Uomini nascono maschi.
Quindici anni fa, nella notte, una infermiera arrivò di corsa nella nostra zona di osservazione del pronto soccorso dellOspedale San Raffaele, Milano.
Paziente critico in sala operatoria due!
Io, già in piedi, vidi che la squadra era quasi pronta: sul tavolo cera una bambina di circa sei anni. Mentre mi vestivo e sterilizzavo gli strumenti, la infermiera mi diede i dettagli.
Una famiglia di quattro persone era stata coinvolta in un grave incidente stradale. Padre, madre e due gemelli: un maschio e una femmina. La figlia, chiamata Ornella, aveva riportato le ferite più gravi: il colpo è stato nella zona della porta posteriore destra dellauto, proprio dove si trovava il bambino.
Genitori e fratello gemello erano soltanto graffiati e con qualche livido; per loro lintervento era stato sul posto.
Ornella aveva fratture, traumi contusi, ferite lacerate e una notevole perdita di sangue.
Pochi minuti dopo arrivò il risultato degli esami del sangue, accompagnato da una notizia allarmante: la nostra banca del sangue non aveva più la terza tipologia positiva. La situazione era critica la piccola era grave, contavamo sui minuti. Prese immediatamente i campioni dei genitori. Al padre fu trovata la seconda tipologia, alla madre la quarta. Ricordammo allora il fratello gemello; la sua era naturalmente la terza.
I tre erano seduti su una panchina nella sala dattesa. La madre, Maria, piangeva disperata; il padre, Giovanni, era pallido; Lorenzo, il ragazzo, aveva gli occhi pieni di angoscia. Il suo vestito era macchiato di sangue, residuo della ferita della sorella. Mi avvicinai, mi sedetti accanto a lui così che i nostri sguardi fossero allo stesso livello.
Se hai quel gruppo sanguigno, la longevità è quasi garantita disse, cercando di rassicurarlo.
Sì, lo so singhiozzò Lorenzo, strofinandosi gli occhi con il pugno. Quando lauto è andata a sbattere, Ornella è stata colpita forte. Lho tenuta in grembo, ha pianto, poi si è fermata e ha dormito.
Vuoi salvarla? Allora dobbiamo prelevarti del sangue per lei.
Lorenzo smise di piangere, guardò intorno, inspirò profondamente e annuì. Feci cenno alla collega infermiera.
Questa è zia Lucia. Ti accompagnerà nella sala preoperatoria e preleverà il sangue. Zia Lucia è una maestra in questo, non sentirai dolore.
Va bene Lorenzo tirò un lungo sospiro, poi si avvicinò alla madre. Ti amo, mamma, sei la migliore! Poi si rivolse al padre Anche a te, papà, ti voglio bene. Grazie per la bicicletta.
Zia Lucia lo condusse nella sala preoperatoria, mentre io correvo nella seconda sala operatoria. Dopo lintervento, quando Ornella fu trasferita in terapia intensiva, tornai nella zona di osservazione. Notai il nostro piccolo eroe sdraiato su una barella nella sala preoperatoria, coperto da una coperta. Zia Lucia lo aveva lasciato riposare dopo il prelievo. Mi avvicinai a lui.
Dovè Ornella? chiese Lorenzo.
Sta dormendo. Starà bene. Lhai salvata.
E quando morirò?
Beh non subito, quando sarai molto, molto anziano.
Allinizio non compresi subito la sua domanda, poi mi colpì la consapevolezza. Lorenzo credeva che sarebbe morto subito dopo il prelievo, così si stava congedando dai genitori. Era certo, al cento per cento, di sacrificare la propria vita per la sorella. Il suo gesto era un vero sacrificio, un atto di eroismo puro.
Molti anni sono passati, ma ancora oggi, ogni volta che ricordo quella notte, un brivido mi percorre la schiena. Ho imparato che il coraggio non è lassenza di paura, ma la decisione di agire per gli altri nonostante essa; e che il vero valore di una vita si misura nelle mani che è pronta a dare, non in quelle che conserva.






