Ciao, tesoro, ti racconto un po della vita nostra, così comè, sotto la pioggia che batte sul davanzale di quel nostro bilocale a Trastevere. Luca stava lì a guardare le gocce disegnare motivi strani sul vetro, mentre in cucina i piatti tintinnavano: Ginevra stava lavando le tazze dopo cena.
Ti va un tè? ha chiesto, con quella sua voce dolce.
Sì, grazie.
Conosco ogni suo passo, ogni suo movimento nella piccola casa. Sono già nove anni che viviamo insieme, quasi un terzo della nostra vita. Ci siamo incontrati al secondo anno di giornalismo alluniversità, nei dormitori.
Allora era tutto più semplice: lezioni, chiacchiere notturne, la prima storia damore senza troppi giri di parole. Abbiamo iniziato a convivere presto, forse troppo presto, come ho capito più tardi. Non cè stato né un vero corteggiamento né una proposta, è solo che un giorno i suoi effetti non sono più tornati nei dormitori.
Ginevra mi ha messo il bicchiere con il tè alla menta e si è seduta accanto a me:
Mia madre ha chiamato. Mi ha chiesto del tuo progetto.
E tu cosa le hai risposto?
Che sei, come sempre, un perfezionista, e che le cose vanno piano.
Ho sorriso. Sua madre, Irene, è sempre stata gentile con me, non ha mai chiesto di matrimonio né ha accennato ai nipotini. È una donna straordinaria. Anche gli amici non smettono di chiedermi perché non vi sposate?. Oggi ha incontrato un vecchio compagno di corso e ha detto la stessa cosa
Sai, ho tirato fuori dal nulla, oggi mi è tornata in mente la storia di Alan Rickman.
Ginevra ha alzato un sopracciglio.
Di nuovo? Il tuo mito.
No, è solo che è un bel esempio di coppia che può restare insieme per 47 anni senza tutti quei stupidi formalismi, oppure fare un matrimonio sontuoso e divorziarsi lanno dopo.
È vero, i formalismi non garantiscono nulla. Le statistiche sono dalla tua parte.
Proprio così.
Ha finito il tè, ha guardato fuori dalla finestra.
Livia del reparto risorse umane è appena divorziata, ha sussurrato. È il suo terzo matrimonio. Dice che ogni volta credeva fosse per sempre.
E noi non abbiamo neanche iniziato ho riso , eppure siamo già qui, insieme.
Già, sempre insieme.
So che Ginevra a volte pensa ai figli. Non lo dice direttamente, ma la noto mentre si ferma davanti alle vetrine di abbigliamento per bambini, o quando sorride osservando i piccoli al parco. Anchio a volte lo desidero non ora, non in questo appartamento stretto, non con i miei lavori di grafico freelance incerti. Ma un giorno, chissà.
Ho paura di finire come i miei genitori, ho detto allimprovviso. Loro hanno sempre finto di essere una famiglia per gli altri, ma in realtà non parlavano nemmeno fra loro.
Ginevra ha messo la sua mano sulla mia:
Tu non sei tuo padre. Io non sono mia madre, anche se è una bravissima donna. Noi siamo noi.
Ma se ci sposassimo ho esitato.
Se ci sposassimo, cambierebbe poco, Luca. Forse avrei solo un nuovo cognome sul passaporto. Il resto rimarrebbe: litighiamo per i piatti non lavati, ridiamo delle serie ridicole, ti addormenti sul portatile e io ti copro con una coperta.
Lho guardata negli occhi, sulle piccole rughe intorno agli occhi che sono spuntate in questi nove anni, sui nei conosciuti sul collo, sulle mani che conosco meglio di qualsiasi altra cosa.
E i bambini? ho chiesto a bassa voce.
Ha sospirato.
I bambini non so se li voglio adesso. Ho paura di non farcela? A volte sì. Ma se li volevi, li vorrei solo con te, e solo se anche tu li volessi. Niente ultimatum, Luca.
Si è alzata, ha preso le tazze.
Sai cosa mi ha detto oggi Livia al lavoro? Che mi invidia perché noi siamo veri, senza maschere, senza giochi, anche senza un stampo sul certificato.
Siamo rimasti in silenzio a sentire la pioggia.
Una settimana dopo, Ginevra ha incontrato la sorella più piccola, Arianna, in un caffè di Monti. Arianna si è sposata due anni fa e ora è al sesto mese di gravidanza.
Come va? ha chiesto, mordicchiando una fetta di cheesecake. Scusa, mangio come se non ci fosse un domani. Questo bambino mi ha il controllo totale.
Tutto come al solito, ha sorriso Ginevra. Lavoro, casa, Luca.
Arianna ha posato il cucchiaio, fissandola negli occhi.
Ginevra non voglio intromettermi, ma vi siete già decisi? Sono quasi dieci anni, sai. Io e Marco dopo un anno e mezzo ci siamo sposati, e tutti ci dicevano che era troppo presto.
Con noi è diverso, Ari. Non stiamo tirando il tempo. Semplicemente viviamo.
Ma vuoi una famiglia? Dei bambini? ha messo una mano sul suo ventre. Prima pensavo di non essere pronta, ma vedere quei due pugnalini di amore mi fa credere che il istinto materno sboccerà appena il piccolo sarà reale.
Non ho paura dei figli, ha risposto dolcemente Ginevra. E non ho paura del matrimonio. Ho paura di farlo solo perché è ora o perché tutti lo fanno. Io e Luca abbiamo la nostra storia. Non è uguale alla tua, ma è la nostra, ed è vera.
E se lui non sarà mai pronto? ha chiesto timidamente Arianna. Scusa, è solo che mi preoccupo per te.
Ginevra le ha stretto la mano attraverso il tavolo.
Il peggio non sarebbe che lui non sia pronto, ma che lo faccia solo per spunta. Lo sentirei subito. Invece sono felice con lui ogni giorno, anche quando litighiamo. Non è abbastanza?
Arianna ha sospirato, una lacrima è brillata sulla sua ciglia.
Scusa, è forse solo ormoni. Voglio solo il meglio per te.
Ho già tutto, ha sorriso Ginevra. Una cheesecake, una sorella, e Luca che mi aspetta a casa.
Qualche giorno dopo, anche Luca ha avuto una chiacchierata importante con il padre, Vincenzo, che era venuto allimprovviso. Si vedevano poco, solo telefonate per le feste. Vincenzo è entrato, ha guardato lappartamento modesto e si è seduto su una sedia.
Come va, figlio? La mamma ti manda un bacio.
Tutto bene, sto lavorando.
E Ginevra?
È al lavoro, torna verso le sette.
Cè stato un attimo di silenzio imbarazzato. Il padre girava tra le mani le chiavi della sua vecchia Lancia.
Luca, sai la mamma è preoccupata. E io ho visto su Instagram che la tua sorella è incinta. Foto bellissime.
Luca ha sentito il cuore stringersi.
Papà, se parliamo di matrimonio e figli
No, no, ti capisco, il padre ha alzato le mani, ma era chiaro che era quello il punto. Vedo voi due da nove anni. È serio, è importante. E io ha balbettato, cercando le parole voglio dirti che sei stato bravo, non hai ripetuto gli errori nostri.
Luca lo ha guardato sorpreso.
I miei genitori si sono sposati perché era il momento giusto, e poi hanno passato tutta la vita a rimproverarsi: Se non fosse per te non ho studiato, Se non fosse per te la carriera è fallita. Storie stupide, colpa nostra. Il coppia sul certificato non ripara le crepe; a volte anzi impedisce di separarsi bene, prima che lodio prenda il sopravvento.
Il padre ha guardato Luca con una sincerità mai vista.
Non è che il matrimonio sia una cosa brutta. È che senti la responsabilità, e questo è giusto. È meglio essere onesti che recitare una vita perfetta. Tu e Ginevra ne parlate spesso?
Sempre, ha sospirato Luca.
Bene. Limportante è che siate sulla stessa onda. Il resto verrà o meno, ma sarà decisione vostra, non perché i genitori sono impazienti.
Hanno chiacchierato ancora di lavoro, il padre ha declinato di restare a cena per impegni. Prima di andare via, Luca gli ha chiesto:
Papà, ti penti di qualcosa?
Vincenzo ha tirato il cappotto, riflettendo.
Di aver sposato tua madre? No. Di come abbiamo rovinato le cose sì, ogni giorno. Conserva quello che hai, figlio mio. Il coppia non è una corazza.
La sera, Luca ha raccontato tutto a Ginevra, mentre lei stringeva un cuscino. Poi ha detto:
Sai, anche Arianna è passata da te con le solite domande.
E?
Ho detto che sono felice così, comè, senza etichette.
Lui lha abbracciata, lha stretta più forte. Fuori, la pioggia ricominciava a cadere.
Manca ancora una cosa, ha sussurrato lei allorecchio di Luca.
Cosè? lui, con il cuore che batteva forte.
Che smetta a volte di brontolare la notte quando perdo a scacchi online.
Luca ha riso, Ginevra ha alzato lo sguardo e lo ha baciato. In quel momento ha capito che il loro treno non è fermo. Camminano lentamente, ma con certezza, sul percorso che tracciano insieme, giorno dopo giorno, chiacchiera dopo chiacchiera. La stazione chiamata Per Sempre non è un punto sulla mappa, è il viaggio stesso.
In nove anni hanno superato le mie crisi per progetti falliti, i suoi turni notturni, tre traslochi, la malattia della madre di Ginevra. Sono passati, senza spezzarsi.
Ginevra, le ha detto Luca.
Mm?
Grazie, per quello che sei.
Lei si è girata, ha sorriso con quella luce che lui ama di più, un po stanca ma calda:
Anchio ti amo.
Luca è andato alla finestra, ha osservato le luci rare della città. Non sa cosa succederà tra un anno, cinque, dieci. Non sa se arriveranno mai alla stazione che tutti gli altri aspettano. Sa solo che domani mattina si sveglierà accanto a Ginevra.







