La Famiglia Inestinguibile

Ginevra, la madre di famiglia, si alzò sul capo della lunga tavola imbandita a Roma, gli occhi colmi di unenergia traboccante.
Allora, cari ospiti? Avete divorato? Bevuto fino a svenire? Ho soddisfatto i vostri desideri? chiese, con una voce che sembrava provenire da un soffitto di velluto.

Sì, sorellina, rispose Bortolo, sorseggiando un bicchiere di vino rosso, come sempre sei al centro della scena!
Sono daccordo al cento per cento! aggiunse Natalina, accarezzando il tavolo. Io e te da piccole imparavamo a cucinare con la mamma, ma mai riuscivo a replicare il tuo sapore! Non è per nulla strano che ti chiami sempre per i miei festeggiamenti!

Mamma, intervenne Nadia, devo ancora rientrare dalla palestra! Ma non potevo fermarmi!
Mamma, ti mando la mia sposa così potrai insegnarle a cucinare, scherzò Andrea.
Ecco perché mi sono sposato con te! sbuffò Vasco, inghiottendo un boccone, poi si scusò con un sorriso ironico.

Ginevra allargò un sorriso sornione. Allora, carissimi, fece una pausa, durante la quale il suo sorriso svanì come nebbia sul Tevere, sparite tutti dalla mia casa!

Era lultima cena che aveva preparato, lultimo sforzo di servire. Con una mano tremante afferrò il grande insalatiera davorio, la scagliò verso il pavimento con la forza di un tuono.

Basta, piccolini! La danza è finita! proclamò, con una smorfia che ricorda unombra di luna piena. Non permetterò più a nessuno di cavalcare sul mio dorso, soprattutto a voi!

Il silenzio calò sulla tavola, gli ospiti rimanevano immobili, sconvolti. Nessuno si aspettava una tale mossa da Ginevra, la donna docile, la moglie sempre pronta.

Hai perso la testa? chiese Vasco, ricevendo immediatamente una sberla da sua moglie.
Chiamate subito lambulanza, sta avendo un crisi! esclamò Natalina.

Ginevra afferrò una bottiglia di aceto di vino:
Chi si avvicinerà al telefono sentirà un colpo in testa! sorrise dolcemente. Perché siete fermo lì come statue? Muovetevi! Siete i miei affamati bambini!

Ginevra! esclamò Bortolo, con tono severo. Ti dico, come fratello maggiore: calmati e riprenditi!

No! rispose Ginevra, ruggendo. Non voglio più servire tutti voi! Non servirò più, non asseconderò più, non correrò più a risolvere i vostri problemi! Basta!

Che ti ha punto una mosca? domandò Vasco, accarezzandosi la guancia arrossata. Era tutto normale!

Ginevra si appoggiò sulla sedia, lasciandosi cadere sullo schienale. Non ti ho radunato per caso, la tua arroganza ha superato ogni limite, da tempo! Il vostro ultimo passo mi ha mostrato quanto siete diventati sfacciati. Ecco perché non voglio più vedervi nella mia vita!

Non abbiamo fatto nulla, mormorò Andrea.
Proprio così, figliolo! Proprio così!

***

Dicono che la vita vada vissuta nel modo giusto, e non si può discutere. Ma cosa è giusto? Ognuno ha la sua risposta. Ginevra, a quarantacinque anni, era convinta di aver vissuto correttamente. Nata a Napoli come terza figlia, aveva due fratelli e una sorella. Amava i genitori, adorava il fratello, la sorella non la disturbava. Divenne infermiera, senza ambizioni stellari ma con i piedi ben piantati a terra. Sposò, ebbe due figli, fu una moglie devota, una madre impeccabile, educò i bambini e li lanciò nel mondo. Mantenne i legami col fratello e la sorella, pronta a soccorrerli quando necessario. La gente la descriveva come gentile, premurosa, intelligente e comprensiva. Così credeva di aver vissuto bene, finché a quarantacinque anni non scoprì il senso della solitudine più profonda, proprio nel momento più cupo.

***

Signora Giulia, entrò il dottore dopo pranzo, tutti i valori sono nella norma, niente controindicazioni. Programmiamo lintervento?
Certo, dottore, rispose Ginevra con voce triste, la decisione è già presa.
Capisco, osservò il medico, percependo il suo sconforto, ma
Decidete, agitò la mano. Prima cominciamo, prima finiamo.

Il medico annotò sullappunto: Cena stasera, operazione dopodomani. Si rivolse alla vicina di stanza: Caterina, i tuoi esami non sono a posto, ci occuperemo.
Va bene, dottor Orazio, rispose Caterina.

Quando il medico uscì, Caterina chiese: Che succede, Giulia? Hai paura dellintervento?
Anche io, ammise Ginevra, guardando il cellulare. Mio marito fece una pausa, fissando lo schermo.

Il mio amore mi salutò con una canzone, rise Caterina. I figli andranno dalla madre, e lui organizzerà una festa! Non importa, poi tornerà al lavoro! Forse è sparito anchegli?

Dallultimo messaggio vocale si capisce che è già adulto, sottolineò Ginevra, il parassita sa che ho lintervento! E non riceve nemmeno un pizzico di sostegno, è al bar con gli amici!

Ah, tutti così! scosse la testa Caterina. Gatti in casa, topi che ballano!

Però è doloroso, rispose Ginevra. Lasportazione dellutero è serio. Un po di comprensione non sarebbe stata male! Gli ho chiesto aiuto, ma appena sono partita mi ha mandato due messaggi brevi e poi il silenzio!

Caterina, più giovane di dieci anni, non aveva lesperienza per consolarla, così il dialogo si spense da solo. Ginevra non andò a cena, non portò nulla con sé, sapendo che doveva stare a digiuno prima dellintervento. Guardava il soffitto, ricordando il giorno in cui Vincenzo si ruppe entrambe le gambe al lavoro e lei lo accompagnò in ospedale ogni giorno, portandogli cibo, vestiti puliti, stando al suo fianco fino a tardi. Quando lo rilasciarono, lei prese un congedo per assisterlo, come un criceto nella sua ruota. Non esitò a portare acqua, a nutrirlo, a lavarlo, a spazzolarlo.

Perché mi tratta così? chiese Ginevra a Caterina al ritorno dalla cena.
Non è solo il tuo caso! rise Caterina. Sono tutti sfruttatori! Alla scuola li insegnano a sedersi sul collo delle donne?

Ginevra continuò a lottare per tre anni, cercando lavoro tramite conoscenti, scegliendo posti più pagati, ma il marito non la supportava. Finché non minacciò di divorziare e chiedere gli alimenti, lui non accettò più di lavorare.

Lui lavora, replicò Ginevra.
Il tuo è un diverso vizio, commentò Caterina, agitando le mani. Sono tutti sfruttatori! Se non li limiti subito, ti staranno addosso come zecche!

Forse Ginevra poteva aver sbagliato a sospirare su di lui? si chiedé. Era lintervento a farla impazzire.

Non cè nulla che si ostacoli, rispose Caterina. Il tuo marito non ti manda parole gentili, è evidente! Il mio, anche se è un po strano, altrimenti porta frutta, chiama, manda cuoricini.

Ginevra si avvolse in una coperta, chiudendo gli occhi.

***

Il giorno della fame era difficile, anche se era necessario. Ginevra cercava di distrarsi chiacchierando con Caterina, ma ogni volta che le veniva chiesto di fare esami, la ragazza appariva di corsa, per brevi attimi. Il telefono nella mano: I parenti non rifiuteranno di parlare per far passare il tempo, pensò Ginevra.

Il figlio Andrea non rispose al telefono, mandò solo un messaggio di richiamata. La figlia Nadia rifiutò due volte, poi il numero divenne irraggiungibile. Buoni figli, bisbigliò Ginevra, confusa. Non rispondono? È difficile per una madre?

Immagina! rise Caterina, facendo una pausa tra gli esami. È davvero difficile rispondere a una madre?

Sono adulti, replicò Ginevra. Vivono ormai per conto loro.

Basta, mamma, non contare più su di loro! Quando avranno bisogno, li sentirai volare via come uccellini, portati dal vento!

Il più grande dei figli, a sedici anni, non le dava più peso. Se vivono da soli, i genitori diventano superflui! Sarebbe bello se venissero al funerale!

No, è tutto fantastico! difese Ginevra. Perché allora non rispondono?

Caterina scappò via, e Ginevra rimase a riflettere.

«Davvero è così difficile trovare un minuto per parlare con la madre?» pensò. «Ultimamente le loro visite sono solo per chiedere soldi, non per affetto».

***

Cera tristezza, ma Caterina disse bene: «I piccoli uccellini sono volati via». Ora vivono le loro vite. Si ricordano dei genitori solo quando hanno bisogno. Ginevra chiamò di nuovo il marito, senza risposta. Inviò un messaggio che rimase non letto.

Ah, Vincenzo, sospirò, non avresti dovuto fare il furbo!

Al tramonto egli comparve, mandando un messaggio: «Dove sono i risparmi? Lo stipendio è finito, non cè più da vivere!» Il suo stipendio era sparito tre giorni prima.

Però! valutò Ginevra, una festa come una montagna, il vino come un fiume!

Ma non rispose, perché il marito non le aveva nemmeno accennato a preoccuparsi per lei.

***

Bortolo rispose al telefono, ma disse di essere occupato e buttò via la chiamata. Mah, è impegnato, commentò Ginevra.

Caterina non cera, così Ginevra non udì risposta. Ricordò quando, per sei mesi, aveva vissuto in due case, dopo che la moglie di Bortolo laveva abbandonato, lasciando i figli. Ginevra si era occupata di loro, di sua madre, di cuoche, di addette alle pulizie, finché Bortolo non trovò una nuova compagna. Con lei dovette mediare conflitti: lui voleva che i bambini fossero amati, lei voleva i propri, i due mondi si scontravano.

Un anno e mezzo li ho placati, senza alcun grazie, e ora è di nuovo occupato, pensò. Quando Ginevra richiamò la sera, solo brevi squilli e poi il silenzio.

Grazie, fratellino, per la lista nera! ironizzò. Bortolo sapeva dellintervento. Quando chiese ai figli di stare un mese con lei, Ginevra rifiutò per loperazione.

Natalina dedicò a Ginevra solo cinque minuti, non per salute ma per curiosità:
Quando sarai di nuovo in forma? I parenti di mio marito arriveranno, una decina di persone, li sistemeremo in albergo ma dovranno mangiare a casa, con abbondanza! Sei lunica speranza!

Non lo so, Natalina, rispose Ginevra. Lintervento è complesso, due o tre settimane in ospedale, poi congedo di recupero. I medici dicono fino a cinquanta giorni.

No, no, sorellina! Non si fa così! Devi recuperare in tre settimane, come un colpo di fucile! Sono parenti del marito, più importanti di te!

Natalina, ho paura, confessò Ginevra. Non scherzare!

Dai, smettila di fare la bambina! Ci sto! esclamò, con un tono tagliente.

Ginevra, però, rimase sospesa: È una buona chirurgia? Complicazioni? guardò il telefono. Ero una cuoca da cinquanta anni e non ho mai imparato a cucinare!

Natalina continuava a chiamare la sorellina minore per farle preparare per gli ospiti: colleghi, amici del marito, cerimonie varie. Ginevra fu costretta a non lasciare la cucina per due giorni, ma nessuno la invitò al tavolo.

Che cosa fai? sbottò Natalina. È una compagnia estranea!

Lintervento andò bene, ma Ginevra rimase in ospedale altre due settimane. Non chiamò nessuno, attendeva che qualcuno si ricordasse di lei. Nessuno lo fece: né marito, né figli, né fratello, né sorella.

Alla fine prese una decisione decisiva.

Ginevra, che cavolo ti succede? sbottò Bortolo. Ti hanno tolto la cervice e il cervello?

Ehi, lhai ricordato! esultò Ginevra. Credevo nessuno si ricordasse più di me!

Risalì al capo della tavola, la voce che echeggiava come un canto di sirena.

Ascoltate, miei cari! Ho giaciuto due settimane in ospedale e nessuno ha bussato, nessuna anima ha chiesto come sto!
Nessun fratello gentile, nessun figlio che mi ami più della nuova madre. Nessuna sorella che mi abbia usata come cuoca gratis. Nessun marito che abbia speso lintero stipendio e i risparmi che avevamo messo da parte per la casa di campagna. Nessun figlio a cui ho donato la vita! Nessuno ha telefonato!

Un sussurro di rabbia si levò sopra la tavola.

Ho sempre fatto tutto per voi, e nellunico momento in cui avevo bisogno anche solo di un gesto, non cera nessuno! Ho pensato che, se ho potuto sopportare tutto da sola, potrei farlo ancora, ma non voglio più essere il vostro fattore di scambio!

Cominciò a rivolgersi a tutti, uno per uno:
Vincenzo, il divorzio è definitivo! Esci dalla mia casa!
Figli, vivete le vostre vite! Se avete bisogno di aiuto, chiedete al papà! La mamma è persa!
E voi, Bortolo e Natalina, vi ignoro, non voglio più vedervi! Assumete babysitter e cuoche da fuori! Basta!

Le voci dei parenti si alzarono: Sei pazza? Come puoi? ma Ginevra li ordinò: Tutti in fila! E via dalla mia vita! Voglio vivere per me stessa, non per voi!

Un urlo finale ruppe il silenzio.

Rimasta sola nellappartamento, GineSi sdraiò sul pavimento di marmo, avvolta da un silenzio di pioggia di stelle, consapevole che il suo futuro era un piatto vuoto pronto a essere riempito.

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