Ricordo ancora come, una mattina di primavera, mi sono trovata a dare al marito un ultimatum: o lasciava la casa di sua madre e veniva a vivere con me, o avremmo chiesto il divorzio.
Mi ero svegliata verso le sette e mezza perché Alessandro stava armeggiando con il cellulare. La luce dello schermo gli colpiva gli occhi come un faro. Dalla cucina si sentiva il frastuono dei pentoloni di sua madre, la signora Giulia Bianchi, che si alzava alle sei per svegliare tutta la casa con i suoi rumori metallici.
Alessandro, perché non dormi? gli chiesi.
Sto guardando una serie rispose senza distogliere lo sguardo dallo schermo.
Strappai la coperta e mi sedetti. La stanza era minuscola, a malapena dodici metri quadrati; forse la mia camera da bambina era più ampia. I nostri vestiti erano stipati in due valigie sotto il letto, perché larmadio era occupato da un mucchio di vecchie stoviglie della madre.
È solo temporaneo, cara, diceva lei, appena li sistemerò ti darò larmadio.
Quella temporaneità si trasformò in otto mesi di convivenza forzata.
Alessandro, dobbiamo parlare cominciai.
Dopo colazione, va bene? rispose lui. La mamma deve stare a preparare le frittelle.
Frittelle! balzai, temendo che la suocera mi sentisse. Alessandro, non mi interessano le frittelle! Voglio una casa tutta nostra, capisci? Dalìasì!
Sta iniziando di nuovo, sospirò lui. Costanza, avevamo concordato di mettere da parte qualche soldo.
Quando abbiamo concordato? saltai dal letto e mi avvolsi in una vestaglia. Hai detto un paio di mesi. Sono passati otto mesi! Otto, Alessandro! E non cerchi nemmeno un appartamento. Ti accontenti che la mamma ti nutra, ti lavi i vestiti, ti pulisca la stanza. Quando torni dal lavoro ti butti sul divano come un ragazzino stanco!
Ma perché ti agiti così? si alzò e si stirò. Va tutto bene, viviamo. Risparmiamo con cura.
Che risparmio!? scoppiò una risata amara. Tu guadagni 1500euro al mese e non vuoi cambiare lavoro! Parli del comfort di un collega, ma con quella cifra non arriveremo a nulla neanche in cinque anni!
Alessandro aggrottò; non amava quando menzionavo il suo stipendio.
Almeno il lavoro è stabile. Non salto da un impiego allaltro ogni sei mesi, come fai tu.
Mi fermai, ma non dissi nulla. Sì, avevo cambiato occupazione. Cercavo un posto che pagasse di più e offrisse prospettive di carriera. Ora lavoravo come amministratrice in una clinica privata, con uno stipendio di 2500euro, e mi avevano promesso una promozione a responsabile con 3300euro.
Sai, sussurrai, sono stanca di chiedere il permesso a tua madre per mettere una mensola in bagno, di sentire le sue critiche su come friggo le patate o su come stiro le tue camicie. Sono stanca di fingere di godermi le serate davanti alla TV con lei in cucina, perché nel nostro appartamento non cè nemmeno un televisore!
Costanza, esageri, replicò Alessandro. La mamma non è così!
Tua madre, lo interruppi, mi considera una bambina temporanea, una figura di transito finché non troviate qualcuno di più adatto. Ogni giorno mi fa piccole sventure: a volte mette sale al posto dello zucchero nel tè per sbaglio, altre volte lava la mia biancheria con i suoi calzini neri e la torna tutta grigia.
Rimasi in silenzio, sperando che col tempo si abituasse a me. Ma ho trentanni, Alessandro! Voglio una casa, voglio dei figli, non voglio restare la bambina nella stanza di unaltra famiglia!
Il marito abbassò lo sguardo. Vidi il conflitto che lo lacerava tra me e sua madre.
Il nostro amico Lorenzo affitta una monolocale proseguii a 800euro al mese, pulito, ma quasi senza mobili. Lho visitato già. Con i nostri risparmi potremmo coprire laffitto e il cibo. Metto da parte 800euro al mese per il primo acconto di un mutuo. Tra due anni potremmo comprare un appartamento in un nuovo complesso, piccolo ma nostro.
Hai già deciso senza di me? scoppiò Alessandro. Hai guardato gli appartamenti da sola! Le decisioni familiari vanno prese insieme!
Decisamente familiari? sorrisi amaramente. Sì, Alessandro, con te non prendiamo decisioni. Tutto è deciso in cucina da tua madre, e tu annuisci. Anche le vacanze le abbiamo fatte dove lei voleva, a Rimini, mentre io desideravo il sole di Sorrento!
Dalla parete si odeva la voce della suocera:
Bambini, è ora di colazione! Le frittelle si raffreddano!
Mi trasferirò dopodomani! Con te o senza te. Se senza, allora divorzio. Decidi! proclamai, uscendo dalla stanza.
Passai la giornata in uno stato di torpore. Al lavoro le colleghe mi chiedevano se non fossi ammalata; il mio volto sembrava confermare il timore. La sera, tornai a casa tardi, volendo far passare più tempo al centro commerciale, vagando senza meta tra i piani.
Alessandro non era in casa. Giulia Bianchi sedeva in cucina a sorseggiare un tè con marmellata.
Costanzina, Alessandro ha detto che volete andarcene, disse con un sorriso forzato. È una battuta?
Il suo tono era dolce, ma gli occhi gelidi.
No, signora Giulia, non è una battuta risposi.
Soldi buttati via! sbuffò. Vivete qui, risparmiate! Noi, suo padre e io, abbiamo vissuto ventanni nella casa di mia madre e non è servito a nulla!
Non voglio attendere ventanni a risparmiare dichiarai. Voglio vivere ora.
Sei giovane e viziata, commentò la suocera. Pensi che Alessandro ti seguirà? È un figlio obbediente, non ti abbandonerà.
Vedremo dissi, uscendo dalla cucina.
Alessandro tornò poco prima di mezzanotte. Fingevo di dormire, ma si sedette sul bordo del letto e mi sussurrò:
Costanza, ho visto lappartamento di cui mi parlavi.
E? chiesi.
È buono, luminoso, finestre sul cortile. Tranquillo. Lho preso. Domani firmiamo il contratto. La mamma ha fatto rumore per mezzora, mio padre è rimasto in silenzio, come sempre. Ma ho capito che avevi ragione: è ora di vivere per noi.
Rimasi senza parole, quasi non potevo credere alle mie orecchie.
È vero? insistetti.
È vero mi strinse la mano. Scusa per aver rimandato così a lungo. Avevo paura, non sapevo se ce la faremmo. E mi faceva pena tua madre; è sola, tuo padre è sempre in trasferta. Pensavo di abbandonarla.
Alessandro, non andiamo via dallisola, ma in un quartiere diverso le dissi. Possiamo andare a trovarla ogni settimana.
Glielo ho appena detto rise lui. Ha risposto che non vuole più vedermi.
Passerà, gli assicurai, stringendolo forte. Si abituerà. Vedrai.
Inoltre, voglio esitò. Voglio trovare un lavoro migliore. Lo cercherò, lo prometto.
La baciò, e io risposi:
Insieme ce la faremo.
Il trasloco avvenne sabato, mentre Giulia Bianchi era al suo agriturismo in campagna. Il padre di Alessandro ci aiutò a portare le valigie al quarto piano. Prima di partire ci disse:
State facendo la cosa giusta, ragazzi. I giovani devono vivere da soli.







