se e solo se i suoi trovavano a dove farlo vivere. Conviverci, invece, nemmeno in capo al mondo. Basta trattarlo da neonato. È ora che diventi grande.
Ma ha solo diciassette anni! ha protestato il papà, accorato come in uno sceneggiato Rai.
Anchio avevo diciassette anni quando sono andato via di casa! E non ho chiesto a nessuno di cullarmi! risponde secco mio marito, prima di mettere giù.
Dopo questa scena, la suocera ci ha tempestati di telefonate, rigorosamente ignorate da mio marito. Poi è arrivato il gran finale: un SMS con scritto Puoi pure scordarti leredità. Sinceramente? Se per eredità intende sobbarcarsi anche Matteo viziato e inconcludente, passo volentieri. Abbiamo già guadagnato la nostra felicità col sudore della fronte, la nostra famiglia e la nostra meritata serenità.
Ognuno è responsabile delle proprie scelte. Chi decide di allevare un reuccio capriccioso, ora si tenga pure tutto il pacchetto completo. Noi abbiamo già dato. E, quando si tratta di difendere i confini e la pace di casa, la lezione migliore che abbiamo imparato è che certe conquiste non si lasciano scappare.

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