Ho quasi sessanta anni, ma dopo sei anni di matrimonio il mio marito, più giovane di me di trentanni, mi chiama ancora ogni sera «la mia piccola moglie» e mi fa bere una bevanda che mi fa perdere le parole.
Mi chiamo Costanza Moretti. Ho cinquantanove anni e non avrei mai immaginato di innamorarmi di nuovo a questetà, così intensamente, così impulsivamente, come una ragazzina.
Ho conosciuto Luca, ha ventitré anni. È diventato il nuovo istruttore nella palestra dove mi sono iscritta solo per non stare a casa da sola dopo il divorzio. Alto, abbronzato, con le guance incavate e un sorriso che ha fatto tremare le ginocchia a me, che sono già una nonna con due figli adulti.
Luca correva a correggere la mia tecnica e, ogni volta che le sue mani toccavano le spalle o la vita, arrossivo come una fanciulla. Dopo tre mesi mi ha invitata a prendere un caffè. Ho riso: «Ragazzo, sei più giovane del mio figlio più piccolo». Lui ha risposto: «E allora? Il cuore non chiede il passaporto».
Abbiamo iniziato a frequentarci. Pensavo fosse una storia passeggera, che si sarebbe divertito e poi sarebbe tornato tra i coetanei. Ma è passato un annonon è andato via. È passato il secondosi è stabilito a casa mia. Al terzo ha fatto la proposta, inginocchiato nella stessa palestra, davanti a tutti.
I miei figli sono rimasti sconvolti. Le amiche hanno alzato le sopracciglia. Le vicine di casa mormoravano: «Lha comprato», «Aspetta che muoia per ereditare». Noi però viviamo e siamo felici.
Il matrimonio è stato piccolo, solo i più cari. Indossavo un semplice abito bianco (sì, a cinquantasei mi concedo di essere la sposa). Luca in smoking, con gli occhi colmi di lacrime. Quando il sacerdote ha detto «potete baciare la sposa», Luca mi ha sussurrato allorecchio: «La mia piccola moglie». Da quel momento mi chiama così ogni sera, ogni notte.
Poi è iniziato il nostro piccolo segreto. Ogni sera, quando restiamo soli, Luca mi versa in un bicchiere non vino, non brandy, ma una bevanda speciale. Dice che è il suo «elisir della giovinezza per la mia regina». Ha un sapore dolce, con note di miele e erbe. Lo bevo e, mezzora dopo, mi prende una strana sensazione.
Non è ubriachezza. È qualcosaltro. Il corpo si sente leggero, la pelle più sensibile, il cuore batte come quello di un ventenne. Rido senza motivo, lo cerco finché non mi gira la testa, corro per casa con la sua camicia, ballo su musica vecchia, canto in karaoke. Lui mi guarda con occhi innamorati e ripete: «Guarda che moglie sei la mia piccola pazza».
Gli chiedo cosa contenga quel liquido. Lui sorride: «È un segreto, ma è sicuro. Solo per te». Una notte lo ho osservato mentre aggiungeva qualche goccia da una bottiglietta scura. Letichetta parlava di afrodisiaci naturali, estratto di damiana, macà, ginseng, Larginina e altre parole che non ho colto. Il dosaggio è talmente forte da bastare a una squadra di calcio intera.
Fingo di non aver visto nulla. Perché, sapete, mi piace.
Mi piace sentirmi a venticinque anni a cinquantanove, sentirmi una amante ancora. Mi piace quando mi solleva in braccio e mi porta in camera da letto sussurrando: «Sei la mia moglie, e non ti lascerò mai andare». Mi piace svegliarmi al mattino e trovarti già a preparare la colazione, guardandomi come se fossi la cosa più bella che ti sia capitata.
La scorsa settimana abbiamo festeggiato il sesto anniversario. Luca ha organizzato una sorpresa: una sala piena di candele, musica anni 80, e lui con i jeans e la maglietta che indossava il primo giorno che è entrato nella mia vita.
Mi ha posto davanti un bicchiere di quel medesimo «elisir» e ha detto:
«Costanza, pensi che ti canto per farti più giovane. Ti canto perché ricordi sempre: per me sarai sempre la mia piccola moglie. A sessanta, a settanta, a novanta. Quando i tuoi capelli saranno bianchi fino alla vita, quando cammineremo con i bastoniti verserò sempre questo bicchiere e ti dirò: Bevi, amore, perché oggi ti amo di nuovo».
Bevo tutto fino in fondo. Corro di nuovo per casa con la sua camicia, rido fino alle lacrime, e faccio lamore con lui fino allalba.
Che i pettegoli continuino a parlare. Che non capiscano. Luca e io abbiamo la nostra formula per una luna di miele eterna. Lingrediente principale non è la bottiglietta di erbe, ma lui stesso, e il modo in cui mi guarda.
Mi chiama «la mia piccola moglie». Ogni notte. Già da sei anni. E so che sarà per sempre.







