15 ottobre 2025
Oggi ho avuto una di quelle notti in cui la vita sembra un giro di giostra senza meta. Mi sento stanca di trascinare da sola questo carico, come se fosse un carretto che non smette mai di rotolare.
«Ludovica, perché è così? Che cosa cè di sbagliato in me? Forse sono una pignola? Forse puzzo di qualcosa? O forse non riesco a dare amore e tenerezza?» mi sono chiesta, guardandomi allo specchio del bagno. Tutti intorno sembrano avere una vita, un amore, un progetto; io mi sento unisola deserta.
Ludovica, con il suo sorriso un po beffardo, è saltata dalla sedia e mi ha raccontato di una leggenda che la nonna le aveva sussurrato da bambina: il coro della vergine. Ho riso, pensando che fosse un racconto medievale da barzelletta, ma lei insistette, dicendo che sulla sua terza cugina aveva colpito quella maledizione.
«Chiamo subito Nadia», ha detto, e ha strimpellato il telefono. Dopo qualche minuto ho sentito la voce di Nadia, la sorella di Ludovica, mentre masticava una caramella. «Allora, come va? Ancora in cerca di marito? E Gennaro? Lha cacciata via?» ha chiesto, senza alcun pudore. «Sì, lo so, è una roba da casa di campagna», ho risposto, cercando di non ridere.
Poi mi ha lanciato: «Stiamo per comprare un regalo di nozze, la sorella di Ludovica si sposa di nuovo. È la quinta volta! Quel danno del coro sembra averle rovinato lanima. Vuoi venire?»
Ho accettato, ma quando sono arrivata al villaggio di Montelupo, una vecchia del posto mi ha fermata allingresso del bar. «Non hai il coro», mi ha sussurrato con un sorriso sornione. «Come può essere? Hai già scelto i mariti sbagliati? Il primo ti ha tradita, il secondo nemmeno era tuo»
Le parole mi hanno colpito come un pugno. Il primo, un uomo che aveva promesso la moglie con il bambino al ventre, si è rivelato già sposato. Il secondo, un altro illusione, è sparito tra i boschi. «E il terzo?», ho incalzato. La donna ha alzato un sopracciglio: «Non ce ne sarà più. O forse arriverà quando meno te lo aspetti, ma non sarà intero. Dovrai imparare a fidarti di lui, a prenderlo per quello che è, non per i sogni che fai.»
Mi ha anche dato un rimedio di erbe da portare a una cara amica, Ginevra, che dovrebbe andare dal ginecologo. Poi, quasi senza capire, lho lasciata andare via, come un eco di un tempo che non ritorna più.
Da lì, ho iniziato a frequentare la nonna stregona di Siena. Ogni consiglio che mi dava si trasformava in realtà. Ho incontrato un terzo uomo, ma le parole della vecchia si erano ormai dimenticate. Era buono, affettuoso con la mia bambina, ma poi scompariva senza spiegazioni, come se fosse sfumato nel nulla.
Il destino ha voluto che, un giorno, mi imbattessi nella piccola casa accanto al mio condominio di Trastevere. La porta dei vicini era socchiusa, e la curiosità femminile mi ha spinta a dare unocchiata. Dentro cera un uomo che stava incollando la carta da parati. Loro erano appena tornati, ha detto il vicino, e io ho chiuso silenziosamente la porta alle sue spalle.
Nei giorni successivi abbiamo incrociato gli sguardi nei corridoi del palazzo, dove le porte si chiudevano una dopo laltra come in un puzzle. Una mattina, mentre correvo al lavoro, non sono riuscita a sbloccare la porta; il vicino si è scusato in fretta, chiudendo la sua abitazione, e io ho sentito il suo passo leggero svanire.
Unaltra volta, però, ho bloccato luscita del vicino e, più tardi, ci siamo incontrati in una piazza del mercato. Mi ha lasciato aprire la porta per primo. Da quel momento abbiamo iniziato a condividere piccoli gesti: ho aiutato Cristina a sollevare la bici, le ho portato dei cornetti appena sfornati, e lui mi ha introdotto al suo figlioletto, quasi della stessa età di mia figlia.
Dopo sei mesi, mi ha chiesto di uscire con lui, mi ha presentato alla sua famiglia e, prima che me ne rendessi conto, eravamo una coppia. Prima di tutto, Lorenzo mi ha raccontato la sua storia:
«Non sono un giovane di ventanni con lanima da scimmia, sono un uomo, Giulia. Ho i miei difetti, ma se vuoi vivere con me prometto che non tradirò, che farò le faccende domestiche, che lavorerò onesto, che non bevo né fumo. Nessuna cattiva abitudine. Ti rispetterò, ti apprezzerò. Ma non so se sarò capace di amarti come vorrei. Cè qualcosa di incompleto in me, una ferita che non guarisce.»
Io gli ho chiesto perché non avesse parlato con la sua vecchia compagna. Lui ha risposto che laveva sempre vista solo come unamica, quasi come una sorella. Quando le ho chiesto del suo divorzio da Irene, ha risposto con freddezza: «Era bella, intelligente, simpatica, ma non cera amore. Lho lasciata perché non potevo più vivere senza amore vero».
Mi ha detto che per lui lamore è una benedizione ma anche una condanna, e che si sente come un uomo ferito che non può più dare felicità a una donna. Mi ha chiesto di riflettere se potessi vivere senza passione, se una vita tranquilla fosse sufficiente.
Ho pensato a lungo, e la settimana dopo ho conosciuto la sua grande famiglia: risate, cibo abbondante, e unaccoglienza calorosa per me e la mia bambina. Allinizio temevo di essere vista come la sostituta, ma il loro affetto è stato sincero. Non mi sono mai pentita di aver accettato Lorenzo; è stato affidabile, ha risolto i miei problemi quotidiani e, nonostante occasionali sguardi che cercavano un ricordo lontano, la nostra vita è rimasta serena.
A volte, però, il suo sguardo si perdeva, come se cercasse ancora qualcosa. Mi chiedevo se fosse giusto sentirsi tradita da un pensiero, ma ho capito che ogni donna sogna, almeno una volta, che luomo cambi. Lorenzo è stato ideale, però quel velo di malinconia non scompare mai del tutto.
Questa mattina lo ho visto al finestrino della cucina, mentre puliva i vetri. Il sole di primavera splendeva, e lui, con il viso sorridente, cantava piano. È entrato nella stanza, mi ha guardata e ha detto: «Giulia, non avrei mai creduto che avrei dovuto aspettare così a lungo, ma la nonna aveva ragione: a volte bisogna solo attendere.»
Mi ha baciato, e per un attimo ho pensato che forse, dopo tutto, la speranza è un dono che arriva anche quando meno te lo aspetti.
Buongiorno a me stessa, e a chiunque ancora non abbia trovato lamore: che possa bussare alla vostra finestra. Se è già qui, custoditelo con cura. Un abbraccio, e che i raggi di luce vi accompagnino sempre.







