Due anni dopo il nostro divorzio, ho incontrato la mia ex-moglie: ogni cosa mi è diventata chiara, ma lei mi ha solo riservato un sorriso amaro prima di rifiutare la mia supplica disperata di riprendere tutto da capo…

23 aprile 2025

Due anni dopo il nostro divorzio ho incrociato Paola al mercato di Milano: tutto è diventato cristallino, ma lei mi ha rivolto solo un sorriso amaro e ha respinto la mia disperata supplica di ricominciare da capo.

Quando è nato il nostro secondo figlio, Ludovica ha smesso di curarsi. Un tempo cambiava vestito cinque volte al giorno, inseguendo leleganza in ogni minimo dettaglio, ma dopo il ritorno dal congedo maternità a Torino sembrava avesse cancellato dalla memoria qualsiasi capo diverso da una vecchia felpa logora e un pantalone da tuta a ginocchia cadenti, appesi come una bandiera sventolata al vento.

In quel admirabile abbigliamento Paola non si limitava a trascinare i piedi per casa: vi viveva giorno e notte, crollando spesso sul letto ancora avvolta in quei stracci, come se fossero unestensione del suo corpo. Quando le chiedevo il perché, mormorava che era più pratico per alzarsi di notte per i bambini. Ammetto che cera una logica oscura, ma tutti quei grandi principi che un tempo mi incalzava come una litania Una donna deve restare donna, anche quando linferno le sta accanto! si erano dissolti in fumo. Ludovica aveva dimenticato tutto: il suo salone di bellezza amato a Bologna, la palestra che giurava fosse il suo santuario, e perdonatemi per la cruda confessione non si dava più nemmeno la pena di indossare reggiseno al mattino, vagando per casa con il seno cadente, come se non avesse più importanza.

Il suo corpo ha seguito lo stesso tragico percorso. La vita, la pancia, le gambe, persino il collo si sono incurvati, diventando lombra di ciò che era. I capelli? Un disastro vivente: a volte una massa selvaggia come dopo una tempesta, a volte un chignon approssimativo da cui spuntavano ciocche ribelli come grida silenti. Il peggio è che, prima di quel bambino, Ludovica era una bellezza fulgida un dieci su dieci! Quando passeggiavamo per le vie di Roma, gli uomini si giravano, i loro sguardi incollati a lei. Questo gonfiava il mio ego: Ecco la mia dea, tutta per me! E ora da quella dea non rimaneva più che una sagoma spenta, un relitto della sua antica splendida.

La nostra casa rifletteva la sua caduta un caos lugubre e opprimente. Lunica cosa che sapeva ancora fare era cucinare. Lo giuro con il cuore: Ludovica era una strega dei fornelli, e criticare i suoi piatti sarebbe stato un sacrilegio. Per il resto? Una tragedia assoluta.

Ho provato a scuoterla, lho supplicata di non lasciarsi andare così, ma lei mi offriva solo un sorriso rassegnato e prometteva di riprendersi. I mesi scorrevano, la mia pazienza si esauriva vedere ogni giorno quella parodia della donna che avevo amato era una tortura insopportabile. Una notte di temporale ho lanciato la sentenza: il divorzio. Ludovica ha cercato di trattenermi, ripetendo promesse vuote di redenzione, ma non ha urlato né si è battuta. Quando ha capito che la mia decisione era irrevocabile, ha soffiato un sospiro straziante:

A te la scelta Pensavo mi amassi

Non ho ceduto a un dibattito sterile su amore o sua assenza. Ho compilato i moduli e, poco dopo, in un ufficio di Firenze, abbiamo ricevuto ciascuno il certificato di divorzio la fine di un capitolo.

Non sono certo un padre esemplare a parte la pensione alimentare, non ho fatto nulla per la mia ex-famiglia. Lidea di rivederla, quella donna che un tempo mi aveva abbagliato con la sua bellezza, era come una lama nel petto che cercavo di evitare a tutti i costi.

Due anni sono volati. Una sera, mentre passeggiavo tra le strade animate di Napoli, ho scorto una sagoma in lontananza il suo passo così familiare, aggraziato, come una danza tra la folla. Si avvicinava a me. Quando è arrivata, il mio cuore si è gelato: era Ludovica! Ma quale Ludovica! Risorta dalle sue ceneri, più scintillante ancora dei nostri primi ardenti sguardi lincarnazione stessa della femminilità. Indossava tacchi vertiginosi, i capelli erano acconciati con una perfezione impeccabile, ogni suo gesto era una sinfonia abito, trucco, smalto, gioielli E quel profumo, il suo inconfondibile profumo di un tempo, mi ha colpito come unonda che riporta a giorni sepolti.

Il mio volto tradiva tutto stupore, desiderio, rimorso perché lei rise con una voce tagliente, vittoriosa:

Che, non mi riconosci? Ti avevo detto che sarei tornata in piedi non mi credevi!

Ludovica mi ha gentilmente permesso di accompagnarla alla sua palestra, sussurrandomi qualche notizia sui figli crescono alla grande, diceva, pieni di vita. Non ha parlato molto di sé, ma non era necessario il suo splendore, la sua sicurezza incrollabile, il nuovo fascino irripetibile gridavano il suo trionfo più forte di qualsiasi parola.

I miei pensieri sono tornati a quei giorni bui: lei, trascinata per casa, spezzata dalle notti insonni e dal peso della quotidianità, avvolta in quella maledetta felpa e pantalone da tuta, il suo triste chignon come un vessillo di resa. Come mi irritava leleganza perduta, la fiamma spenta! Era la stessa donna che avevo abbandonato, e con lei avevo rifiutato i nostri figli, accecato dal mio egoismo e dalla rabbia passeggera.

Al nostro saluto ho balbettato una domanda potevo chiamarla? Ho ammesso di aver capito tutto e lho supplicata di ricominciare da zero. Lei mi ha risposto con un sorriso gelido, ha scosso la testa con fermezza inflessibile e ha detto:

Hai capito troppo tardi, caro. Addio!

**Lezione personale:** ho imparato che lamore non è una comodità da riavvolgere quando serve, ma una responsabilità che non si spegne con la distanza; ciò che trascuriamo può rinascere più luminoso, ma solo se noi stessi siamo pronti a cambiare.

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