La Scelta: Un Viaggio tra Tradizioni e Sogni Italiani

Ricordo ancora quei giorni di estate, quando il sole di Toscana scaldava i campi di San Pietro e la vita scorreva lenta come il fiume Arno. Era il 1973, e io, Loredana Bianchi, avevo trentannove anni e stavo per diventare madre per la prima volta. La mia madre, Maria, una donna di sessantadue anni ancora vigorosa, mi disse con la sua voce roca: «Loredana, non è tardi per partorire, letà è solo un numero». Io risposi, sorridendo: «Stai tranquilla, mamma, andrà tutto bene». Lei, con un filo di preghiera, aggiunse: «Che Dio ti conceda la felicità, figlia mia, come un dono prezioso».

Io vivevo con la madre in una casetta di pietra, circondata da orti e vigneti. Maria era una vera pizzicatrice di ortaggi, amava scavare la terra e raccogliere i pomodori, mentre io, insegnante di geografia nella scuola elementare del paese e vice preside, aiutavo nei weekend. Un sabato mattina, prima che il caldo fosse insopportabile, mi avviai a zappare le aiuole. Il canto degli uccelli era lunico sottofondo.

«Buongiorno, Loredana», mi chiamò la voce di Anna, la vicina di casa. Anna non era del posto: era sposata con Michele, un soldato di stanza a Napoli, che laveva portata qui dopo averla incontrata durante il servizio in Sicilia. «Buongiorno, Annetta», risposi.

Anna mi raccontò che il figlio della zia Vanda, una parente di famiglia, era appena arrivato. Il suo nome era Alessio Marconi, detto da tutti «Alessio il piccolo», perché era più giovane di un anno del fratello maggiore. Il fratello era Orazio, che aveva trascorso gli anni del servizio tra la Siberia e la Kamchatka, ma ora, a quasi quarantanni, era in pensione e pensava di avviare una fattoria abbandonata nei pressi di San Giovanni, dove voleva costruire serre.

«Verrà con la moglie?», chiesi. Anna scosse la testa. «È divorziato, quindi è solo. Le nostre donne sono tutte rimaste sole, e ora si stanno facendo belle per gli uomini più giovani». Rise forte, agitò la mano e si allontanò.

Respirai a fondo. «Annetta, non capisci che un tempo anchio avrei voluto sposare Alessio? Ma ho finito per unirmi a Sergio Venturi», confessai, ricordando il passato. Sergio era il mio ragazzo dinfanzia, figlio del contadino di fronte, e noi due eravamo diventati una coppia di vicini, mentre Alessio viveva in unaltra via. Fin da piccoli eravamo tre inseparabili: io, Alessio e Sergio. Alessio era più alto di me, ma più basso di Sergio, e i ragazzi lo prendevano in giro, ma lui non si lamentava mai e difendeva gli amici. A sedici anni era già alto quasi quanto un adulto, con spalle robuste.

Il tempo passò e i giochi nei ruscelli divennero serate in piazza, balli al locale e film al cinema. Io, che un tempo ero una ragazza un po goffa, divenni una donna bella, ammirata dalle altre signorine del paese. Molte sussurravano dietro le spalle: «Chi sceglierà Loredana?». Alessio, con la sua forza da vero brigante, e Sergio, con il suo spirito allegro, erano entrambi attrattivi, ma così diversi.

Alessio terminò gli studi, non andò alluniversità, ma divenne autista e poi si arruolò nuovamente nellesercito. Una sera, abbracciandoci, disse: «Caro Sergio, cara Loredana, vi scriverò sempre e voi scrivete a me». Sergio rispose con entusiasmo: «Anche io ti seguirò, Alessio, in armata». Così i due amici scrissero lettere, mentre io, felice, li rispondevo.

Poi le lettere di Alessio smettono di arrivare. «Zia Vanda, perché Alessio non scrive più?», chiesi al suo padre. «Lui ha firmato un contratto per restare in servizio», mi rispose con voce triste. Rimasi delusa, perché speravo che tornasse presto.

Anche le parole di Sergio si fecero rare. Un giorno sua madre mi rivelò che il figlio era ferito in una zona di conflitto, ricoverato in ospedale. «Un colpo leggero, ma tornerà presto», disse. Non sapevo che Sergio avesse scritto ad Alessio per farlo venire in mio aiuto, né che avesse promesso di sposarmi quando tornava. Quando fu dimesso, mi scrisse: «Loredana, ti amo ancora, voglio sposarti. Se avrai la gentilezza di aiutarmi, sarò tuo per sempre». Io non capii nulla di tutto ciò.

Alessio tornò finalmente, e noi tre ci ritrovammo come un tempo. Quella sera decisi di fare chiarezza una volta per tutte. Purtroppo il dialogo non andò come speravo: le battute di Sergio sembravano fuori luogo, Alessio rimaneva silenzioso. Alla fine, mi avvicinai a lui e gli dissi: «Sergio vuole proporsi a me, vuole sposarmi». Lui guardò nel vuoto e rispose: «Che importa? Se vuole sposarsi con te, non mi intrometterò». Allora scoppiò la frustrazione: «Siete tutti decisi per me! Nessuno mi ha chiesto! Forse amo Alessio, non Sergio», urlai, correndo verso casa.

Al mattino scoprii che Alessio era partito. Accettai quindi la proposta di Sergio e ci sposammo. La nostra vita coniugale fu tuttaltro che felice. Dopo qualche anno rimasi incinta, ma non riuscii a portare a termine la gravidanza; non ebbi più figli. Sergio, percependo che non ero più innamorata di lui, iniziò a bere e a litigare. Non doveva più bere a causa di una ferita rimasta dal conflitto, ma non gli importava. Visse come un vicino, e alla fine si trasferì al Nord, dove morì in un incidente.

Ricordo di nuovo quel giorno, quando mi trovavo davanti allo specchio nella nostra cucina, e la porta si aprì con un passo deciso. Un uomo alto e robusto entrò: era Alessio, ritorno dal servizio in Kamchatka, da dove comprava biglietti per la costa adriatica per le vacanze dei genitori. Il suo sguardo, serio e penetrante, mi fece battere il cuore.

«È bello che la madre sia al mercato», pensai, «devo invitare luomo dentro, altrimenti si spargeranno pettegolezzi». Lo salutai freddamente: «Cosa vuoi?». Lui, un po smarrito, rispose: «Parlare, non è forse possibile?». Lo feci entrare.

Sul tavolo posò una elegante busta: «Un regalo per te». Lo fissai, chiedendomi perché fosse venuto ora, quando lo aspettavo da tempo. «Volevo, ma Sergio mi ha fermato. Ha detto che se non mi sposavo, non sarebbe più vissuto. Mi ha chiesto di partire, ma io non ho potuto fare a meno di pensare al tuo bene», spiegò Alessio, con voce rotta.

«Perché nessuno ha pensato a me?», gli chiesi. «Loredana, scusa, ti ho sempre amato, ma non volevo ferire lamico. Ti amo ancora», disse, avvicinandosi e abbracciandomi forte.

Da quel momento siamo rimasti insieme. Ci siamo sposati e, qualche anno dopo, ho avuto un figlio che abbiamo chiamato Marco, in onore del nostro amico perduto. È un bambino sano, un piccolo gigante che ricorda il suo papà. Così, guardando indietro, capisco che la scelta era sempre stata nelle mie mani, ma i miei amici, con le loro decisioni e i loro errori, hanno disegnato il percorso che ho percorso. Ora, mentre osservo il sole tramontare sulle colline di San Pietro, sorrido pensando a quanto la vita possa essere una trama di scelte, amori e destini intrecciati.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

2 × 1 =

La Scelta: Un Viaggio tra Tradizioni e Sogni Italiani
Lo sapevi che era un fifone – sussurrò la suocera quando se ne andò