Una ragazza dalla pelle pallida entra a lavorare come addetta alle pulizie in un piccolo caffè di Napoli. Quando il proprietario scopre chi è, alza la voce e le grida contro. Lira resta immobile. Davanti a lei cè lo stesso caffè di cui le parlava la nonna: appena aperto da poco, ancora con il personale incompleto. Forse anche lei troverà lavoro qui. Inspira profondamente, apre la porta e entra.
Qualche anno fa, quando aveva diciotto anni, Lira si esibiva in un concerto solista. Il successo era travolgente e il futuro sembrava splendente. Ma il destino prende una piega diversa. Rientrando a casa, un camion la colpisce a velocità elevata. Suo padre e sua madre muoiono sul colpo. Lira resta gravemente ferita, ma cosciente, e vede i genitori morire davanti a sé. La nonna, apprendeuta la tragedia, ha un ictus; le gambe le quasi non rispondono più. La sua vita si divide in prima e dopo. Trascorre tre mesi in ospedale, seguiti da un lungo periodo di riabilitazione, unoperazione dopo laltra. Le sue ossa si fondono in modo scorretto, i medici sbagliano nel tentativo di correggere la situazione. La nonna è costretta al letto. I primi due anni sono un inferno: basta chiudere gli occhi e i volti dei genitori, lincidente e il sangue tornano a infestare i ricordi.
Per sopravvivere devono vendere tutti i gioielli di famiglia. La nonna piange silenziosa mentre Lira imballa gli oggetti. Le medicine costano una fortuna. Non riesce a trovare lavoro: il suo zoppicamento spaventa i datori di lavoro, forse anche il suo sguardo o lespressione del viso. Le possibilità sono poche. Sa suonare solo il pianoforte, perché a scuola si è distinta, ma fuori dalla scuola e dalla musica non ha altre competenze. Tenta lavori da commessa, ma non può stare intera giornata perché deve assistere la nonna, e anche i turni diurni sono numerosi. Quando finiscono i soldi dei gioielli, vende il suo vecchio pianoforte, un prezioso Stradivari, ereditato dai genitori.
Due notti piange, poi decide di venderlo. Non sa a chi finirà lstrumento. Dei compratori sconosciuti contano i soldi e portano via il pianoforte. La nonna, ormai più autonoma, si muove con il deambulatore. Lira le organizza lintegrazione al reddito di invalidità e, con pochi spiccioli, riescono a campare: pasti semplici, senza carne né dolci, ma almeno sopravvivono. La notizia del caffè le arriva dalle vicine, che la visitano portandole tè e chiacchierando a lungo.
Le porte del caffè si aprono silenziose; il campanello scandisce lingresso di un giovane:
Buongiorno, non stiamo ancora assumendo.
Buongiorno, lo so. Sono qui per un lavoro, risponde Lira timidamente.
Che posizione ti interessa?
Qualsiasi, ho solo il diploma di scuola media.
Forse cameriera?
Lira arrossisce ancora di più:
No, non posso fare la cameriera.
Il ragazzo alza un sopracciglio:
Allora ti resta laddetta alle pulizie. Orario dalle dodici fino a chiusura.
Va bene, risponde Lira.
Valerio, il responsabile, sente la voce e grida:
Marco, vieni subito! Abbiamo una candidata per le pulizie.
Un minuto dopo arriva un altro uomo, lispettore Lorenzo, che lancia a Lira uno sguardo critico:
Labuso di alcol porta al licenziamento senza indennizzo, così come i furti. Spero non ci siano molti motivi.
Certo, risponde Lira con voce calma.
Seguimi, dice Lorenzo, guidandola nella sala e indicandole dove pulire. Lira ascolta attentamente e annuisce. Valerio la osserva più volte, notando il suo zoppicamento, e mormora come se avesse capito tutto.
Mentre Lira segue le istruzioni di Valerio, inciampa e si ferma. Intorno a lei il mondo sembra svanire; vede il suo vecchio pianoforte, lo riconosce in mezzo a migliaia di oggetti. Avanza, tocca la cassa del pianoforte, chiude gli occhi e dentro di lei risuona una nota, come se melodie dimenticate si risvegliassero.
Una voce rude e beffarda interrompe il sogno:
Che guardi? Prendi il mocio, non sei brava col pianoforte.
Lira ritira la mano, le lacrime le riempiono gli occhi, ma le trattiene. Immagina il suo aspetto: vestiti logori, gamba zoppicante, sguardo spento.
Scusi, dice Valerio, che è il capo del personale.
Alessio, il suo amico, entra nella stanza per primo, e Lorenzo, il responsabile, lo osserva sperando di sorprenderlo con un errore e rubargli il suo posto. Il nuovo locale sembra più un ristorante di lusso: ampie sale, decorazioni eleganti, proprietà di un imprenditore che possiede diversi locali nella zona.
Valerio sogna di diventare proprietario. Mancano tre giorni allinaugurazione. Non cè tempo per sogni: bisogna supervisionare che tutto sia perfettamente pulito e ordinato. Il personale appare ben scelto; ci sono anche ragazze carine. Se Lira non fosse arrivata, il quadro sarebbe stato perfetto. Valerio, se la incontrasse per prima, probabilmente la licenzierebbe subito.
Ma Lorenzo è sempre gentile. Lascia che lavori, prende su di sé tutto il carico. Quando Lira è già da sei mesi al caffè, si sente felice: le pagano regolarmente e lo stipendio è dignitoso. Il collettivo è amichevole, le ragazze sono gentili e disponibili. Solo Valerio sembra non gradirla, cercando sempre difetti. Lira, però, svolge il lavoro con coscienza, quindi non cè nulla da rimproverare. Questo lo irrita e lo spinge a cercare critiche dove non ce ne sono.
Perché il secchio è in mezzo alla sala? chiede irritato Valerio.
Lira, appoggiata al mocio, sorride:
Valerio, dove lo metto quando pulisco il pavimento?
Non lo so, da qualche parte in un angolo. Ostruisce tutti.
A tutti? Il caffè è chiuso. Come può ostacolare?
Le altre ragazze ridono. Il secchio dacqua è sul pavimento della pista da ballo, ma cè spazio per aggirarlo. Valerio arrossisce per la risata, ma non può farci nulla: le ragazze non lo ascoltano. Lunica via di sfogo è sfogare la rabbia su Lira e sulla lavastoviglie, che lo espelle subito, lasciando a Lira tutto il peso. Sta per dire qualcosa di brusco quando entra Alessio:
Ciao Valerio, ti cercavo.
Tutto bene?
Sì, solo per dirti che il fine settimana il caffè resterà chiuso per una festa di compleanno di un banchiere locale, il signor Nikifor.
Oh no! E il ristorante non ha i fondi?
Ha mangiato da noi a pranzo, gli è piaciuto molto. Gli abbiamo offerto di venire a riposare qui, gente educata, buona paga, nessun problema.
Nessuno farà scandali.
Valerio si tira indietro, deluso, e se ne va. Lira sospira di sollievo: le resta poco tempo e può tornare a casa.
Svetlana, una vicina del quartiere, si siede al tavolo e commenta:
Ah, Lira, non ti dà tregua!
Lira risponde stanca:
Che posso fare, sopporto.
Sii come la signora Sergej! Mandalo via e chiudi la porta! La scorsa settimana gli ha detto: Lava i piatti, vado a casa! E Valerio, spaventato, ha iniziato a chiedersi scusa. Ora non si avvicina più alla lavastoviglie.
Lira ride:
Bravo! Io non ce la farei, mi licenzierebbero subito.
Il giorno del banchetto, le cameriere controllano le tovaglie dopo le dieci. Lira corre con un panno, spazzando una polvere invisibile. Valerio non disturba nessuno, è occupato con le sue cose. Lira tenta di ricordare dove ha sentito il cognome Nikifor, pensa sia solo un nome comune.
Gli ospiti arrivano in auto di lusso, il parcheggio è pieno. Le ragazze osservano e commentano:
Guardate, è Olesia, ha saloni di bellezza in tutta la città!
Ecco il proprietario del centro commerciale!
E il suo socio!
Il cuore di Lira batte più forte. Non deve entrare in sala, solo pulire eventuali rotture o sprechi, ma lansia la assale. Dopo unora, Alessio irrompe nella stanza sul retro:
Valerio, ragazze, è tutto perduto! Il proprietario mi ucciderà!
Che è successo?
Non abbiamo ancora un musicista dal vivo. Il banchiere voleva musica dal vivo oltre a quella moderna. Ha visto il nostro pianoforte. Che facciamo?
Alessio guarda intorno, non nota il sorriso di Valerio, e chiede disperato:
Nessuno suona il pianoforte?
Valerio risponde subito:
Ovviamente no.
Io so suonare, dice Lira a bassa voce, guardando Alessio.
Valerio ride:
Il mocio e il pianoforte non sono la stessa cosa, stupida!
Alessio non si ferma:
Lira, quanto sei brava? Capisci che se sbagli sarà peggio?
Capisco, ma non ce la faccio.
Alessio applaude:
Ragazze, mi aiutate a risolvere il problema?
Certo, subito!
Lira si avvicina:
Potete spegnere la luce prima che mi sieda al pianoforte?
Alessio la guarda confuso, ma annuisce. Dieci minuti dopo, Lira, ormai perfettamente orientata nella sala, si siede al pianoforte. Le lacrime le scendono sugli occhi, ma le mani si posano sui tasti. Con le luci soffuse, una melodia triste riempie il locale. Tutte le conversazioni si spengono. Lira suona a occhi chiusi, gioisce e al tempo stesso soffre. Le lacrime scivolano lentamente lungo le ciglia.
Alessio chiede a Svetlana:
Perché piange?
Perché è il suo pianoforte. Lha venduto dopo lincidente per comprare le medicine. Se lo dici a qualcuno, ti uccido! sussurra.
Alessio guarda Lira con occhi diversi, notando le sue mani sottili, quasi trasparenti, le dita lunghe, il portamento delicato. La sua pelle pallida non nasconde il talento di unanima ricca.
Sei sotto shock, ammette.
Sì, è un vero shock. Lira è diversa quando suona.
Quando la melodia si spegne, Lira si alza. Tutti applaudono. Alessio esala:
Bene, Valerio, troviamo una nuova addetta alle pulizie. Il musicista lho già trovato.
Valerio annuisce, abbattuto. Un uomo entra nella sala: è lo stesso banchiere celebrato per lanniversario.
Buongiorno, la conosco. Lei è Margarita?
Lira lo guarda confusa:
Sì, sono io. Ci conosciamo?
Sono stato al suo primo concerto. Mia moglie mi ha portato lì. Non sono un grande appassionato di musica, ma quel concerto mi ha colpito. Dove siete finita? Ho provato a scoprire quando sarebbe stato il prossimo, ma nessuno mi ha saputo dire. Alcuni dicono che se ne è andata, altri che le è capitato qualcosa
Lira scuote la testa:
Scusi, non voglio
Alessio, incapace di trattenersi, racconta tutto al banchiere.
Non capisco perché Hanno dovuto sostituire tutto, compresi gli interventi.
Non lo sapevo, ho appena scoperto.
Il campanello suona alla porta.
Chi è così presto?
Lira apre e rimane senza fiato: davanti a lei cè il suo vecchio pianoforte, accanto a un sorridente Alessio e al personale.
Lira, guarda!
Cosè? Come?
Nikifor ha comprato per noi un nuovo strumento moderno e ti ha chiesto di restituirlo.
A me? Lira scoppia in lacrime.
Non piangere, ecco una lettera da lui!
Lira prende la busta. Nella lettera si legge che la serata di ieri è stata fantastica grazie a lei. Il banchiere aggiunge che nella vita tutto deve essere in equilibrio. La invitano in una clinica privata per una consulenza; lui coprirà tutte le spese operative. Il denaro non è più un problema.
Un anno dopo, Lira e Lorenzo ballano il loro primo valzer nuziale proprio in quel caffè, ora rinato.






