Ho comprato un’auto usata e, mentre pulivo l’abitacolo, ho trovato sotto il sedile il diario della precedente proprietaria

Comprassi una vettura usata e, deciso a pulire labitacolo, trovai sotto il sedile un diario della precedente proprietaria.

Stai scherzando, Oliviero? Davvero? Tre mesi di lavoro per questo progetto e tu ti limiti a dire che la concezione è cambiata?

Alessandro stava al centro dellufficio del capo, i pugni serrati al punto da sbiancare le nocche. Oliviero Igor, un uomo corpulento dal volto perpetuamente accigliato, non alzò nemmeno gli occhi dal fascicolo.

Alessandro, basta drammi. È cambiata. Il cliente ha il diritto di rivedere le cose. Dobbiamo adeguarci. È business, non un club del hobby.

Adeguarci? Non è adeguarsi, è rifare tutto da capo! Tutti i calcoli, tutta la documentazione, nella spazzatura? Le persone non dormono più di notte!

Hanno ricevuto lo stipendio per il turno di notte. Se qualcuno non è contento, le risorse umane aprono dalle nove alle diciotto. Vai via, non ti trattengo.

Alessandro si girò in silenzio e uscì sbattendo la porta con un tintinnio di vetri. Attraversò i colleghi che lo osservavano con sguardi di pietà, afferrò la giacca dal tavolo e si precipitò nella fresca aria di ottobre. Basta, martellava nella sua testa. Basta. Camminava senza guardare la strada, furioso con il capo, con il cliente, con il mondo intero. Era stufo di dipendere dalle capricci altrui, dagli orari del tram affollato, da tutto. Desiderava qualcosa di suo, piccolo però suo, un angolino di spazio personale dove nessuno potesse infilare il naso con la loro nuova concezione.

Il pensiero lo condusse a una vasta zona di mercato dellauto ai margini di Bologna. Si aggirava fra file di veicoli usati, ignaro di ciò che cercasse. Solo osservava: i fenditure lucenti delle importazioni costose, i veterani consumati della produzione italiana. Improvvisamente scorse una piccola Kia ciliegia, impeccabile fuori, non nuova ma di setteotto anni, che sembrava amata.

Interessato? si avvicinò un venditore giovane, sorridente, di trentanni. Ottima scelta. Ununica proprietaria, usata con cura, lavorocasa. Chilometraggio reale, interno non fumatato.

Alessandro girò intorno allauto, guardò labitacolo. Pulito, ma non sterile. Si percepiva la vita lì dentro, non solo un passaggio da A a B. Si sedette al volante, le mani sul freddo plastico, e per la prima volta in quella giornata sentì la tensione dissolversi.

La prendo, disse, quasi sorpreso dalla sua decisione.

Le pratiche durarono qualche ora. Ecco che già sfrecciava per le strade crepuscolari di una Bologna luminosa, nella sua auto, sua. La parola sua gli scaldava il petto. Accese la radio, aprì il finestrino, lasciò entrare laria fresca. La vita improvvisamente non sembrava più così tetra.

Ritornò a casa, parcheggiò davanti al vecchio palazzo in stile razionalista, rimase seduto a lungo, abituandosi a quella nuova sensazione. Decise allora di ripulire a fondo, di non lasciare tracce della proprietaria precedente. Entrò in un negozio 24 ore, comprò detergenti automobilistici, stracci e un aspirapolvere, e tornò allauto.

Pulì tutto fino a far brillare: cruscotto, pannelli delle porte, vetri. Quando giunse sotto i sedili, la mano si imbatte in qualcosa di duro. Estrasse un piccolo taccuino dalla copertina blu scuro. Un diario.

Alessandro lo girò tra le dita, imbarazzato. Una vita altrui, segreti altrui. Doveva gettare il taccuino sul sedile posteriore e dimenticare, ma qualcosa lo trattenne. Una scrittura minuta, pulita, sulla prima pagina: Ginevra. Solo un nome. Lo aprì.

12marzo.
Oggi Vittorio ha urlato di nuovo. Per una sciocchezza, credo di aver dimenticato lo yogurt che ama. A volte mi sembra di vivere su una botte di polvere da sparo. Un passo falso, una parola fuori posto e scoppia. Poi si avvicina, mi abbraccia, dice che mi ama, che è stata una giornata dura. E io credo. O fingo di credere. Questa piccola Kia ciliegia è la mia unica via di fuga. Accendo la musica e vado dove gli occhi mi portano. Solo io e la strada. Nessuno grida.

Alessandro posò il diario. Qualcosa lo turbò. Quasi vide Ginevra al volante, occhi tristi, che scappa dalla tempesta domestica. Continuò a leggere.

2aprile.
Litigati di nuovo. Questa volta per il mio lavoro. Non gli piace che io rimanga tardi. Le donne vere stanno a casa a fare i dolci, ha detto. Ma io non voglio fare dolci. Amo il mio lavoro, i numeri, i rapporti. Voglio sentirmi utile anche fuori dalla cucina. Lui non capisce. Ha minacciato di parlare al mio capo se non mi licenzio. Umiliante. La sera sono andata al Caffè del Vecchio Giardino. Seduta da sola, un caffè, guardando la pioggia. Era così tranquillo. E i pasticcini… buoni.

Alessandro ricordò quel caffè. Conosceva quel posto, poco distante da casa sua, piccolo, accogliente, con grandi finestre. Immaginò Ginevra al tavolino, sola, a osservare le gocce scivolare sul vetro.

I giorni successivi Alessandro visse in una nebbia. Di giorno il lavoro, le continue dispute con Oliviero, di sera il diario. Scoprì che Ginevra amava lautunno, il jazz e i romanzi di Remarque. Sognava di imparare a dipingere, ma Vittorio la chiamava una pittura da bambini. Aveva una cara amica, Silvana, con cui parlava ore al telefono.

18maggio.
Oggi è stata una buona giornata. Vittorio è partito per una trasferta. Che silenzio! Silvana è venuta, abbiamo comprato vino, frutta e siamo rimaste a chiacchierare fino a mezzanotte, a ridere come ai vecchi tempi. Mi dice di lasciare Vittorio. Lena, ti inghiotte, sei quasi scomparsa. So che ha ragione, ma dove andare? Nessun genitore, lappartamento è suo. Ho trentacinque anni, è linizio non la fine, dice Silvana. È facile per lei, ha un marito ricco.

Alessandro sospirò. Sentiva quella paura. Lui aveva quarantadue anni, e lidea di cambiare radicalmente lo terrorizzava. Era rimasto nella sua routine: lavorocasa, qualche incontro con il suo amico Sergio. Ora, invece, aveva lauto e il diario.

Sabato, non poté più trattenersi e andò al Caffè del Vecchio Giardino. Si sedette al tavolo della finestra, ordinò un caffè e una frittella, quella stessa che, per qualche ragione, Ginevra amava. Pensava a lei: a volte la immaginava bionda, a volte mora, ma gli occhi erano sempre tristi.

Continuò a leggere. Le pagine divenivano più angoscianti.

9luglio.
Mi ha alzato la mano per la prima volta. Perché ho parlato al telefono con Silvana invece di rispondere a lui. Una sculacciata, ma ha rotto qualcosa dentro di me, non sul viso ma nellanima. Ho passato la notte intera nellauto nel cortile, incapace di tornare in casa. Guardavo le luci dei finestrini accendersi e spegnersi. Forse mi cercava, o forse no. Era terrifying e solo. Se non avessi avuto la mia ciliegia, forse sarei impazzita.

Alessandro chiuse il diario, il petto stretto dalla ingiustizia. Sentì il bisogno di trovare quel Vittorio e non sapeva cosa fare. Solo proteggerla, la donna che non aveva mai visto.

La sera, Sergio lo chiamò.
Luca, dove sei finito? Forse a pescare questo weekend?
Ciao, Sergio. Non lo so, ho tanto da fare.
Che lavoro è questo? Non sei mai stato in ferie. Che ti succede, ti sei comprato una colima e ti sei rifugiato?
Alessandro sorrise.
Quasi. Ascolta, è una storia
Raccontò dellauto, del diario, di Ginevra. Sergio ascoltò in silenzio.
Ma sei impazzito, Luca, ti sei infilato nella vita di unaltra. Che vuoi?
Non lo so. Mi dispiace per lei.
Dispiace a lui. È passato tanto tempo. Forse è già sposata con qualche milionario e ha dimenticato Vittorio. E tu, piangi per lei. Buttala via.
Non riesco, ammise Luca.
Vedi tu, Romeo. Non finire in un manicomio per questi sentimenti. Se serve, chiama.

La conversazione non lo svegliò, anzi, lo spinse a finire il diario. Le pagine si accorciavano, il tono si faceva più frammentato. Si percepiva Ginevra al limite.

1settembre.
Lestate è finita. E la mia pazienza anche. Oggi ha rotto un vaso che mi aveva regalato la mamma, lultimo ricordo di lei. Ha detto che era scarso e rovinava il suo design dinterni. Ho raccolto i frammenti e ho capito che era tutto. Fine. Non ce la faccio più. Devo andare via.

15settembre.
Sto preparando il piano di fuga, come in un film di spionaggio. Divertente e spaventoso. Silvana mi aiuterà, mi darà un appartamento temporaneo. Sto trasferendo libri, due maglioni, trucchi. Il più prezioso è il set di acquerelli che ho comprato. Vittorio non nota niente. È troppo preso da sé. Ho trovato un corso di acquerello che iniziava in ottobre. Forse è un segno?

28settembre.
Domani parto. Vittorio parte per una conferenza di due giorni. Avrò tempo per prendere le ultime cose e andarmene. Ho già presentato le dimissioni. Inizierò una nuova vita. Comprerò un cavalletto, colori e dipingerò lautunno: foglie gialle, cielo grigio, e la mia auto ciliegia sotto la pioggia. È il mio simbolo di libertà. Che paura! E se non funzionasse? E se mi trovasse? Restare è ancora più terrorizzante.

Era lultima pagina. Alessandro girò lultima foglia vuota. Poi ancora una, e ancora. Il diario si spezzava.

Rimase nella quiete della sua piccola cucina, chiedendosi che fine avesse fatto Ginevra. Era riuscita a trovare casa con Silvana? Aveva iniziato a dipingere? Decine di domande turbinavano nella sua mente. Si sentiva come se avesse finito una serie TV e ne avessero tagliato il finale.

Rilesse più volte le ultime pagine e notò, tra gli ultimi fogli, un piccolo scontrino piegato a quattro. Una ricevuta del negozio LArte in Via della Repubblica, datata 29settembre. Contava: set di acquerelli, pennelli, carta, piccolo cavalletto da tavolo. Aveva comprato quei materiali.

Era lanno precedente. Era passato esattamente un anno.

Cosa fare ora? Potrebbe cercarla, ma come? Solo Ginevra, senza cognome. Unamica, Silvana. Poche informazioni. E perché? Perché infrangere la sua nuova vita? Forse solo per chiudere un capitolo.

Mise da parte il diario. Passò una settimana. Tornava al lavoro, litigava con Oliviero, tornava a casa. Ma il mondo intorno a lui sembrava più corposo. Notava i riflessi del sole nelle pozzanghere, i fruscii delle foglie sugli alberi di acero, il sorriso della barista al bar del quartiere. Guardava la realtà con gli occhi di Ginevra, che tanto desiderava una vita semplice.

Una sera, navigando senza meta, incrociò un annuncio: Mostra autunnale esposizione di giovani artisti bolognesi. Tra i partecipanti cera il nome Ginevra Volpe. Il cuore gli balzò. Cliccò. Una piccola galleria di opere: paesaggi, nature morte, ritratti. Tra le tele, una acquerello di una Kia ciliegia rosata parcheggiata sotto una pioggia dautunno in una via silenziosa. Era viva, un po malinconica, ma piena di speranza.

Sorrise, percependo che ce laveva fatta. Era andata via, dipingeva, viveva.

Trovò il profilo di Ginevra Volpe sui social. Limmagine mostrava una donna di trentacinque anni, capelli corti, occhi luminosi, sorridente davanti alle sue tele. Niente Vittorio, niente dolore. Solo mostre, foto del suo gatto, schizzi di strade cittadine.

Alessandro provò un grande sollievo, come se avesse scaricato un peso. Non le scrisse, non chiese di essere amico. Non serviva. La sua storia era conclusa, felice. Chiuse la pagina.

Ritrovò il diario sul tavolo, lo girò ancora una volta. Non era più solo una raccolta di segreti altrui, ma una testimonianza di coraggio: non è mai troppo tardi per cambiare tutto.

Il giorno dopo, dopo il lavoro, entrò nel negozio LArte. Camminò tra le scaffalature, comprò una piccola tela e dei colori a olio, che non aveva mai usato. Tornò a casa, posò la tela sul tavolo della cucina, spremette i colori sulla tavolozza e afferrò il pennello. Non sapeva cosa sarebbe venuto fuori: forse rovinerebbe la tela, forse inizierebbe una nuova storia, ispirata dalla voce di quella sconosciuta trovata sotto il sedile di una macchina ciliegia.

Guardò fuori dalla finestra: cominciava a piovere. Ogniuno ha la propria strada e il proprio autunno. E a volte, per trovare il proprio cammino, basta imbattersi accidentalmente nella vita di unaltra.

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Non sono più un figlio