Il matrimonio avrà luogo, ma io non sarò necessaria lanciò la figlia, senza distogliere lo sguardo dallo smartphone.
Stai scherzando?! Hai dimenticato di pagare la bolletta dellelettricità di nuovo?! Ginevra Rossi scaraventò la ricevuta sul tavolo, facendola volare dappertutto nella cucina.
Gine, ti ho già detto che al lavoro cè un ritardo rispose Nicola, il marito, abbassando lo sguardo. Domani sarà certa.
Domani! Sempre domani! Ma il conto devo pagare oggi!
Non urlare così, Benedetta sta dormendo!
Benedetta non dorme, sta fissando il telefono, come al solito!
Ginevra entrò nella stanza della figlia. Benedetta, ventiquattroenne, era distesa sul letto con lo schermo del cellulare a pochi centimetri dal viso, un sorriso distante dipinto sul volto.
Benedetta, ceniamo?
Silenzio.
Benedetta!
Sì la ragazza non alzò neanche la testa.
Che sì? Ti unirai alla cena oppure no?
Non lo so.
Ginevra sospirò e tornò in cucina. Ricordava i giorni in cui, da piccola, la figlia correva da lei dal nido, la abbracciava e le raccontava tutto. Poi la scuola, luniversità, e ora una straniera che vive nella stanza accanto e quasi non parla più con lei.
Mezzora dopo Benedetta uscì dalla sua stanza, si sedette al tavolo e continuò a digitare.
Benedetta, metti via il telefono almeno per un attimo, per favore chiese Ginevra. Parliamo.
Di che?
Come va il lavoro? Che novità?
Tutto normale.
E quel ragazzo, come si chiama, Matteo? State ancora insieme?
Benedetta alzò gli occhi dal cellulare, un lampo di irritazione attraversò il suo sguardo.
Mamma, ho ventiquattro anni. Non devo rendere conto della mia vita sentimentale.
Non ti chiedo un resoconto, solo un interesse.
Sì, stiamo ancora insieme. Finita la storia.
Ginevra si versò una tazza di tè. Voleva chiedere altro, ma temeva unaltra risposta tagliente.
A proposito posò improvvisamente Benedetta il telefono. Il matrimonio è in maggio.
Ginevra fermò il tè a metà sorso.
Un matrimonio? Ti sposi?
Sì. Matteo ha fatto la proposta, io ho accettato.
Benedetta! Ginevra balzò in piedi, cercando di avvolgere la figlia in un abbraccio. Che notizia! Perché prima non me lhai detta?
Quando? Lha proposto ieri.
Ma avresti potuto dirlo stamattina! O almeno accennare!
Mi è sfuggito.
Ginevra si sedette di nuovo. Mi è sfuggito la figlia aveva dimenticato di raccontare a sua madre limpegno.
Va bene, proviamo a sorridere. Limportante è la felicità. Quando è il matrimonio? Dove? Come posso aiutare?
È a maggio, la data esatta non è ancora fissata. Sarà in un ristorante a Roma.
E labito? Possiamo andare insieme a scegliere! Ti ricordi quando, da bambina, guardavi le mie foto di nozze e dicevi che avresti voluto lo stesso vestito?
Mamma, lho già scelto con la mamma di Matteo.
Con la sua mamma?
Sì, Lucia Ferrara ha pagato, così siamo andate insieme.
Il cuore di Ginevra si strinse. Labito da sposa, un sogno che ogni ragazza vuole vivere con la madre, era stato organizzato con la futura suocera.
Avrei potuto venire anchio sussurrò. Sarebbe stato bello
Perché? Tu e Lucia non concorderete mai. Tu vorresti qualcosa di semplice, lei insiste per il più lussuoso.
Non voglio qualcosa di semplice! Voglio che sia perfetto!
Benedetta sbatté gli occhi.
Basta, mamma. Labito è già comprato. Fine della discussione.
E gli invitati? Quante persone pensi di invitare? Devo stilare la lista dalla nostra parte
Non serve. Lucia ha già tutto organizzato.
Ma io sono tua madre! Devo partecipare!
Perché? Lucia ha già il ristorante migliore, il presentatore, il fotografo, i contatti, lesperienza. Tu cosa puoi? Chiamare il club di paese e chiedere unorchestra di fisarmonica?
Le parole di Benedetta trafettero Ginevra come un coltello.
Come puoi parlare così?
È la verità. Non hai soldi, né contatti, né gusto. Lucia ha tutto. Allora perché dovremmo noi?
Sono tua madre
E allora? Questo ti dà il diritto di intrometterti dove non capisci nulla?
Ginevra si alzò, uscì dalla cucina e si chiuse nella camera. Le lacrime scivolavano sul viso, ma non le asciugò.
Nicola entrò qualche minuto dopo.
Gine, che succede?
Benedetta si sposa.
Davvero? Che notizia! Perché piangi?
Perché lì non sarò utile, Nicola. Capisci? La mia stessa figlia pensa che non serva a nulla al suo matrimonio.
Ma non dire così!
Ginevra raccontò lintera discussione. Nicola ascoltava, sempre più accigliato.
Che ragazza sfrontata! Parlerò con lei!
Non farlo, peggiorerà.
Non si può così! Sei sua madre, lhai sempre sostenuta! E lei ti dice che non è necessaria!
Ti prego, non urlare. Sono stanca.
Nicola la strinse.
La mattina successiva Ginevra si svegliò con la testa pesante. La notte era stata insonne, rivivendo la lite. Benedetta era già al lavoro, aveva lasciato una tazza sporca sul tavolo. Ginevra chiamò la sua amica Teresa.
Teresa, posso venire da te?
Certo, che succede?
Ti racconterò di persona.
Si incontrarono in un bar vicino a casa di Teresa. Ginevra ordinò un caffè e narrò tutto.
Che gioventù! Nessun rispetto, nessuna coscienza! commentò Teresa. Forse ho ragione, forse non capisco nulla dei matrimoni e dei ristoranti.
Sei madre! Non devi capire tutto, devi stare vicina, sostenere, gioire! La suocera, Lucia, può mettere i soldi, ma tu sei la protagonista!
Benedetta non la pensa così.
Allora dille chiaramente: o ti metti in gioco nei preparativi, o non vieni al matrimonio.
Ginevra rimase interdetta.
Non venire al matrimonio di tua figlia? Teresa, sei pazza!
Che fare? Se non ti apprezza, lasci che la veda cosa significa una madre senza di lei.
Ginevra tornò a casa turbata. Le parole di Teresa riecheggiavano: lasciarla a camminare senza i suoi piedi.
La sera Benedetta arrivò tardi. Ginevra sentì la porta aprirsi e bussò.
Sì?
Ginevra entrò. Benedetta era al computer.
Benedetta, devo parlarti.
Sono occupata.
È importante.
Benedetta si girò sullo schienale della sedia.
Sì?
Ginevra si sedette sul bordo del letto.
Riguardo al matrimonio, capisco che Lucia ha più risorse, ma anchio voglio partecipare, anche solo un po.
Mamma, ti ho già spiegato
Aspetta. Posso aiutare con gli inviti, con le decorazioni, con la lista degli invitati dalla nostra parte. Non chiedo il ruolo principale, solo un piccolo coinvolgimento.
Benedetta sospirò.
Va bene, ma non più di venti persone.
Venti? Perché così pochi?
Dallaltra parte di Matteo ci saranno cinquanta; il locale è per ottanta. Restano solo venti per noi.
Ma ho parenti, amici! La tua madrina, le tue cugine!
La madrina è un concetto antiquato. Le cugine non mi interessano. Invita chi vuoi, ma resta nei venti.
È ingiusto!
È giusto. I genitori di Matteo copriranno metà delle spese. E voi?
Niente!
Allora pagheremo con un prestito!
No! Non vogliamo i vostri prestiti! Lucia ha già pagato tutto!
Ginevra si alzò.
Quindi siamo povere, senza posto al nostro stesso matrimonio?
Mamma, basta drammi! Non dico che siete poveri, solo che avete meno mezzi.
E Lucia ha più mezzi, quindi è la capo, giusto?
Sì! esclamò Benedetta. Perché può dare quello che tu non puoi: soldi, contatti, status! Io invece?
Voglio solo darti amore, sostegno, stare vicino!
Non mi serve! Voglio una cerimonia bella, come quella che fanno le persone normali!
Non siamo normali?
Siamo poveri! Sempre poveri! E basta!
Ginevra rimase senza parole. Benedetta lo guardò con sfida, il respiro affannoso.
Vattene, devo lavorare.
Ginevra uscì dalla stanza e incontrò Nicola nel corridoio. Aveva sentito tutto.
La ucciderò, sussurrò Nicola. Come osa parlarti così!
Non toccarla. È solo si vergogna di noi.
Di noi? Labbiamo cresciuta per ventiquattro anni, sacrificandoci! E ora si vergogna!
Silenzio, per favore. Mi fa male la testa.
Ginevra si sdraiò sul divano, si coprì con una coperta. Nicola si sedette accanto a lei.
Ginevra, forse non andremo al matrimonio?
Non dire sciocchezze.
Perché, se non siamo necessarie, cosa ci faremo lì?
È la mia figlia, Nicola. Lunica. Non posso mancare al suo giorno.
Anche se ti insulta?
Anche così.
Nicola accarezzò la testa di Ginevra.
Una settimana dopo Ginevra preparò la lista degli invitati, riuscendo a farci spazio per venti persone, eliminando amici lontani e parenti poco legati. La mostrò a Benedetta.
Va bene, disse la figlia senza guardarla. Inviamela a Lucia, lei la aggiungerà alla lista generale.
Posso contattare io stessa Lucia?
Perché?
Siamo ormai parenti!
Non ancora. E comunque, Lucia è occupata.
Allora io non sono occupata?
Benedetta alzò gli occhi, poi tornò nella sua stanza. Ginevra inviò la lista via messaggio. Dopo unora arrivò la risposta: Lista ricevuta. Gli inviti arriveranno presto. Lucia. Secco, formale, senza parole di conforto.
Passò un altro mese senza che gli inviti fossero mandati. Ginevra chiese a Benedetta:
Non arriveranno gli inviti?
No, non ci saranno. Si comunicherà solo data e luogo.
Ma gli inviti sono una tradizione!
È una tradizione antiquata. Oggi non si fa più.
Mostrami il vestito da sposa, almeno!
Perché?
Voglio vederlo!
Lo vedrai al matrimonio.
Ma
Mamma, lasciami in pace! Ho mille cose da fare!
Ginevra si ritirò. Ogni conversazione con la figlia diventava una tortura.
Alla fine, non potendo più trattenersi, chiamò Lucia. Aveva trovato il numero nella chat di Benedetta.
Pronto? rispose una voce femminile gentile.
Buongiorno, sono Ginevra Rossi, madre di Benedetta.
Sì, buongiorno.
Vorrei incontrarci, prendere un caffè insieme.
Ginevra, mi dispiace, ma sono sommersa dai preparativi. Non ho tempo.
Posso aiutare!
Grazie, ma non serve. Ho tutto sotto controllo.
Ma io sono la madre della sposa! Devo partecipare!
Ginevra, ascolti: Benedetta mi ha chiesto di occuparmi dellintera organizzazione. Se vuole qualcosa, parli direttamente con lei, non con me.
Ma
Scusi, devo andare. Ci vediamo al matrimonio.
Ginevra riagganciò, il cuore ancora più pesante. Concluse di parlare seriamente con sua figlia quella sera.
Benedetta, siediti, per favore.
Mamma, ho una riunione con Matteo.
Solo cinque minuti.
Benedetta accettò, visibilmente infastidita.
Ascolta, capisco che vuoi un matrimonio splendido. So che Lucia ha più mezzi, ma il tuo commento: Il matrimonio sarà, ma non ci sono io, mi ha ferito. È vero?
Benedetta si irrigidì.
Non lho detto così.
Lhai detto, solo in modo indiretto.
Basta! Sarò al matrimonio, anche se solo come ospite!
Come ospite?
Esatto.
Non come madre della sposa?
Qual è la differenza?
Ginevra sentì il suo gargalo strozzarsi.
La madre della sposa è la persona più importante dopo gli sposi: benedice, fa il brindisi, abbraccia la figlia prima del rito. Lospite è solo uno spettatore che beve lo spumante.
Queste cose sono vecchie! Oggi è tutto stile, foto su Instagram, like!
Allora sono unepoca passata?
Sì.
Benedetta si alzò di scatto.
Sono stanca di queste discussioni! Vieni al matrimonio o non venire! Non mi importa!
Non ti importa se la tua madre sarà al tuo matrimonio?
Sì! Perché ti vedrò lamentarti, parlare di me come se fossi un peso!
Ginevra rimase immobile, colta alla sprovvista.
Vai via, sussurrò Benedetta. Devo lavorare.
Ginevra uscì dalla stanza, incontrò Nicola nel corridoio. Lui aveva sentito tutto.
La ucciderò, mormorò di nuovo. Come osa trattarmi così!
Non toccarla. È solo vergogna
Vergogna? Labbiamo cresciuta per ventiquattro anni!
Silenzio, per favore.
Ginevra si sdraiò sul divano, Nicola la accarezzò.
Passò unaltra settimana, il matrimonio era a dieci giorni. Ginevra non dormiva, quasi non mangiava. Nicola la incitava a chiamare la figlia.
Gine, prova a chiamare, dì che verrai al matrimonio.
Non posso. Non sono necessaria.
Sei necessaria! Sei la madre!
Una madre che non è quella che serve.
Nicola sospirò e smise di insistere.
Una sera la porta suonò. Ginevra aprì e trovò Benedetta, gli occhi rossi, i capelli scompigliati.
Mamma, sussurrò.
Benedetta? Che è successo?
Benedetta si gettò sul divano, piangendo.
Matteo mi ha tradita con la sua amica. Lho scoperto oggi.
Ginevra la avvolse in un abbraccio.
Sta bene, andrà tutto bene.
Ma il matrimonio è tra dieci giorni! Gli invitati, i soldi, il ristorante!
Possiamo annullare.
Ma Lucia ha già investito tanto!Alla fine capì che il vero valore di una famiglia risiede nella capacità di perdonare e di restare uniti, più che nei dettagli di un matrimonio scintillante.







