Ginevra! Gine, gridava Alessandro dallaltra parte della strada.
Ginevra sospirò pesantemente, appoggiò le borse della spesa al marciapiede e si fermò. Guardò lauto del suo exmarito dallaltra sponda, socchiuse gli occhi, poi chinò la testa. Quanto era stancante tutto questo! Alessandro corse verso di lei, quasi inciampando, desideroso di aiutarla.
Ciao, Gine, afferrò le borse.
Buongiorno.
Ti ho visto passare con quelle sacchetti pesanti e ho pensato di darti una mano, sorrise ingenuamente, andiamo.
Come fai a passare di qua? Abiti in Via dei Vetrini, è un sobborgo
Alessandro già svoltava verso la sua macchina, due sacchi in mano.
Un amico mi ha dato lauto dal lavoro, e poi scrollò le spalle, non potevo lasciarti lì. Ti porto a casa.
Sono a 500 metri.
Nessun problema, porto anche le borse. Come sta Matteo? La mamma?
Lo scopriremo nel weekend, quando ci sentiamo ogni giorno, Ginevra proseguì per le sue spese, perché chiedi sempre di me?
Solo per sapere, non siamo estranei luno allaltra, rispose Alessandro aprendo la portiera anteriore per la sua exmoglie.
Sali dietro.
È un casino là dentro! Meglio no.
Maria aprì il portellino posteriore, sbirciò labitacolo: davvero cera un gran caos.
Non mi credi ancora
Ginevra sospirò e si accomodò sul sedile anteriore. Alessandro mise le borse nel bagagliaio. Felice, si sedette al volante, guardò Ginevra che, voltandosi, osservava la sua zona attraverso il finestrino.
Sei sempre così bella, come sempre.
Alessandro, portami a casa, devo ancora preparare la cena, sbottò la exmoglie.
Sì, sì! accese il motore, ho appena iniziato un nuovo lavoro, sto sistemando i documenti per il turno, disse, mentre Ginevra guardava distrattamente fuori. Matteo ha detto che vi siete trasferiti da tua madre?
Da tre anni non mi senti più, rispose Ginevra, immobile.
Gine, smettila di fare la scomparsa! Perché prendo sempre tuo figlio da te? Nascondi il tuo indirizzo? Ti porto a casa, basta.
Non serve, strinse il colletto della giacca, ho comprato la spesa per la mamma.
Ti resto a dare e ti porto a casa, diceva Matteo
Si fermarono davanti a un cortile.
Che diceva Matteo? Gli ho proibito. Vi vedete, va tutto bene?
Sì.
Che diavolo vuoi da me? non più trattenuta, sbottò.
Gine, non siamo estranei abbiamo un figlio, provò a prenderle la mano il suo ex, ma lei lo rifiutò con un gesto freddo.
Alessandro, basta! Quante volte devo sopportare le tue visite casuali? Non chiamare più mia madre, non chiedere scuse, non servirà! Ci siamo allontanati perché mi hai stancata! Sto per crollare, tutti mi dicono quanto ti dispiace, quanto ti manca la famiglia, quanto sogni di tornare insieme
E Matteo? Perché lo tormenti? Sta solo iniziando a conoscere il papà nei weekend, gli prometti riappacificazioni, gli chiedi di portarmi i saluti, gli domandi a che ora torno dal lavoro, dove vado
Mi preoccupo.
Anchio del nostro figlio! Quante volte lo usi per farmi pressione?
Ginevra scese dallauto sbattendo la porta, cercò di aprire il bagagliaio ma il chiavistello era inceppato. Strinse il coperchio, agitandosi, voleva sbarazzarsi di Alessandro il più presto possibile. Sua madre, dal balcone, osservava silenziosa. Ginevra sentì la sua occhiata attraverso le persiane. Alessandro aprì il bagagliaio, portò le borse al gradino, ma Ginevra lo fermò bruscamente.
No, io stessa.
Gine, quando capirai che ti amo ancora! Sono pronto a tutto per voi. Vuoi che non vada più in turno? Vuoi che torni al vecchio lavoro? Prendiamo unauto? Non devi più camminare! Sarebbe più comodo per te e per Matteo, potresti prenderlo al karate.
No gli strappò le borse di mano, voglio che tu vada via, che trovi finalmente la donna dei tuoi sogni, la ami, viviate felici, e lasciami in pace.
Gine, perdonami, è stato solo un errore, non contava nulla! Mi disprezzo ancora.
Ti ho perdonato, tanto tempo fa, e ti ho lasciato, ma tu non mi lasci andare.
Non riesco! Ho capito che senza di te non riesco a vivere, urlò Alessandro mentre Ginevra saliva le scale.
Alessandro, non fare più scenette, rispose la voce dal piano di sopra, ti ho perdonato, ma non posso amarti di nuovo.
La porta del secondo piano sbatté, e il silenzio tornò. Alessandro, i pugni stretti, tornò alla sua auto, guardando le finestre della casa della suocera. Che sciocco, pensò, a cambiare la famiglia per una fugace avventura. Dopo il divorzio, un anno da solo, ha capito: nessuna Margherita potrà mai eguagliare la sua Ginevra, né il piccolo Matteo.
Si erano conosciuti a scuola, lei era arrivata in terza media da unaltra città e aveva rubato tutti gli sguardi. Alessandro, innamorato di lei, aveva vissuto la loro breve storia, poi unestate lo aveva allontanato verso la nonna, dove incontrò unaltra ragazza. Quando tornò a settembre, Ginevra non era più la sua priorità. Restarono amici, si persero per cinque anni, si rivedvero in una cerchia di amici più matura. Lei aveva una laurea brillante, il primo lavoro, tornata nella sua città natale, dove sua madre lavorava in unazienda. Alessandro, invece, provava a lanciare unimpresa, ma senza successo, finì in una fabbrica, ma lambizione non lo abbandonava.
Tutto cambiò quando Ginevra gli comunicò, dopo diversi incontri, che era incinta. Alessandro, spaventato, la prese in braccio e la presentò ai genitori. Si sposarono, nacque Matteo, comprò un appartamento con un mutuo, i genitori aiutarono a chiudere il debito. Ogni estate una vacanza al mare, compleanni, battesimi, viaggi di fine settimana, feste di famiglia. Alessandro iniziò a sentire la routine, Ginevra si immerse nella vita domestica, nei piccoli gesti quotidiani, nel loro figlio. Il tempo passava tra litigi e gioie, ma nulla di grave. La suocera adorava il nipote, la suocera rispettava il genero.
Matteo crebbe, Ginevra tornò a lavorare. Alessandro desiderava più riconoscimento, la routine lo soffocava, ma gli scalini della carriera erano lunghi. Cambiò lavoro più volte, senza trovare la sua strada. Un excollega gli propose un ruolo da capo reparto in cambio di favori, ma il rapporto finì presto. Ginevra pensò che Alessandro fosse stanco, che avesse una crisi, così gli suggerì di prendersi una pausa, magari portare Matteo con sé. Lui, però, non voleva andare via da sola, ma accettò di andare da un amico a Bologna per pescare. Non arrivarono nemmeno al lago; lamica del suo amico gli mandò foto della serata, chiedendo di non disturbare più il cane di casa.
Ginevra, stanca, prese Matteo e andò a vivere da sua madre. Alessandro, al ritorno, chiedeva dove fosse, ricevendo foto imbarazzanti della pescata. Corse a bussare, ma trovò la porta chiusa, la suocera lo guardava con sguardo di fuoco. Decise di lasciarle spazio, ma ricevette una notifica di divorzio. Lottò, procrastinò, cercò il perdono di Ginevra, ma il giudizio fu definitivo.
Un anno dopo, vedendo Alessandro cercare di aiutare, pagando gli alimenti, chiamando Matteo ogni weekend, riconquistare la suocera, la madre di Ginevra lo implorò di perdonare il figlio. Ginevra perdonò, Alessandro tornò nella famiglia, ma nulla era più come prima: non cerano più sentimenti, né fiducia. Le ferite sanavano lentamente, lasciando solo ricordi freddi.
Il conflitto si concluse definitivamente.
Gine, perché lo tormenti? iniziò la madre dalla soglia, appena entrata.
Chi tormenta chi? rispose la figlia. Matteo non è ancora tornato da scuola?
No.
Mi ha davvero stancata, mamma! Vorrei che andasse in turno in unaltra città, in un altro mondo! Ha paura di legarsi a qualcuno, non sa cosa aspettarsi da Alessandro.
Ginevra entrò in cucina con le borse, la madre aveva già preparato un tè profumato, il profumo di biscotti riempiva la stanza.
Che profumo delizioso!
Gine, non è così, abbiamo un figlio, hai vissuto così tanto
E allora? Come faccio? Come vivere con qualcuno a cui non sento più nulla?
Allora perché gli dai speranze, continui a parlare con lui? la madre smontava la spesa senza guardarla negli occhi, una domanda ricorrente.
È lui! Mi blocca, lha avvicinato al mio collega lo scorso mese, gli ho sorriso, ho flirtato. Lui vuole perdonarmi ma cosa dovrei perdonare? Non è che io avessi una relazione
Non ti lascerà andare, ha bisogno di qualcun altro, disse serenamente la madre, persone come Alessandro non sopportano tradimenti.
Cosa? rise Gine, che tradimento? Siamo tre anni divorziati, non è più mio.
Non può lasciarti andare.
È sicuro, mi dà sui nervi!
Alessandro non smise di tentare finché non ebbe il nuovo contratto. Aspettava Gine allorario di pranzo, chiamava Matteo, chiedendo di farle recapitare il messaggio che sarebbero rimasti insieme. La suocera non rispondeva più. Dopo due settimane, incontrò Gine e Matteo davanti alla scuola:
Gine, devo partire
Buona fortuna.
Matteo, papà parte lontano, ma non per molto, Alessandro la guardò, lei voltò le spalle. Non vuoi dire nulla? chiese. Matteo tirò la madre per mano, la prima lezione era in russo, non si poteva arrivare in ritardo.
Ho detto tutto. Spero che il cambiamento ti aiuti.
Non sperare, non ti lascerò!
Alessandro si sedette accanto al figlio, lo abbracciò forte, voleva fare lo stesso con la exmoglie, ma lei si allontanò. Con i denti stretti, tornò allauto.
Ti perdonerò, Gine, gridò dal ciglio della strada, ma non dimenticherò.
Questo lo divertì, pensò di perdonarla ancora una volta.
Tre mesi di tranquillità, Gine camminava per la città senza temere un incontro casuale. Andò al caffè con le colleghe, rivedette una vecchia amica. Lamica la spingeva a salvare il matrimonio, a lottare per Alessandro. Gine smise di parlare con lei, pensando che Alessandro la manipolasse. Scoprì che lamica era divorziata, cresciuta da sola, aveva perdonato il marito per piccole sciocchezze, e descriveva come, una volta, trovasse oggetti di unaltra donna nella sua auto.
Possiamo aprire lo spumante? sorrise Cristina, cuori liberi, nuove relazioni. scherzò la compagna di Gine. Che ne dici di rispondere alle mille chiamate di Alessandro?
Sì, è già un incubo, rispose stancata Gine, leggendo il menù.
Allimprovviso, un uomo si avvicinò, si presentò, offrì caffè. Le due donne rifiutarono, ma lui non se ne andò.
Gine notò come Cristina lo osservava, luomo la fissava. Dopo pochi minuti, Gine lasciò il locale, e così conobbe Sergio, scambiarono numeri, cominciarono a scriversi. Gine smise di leggere i messaggi di Alessandro, ma il suo telefono continuava a vibrare. Sorrideva leggendo gli SMS di Matteo.
Alé, come va a scuola?
Bene, papà, ho preso 5 in italiano! rispose il bambino.
Come sta mamma? intervenne il padre con affetto.
Sto bene, ho cambiato pettinatura, ieri al compleanno di Livia
Bravo, ma non risponde ai miei messaggi, chiedeva Alessandro, chiamala, per favore.
Mamma non può al momento, abbiamo ospiti.
Che ospiti?
Lo zio Sergio.
Che centra? sbottò Alessandro. Passami il telefono!
Matteo gridò dalla sua stanza: «Mamma!»
In cucina risate e profumi di cibo. Lo zio Sergio sistemava qualcosa. Matteo chiamò di nuovo: «Papà, chiama!»
Maria, con il grembiule, aprì il telefono, ma guardava la luce della cucina.
Gine, dove sei finita? Sembra che tu lanci i tiri a destra, non al centro! scherzò Alessandro.
E tu? rispose secca, chiami per questo?
Che ti credi di fare? Hai un figlio! Come osi! Verrò a trovarti e ti farò una luna di miele, bastarda.
Finalmente ti sei stancato, rise Gine, aspettavo il vero uomo che cambiasse la famiglia per una avventura passeggera. Quando capirai che non siamo più nulla, sparirai.
Che ti succeda! urlò Alessandro, tornerò tra una settimana, ti ti
Gine, ho fatto quello che volevi, sentì una voce maschile, sei pronta? Siamo affamati, il profumo dal forno ci uccide. Sì, Matteo?
Matteo annuì, tenendo il telefono.
Chi è? chiese Sergio, lo passo
Gine passò il telefono, i lamenti si spensero, Alessandro chiuse la chiamata.
Papà richiamerà dopo, disse Gine, guardando il figlio deluso.
Alessandro non richiamò più Matteo, ma insultò la suocera, scrisse a Cristina, minacciandola. Non tornò più dalla sua prima missione, restò in unaltra, sparendo nelle campagne dItalia, realizzando il suo potenziale. Pensava a Matteo solo due volte lanno, per compleanno e capodanno. Non scriveva né al figlio né allexmoglie, convinto che fossero entrambi colpevoli della fine della loro famiglia. Matteo, invece, rimase confuso.
Gine ora vive con Sergio, lui non è più un ospite nella sua casa. Matteo ha superato lassenza del papà, grazie a Sergio che gli spiega la grammatica italiana con passione.
La vita, dopo tanto dolore, ha insegnato a Gine che il rispetto per sé stessa e la capacità di lasciar andare ciò che non può cambiare sono la vera libertà. Solo accettando il passato e scegliendo di costruire un futuro sereno, si trova la pace interCosì Ginevra, guardando il tramonto sul Tevere, capì che la felicità più grande nasce dal perdono di sé stessa.







