La nipote è venuta a trovarmi, ma si è offesa perché non le ho offerto da mangiare.
Vivo con la sorella a due città diverse: io a Firenze, lei a Bologna. Sua figlia, Fiorella, sogna di iscriversi alluniversità che si trova proprio qui a Firenze, dove vivrà in un dormitorio. Per ora è venuta per un paio di settimane, solo per sistemare la pratica dammissione o forse per qualche esame. Non mi sono imbattuta nei dettagli burocratici, so solo che fare un salto prima delliscrizione è normale. La sorella ha acconsentito che Fiorella resti da me per il tempo necessario.
Chi deve mettere la tavola?
Non avevamo discusso del cibo. Ma se la madre tace sullargomento, di solito sono i genitori a decidere da soli. La vedo sdraiata sul divano, con laria di chi aspetta. Le chiedo cosa cè che non va. Mi risponde che pensava avrei preparato un pranzo caldo per lei. Allora le dico, senza mezzi termini: Non solo non ti preparerò il pasto, ma seguirò il mio ritmo. Devo andare subito! Chiama tua madre, fagli trasferire qualche euro sul tuo conto, compra dei grissini, dei cornetti e tieni compagnia al tè. Ah, il tè lo devi comprare anche tu, perché lho finito! Dai, sei quasi una adulta, hai già 18 anni!.
Sua madre non chiacchiera più con me da tempo; non sa che, non appena i figli hanno lasciato il nido, il marito è sparito verso mete sconosciute e io mi sono rifugiata nel lavoro. Ho un agenda spietata, quindi non sono molto presente a casa, le energie per le faccende domestiche mi sono quasi dimenticate. Dormire un po e svegliarmi riposata sarebbe un lusso.
Per la ospite non intendo rinunciare a nulla. È un vero piacere incontrare Fiorella; è cresciuta, è diventata una giovane donna graziosa, ma non sono più la zia Lidia che una volta poteva cucinare un elefante senza battere ciglio. Se vuole, può andare al supermercato, comprare, tagliare, bollire, friggere o cuocere a vapore. Meglio ancora, può prendere qualcosa di pronto, così non rischia di rovinare né il fornello né lappartamento.
Così ha iniziato a sbuffare, a calmarsi e a brontolare silenziosamente ogni giorno, sperando forse in un pensione completa con la mamma. Non lo so, forse le cose si sistemeranno. È difficile smettere allimprovviso di essere la zia buona e comoda, dopo anni di rapporti pacifici con tutti i miei cari. Anche ora cerco di restare amichevole: ho offerto un letto gratuito, ma senza il tradizionale elemento di cibo. Sono andata da uno psicologo per trovare il modo più dolce e delicato di dire ai parenti che non sono più così funzionale come una volta. Dora in poi, bisogna contare meno su di me!







