Ha messo in mostra le sue valigie e, per la prima volta dopo 10 anni, ha assaporato la vera libertà

Ciao cara, ascoltami, ti racconto di nuovo di Lorenza. Dopo dieci anni di una vita così soffocante, ha finalmente messo i suoi valigioni in strada e si è sentita libera per la prima volta.

Lorenza Bianchi, ma che scherzi? le ha sbottato la commessa al supermercato. È la terza volta in una settimana che ti vedo così impaziente!

Lorenza era alla cassa, arrossendo e pallendo a intermittenza, con una banconota stropicciata che le porgeva per la quinta volta.

Scusi, ma mio marito mi ha concesso solo trecento euro per la spesa

Mi ha concesso! ha strillato la commessa Hai quarantacinque anni e ti comporti come una bambina! Lui ti ha concesso!

Non capisci

Capisco tutto! Ho la fila, e tu stai ancora a scegliere cosa comprare con trecento euro! Prendi qualcosa e vattene!

Lorenza ha preso pane e latte, ha pagato, è uscita di corsa, si è appoggiata al muro e ha respirato a fondo. Le lacrime le pizzicavano la gola, ma si è trattenuta. Non piangere in pubblico, mi diceva dentro.

La sera è tornato a casa Giorgio, il marito, di cattivo umore. Lorenza lo ha accolto in ingresso, gli ha passato la borsa.

Giorgio, la cena è pronta. Ho fatto le polpette e le patate

Ancora fritto? si è accigliato. Mi fa male lo stomaco per via di quello che cucini!

Ieri mi avevi chiesto le polpette

Ieri sì! Oggi ti sei tirato indietro! Non è difficile ricordare?

Lorenza è rimasta in silenzio, ha abbassato lo sguardo e si è avviata in cucina. Giorgio si è seduto davanti alla TV.

E i soldi? Ti ho dato quattrocento al mattino!

Trecento. Mi hai dato trecento.

Non discutere! So meglio quanti ne ho dati!

Va bene, trecento, ha risposto Lorenza senza alzare la voce. Ho comprato pane, latte, burro. Ecco lo scontrino.

Giorgio ha preso lo scontrino e ha esaminato.

Il pane costa quarantotto euro? Perché così caro?

È pane normale, Giorgio

Il pane normale è trenta! Hai pagato più del dovuto! Che sprecone!

Lorenza ha morso il labbro. Un altro scontro per qualche centesimo. Ogni giorno la stessa sceneggiatura.

Eppure, una volta le cose erano diverse. Si erano conosciuti al lavoro. Giorgio era arrivato nel reparto come nuovo capo, tutto elegante, sicuro di sé, di successo. Aveva notato Lorenza e aveva iniziato a corteggiarla.

Lorenza, sei così dolce. Ti va di andare al bar a prendere un caffè?

Volentieri.

Senza parlare di lavoro, voglio conoscerti meglio.

Era galante, faceva complimenti, portava fiori. Lorenza si era innamorata. Dopo due delusioni amorose, desiderava finalmente trovare colui. Giorgio sembrava luomo perfetto.

Si sono sposati in fretta: dopo sei mesi di conoscenza hanno detto sì. Lorenza era felice, pensava di aver trovato il suo destino.

I primi mesi sono stati davvero belli. Giorgio era attento, premuroso, anche se a volte lanciava osservazioni strane.

Lorenza, quel vestito non ti sta. È troppo acceso.

Mi piace

Sì, ma ti rende volgare. Meglio il grigio.

Lorenza cambiava abito, voleva piacere al marito.

Poi sono cominciate le critiche sulla cucina.

La zuppa è poco salata.

La carne è dura.

Linsalata è strana.

Lorenza si sforzava, comprava libri di cucina, guardava ricette, ma Giorgio trovava sempre qualcosa da rimproverare.

Alla fine le ha proposto di licenziarsi.

Lorenza, perché lavori? Io guadagno bene, ti posso garantire una vita tranquilla.

Ma mi piace lavorare

Lavori! Qui guadagni pochi spiccioli! Meglio stare a casa, occuparti della casa. Qui è tutto trascurato, il cibo è scadente. Prenditi cura di tutto.

Lorenza ha ceduto, ha lasciato il lavoro. Allinizio le piaceva: non doveva alzarsi presto, poteva fare le cose a suo ritmo.

Ma Giorgio ha trasformato la sua vita in un inferno. Ogni giorno controlli, critiche, osservazioni.

Perché cè polvere su questa mensola?

Perché la camicia non è stirata come dovrebbe?

Perché il pranzo è alle 13 e non a mezzogiorno?

Lorenza correva, cercava di farcela, di accontentarlo, ma era impossibile. Cera sempre qualcosa da rimproverare.

Il peggio erano i soldi. Giorgio le dava una somma fissa settimanale, al massimo trecento euro. Doveva rendere conto di ogni centesimo speso.

Dove sono finiti i venti euro?

Ho preso una brioche

Una brioche? Hai il pane a casa!

Avevo voglia di dolce

Voglia! I soldi non sono infiniti! Chiedi il permesso la prossima volta!

Lorenza doveva chiedere il permesso al marito per una brioche. Ha provato a cercare un nuovo lavoro, è andata a colloqui, ma Giorgio scopreva tutto e scatenava litigi.

Sei impazzita? Vuoi lavorare? E chi pulirà la casa?

Posso fare entrambe le cose

Non riuscirai! Fai tutto di fretta! Basta inventare! Il tuo posto è a casa!

Le è stato vietato parlare con le amiche. Lui diceva che le amiche la influenzavano negativamente, la spingevano contro di lui.

Giorgio, voglio andare alla festa di Tania

A Tania? Quella che si è sposata tre volte?

È la mia amica

Non è unamica! Le amiche dovrebbero sostenersi in famiglia, non spingerti a tradire! Non vai!

Lorenza non è andata. Così ha smesso di partecipare a eventi. Le amiche hanno smesso di invitarla, si sono offendute.

Tania, la vecchia amica, lha chiamata più volte.

Lorenza, dove sei? Sei sparita!

Solo occupata

Occupata! Sei a casa! Prendiamoci un caffè!

Non posso, Tania. Giorgio non gradisce

Che te ne frega di Giorgio! Sei impazzita? Ti sei messa in una setta?

Forse era davvero una setta, ma la setta era la sua casa e il guru era il marito.

Passarono gli anni: cinque, sette, dieci. Lorenza era diventata unombra, camminava silenziosa, parlava a bassa voce, cercava di non farsi notare. Lunica cosa che la manteneva a galla erano le piccole gioie: i libri letti di nascosto, le serie tv guardate quando Giorgio era al lavoro.

Un giorno è andata al supermercato per la spesa e ha sentito una voce familiare.

Lorenza? Sei tu?

Si è girata. Era Tania, la sua migliore amica, che non vedeva da otto anni.

Tania

Dio, che miracolo! Dove sei stata? Ti ho chiamato, ti ho scritto!

Lo so, scusa. Sono stata occupata.

Occupata, Tania ha alzato la mano, osservandola attentamente. Stai bene? Sei… grigia.

Tutto bene.

No, non è così. Sei dimagrita, sei pallida. Che succede?

Lorenza voleva scherzare, cambiare argomento, ma Tania lha presa per mano e lha trascinata in un bar dallaltra parte della strada.

Sediamoci, parliamo. E non discutere!

Al bar Lorenza ha raccontato tutto, almeno le parti più importanti: il controllo, le critiche, i soldi. Tania ascoltava, il suo viso diventava sempre più cupo.

Lorenza, quello è violenza domestica psicologica.

Violenza? Non mi picchia

Non serve a picchiare! Ti distrugge mentalmente! Controlla ogni tuo passo!

Forse è solo esigente.

Esigente! Tania ha sbattuto il pugno sul tavolo. Sveglia! Ti tratta da serva! Sei un essere umano o una macchina?

Un essere umano

Allora perché lo permetti?

Lorenza non sapeva cosa rispondere. Era davvero perché? Per amore? Ma lamore era ormai sparito, rimaneva solo abitudine e paura.

Tania, come faccio a scappare? Non ho nulla!

Hai te stessa! Troverai lavoro, un alloggio!

A 45 anni? A chi servo?

A te! Sei una contabile esperta, troverai un posto. Vuoi che ti aiuti? Conosco gente!

E così ha fatto. Una settimana dopo Tania lha chiamata: cera unofferta in una piccola azienda, stipendio decente, orari flessibili.

Vieni al colloquio. Ho parlato con il direttore, ti vuole.

Lorenza è andata, senza dire a Giorgio, dicendo solo che doveva andare al supermercato. Il colloquio è andato bene: il direttore, un uomo di cinquantanni, educato, ha guardato il suo curriculum e ha chiesto:

Lorenza Bianchi, perché così tanto tempo senza lavoro?

Motivi familiari, casa, marito

Capisco. Il tuo profilo è ottimo. Puoi cominciare lunedì?

Perfetto!

Ritornata a casa, Lorenza si è sentita leggera, per la prima volta in anni. Un lavoro, i suoi soldi, la libertà!

Ma dove dirlo a Giorgio? Lui sicuramente si opporrebbe.

La sera, quando Giorgio è rientrato dal lavoro, Lorenza ha preso coraggio.

Giorgio, dobbiamo parlare.

Di che? non ha alzato gli occhi dal telefono.

Ho trovato lavoro.

Silenzio. Giorgio ha alzato lentamente la testa.

Cosa hai detto?

Ho trovato lavoro. Sono contabile. Inizio lunedì.

Senza il mio permesso?

Giorgio, sono una donna adulta. Non ho bisogno del tuo permesso.

Lui è saltato in piedi, avvicinandosi, il viso rosso di rabbia.

Non serve? Io dico che serve! Sei mia moglie! Devi chiedere!

Ho già firmato il contratto.

Domani non andrai e ti tirerai indietro!

Non andrò.

Cosa?

Ho detto: non andrò! Lorenza, sorpresa dalla sua stessa audacia, ha continuato. Basta! Dieci anni ho sopportato! Il tuo controllo, le tue lamentele! Basta!

Stai facendo una rivolta? Giorgio lha afferrata per le spalle. Chi sei senza di me? Nessuno! Io ti do da mangiare, ti do vestiti!

Mi dai trecento euro a settimana! Con quei soldi posso solo comprare pane e acqua!

Basta così! Ti sei messa a ingrassare!

Ingrassare! Lultima volta che ho comprato vestiti è stato cinque anni fa! Vesto un pigiama! E tu ogni mese compri qualcosa di nuovo!

Devo avere un aspetto decente al lavoro!

Anchio! Sono anchio una persona!

Giorgio ha alzato la mano. Lorenza ha chiuso gli occhi, aspettando il colpo. Ma lui non ha colpito. Si è semplicemente girato e ha chiuso la porta con uno sbattimento che ha fatto vibrare i vetri.

Lorenza è rimasta in cucina, tremante, le ginocchia piegate. Dentro però cera una strana leggerezza. Per la prima volta in dieci anni aveva detto quello che pensava.

Lunedì è andata al lavoro. Giorgio non ha detto nulla, non ha nemmeno salutato. Ma non lha nemmeno impedita. Forse ha deciso di aspettare, di vedere.

Al lavoro è stato strano allinizio: ufficio, colleghi, compiti. Lorenza si sentiva fuori posto, ma piano piano si è inserita. Ricordava le sue competenze, imparava nuovi programmi. I colleghi erano simpatici, soprattutto Irene, una donna della sua età, anche lei contabile.

Lorenza, come va? Ti trovi?

Sto cercando. Ho dimenticato un po tutto questi anni.

Tranquilla, ti riprenderai in fretta! Se serve, chiedi!

Il primo stipendio è arrivato dopo un mese: venticinque euro. Per molti è poco, per lei è una fortuna. Ha tenuto la busta tra le mani, incredula. I suoi soldi, guadagnati con il proprio lavoro.

È andata al supermercato, ha comprato una nuova felpa, bella e colorata, proprio quella che desiderava. Ha preso dei prodotti di buona qualità, non i più economici, ha comprato una torta, solo per piacersi.

Giorgio ha visto le borse, ha fatto una smorfia.

Che cosè?

Spesa. E la felpa.

Da dove vengono i soldi?

Ho ricevuto lo stipendio.

Ha preso la felpa, lha tirata fuori, si è accigliato.

Un euro e cinquanta per una felpa! È una spesa inutile! Lha lanciata sul tavolo. Ti ho detto di risparmiare!

Questi sono i miei soldi. Li ho guadagnati.

Non sono tuoi! Siamo una famiglia! Tutto è comune!

Allora anche i tuoi soldi sono comuni. Mettiamoli insieme.

Giorgio è rimasto in silenzio, ha capito di aver perso il controllo.

Fai come vuoi, ha borbottato. Ma da oggi paghi da sola la spesa! Non ti darò più un centesimo!

Perfetto. Pagherò da sola.

È uscito dalla stanza sbattendo la porta. Lorenza ha guardato la felpa, le borse, ha sorriso. Per la prima volta da tanto tempo ha sorriso davvero.

I mesi sono passati. Il lavoro le piace, i colleghi sono amici. Va a caffè dopo il lavoro, al cinema nei weekend. Giorgio brontola, ma non può più proibire nulla.

Ancora con le tue amiche!

Sono i miei colleghi e amiche.

Le tue amiche ti mettono contro di me!

Nessuno mi mette contro. Vedo tutto da sola.

Vedo che ho vissuto dieci anni in una gabbia. Ora la gabbia è aperta.

Giorgio si arrabbia sempre più, capisce di perdere il potere. Una sera, dopo una lunga giornata, è ubriaco e furioso.

Dove eri?

Al lavoro. Ho fatto straordinario.

Stai mentendo! Ti sei incontrata con qualcuno!

Con chi devo incontrarmi? Giorgio, sei ubriaco. Vai a dormire.

Non sono ubriaco! Lha afferrata per mano. Mi tradisci! Ammetti!

Che tradimento è questo?

Non mentire! So tutto! Hai qualcuno!

Nessuno! Lascialo!

Lui lha spinta. Lorenza è caduta, si è sbattuta contro il muro. Si è rialzata, ha guardato il marito. Nei suoi occhi cera rabbia, furia. E in quel momento ha capito: restare significherebbe solo peggiorare. Non sarebbe cambiato.

Basta, ha detto piano. Finita.

Finita?

Questo matrimonio è finito. Me ne vado.

Dove andrai? ha riso. Non hai nulla!

Ho lavoro, ho soldi. Prenderò un appartCosì, con la valigia in mano, Lorenza attraversò la porta, pronta a ricominciare una vita davvero sua.

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Ha messo in mostra le sue valigie e, per la prima volta dopo 10 anni, ha assaporato la vera libertà
Me lo diceva sempre la mamma: “Non sposarla, non è quella giusta per te!”