Genova: Un Viaggio Incredibile Tra Storia e Modernità

Ricordo come se fosse ieri, in una di quelle fredde serate di fine ottobre a Roma, quando la vita mi riservò un incontro inatteso.
Cinzia, al termine di una giornata di lavoro al tribunale, aveva guadagnato il permesso di uscire prima dal capo, che le aveva promesso anche un bonus. Con il passo leggero, si precipitò verso il suo portone, pronta a digitare il consueto codice sul citofono, ma un lamento di bambino la fece fermare.

«Che tristezza in una giornata così splendida!» pensò, girandosi a cercare la sorgente del pianto senza successo. Il suono si fece più forte.

Dove sei, piccino? chiese Cinzia, incapace di trattenersi.
Qui rispose una voce flebile.

Uscendo dal portico, scorse sulla pietra una figura minuta: un ragazzo di circa cinque anni, vestito con una giacca leggera, pantaloni sportivi strappati e sporchi, le lacrime macchiavano il viso.

Chi sei? Perché piangi? domandò la donna.
Mi chiamo Gennarino singhiozzò il bambino voglio tornare a casa.

Cinzia, cercando di capire se il piccolo avesse parenti nel palazzo, intanto si rese conto che non sapeva nulla della sua famiglia.

Vieni, ti porto da me. Ti offrirò un tè e qualcosa da mangiare disse, allungandogli la mano.

Il bimbo la afferrò senza esitazione, trascinata dal suo istinto di protezione. Una sensazione materna, quasi primordiale, si accese in lei: nutrirlo, scaldarlo, proteggerlo.

Ho del minestrone di verdure, ti va? propose, entrando nellappartamento.

Il piccolo annuì con entusiasmo. Seduto al tavolo, iniziò a fare il cucchiaio con una grazia che tradiva la sua giovane età. Cinzia pensò al suo nipotino viziato, alla sorella Elena, e si chiedé se Gennarino non avesse mai provato piatti così genuini.

Mentre il bambino mangiava, il telefono squillò. Era Alessandro, il giovane che laveva corteggiata da mesi.

Ciao, che fai? chiese.
Sto alimentando Gennarino! rispose.
Chi è questo Gennarino? incalò Alessandro.
Un ragazzino che ho trovato al portone. È solo un bimbo.
Come è finito qui?
Lho trovato fuori, piangeva.
Portalo subito alla polizia, altrimenti non hai il diritto di tenerlo.
Ma è gelato, ha solo quattro anni.
Alessandro, ignaro, aveva già sentito il piccolo dire che ne aveva quattro.

Cinzia si sentì perplessa, ma decise di andare al commissariato più vicino. Lì, lagente in turno, un giovane di circa la sua età, la salutò con un sorriso rassicurante.

Raccontaci cosè successo chiese.

Cinzia narrò lincontro, mentre lagente telefonava al suo collega, che poi ordinò a Cinzia di attendere. Dopo un po, una collega in uniforme la invitò nella sua ufficio, le pose domande dettagliate, la ringraziò e infine disse:

Puoi andare via.
E Gennarino? chiese.
Rimarà con noi finché non troveremo la sua famiglia. È importante sentire la sua versione.

Il ragazzo annuì felice, rassicurato. Cinzia, sollevata, si diresse verso il caffè dove Alessandro laspettava. Lui sbuffò per il suo ritardo, ma lei, sorridendo, gli raccontò della gentile agente.

Se lavessi portato subito, avremmo potuto andare al cinema sbuffò Alessandro.
Non è stato facile lasciarlo lì, sai comè la gente in divisa: non danno mai una mano.
Basta, andiamo concluse Alessandro, scrollandosi di dosso la stanchezza.

Quella sera, tuttavia, il pensiero di Gennarino non lo abbandonò. Si chiedé se avesse davvero una famiglia da cercare, o se fosse meglio per lui un rifugio più sicuro.

Il lunedì successivo, tornando a casa, Cinzia trovò di nuovo il bambino sul portone.

Sei tornato? esclamò.
Ho fame. Hai del sugo? domandò.

Senza minestrone, gli offrì della pasta al pomodoro, che il piccolo accettò con gioia. Fra una forchettata e laltra, Gennarino le rivelò la sua storia: la sera del venerdì, la madre, Vittoria, era andata alla stazione di polizia per denunciare la sua scomparsa. Lì lo avevano restituito al genitore, ma la madre, ubriaca di droghe, lo aveva picchiato e proibito di uscire. Il giorno seguente era fuggito dalla casa, dove viveva solo con lo zio Sergio, un uomo violento che dormiva profondamente. Quando lo zio ruggì, Gennarino prese la sua giacca e corse verso Cinzia.

Il cuore di Cinzia si strinse.

Tornerò a casa, altrimenti la mamma mi punirà di nuovo sospirò il bambino.
Vieni con me, ti accompagno propose.

Il loro cammino li portò davanti al portone di una donna che li riconobbe subito.

Ciao, non ti vedevo in cortile. Dove sei stato? chiese.
La mamma mi ha cacciato. Sono scappato.
Hai fame?
Cinzia mi ha già mangiato.
Allora corri, prima che la madre si accorga.

Mentre Gennarino scompariva tra le porte, Cinzia, curiosa, chiese alla donna:

La madre beve?
Peggio, è una tossicodipendente. Da poco è passata da una bella fanciulla a una madre distrutta.

La donna lottava con il conflitto di non chiamare i servizi sociali, perché Vittoria, un tempo buona donna, era morta poco prima di dare alla luce Gennarino. Lo zio Sergio, dopo il divorzio, aveva trovato una nuova compagna, ma lei era altrettanto pericolosa.

Cinzia capì al volo perché la vicina non volesse denunciare. Decise comunque di chiedere il numero di telefono della donna, per tenersi in contatto.

Con un peso sul cuore, tornò a casa. Alessandro la chiamò più tardi, chiedendo cosa fosse successo. Cinzia gli confidò di nuovo lavventura con Gennarino.

Dovevi portarlo ai servizi, le rimproverò Alessandro.
Non lo so più, rispose.
Allora non intrometterti più in quella famiglia.
Non so che fare, ammise.

Il dubbio la assalì, ma immaginò già il suo futuro in un tribunale per laffido, il che la fece rabbrividire.

Il giorno dopo, una telefonata dalla sorella Elena la spinse a raccontare la vicenda.

Mi è piaciuto Gennarino, anche se lo conosco solo per corrispondenza, adoro i bambini.
Allora segui il tuo istinto. Forse non è per caso che è entrato nella tua vita.
Alessandro mi ha tenuto ferma per due anni, ma ora sospirò.

Il pensiero di Alessandro la turbò, ma la voce di Elena le ricordò che il bambino meritava una vita migliore.

Il mattino successivo, la vicina la chiamò con notizie allarmanti:

Gennarino è stato portato in ospedale per una commozione cerebrale!

La madre non era più a casa; la polizia la cercava, mentre lo zio Sergio, sotto leffetto di sostanze, chiedeva al ragazzo dove fosse la madre. Gennarino non riusciva a fuggire, ma la vicina sentì le sue grida e chiamò i carabinieri, che lo portarono in ospedale.

«Non lo lascerò più così», decise Cinzia. Quella sera, entrò nella stanza dospedale dove Gennarino era sotto le cure di due agenti: il giovane del turno, Giorgio, e la dottoressa del pronto soccorso. Entrambi la riconobbero e le spiegarono la procedura per laffido.

Ladozione è complessa, serve la privazione dei diritti genitoriali, una strada non facile, le disse Giorgio.
Ci sono altre soluzioni? chiese.
Lassistenza sociale può valutare altre forme di tutela, rispose.

Mentre parlavano, il collega di Giorgio, una ragazza di nome Giulia, notò la tenerezza di Cinzia verso Gennarino e propose di completare il fascicolo. Dopo la visita, Giorgio la accompagnò alla porta.

Vuoi un tè? propose improvvisamente Cinzia, sorpresa da sé stessa.
Volentieri, accettò lui.

Seduti al tavolino, il giovane ascoltò il desiderio di Cinzia di salvare il bambino.

È un ragazzo brillante, lo prenderei anchio, confessò.

Prima di andarsene, prese il numero di Cinzia, promettendo di tenerla informata su eventuali novità riguardo la madre. Il mattino seguente, una telefonata la colpì:

Abbiamo trovato Vittoria, è morta per unoverdose.

Cinzia rimase senza parole, chiedendosi come dirlo a Gennarino.

Intanto Alessandro non le aveva più telefonato. Alla fine, ricevette un messaggio:

Spero tu abbia capito che avevo ragione. Se no, scegli: o io o il tuo randagio.

Furiosa, voleva scrivergli una risposta, ma fu interrotta da una chiamata di Giulia:

Vieni a trovarlo oggi?
Sì, ma usiamoci per nome, è più comodo.

Quella notte, lostinazione di Alessandro svanì; Cinzia lo lasciò andare, chiedendo il divorzio. La sua voce era calma, quasi distaccata.

«Non ti amo più», disse. Alessandro rimase senza parole, poi appese.

Dopo un mese, grazie allaiuto di Giorgio, Cinzia ottenne laffido su Gennarino.

Congratulazioni, gli disse Giorgio.
Grazie di cuore, senza di te non ce lavrei fatta, rispose.

La voce di Giorgio era piena di ammirazione.

È stato un gesto coraggioso, prendersi un bambino da una madre tossicodipendente

Gennarino, ormai cresciuto, propose a Cinzia di sposarsi.

Evviva! esultò il giovane, felice di avere una nuova mamma e un nuovo papà.

Un anno dopo, il desiderio di Gennarino si realizzò. E così, tra ricordi e riflessioni, la storia di quel piccolo, di una donna dal cuore grande e di un giovane agente gentile trovò il suo lieto fine.

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La suocera ha messo le mie cose nel corridoio!