In fila per la gioia dell’infanzia

28 aprile 2025

Nel nuovo complesso residenziale di periferia a Milano la vita stava iniziando a trovare ritmo. Nei portoni ancora si sentiva lodore del nuovo intonaco, e sugli ascensori pendevano avvisi che chiedevano di non portare fuori i rifiuti da costruzione dopo le otto di sera. Sul parco giochi tra gli edifici luminoso ma avvolto da una leggera bruma di polvere umida i bambini in giacche impermeabili chiacchieravano a voce alta. I genitori, avvolti in sciarpe, stazionavano a distanza, scrutandosi con cautela da nuovi vicini.

Silvia correva verso casa con la figlia Loredana: il breve tragitto dal nido, attraversando il cortile, ora richiedeva più tempo a causa delle code ai cancelli e delle continue discussioni su quanto fosse difficile far iscrivere il bimbo vicino a casa. Silvia lavorava da casa come ragioniera per una piccola impresa, così poteva stare con Loredana per buona parte della giornata. Ma, per quanto fosse flessibile, ogni mattina aveva lo stesso inizio: apriva il portale del Comune e controllava il numero di Loredana nella lista dattesa elettronica per un posto nellasilo più prossimo.

Ancora nulla è cambiato sospirò una mattina, fissando lo schermo del cellulare. Nella chat del condominio i vicini già discutevano di quel problema: la fila avanzava a passo di lumaca, e i posti rimanevano riservati ai familiari con diritto di priorità o a chi si fosse iscritto subito dopo il trasloco.

La sera gli adulti si incontravano davanti ai portoni o al negozio dangolo. Il tema tornava sempre al medesimo: qualcuno aspettava una risposta dallamministrazione di zona, qualcun altro provava a sistemare il figlio per conoscenza, altri ancora alzavano le mani, convinti di dover contare solo su se stessi.

Col passare dei giorni il senso di impasse cresceva. I bambini restavano a casa o gironzolavano nel cortile sotto locchio attento delle nonne; i genitori sussurravano lamentele prima timide, poi sempre più sincere. Nelle chat spuntavano lunghi messaggi sullaffollamento dei gruppi, venivano proposte mini-asili privati o lassunzione di una bambinaia condivisa tra più famiglie.

Una sera Antonio, padre di Giacomo, due anni, del piano accanto, propose di creare un gruppo dedicato al problema dellasilo. Il suo messaggio, breve e diretto, diceva:

Vicini, che ne dite di unirci? Se siamo tanti, ci sentiranno.

Fu linizio di qualcosa di nuovo. Decine di genitori si unirono subito: alcuni volevano raccogliere firme per rivolgersi alla direttrice dellasilo, altri condividevano contatti di avvocati o raccontavano esperienze simili in altri quartieri milanesi.

Presto, davanti alle finestre del primo blocco, si formò una piccola assemblea di genitori con fogli di firma e thermos di tè caldo. Si avvicinavano nuovi volti: alcuni curiosi, altri pronti a mettere il proprio nome nella lista dei richiedenti.

Le discussioni si protrassero fino a notte fonda, proprio nel cortile: i genitori in semicerchio sotto il portico dellascensore, al riparo dal vento e da una pioggia leggera. Alcuni tenevano mano al bimbo, altri coprivano il passeggino con una coperta; di tanto in tanto guardavano lorologio o mandavano messaggi sul lavoro mentre parlavano dellasilo.

Dobbiamo fare la via ufficiale affermò Antonio con decisione. Raccogliamo le firme di tutti i genitori che vogliono quel posto e prepariamo una petizione da presentare allamministrazione comunale.

Ma servirà poco, vero? sospirò una donna di mezza età. Finché le pratiche girano in tondo arriverà lestate!

E se provassimo a parlare direttamente con la direttrice? Magari capirà la nostra disperazione?

Le opinioni si dividerono: chi riteneva inutile perdere tempo con lettere formali, chi temeva di esporsi troppo davanti allamministrazione della cooperativa del condominio.

Dopo qualche giorno la maggioranza optò per raccogliere firme e fissare un incontro con la direttrice dellasilo, la signora Maria Bianchi, ubicata al civico 29, proprio di fronte al nuovo quartiere, che da tempo faticava a gestire lafflusso di richieste dei residenti dei nuovi edifici.

Il mattino dellincontro era grigio e umido, con una luce primaverile senza sole. I genitori si radunarono davanti allingresso quindici minuti prima dellorario di apertura: le donne sistemavano i cappucci ai bambini, gli uomini scambiavano brevi battute sul traffico e i lavori in zona.

Nel vestibolo dellasilo laria era calda e densa di cappotti bagnati; le impronte umide dei piedi tracciavano una scia sul linoleum fino alla porta dellufficio della direttrice, la signora Maria Bianchi. Lei li accolse senza troppa allegria:

Capisco la vostra situazione disse. Ma i posti sono esauriti! La graduatoria è gestita dal Comune tramite il portale online

Antonio espresse con calma la posizione dei genitori:

Conosciamo la procedura di iscrizione iniziò ma molte famiglie devono portare i figli a chilometri di distanza ogni giorno! È pesante per i piccoli e per noi adulti Siamo pronti a collaborare per trovare una soluzione temporanea insieme a voi!

La direttrice ascoltò i primi minuti, poi interruppe:

Anche se volessi non ho lautorità di aprire nuovi gruppi senza laccordo dellamministrazione comunale! Tutte le decisioni vanno a loro

I genitori non mollarono:

Allora organizziamo un incontro a tre propose Silvia. Veniremo con un rappresentante del Comune? Spiegheremo tutto di persona?

Maria Bianchi alzò le spalle:

Se volete provare

Ci si accordò per una nuova videochiamata la settimana successiva, quando sarebbe stato possibile invitare un funzionario dellUfficio Scuola del Comune.

Il gruppo di genitori del condominio non smise di parlare per tutta la sera. Dopo le trattative con la direttrice e il funzionario, fu chiaro che i gruppi temporanei sarebbero stati avviati e che larea di gioco poteva essere allestita sul cortile interno. Ognuno propose il proprio aiuto: qualcuno portava attrezzi dal garage, altri conoscevano dove comprare la rete di sicurezza, altri ancora avevano buoni rapporti con lartigiano responsabile della manutenzione, che abitava al piano sopra.

Si decise di incontrarsi sabato mattina nel cortile per esaminare il luogo prescelto. Silvia, uscendo con Loredana, notò subito più volti rispetto alle precedenti riunioni. Molte famiglie erano venute con i propri bambini: i piccoli correvano sulla terra ancora umida, i genitori tenevano guanti, sacchi per i rifiuti e pale. Sul prato si trovavano ciuffi di foglie dellanno passato; la terra, resa morbida dalle recenti piogge, non formava più pozzanghere.

Antonio stese su una panchina il piano dellarea, disegnato insieme al figlio. Gli adulti discutevano se collocare le panchine più vicino alledificio o al vialetto, se ci fosse spazio per una sabbionaia. A tratti le discussioni si facevano accese, ma ora si mescolavano con ironia e un lieve rispetto: tutti capivano che senza compromessi non si sarebbe arrivati a nulla.

Mentre gli uomini installavano una recinzione provvisoria, le donne e i bambini raccoglievano i rifiuti, pulendo il terreno da rami. Loredana e le altre bambine costruivano un labirinto di pietre; gli adulti osservavano sorridendo: i bambini giocavano non sullasfalto del parcheggio, ma in unarea dedicata a loro. Laria profumava di terra fresca, meno pungente rispetto ai primi giorni di primavera.

A pranzo i genitori organizzarono un piccolo picnic nel cortile: tè in thermos, focaccia fatta in casa e chiacchiere che passavano dallasilo alle ricette di famiglia e ai consigli per i lavori di ristrutturazione. Silvia notò come fosse sparita la diffidenza iniziale. Anche chi prima si teneva a parte ora partecipava attivamente.

Nel pomeriggio, nella chat del condominio, comparvero turni di sorveglianza per la zona gioco e una lista di compiti per preparare i gruppi temporanei. Si decise di sistemare una stanza al piano terra del primo ingresso, trasformandola in una ludoteca finché lasilo accoglierà tutti gli interessati. Olga si offrì di acquistare i materiali, Antonio di coordinare il rapporto con la cooperativa.

Entro pochi giorni, il nuovo spazio era dotato di panchine e una piccola sabbionaia. La cooperativa pose una recinzione bassa per impedire ai bambini di correre sulla strada. I genitori si alternavano: la mattina alcuni accompagnavano i figli al nuovo gruppo, la sera altri pulivano i giochi e chiudevano il cancello a chiave.

I gruppi temporanei aprirono senza clamore: i bambini entravano nelle stanze ormai familiari, sotto la supervisione di educatori scelti grazie ai consigli dei genitori del complesso. Silvia era ansiosa su come Loredana accogliesse il nuovo ambiente, ma già a metà della prima settimana la piccola tornava a casa stanca ma felice.

Le piccole questioni quotidiane si risolvevano al volo: mancavano sedie, servivano prodotti di pulizia, i costi venivano spesi in parti uguali. Le spese erano contenute, ma la partecipazione rafforzava i legami più di qualsiasi riunione formale.

Allinizio i microconflitti spuntavano quasi quotidianamente: una volta si discuteva dellorario delle passeggiate, unaltra volta qualcuno si sentiva offeso per un commento sulla pulizia della stanza. Con il tempo i partecipanti hanno imparato ad ascoltarsi, a cedere su alcuni punti e a spiegare le proprie ragioni con più calma. Nelle chat diminuirono i messaggi irritati; al loro posto comparvero ringraziamenti e scherzi sulla nostra squadra di genitori.

La primavera si fece più decisa: le pozzanghere si asciugavano a pranzo, il prato si copriva di un verde brillante. I bambini tolgevano i cappotti durante i giochi, correvano fino al tramonto sotto lo sguardo attento dei vicini, che ora si sentivano responsabili tutti insieme.

Silvia si sorprese a pensare che, solo un mese prima, salutava a malapena la maggior parte di queste persone, e ora chiedeva aiuto o offriva il proprio contributo senza esitazione. Conosceva i nomi dei figli, le abitudini delle nonne e dei nonni.

I primi giorni dei gruppi temporanei passarono senza cerimonie: i genitori portavano i bambini alla porta della ludoteca o al nuovo asilo a pochi minuti di distanza. Si scambiavano sguardi e brevi sorrisi: Ce labbiamo fatta! Non era perfetto, ma era di gran lunga migliore della solitudine di fronte a una coda elettronica.

Nel weekend organizzammo una pulizia collettiva dopo la ricreazione: adulti e bambini raccoglievano i giochi sparsi, sistemavano le forme di sabbia e, seduti sulle nuove panchine, programmavano le attività della settimana successiva. Nella chat nacquero proposte per uninaugurazione estiva della zona bambini e per una pista bici accanto alla scuola elementare per i futuri primaelementari.

Il clima tra i vicini si riscaldò notevolmente: anche le famiglie che prima si erano tenute distanti o erano scettiche nei confronti dellorganizzazione collettiva ora partecipavano, anche solo in parte, alla vita del condominio. La fiducia reciproca crebbe in modo evidente.

Silvia accompagnava Loredana al portone del nuovo gruppo, insieme a conosciute, e si scambiavano chiacchiere sul tempo o sui turni di sorveglianza. A volte le sembrava quasi sorprendente la sensazione di appartenenza a qualcosa di più grande del proprio appartamento tutto era cambiato in poche settimane.

Ora ci attendono nuove sfide e nuovi progetti, ma la cosa più importante è cambiata dentro molti genitori di questo quartiere: hanno capito di poter trasformare lambiente attorno a sé con la collaborazione.

**Lezione personale:** ho capito che, quando i vicini si tendono la mano, la burocrazia si fa meno spessa e la vita di tutti diventa più leggera.

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