Caro diario,
questa mattina, mentre mi avviavo verso lufficio in via Garibaldi, ho chiesto a Giulia, la mia moglie, Che cosa vuoi per cena? sentivo che la domanda mi sfuggiva, quasi fosse divenuta unabitudine dimenticata. Lei ha risposto, un po distaccata: Pensavo di prepararti qualcosa a mio piacere, ma se preferisci qualcosa di preciso dimmelo. Ho risposto con un tono più serio del solito: Non è la scelta a contare, ma il fatto stesso di chiedere. È difficile per te chiedere? Ti incuriosisce davvero?. Lei ha ammesso, quasi a malincuore: In verità no, non mi interessa. Ho alzato le sopracciglia, quasi a sfidarla: Davvero? Non trovi nulla di interessante?.
Mi sono sentito improvvisamente come se avessimo superato una soglia: Oh, ma allora è cambiato tutto! Prima mi chiedi, ora sembra che non ti importi più. Giulia ha riflettuto un attimo, poi ha detto: Forse è vero, prima ti chiedevo, ma ora è diventato più scomodo. Ho cercato di mostrarmi accomodante, pensando che il matrimonio fosse una questione di compromessi e di perdono reciproco, e ho concluso con un sorriso: Va bene, vorrei delle polpette.
Giulia ha chiesto subito quale tipo: Di maiale, di manzo o di vitello? Ti piacciono le polpette di pesce?. Ho risposto con veemenza: Qualsiasi, ma non di pesce! Lo sai che da piccolo ho sempre detestato le polpette di pesce. Giulia, un po confusa, ha commentato: Mi ricordo quando mi raccontavi di come ti strozzavi con quelle al mensa. Ho pensato che dovessimo trovare unalternativa, altrimenti avrei sentito parlare di quelle polpette per tutta la settimana. Ho aggiunto: E per contorno, patate, pasta o riso? Forse una buona polenta?.
Lui ha risposto: Patate fritte, ma solo fritte, non brasate, con una bella crosticina. Giulia ha accettato con dolcezza: Certo, le fritture saranno dorate. Ho continuato a insistere: Non sei tu a preoccuparti, è il tuo compito preoccuparti. Mi sono chiesto se la mia arroganza avesse offeso, ma ho proseguito: Per favore, prepara una insalata di pomodori e cetrioli. Giulia ha confermato: Sarà pronta, con aglio e aneto. E con un po di panna acida, ho aggiunto. E le patate, sempre con aneto e cipolla. Giulia ha risposto: Tutto come vuoi, tesoro.
Dopo il saluto, sono uscito dallappartamento e, lungo il tragitto per lufficio a Firenze, mi sono chiesto cosa fosse cambiato nella nostra relazione. Al lavoro, la mia mente vagava su quel piccolo dissidio. Ho promesso a me stesso di parlare seriamente con Giulia quella sera, a capire se lavessi ferita senza accorgermene.
A pranzo, ho osservato Giulia dalla mensa, intento a gustarsi un pollo arrosto con salsa di pomodoro, mentre io mangiavo lentamente le polpette, le patate fritte e linsalata. Ho chiesto: Perché mangi il pollo arrosto e non le polpette?. Lei ha risposto che, avendo sentito parlare di polpette, aveva improvvisamente desiderato un piatto diverso: Mi è venuta voglia di pollo, con aglio e salsa di pomodoro. Mi ha chiesto se qualcosa non fosse di mio gradimento; ho ammetto di essere un po deluso perché avevo immaginato di condividere lo stesso piatto.
Giulia ha sorriso: Volevo solo che entrambi fossimo contenti, tu mangi quello che ti piace e io quello che mi piace. Ho chiesto, quasi con timidezza: Posso avere un po di pollo anche io?. Lei ha rifiutato, riservandosi la seconda coscia di pollo per sé, mentre tutte le polpette e linsalata erano per me. Ho continuato a mangiare le polpette, mentre osservavo Giulia divorare con gusto la seconda coscia. Il pollo era così croccante che ne invidiavo il profumo.
La mattina successiva, mentre mi preparavo per andare di nuovo al lavoro, Giulia mi ha chiesto cosa volessi per cena. Ho risposto deciso: Pollo arrosto, come quello che ho sognato tutta la notte, senza contorno, solo con salsa di pomodoro. Lei ha acconsentito. Quella sera, ho assaporato il pollo, ma senza appetito, perché Giulia, con grande entusiasmo, mi ha servito un ragù di agnello. È più buono caldo, ha esclamato, ricordandomi la sua passione per il ragù fin dallinfanzia.
Durante la settimana, ho assistito a innumerevoli sorprese culinarie: ieri, ad esempio, Giulia ha preparato una alici fritte, e io, desideroso, ho chiesto: Anche io voglio le alici. Lei, sorpresa, mi ha risposto: Perché non me ne hai parlato stamattina? Stavo per servirti delle costolette. Ho confessato di non saperlo, chiedendo un piccolo assaggio: Dammi un po di alici. Lei ha negato con fermezza: No, non ne avrò, e le tue costolette? Non voglio. Il giorno seguente, mentre la salutavo per andare al lavoro, ho nuovamente chiesto cosa volesse per cena; lei ha scrollato le spalle, rispondendo che non importava più e che avrei dovuto preparare ciò che desideravo, in abbondanza.
Da quel momento non ho più detto a Giulia cosa desidero per cena.
Mi chiedo ancora se questo silenzio sia davvero la soluzione o se, in fondo, sia solo un modo per evitare il confronto.
Fine giornata.







