Nella piccola stanza, regnava un silenzio ovattato. Un bambino di cinque anni giaceva su lenzuola bianche come la neve, gli occhi grandi e stanchi. I medici avevano spiegato ai genitori che lintervento era lultima speranza.
Le infermiere lo preparavano per lanestesia quando, allimprovviso, il bambino sussurrò:
Posso vedere Artù?
Chi è Artù, piccolino? chiese uninfermiera, sorpresa.
Il mio cane. Mi manca tanto. Per favore le labbra tremavano.
Sai, tesoro, gli animali non possono entrare in ospedale. Sei già molto debole, capisci? cercò di spiegare.
Il bambino voltò la faccia, e lacrime luccicarono ai bordi dei suoi occhi:
Ma io forse non lo rivedrò più.
Quelle parole trafissero il cuore dellinfermiera. Si scambiò uno sguardo con le colleghe e, senza pensarci, annuì:
Va bene. Solo per un minuto.
Unora dopo, i genitori arrivarono con Artù. Appena il cane vide il suo padroncino, balzò sul letto e si strinse a lui. Il bambino, per la prima volta in settimane, sorrise e lo abbracciò forte.
I medici e le infermiere osservarono con gli occhi lucidi: lamicizia tra un bambino e il suo cane era più forte del dolore e della paura.
Ma allimprovviso le orecchie di Artù si drizzarono. Il pelo si rizzò lungo la schiena, e con un balzo si lanciò verso langolo della stanza, dove stava il chirurgo che avrebbe operato il piccolo. Il cane abbaiò con tale furore che sembrava pronto a mordere.
Toglietemi questa bestia! urlò il medico, indietreggiando.
I colleghi cercarono di calmare il cane, ma un medico notò qualcosa di strano nello sguardo del chirurgo e capì allimprovviso il motivo dellaggressività di Artù.
Sentì un odore. Forte, pungente. Di alcol.
Mio Dio sussurrò lanestesista fissando il chirurgo. Sei ubriaco?
Nella stanza calò un silenzio di tomba. I genitori impallidirono, le infermiere si scambiarono sguardi terrorizzati. Artù continuava a ringhiare, come se volesse proteggere il suo padroncino.
In pochi minuti, la verità emerse: il chirurgo si era presentato a lavoro ubriaco. Fu immediatamente sospeso e gli fu revocata la licenza.
Lintervento fu rimandato e affidato a un altro medico, che lo portò a termine con successo.
Tutti dissero poi che Artù non era solo un cane fedele, ma un angelo custode. Senza di lui, tutto sarebbe potuto finire in tragedia.





