Ehi, nonno! Quei funghi sono porcini? gironzolava il ragazzino attorno al vecchio Pietro, un bambino veloce come il nome che portava: Giacomino.
Sì, sbuffò luomo, stanco ma sorridente, e lasciò uscire un lungo sospiro.
Da sempre i funghi crescevano nei boschi di Montelupo, ma il nonno trovava faticoso trasportare il cesto pieno di funghi freschi. Così si era fermato, ansimando, sulla stessa panchina di legno accanto alla casa di Matilde, la vecchia del villaggio. Non era una babbà in senso tradizionale; Pietro si era sposato prima che Matilde sposasse il suo Francesco. Per Matilde, Giacomino era il nipote, e se il suo Lorenzo non avesse girato il villaggio fino a quarantanni, Matilde sarebbe già passata al ruolo di bisnonna.
Nessuno abitava più nella sua dimora, e lanno passato era comparsa una figura sul portico di casa, con unintera famiglia. La notizia aveva seminato il terrore: Matilde aveva gridato così forte che gli abitanti del paese pensavano la vecchia fosse stata attaccata. Alla fine, era solo gioia.
Quel pomeriggio destate, i cittadini di Roma erano tornati a Montelupo al tramonto di agosto. Giacomino girava da mattina a sera per i sentieri di campagna. Che cosa poteva fare senza coetanei? In fastidio, tormentava gli anziani. Pietro doveva fare una pausa, ma doveva anche tornare a casa, dove sua moglie Cinzia avrebbe lavato i funghi perché lui potesse massaggiare i piedi sul letto.
Proprio allora Giacomino, con la sua plastica lucida, si avvicinò al cesto di Pietro e chiese:
Fammi una foto!
E tu, strampalato, cosa vuoi fotografare? Con questo legno? sbuffò il nonno, dimenticandosi delle gambe.
Con il tablet! alzò trionfante il suo aggeggio.
Giacomino puntò il dispositivo verso il cesto, fece clic, e lodore di funghi sembrò vibrare nellaria.
Guarda! esclamò, girando il retino verso Pietro, che vide la sua immagine sullo schermo.
Che bella! disse luomo, ma Giacomino, senza dare tregua, strisciò il dito sulla foto e, come per magia, al posto dei funghi comparve Lorenzo.
Papà, dichiarò con tono solenne Giacomino, e Pietro lanciò unocchiata rapida al cesto, quasi a chiedersi se fosse uno scherzo. Il cesto era lì, i funghi intatti, ma la figura di Lorenzo era comparsa sullo schermo.
Il ragazzo continuò a far scorrere le immagini:
Questa è la mamma, questa è la nostra casa e questo è Marchese.
Il Marchese non era un gatto, ma un maialino. Matilde lo portava fuori al guinzaglio, e tutti nel villaggio si chiedevano perché un porcellino avesse bisogno di una corda, finché il contadino Riccardo non lo chiarì:
Lo tiene al guinzaglio come un trofeo.
Nonno, posso fotografarti? chiese improvvisamente Giacomino.
E perché no? rispose Pietro.
Sei così bello: barba bianca, mani forti, non come il papà, bruciato dal sole balbettò il ragazzino, cercando le parole, e poi, con un tono più sicuro, aggiunse: Come la mia nonna, solo più giovane!
Pietro scoppiò a ridere.
Non farmi iniziò a dire, ma si fermò.
Guardando il giovane negli occhi, domandò:
Non ti dispiace la pellicola?
Che pellicola? non capì il ragazzo.
Fotografica.
Il silenzio fu rotto dalla risata di Giacomino. In quei cinque minuti, mentre il bambino spiegava che non serviva alcuna pellicola e che la mamma stampava tutto sulla stampante, Pietro ritrovò le forze per proseguire il cammino. Prima di alzarsi, però, disse:
Senti, Giacomino vieni da noi tra unora. Cinzia e io facciamo una foto insieme, ok?
Ok! rispose il ragazzino con entusiasmo, e Pietro, gracchiando, si alzò.
Prese il suo pesante cestoun peso enorme per un uomo sanoe si diresse verso la sua casa. Dopo pochi passi si girò, urlando al ragazzo che scappava:
Giacomino, non dimenticare: tra unora!
Segnato! arrivò una voce da un vicolo.
Che ci facciamo, signorina sospirò Pietro, dirigendosi verso la porta.
Ecco, Cinzia, mormorò, posando il cesto sul portico e sedendosi su una scaletta. Un altro così, e passeremo linverno come nobili: patate e funghi perché la carne è scarsa.
Pietro, che aveva vissuto tutta la vita a Montelupo senza mai assaggiare salumi di città, si limitava a pane, formaggio e verdure. Il salame arrivava solo per le grandi feste, quando gli ospiti venivano a visitare. Non si trattava di disgusto, ma di abitudine: luomo, legato alla terra, non sentiva il bisogno di cibi estranei, se non sale e pepe.
E basta, Vincenzo, con i cetrioli e i pomodori. Calmati, sospirò Cinzia, cercando di sollevare il cesto.
Aspetta, sciocca! si oppose Pietro, ma cadde di nuovo sul gradino. Ti dico, aspetta! la voce dellanziano tremò, ma poi si addolcì. Non è il momento dei funghi. Vai a pettinarti e mettiti il tuo vestito preferito.
Che centri, vecchio? sbuffò Cinzia, quasi delirante. Sei diventato matto a pensar di sposarti di nuovo? Siamo sposati da sessantanni!
Proprio questo, rispose Pietro, alzandosi lentamente. Dobbiamo fare una foto.
Che? chiese Cinzia, alzando le mani.
Dobbiamo fotografarci, lo dico, insistette il nonno, accigliandosi. Giacomino arriverà con il suo apparecchio
Tu fotografa, tu! esclamò Cinzia, sbattendo le mani e uscendo di corsa nella stanza.
Pietro, senza guardare nemmeno il cesto, assunse unespressione severa e seguì sua moglie.
Cinzia, dove sei? chiese Pietro, entrando nella casa. Cinzia! non trovò la moglie.
La trovò solo dopo cinque minuti di passi tremolanti, nascosta dietro il focolare, dove da giovane si rifugiava durante i litigi. Cinzia aveva il volto nascosto tra le mani, piangeva silenziosa. Le lacrime, filate tra le dita strette, cadevano come pioggia su una gonna sbiadita.
Pietro aprì la bocca, ma nessuna parola uscì; la gola gli si strozzò. Quando era lultima volta che litigavano così? Ventanni fa? Decenni di distanza. Finalmente, con voce rotta, sussurrò:
Cin il suono, dolce e fragile, si fece strada nel silenzio. Cin
Le spalle di Cinzia smetterono di tremare; abbassò le braccia, guardò Pietro con occhi pieni di lacrime, poi si alzò e si gettò tra le sue braccia, poggiando la testa sulla sua spalla. La barba del nonno si inumidì di lacrime. Stavano per singhiozzare, ma Cinzia lo interruppe:
Pettina la barba mentre ti stirò la camicia
Giacomino era arrivato mezzora prima, ma i due erano già pronti. Seduti al tavolo, Pietro giocherellava con la barba, nervoso, mentre Cinzia cercava di calmarlo. Improvvisamente, la porta del portico sbatté.
La sera, già a letto, i due esaminavano le foto una alla volta. Una era piccola, in bianco e nero: una giovane donna rossa, con un enorme mazzo di fiori di campo, appoggiata sulla spalla di un ragazzo elegante, davanti a uninsegna con quattro lettere: Ufficio di Stato Civile.
Laltra era grande, a colori: una signora anziana, con la testa appoggiata sulla spalla di un vecchio, davanti a un tavolo ricco di fiori di giardino, il sole di agosto a splendere, i loro volti radiosi come nella prima immagine.
Altre foto decoravano la casa, ma solo queste due li mostrava insieme, felici, come ununica vita.







