Ho smesso di portare mia suocera al supermercato dopo una chiacchierata con la sua amica

Dopo che la suocera, Guglielmina Petroni, ebbe una chiacchierata con la sua amica Teresa Ilenia, smise di farmi accompagnare a fare la spesa.

Martina, lo sai che ti sei spostata nella corsia sbagliata! Ti avevo detto di stare più a destra, altrimenti ci fermiamo al semaforo per dieci minuti! la voce di Guglielmina, acuta come un clacson, copriva persino il ronzio del condizionatore.

Martina strinse più forte il volante, sentendo le nocche dei dita impallidire. Le veniva voglia di frenare a morte, scendere dallauto e andare a piedi verso il tramonto, lasciandosi alle spalle il cofano sudicio, le buste di piantine che odoravano di terra umida e di freschezza, e la stessa Guglielmina, seduta sul sedile del passeggero come una regina madre. Invece, si limitò a inspirare profondamente.

Guglielmina, lasciamo fare al navigatore. Cè un incidente nella corsia di destra, potremmo restare fermi.

Al navigatore, eh! sbuffò la suocera, sistemandosi il cappello. Io su questa strada da trentanni, con mio marito defunto a bordo di una Fiat Moskva. Conosco tutti i modi per aggirare gli ingorghi. Tu, con i tuoi gadget, non sai più dove è la tua testa. A proposito, non ti sei fermata al Semaforo per il detersivo in offerta? Lora mi ha detto Lusia, devi prenderne tre confezioni.

Andremo a prendere, rispose Martina a bassa voce. Ma siamo già in macchina da tre ore. Ho la schiena che si è irrigidita e Paolo mi ha chiesto di tornare per il pranzo, è affamato.

Paolo aspetterà! sbottò Guglielmina. O si farà le gnocchi da solo. Una madre ha bisogno di aiuto. Chi altrimenti mi porterebbe? Ho la pressione alta, le gambe mi fanno male, sullautobus non riesco a gestire le borse. E il taxi oggigiorno è una rapina. Tu, giovane e in forma, è un piacere portarmi in giro, e allo stesso tempo stare con la mamma.

Piacere, pensò Martina, deridendo lidea nella sua testa. Ogni sabato quella pazienza era lunico giorno libero che le rimaneva. Martina era impiegata come amministratrice in un centro medico, a turni due giorni sì, due no, ma doveva spesso sostituire i colleghi e i weekend si facevano rari. E, come se fosse un capriccio, proprio in quei rari giorni la suocera sentiva lurgenza di girare metà città alla ricerca di zucchero economico, farina per le crespelle o, oggi, di concimi venduti solo in un centro ortofrutticolo a due ore di distanza.

Paolo, il marito di Martina, non si intrometteva in queste uscite. Martina, tu guidi meglio di me, non ti gira la testa, e con la mamma trovi più facilmente le parole le diceva, baciandola sulla guancia, per poi tuffarsi nei videogiochi o nella partita di calcio. Per lui era comodo: suocera occupata, moglie occupata, casa tranquilla. Il suo disagio per il suo stato di stremata era qualcosa che preferiva non vedere.

Giuntarono al magazzino dipinto di giallo sporco. Il parcheggio era gremito di gente che cercava di risparmiare cinquantacinque euro sulla pasta. Martina si infilò a stento tra un Jeep enorme e una vecchia Lancia Delta.

Siediti, prendo io il carrello ordinò Guglielmina, poi si accasciò sul retro. Ahia! Il torace! Che vecchiaia Martina, vai tu, per favore. Io rimango qui a controllare la lista.

Martina uscì dal veicolo senza dire una parola. Il caldo scioglieva lasfalto. Dentro il supermercato si sentiva lodore di prodotti chimici a buon mercato e di polvere. Spingeva un carrello rumoroso tra le casse di conserve, pensando a come la vita le scorrasse accanto. Aveva trentacinque anni. Potrebbe essere in una vasca da bagno con la schiuma, o passeggiare al parco con un libro, o semplicemente dormire. Invece doveva caricare sacchi di zucchero perché la suocera aveva la stagione delle provviste, mentre le fragole non erano ancora mature.

Tornata con il carrello carico, trovò Guglielmina al telefono, a ridere e gesticolare. Notandola, la suocera interruppe la chiamata e tornò a fare la donna di dolore.

Oh, siamo a malapena arrivati. Che caldo nellauto! Il condizionatore a un quarto di potenza, devo risparmiare il freon, vero?

Funziona a pieno regime, Guglielmina. Fa solo trentacinque gradi fuori.

Lo scarico dei pacchi durò altri dieci minuti. Martina trasferiva le confezioni pesanti dal carrello al baule, cercando di non macchiare i pantaloni chiari. Guglielmina dirigeva la scena: Attenta alle uova! Non metterle sopra! Il detersivo in un angolo, così non si sparge.

Quando finalmente si misero in marcia verso casa di Guglielmina, Martina si sentiva un carrettiere, un autista e una psicologa allo stesso tempo, ma senza stipendio.

Martina, una cosa iniziò Guglielmina con tono insidioso quando uscirono su via Roma. Ho promesso alla mia amica Teresa Ilenia di prenderla. Abita qui vicino, a due isolati. Ha bisogno di andare in campagna e non vuole trasportare le piantine di pomodoro sullautobus.

Guglielmina! Avevamo detto solo supermercato e casa! Paolo è a casa a fame, ho la lavatrice da fare!

E allora? sbuffò la suocera. Teresa è una donna sola, di buona famiglia. Facciamo una sosta veloce, la prendiamo e la portiamo al suo giardino. È praticamente sul percorso.

Sul percorso è a trentacinque chilometri dal centro! Martina quasi perse la curva.

Non si può abbandonare qualcuno! Lho già promesso. Non farmi sembrare una cattiva nuora davanti a tutti.

Martina serrò i denti. Dire di no significherebbe sopportare le lamentele di Paolo per tutta la settimana e le accuse della madre: Mia madre piangeva, diceva che lavevi cacciata. Più semplice fu portarle e dimenticarsene.

Arrivarono al cortile di un piccolo palazzo dove viveva Teresa. Lei stava già allingresso, circondata da scatole e cassette, pronta per una spedizione in Antartide.

Oh, Guglielmina! Grazie mille! esclamò la signora con i ricci viola, correndo verso lauto. E questa è la tua Martina? Buongiorno, piccolina!

Il carico richiese più tempo. Il baule non chiudeva, così dovettero sistemare parte delle scatole sui sedili posteriori. Lodore di terra era più intenso, mescolato al profumo di valeriana che Teresa pareva collezionare.

Durante il viaggio le due donne chiacchieravano senza sosta. Martina alzò il volume della radio per non disturbare e si immerse nei propri pensieri, osservando la strada. Dietro di loro si discuteva di prezzi del grano saraceno, di dolori articolari e dei figli della vicina.

E poi cè il cognato di Vera che ha iniziato a bere diceva Teresa.

Non cè da stupirsi, con la moglie così ribatté Guglielmina.

Martina ascoltava appena, finché la conversazione non toccò un argomento familiare.

Martina, sei fortunata osservò Teresa con una punta di invidia. Ogni weekend in macchina, comoda, al mercato, in campagna. Il mio marito arriva una volta al mese, e poi si lamenta. Tu ti limiti a guidare, non ti ostini a dire nulla.

Il commento colpì Martina. Voleva sentire la risposta della suocera. Di solito Guglielmina rispondeva con un Grazie per non lasciarmi sola, ma ora il tono era diverso, più sprezzante.

Oh, Teresa, non è che mi limiti, è che io la addestro iniziò Guglielmina con voce tagliente. Allinizio resistiva: Sono stanca, ho i miei piani. Io le ho detto che Piero è un ragazzo docile, non ama i litigi. Lo faccio preoccupare, gli dico che la mamma è malata, che la sua vita dipende da me. E lui, con rispetto, non si oppone. Così funziona: non chiedi, ma imposti il fatto. E aggiungi sempre colpa. Se sbaglia, lo stringi al cuore o misuri la pressione. Funziona sempre!

Teresa rise di approvazione.

Guglielmina, sei una stratega! E il carburante? Non chiede soldi?

Che carburante! sbuffò Guglielmina. Lauto è comprata con i soldi di famiglia, conti anche per Piero. Quindi è suo dovere. E guarda lì, la signora una topo grigia, nessuna bellezza, lavora da amministratrice, fa da portinaia. Piero è unaquila, capo reparto, potrebbe avere una regina. Ma lei è qui, fa lautista gratuito. Serve a riempire il vuoto, ha i figli a scuola, nessun hobby, solo il cellulare. Eppure è utile: trasportare sacchi di zucchero, sì, la schiena soffre, ma la mia è guarisci da tempo, non voglio più caricare peso.

Il silenzio calò come una vela. Martina sentì il sangue pulsare nelle tempie. Topo grigia, addestramento, schiena guarita. Parole che colpivano come schiaffi.

Ricordò le volte in cui aveva rinunciato a uscire con le amiche per portare Guglielmina in farmacia, al cimitero, al mercato per la patata. Capì che era stata trattata come un animale da soma, non come membro della famiglia.

Beh, Guglielmina disse Teresa con un filo di rispetto. Che donna furba. La mia nuora mi avrebbe mandato via tempo fa.

La nuora è furba, ma questa è solo comoda, concluse Guglielmina.

Martina espirò lentamente. Le mani smettono di tremare. Al posto del risentimento nacque una furia cristallina. Guardò nello specchietto retrovisore: la suocera sorridente, reggendosi il colletto della camicetta; Teresa annuiva.

Quindi è comoda sussurrò Martina tra i denti.

Non si fermò a metà strada per lasciarle in un bosco, per quanto fosse tentatore. Era una crisi di follia, riservata ai deboli. Proseguì fino al villaggio di campagna, in silenzio.

Quando lauto si fermò davanti al cancello della casa di campagna di Guglielmina, la suocera ordinò:

Martina, scarica prima le cose di Teresa, poi le mie. Portale dentro, altrimenti piove.

Martina spense il motore, estrasse la chiave e scese. Le due donne uscirono a massaggiare le gambe stanche.

Dai, non perdere tempo incalzò Guglielmina. Dobbiamo innaffiare i letti.

Martina chiuse la portiera con la chiave, premé il pulsante del telecomando. Lauto emise un bip e lampeggiò. Il baule rimase aperto.

Non scaricherò nulla, Guglielmina dichiarò a gran voce. La sua voce era ferma, con un tono metallico che fece tacere gli uccelli sullalbero di mele.

Cosa? sbatté la suocera, sorpresa. È troppo pesante? Allora porta a piccoli pezzi.

Ho detto che non scaricherò. E non porterò più nulla. E non ti porterò più in nessun posto. Mai più.

Sei impazzita? arrossò Guglielmina. Teresa, capisci? Che ribellione è questa? Martina, sei malata? Il sole ti ha scottato?

No, Guglielmina. Sto bene, anche ludito. Ho sentito tutta la vostra conversazione. Il addestramento, la topo grigia, il fatto che dovessi svolgere nella vostra famiglia, e la tua schiena che miracolosamente guarisce quando devi trasportare i sacchi altrui.

Il volto di Guglielmina divenne pallido. Aprì la bocca, la chiuse, poi la riaprì. Teresa si coprì la bocca con la mano, tremando.

Hai hai ascoltato? Che vergogna! esclamò Guglielmina. Una donna adulta con le orecchie così!

Non ho ascoltato. Voi eravate nella mia auto, che ho comprato con il mio bonus e il mutuo che pago io, mentre il cavaliere Piero spende lo stipendio in nuovi gadget. E avete alzato la voce così forte che solo un sordo potrebbe non sentire. Laddestramento è finito. La topa ha lasciato il lavoro. Le vostre cose sono nel baule. Scaricatele voi. La vostra schiena è buona, io vado a casa.

Non osare! strillò Guglielmina, afferrando il cancello. Chiamerò Piero! Gli racconterò tutto! Ti cacciò di casa!

Chiamate pure, sbuffò Martina. E raccontate che mi avete inzuppato di polvere davanti a Teresa. Gli mostrerò il video del dashcam, dove cè laudio interno. Sarà un film istruttivo.

Il registratore, però, salva solo video e suono anteriore; però Guglielmina non lo sapeva. Il suo viso impallidì e si stringette al petto, come se fosse davvero un attacco.

Teresa, prendi le tue cose, ordinò Martina alla seconda signora.

Teresa, mormorando scuse, corse al baule e cominciò a scaricare le scatole sul prato. Guglielmina rimase lì, immobile, a fissare Martina con odio.

Non ti perdonerò mai, sibilò.

Il tuo perdono non mi serve. Ho bisogno del mio tempo e del mio rispetto. Buona fortuna con il raccolto.

Martina salì in macchina, sbatté la portiera, e senza guardare indietro accelerò. Le ruote solcarono il ghiaione e lauto sfrecciò via.

Il viaggio di ritorno fu avvolto nella nebbia. Ladrenalina pulsava nelle vene. Accese la radio al massimo e cantò a squarciagola, sovrastando il rumore del motore. Sentiva lansia di quello che lattendeva a casa, ma una sensazione di libertà la travolgeva: come se avesse scaricato anche i sacchi di zucchero che le gravavano da anni.

A casa, Paolo era sul divano a guardare una serie.

Ehi, sei tornata! lo salutò, senza alzare lo sguardo. Che succede? La mamma ha chiamato, ma la Ehi, sei tornata! lo salutò, senza alzare lo sguardo. Che succede? La mamma ha chiamato, ma la linea è caduta e non ha più sentito nulla.

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