Egorino: L’Avventura di Un Ragazzo tra Sogni e Scoperte

Ricordo quel pomeriggio di quella estate a Firenze, quando la scuola materna era ormai vuota e la mamma non era tornata. Tutti gli altri bambini erano già stati ripresi dai genitori, e rimase solo un piccolo, Ettore Rossi. Si era accoccolato silenzioso in un angolo, giocando con una macchinina di legno. La signora Margherita Bianchi, la maestra, lanciava occhiate impazienti allorologio appeso al muro.

Ettore sospirò a lungo, fissò il buio che filtrava dalla finestra e poi la porta di ingresso.
Signora Margherita, ho visto un grosso cane vicino al cancello questo pomeriggio disse con un filo di voce credo sia ancora lì. La mamma è spaventata e non vuole entrare. Potremmo andare a scacciarlo?
Non cè alcun cane, Ettore, non inventare cose rispose la maestra, componendo di nuovo il numero della mamma sul cellulare.

Il telefono squillò più volte, ma nessuno rispose. Margherita incrociò le dita e guardò lorologio con preoccupazione.
«Sarà successo qualcosa», pensò. «Mai è capitato una cosa simile. Il papà di Ettore non cè mai stato, la mamma è sempre stata molto attenta. Se fosse in ritardo, mi avrebbe telefonato».

Ettore, vestiamoci e vieni a casa mia propose.
Ma la mamma? balbettò il bambino. Lei verrà, ma noi non siamo qui.
Le lasceremo un biglietto, la leggerà e verrà a trovarci. Le darò il mio indirizzo e il numero di telefono. È tardi, ma andiamo, il mio gatto ha fame.

Ha un gatto? Davvero? gli occhi di Ettore si illuminarono. Posso giocare con lui?
Certo, andiamo.

Lappartamento di Margherita Bianchi accoglieva Ettore con un caldo abbraccio. Laria profumava di focaccia e di crostate appena sfornate. Un grosso gatto arancione, pigro e dolce, accettava le carezze e tollerava le marachelle del bambino. Dopo aver sorseggiato un tè, Ettore si addormentò tra le coperte.

La maestra lo posò delicatamente sul letto e, con il telefono ancora in mano, si diresse in cucina. Dopo lunghe conversazioni con la polizia e con il pronto soccorso, scoprì che una giovane donna era stata ricoverata in ospedale con gravi ferite dopo un incidente stradale, incosciente.

Quando si risveglierà, per favore, le dica che il suo bambino sta bene. Lo terrò con me finché non arriverà laiuto. Non si preoccupi, la visiteremo presto. aveva detto al operatore.

Tornata nella stanza, trovò Ettore ancora sul letto, gli occhi gonfi di lacrime.
Dove è la mamma? singhiozzò. Voglio tornare a casa, a lei. Non voglio restare qui. A casa mia la mamma piange, anche il lettino piange, i giochi mi aspettano. Portatemi a casa.

Tesoro, non piangere cercò di confortarlo Margherita la tua mamma è al lavoro. Stai tranquillo, qui sei al sicuro. Ti voglio bene, e anche il gatto ti vuole bene.

No, lei mi sta aspettando continuò a piangere Ettore. Non posso stare senza di lei. poi, guardandola timidamente, chiese: La mamma è volata su di un cielo?

No, caro, non è così. Tutto è a posto. Perché lo chiedi?

Perché papà è già su di quel cielo, e anche la nonna esitò, poi aggiunse Loro mi guardano dallalto e, se mi comporto bene, sono felici. E se anche la mamma volasse, sarei con loro.

Margherita lo avvolse in un abbraccio, accarezzandogli la testa.

Non temere, la tua mamma è forte. Domani andremo subito a trovarla. Non è al lavoro, è in ospedale. Sta male al collo, forse anche un braccio, ma guarirà presto, e poi tornerete a casa insieme.

Deve bere latte caldo con miele, vero? chiese Ettore.

Lo porteremo, dormi e chiudi gli occhi. Ti racconterò una fiaba.

Allimprovviso, il piccolo si incuriosì:
Signora Margherita, perché vive da sola?

La domanda colse la maestra di sorpresa; le luci si spensero nella sua anima e le lacrime cominciarono a scorrere.

Avevo un figlio e un marito. Un giorno li portai al villaggio, rimasi a casa a fare le pulizie. Un incidente ora rimango sola con il gatto. Avrei voluto che fossero tutti ancora qui.

Sono volati su quel cielo? insisté Ettore.

Sì, su quel cielo sospirò.

Non pianga, signora lo consolò il bambino. Loro vi guardano. Quando siete felice, loro sono felici; quando piangete, anche loro piangono. Mia mamma mi ha sempre detto così. Non vogliamo farli tristi, restiamo insieme, senza pianti.

Margherita asciugò le lacrime, lo abbracciò e lo baciò sulla fronte.

Andiamo a dormire, domani ci alzeremo presto. Ti chiedo di restare qui finché la tua mamma sarà in ospedale; così il gatto e io saremo meno soli. Daccordo?

Daccordo annuì Ettore aiuterò a lavare i piatti. Posso chiamarla nonna? Solo qui, non a scuola.

Puoi, piccolo. Dormi.

La signora Margherita rimase seduta a guardare fuori dalla finestra, asciugandosi le guance ancora umide, mentre Ettore dormiva nella sua stanza.

Gli anni passarono. Una mattina, Ettore si svegliò presto, si alzò dal letto, si stiracchiò e sentì dalla cucina laroma dei cornetti appena sfornati. Si avvicinò alla porta.

Nonna, perché è così presto? disse, baciando la guancia di Margherita.
Non riuscivo a dormire. Ho pensato che ti sveglieresti e avremmo potuto fare colazione insieme. Ecco il latte, e i cornetti. Quando arriverà il momento, ti porterò su quel cielo, come abbiamo sempre sognato.

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