Mi ricordo ancora, come se fosse ieri, quel periodo di luci e ombre avvolto da un silenzio quasi irreale. Cinque giorni prima era avvenuto il parto di mia figlia, avvenuto a causa di un cesareo programmato. Io, Tiziana, stavo ancora riprendendo fiato dopo lintervento, mentre il neonato, una piccola Ginevra, era il tanto atteso primogenito della nostra famiglia. Io e Alessandro eravamo sposati da sette anni; in quegli anni tre volte la gravidanza si era interrotta prematuramente. Quando lultima speranza di diventare genitori sembrava svanita e noi avevamo accettato il destino, il fato ci ha sorpresi: io mi sono accorta di essere al terzo mese di gestazione. In quella notte ho sognato la madre defunta; eravamo su un parco giochi, osservavamo i bimbi che scavavano nella sabbia. La madre, accostatasi a me, mi ha accarezzato la testa con dolcezza e, con voce di velluto, ha sussurrato:
Presto nascerà la piccola Ginevra e illuminerà la tua vita di amore e speranza.
Al mio risveglio, il pensiero di dare alla figlia il nome Ginevra si è fissato nella mente; non riuscivo a immaginare altro. Alessandro ha accettato, dicendo che, dal momento che il cognome e il patronimico sarebbero stati miei, avrei potuto scegliere liberamente il nome.
Dopo il parto, ero ancora in condizioni deboli, così ho chiesto a lui di occuparsi dei documenti. Egli, raccattate le carte necessarie, si è diretto allUfficio di Stato Civile di Roma per registrare la nascita. Non avrei mai potuto immaginare la sorpresa che ci attendeva.
Alessandro è tornato a casa accompagnato da sua madre, la signora Olga Vittoria, con cui il mio rapporto era sempre stato teso. Io non mi ero ancora ripresa dallintervento, e lidea di vedere la suocera mi riempiva di irritazione; tuttavia, ho represso la rabbia e lho accolta con cortesia. Quando ho visto il certificato di nascita, il mio cuore si è fermato: il nome indicato era Ada, non Ginevra. Le gambe mi sono indebolite, le mani tremavano senza controllo.
Un brivido mi ha attraversato; ho dovuto rileggere il foglio più volte, convinta a malapena di credere a quellerrore. Ma lì, in nero su bianco, cera scritto Ada. Ho impiegato qualche minuto per riprendermi e ho chiesto ad Alessandro:
Ada? Cosa significa? Che cosa hai combinato? Chi è questa Ada?
Figlio mio, porta a tua moglie un bicchiere dacqua, altrimenti cadrà in svenimento. Calmati. Non è successa nulla di strano ha detto la signora Olga, con tono imperturbabile, ma gli occhi pieni di fastidio verso la nuora pallida.
Alessandro è tornato con lacqua gelata; le lacrime mi hanno inondato gli occhi. Il respiro si faceva difficile, ero in uno stato di shock.
È opera tua? ho gridato, ancora incredula Hai fatto cambiare il nome della nostra bambina? Come osi? Chi sei per decidere? Io ho partorito Ginevra, non Ada! Solo io posso darle un nome! Capisci il danno che hai fatto?
Non fare drammi. Ho solo mantenuto una vecchia tradizione di famiglia. Ti ho sempre detto che noi, donne, nominiamo le figlie in onore di nonne e bisnonne. Ho spiegato al figlio, e lui ha accettato. La mia bisnonna si chiamava Ada; era una donna dignitosa, dal cuore nobile, la cui vita è stata serena e luminosa. Dovresti gioire perché la tua bambina porta il nome di una persona così stimata. Sono sicura che la piccola Ada crescerà forte e coraggiosa, con un destino altrettanto felice.
La mia figlia ha un destino diverso; non voglio che una donna morta da tempo interferisca. Quello che avete fatto è crudele! Da dove trae il diritto? Io ho portato al registro mio marito, non voi! Perché la tua madre può decidere al posto nostro? Ricorda bene: è Ginevra, non Ada. Andrò subito allo Stato Civile a sistemare la cosa.
Così, con la neonata stretta al petto, mi sono recata allUfficio di Stato Civile, dove ho chiesto di correggere il nome. Mi è stato detto che serviva il consenso di entrambi i genitori. Sono tornata a casa, esausta, trovandomi di fronte Alessandro, col viso colmo di rimorso. Ha tentato di avvolgermi in un abbraccio; io lo ho respinto bruscamente e, con amarezza, ho detto:
Per cambiare il nome della nostra bambina serve laccordo di entrambi. Giuro che non passerò un solo giorno accanto a te se non accetterai. La nostra figlia non è Ada, è Ginevra. Il tuo continuo appoggio alla madre è velenoso per il nostro rapporto. Pensa a chi è davvero al primo posto. La mia zia, chiamata Ada, raccontava con le lacrime agli occhi di essere stata presa in giro a scuola con la frase Ada è venuta dallinferno. Ma non è questo il punto. Non permetterò più a tua madre di decidere il futuro del nostro bambino. Mi torcerò le mani per lintero giorno per colpa vostra, e potrei anche avere problemi con lallattamento.
Perdona, Tania ha balbettato Alessandro, stringendomi la mano Ho sbagliato a lasciarmi influenzare dalla mamma. Ha detto che se non avessi dato ad Ada il nome della bambina mi avrebbe privato delleredità. Sistemiamo tutto, domani andremo insieme a presentare la domanda.
Alla fine, il nome è stato corretto: Ginevra è tornata a essere il nome ufficiale della nostra figlia. Non ho più rivisto la signora Olga Vittoria; ho chiuso le porte a qualsiasi interferenza nella crescita della bambina. Un anno dopo Alessandro e io ci siamo separati. Ho capito che lui non sarebbe mai cambiato, rimarrebbe sempre il figlio di sua madre. Ho capito di aver bisogno di un vero protettore, un uomo che sia un sostegno solido e non un figliocesto destinato a suonare sempre le note della madre.
Così, con il tempo, ho imparato a difendere la nostra Ginevra da ogni ombra, a custodire la luce che quel nome ha portato nella mia vita.







