Un pomeriggio, come al solito, stavo giocando a carte con il mio piccolo Matteo. Improvvisamente sentii bussare alla porta di casa nostra a Roma. Aprii e mi trovai di fronte una figura che avevo quasi dimenticato: la mia ex moglie, Ginevra.
Io e la mia ex eravamo stati sposati da sette anni. Matteo aveva sei primavere. Si può dire che la nostra vita andava a gonfie vele: amavamo il nostro figlio e sognavamo di avere una bambina. Desideravo davvero unaltra figlia.
Con il passare del tempo Ginevra iniziò a mostrarsi più distante. Sentivo che qualcosa non andava. Alla fine cominciammo a dormire in letti diversi; lei attribuiva tutto alla stanchezza e al cattivo umore.
Poi alcuni amici mi aprirono gli occhi. Mi dissero di aver visto Ginevra essere accompagnata al lavoro da un uomo elegante, che le aprì la porta con galanteria. Non volevo crederci, speravo che il nostro amore potesse superare tutto, soprattutto per il bene di Matteo. Decisi quindi di affrontare Ginevra quella sera. Le chiesi direttamente se mi fosse stata infedele. Non riuscì a rispondere, fece le valigie e se ne andò, lasciando Matteo con me.
Ero felice di avere il mio bambino al mio fianco, ma rimasi colpito dallindifferenza di Ginevra verso il proprio figlio. È davvero una cattiva madre? Non lo ama?
Allinizio non fu facile. Mi trovavo spesso in difficoltà su come gestire Matteo. Chiedevo consigli a parenti, amici e leggevo molto su internet. Allinizio il bambino piangeva per la mamma, poi col tempo si abituò.
Quattro anni dopo la nostra vita migliorò notevolmente. Non risparmiavo nulla per Matteo: vestiti, libri, gite a Firenze, Venezia e Napoli. Viaggiavamo spesso, pagando tutto in euro, e la nostra routine era più serena.
Un giorno, di nuovo, stavamo giocando a carte quando sentii bussare. Aprii e mi trovai di nuovo di fronte Ginevra, che era rimasta praticamente immutata rispetto a quattro anni fa, anzi sembrava più giovane. Matteo però non la guardò neppure. Ginevra rimase lì, incerta, e poi, improvvisamente, si lanciò verso di lui, lo abbracciò, lo baciò, gli chiese scusa e le raccontò del suo amore ardente. Matteo, però, si voltò dallaltra parte.
Decisi di invitare tutti a prendere un tè per stemperare la tensione. Per i primi dieci minuti regnò un silenzio imbarazzante, poi Ginevra iniziò a parlare
Scoprì che voleva portare via Matteo. Allora gli diedi la possibilità di scegliere. Vidi nei suoi occhi paura e incertezza. Gli proposi di fare un breve periodo con la madre, di andare a stare qualche giorno da lei per vedere come si sentiva.
Durante tutta la vicenda non riuscivo a scrollarmi di dosso il pensiero della solitudine. Se Matteo avesse voluto stare con lei, io sarei rimasto da solo, vero?
Il mattino seguente Matteo tornò da me. Mi disse che la mamma non è da sola, ma che lui vuole stare con me. Continuerà a mantenere i contatti con Ginevra, ma non è pronto a trasferirsi.







