La affascinante cameriera che si è addormentata per caso nella camera del miliardario…

Una bellissima cameriera, che si addormenta accidentalmente nella suite di un miliardario

Alessandra è appena entrata per il suo turno in un lussuoso hotel di Roma, dove lavora come addetta alle camere. È una novellina, riservata, con una bellezza naturale che già suscita curiosità tra le colleghe sul suo passato.

Quella sera le viene affidata la pulizia della suite presidenziale, la camera di un enigmatico miliardario che appare raramente, ma la sua presenza invisibile si sente in tutto il resort.

Lavora fino a notte fonda, facendo brillare ogni superficie. La suite non è solo una camera di lusso, ma un vero palazzo: divani morbidi, lenzuola di seta, decorazioni dorate. In sottofondo suona una musica delicata, nellaria aleggia un leggero profumo di lavanda, e tutto la avvolge in un dolce torpore.

Si promette di riposare appena cinque minuti. Solo cinque. Si siede sul bordo del letto kingsize ma quei minuti si trasformano in ore. Si addormenta profondamente, rannicchiata in un angolo del letto, ancora in divisa.

Precisamente a mezzanotte la porta si apre. Un uomo alto, vestito di nero, allenta il colletto e posa le chiavi sul tavolino.

Vedendo una donna addormentata sul suo letto, rimane immobile; sul suo volto nobile scorgono sorpresa e sconcerto. Leonardo Bianchi, il miliardario, è appena rientrato da una serata di trattative tese e sorrisi forzati a un evento privato che non gli è piaciuto. Desidera solo un po di riposo. Ma trovare una sconosciuta nel suo stesso letto non era nei suoi piani.

Allinizio pensa a una trappola forse una fan o una dipendente troppo audace. Poi, notando il carrello per la pulizia accanto alla porta e le scarpe ordinatamente sistemate, capisce che si tratta di qualcosaltro.

Si avvicina; il rumore dei suoi passi sveglia Alessandra, che apre lentamente gli occhi.

Il panico la colpisce allistante. Si alza di scatto.
Mi scusi, ansima. Non volevo Sono semplicemente esausta. Pensavo non fosse ancora tornato

Il cuore le batte allimpazzata mentre raccoglie in fretta le sue cose, temendo di perdere il lavoro di cui ha tanto bisogno.

Leonardo non alza la voce. Non chiama la sicurezza. Si limita a fissarla, il volto impassibile.
Hai fortuna, non sono uno di quelli che si scagliano, dice a bassa voce. Ma non farlo più.

Alessandra annuisce rapidamente e, con mani tremanti, spinge il carrello verso la porta.

Non immagina che Leonardo non sia affatto irritato; è semplicemente incuriosito.

Ritornata al reparto, Alessandra è quasi senza sonno. Rivive continuamente laccaduto, sperando di sistemare le cose. Fortunatamente nessuno ha notato nulla, ma il timore di essere licenziata la perseguita.

La mattina è insopportabile. Nella zona spogliatoi le colleghe chiacchierano animatamente sugli ospiti, ridono, e Alessandra resta silenziosa, come un topo. Aspetta il peggio, ma non arriva alcuna chiamata. Anzi, la capo delle cameriere le porge il foglio di turno:
Alessandra, ti spetta di nuovo la suite presidenziale.

Il cuore le balza in gola. Le gambe le tremano. Di nuovo lì? Dopo tutto quello che è successo? Ma rifiutare non è unopzione.

**Secondo incontro**
Entra nella suite cercando di muoversi senza fare rumore. Prima di finire di pulire metà della stanza, sente alle spalle una voce bassa:
Di nuovo tu.

Si gira di scatto. Alla porta è lui Leonardo Bianchi. Oggi indossa una camicia scura, senza cravatta, lo sguardo attento e una punta di ironia.
Sto solo pulendo, balbetta, evitando il suo sguardo.

Capisco, risponde lui con calma. Non temere, non ho intenzione di licenziarti.

Alessandra alza lo sguardo. Nella sua voce non cè rabbia, ma curiosità.
Come ti chiami? domanda.

Alessandra.

Bel nome. Ti sta benissimo.

Rimane immobile, incerta su cosa rispondere. Nessuno le aveva mai parlato così direttamente e con sicurezza.

Bene, continua a lavorare, conclude lui, dirigendosi verso laltra stanza.

Alessandra sospira di sollievo, ma linquietudine rimane dentro di sé.

**Interessamento**
Nei giorni seguenti la trovi sempre più spesso nella suite di Leonardo. Allinizio pensa sia un caso, poi capisce che non lo è.

Lui compare allimprovviso: a volte sul corridoio, a volte direttamente nella camera. Non le ostacola il lavoro, a tratti le pone domande leggere: «Da quanto tempo lavori qui?», «Da dove vieni?»

Alessandra risponde brevemente, temendo di dire qualcosa di superfluo. Le sembra che la sua vita semplice appaia comica accanto al suo immenso patrimonio, ma Leonardo ascolta attentamente, come se ogni parola avesse peso.

Una sera torna particolarmente tardi, stanco e irritato. Alessandra sta per finire la pulizia.
Sai stare zitto, dice improvvisamente.

Scusi? replica lei.

La maggior parte delle persone intorno a me parla troppo. Tu, invece, non lo fai. È rinfrescante.

Non trova risposta, ma dentro di sé sente un calore strano.

**Segreto**
Passano alcune settimane. Latteggiamento di Leonardo verso Alessandra diventa più evidente. Non lo esprime apertamente, ma i suoi occhi mostrano una nuova dolcezza.

Una sera le chiede:
Perché lavori come cameriera? Hai studi?

Alessandra abbassa lo sguardo.
Ho iniziato a studiare, ma ho dovuto interrompere. La mamma è malata, il fratellino è piccolo Dovevo aiutare.

Leonardo annuisce, senza insistere, ma nei suoi occhi scivola un ricordo.

Quella notte Alessandra non riesce a dormire. Per la prima volta si permette di immaginare: E se questuomo così distante potesse diventare vicino? Subito lo scaccia: è impossibile.

**Tentazione**
Nel hotel si spargono voci. Le altre ragazze notano che Leonardo parla spesso con Alessandra e ne ridono alle spalle.
Guarda che fortuna, dice una collega. Una cameriera e un miliardario. Che favola.

Alessandra cerca di non dar peso ai commenti, ma le fa male. Non lo ha cercato; vuole solo lavorare e guadagnarsi da vivere.

Leonardo però non si arrende. Una sera le dice apertamente:
Potresti essere più di una semplice cameriera.

Lei lo guarda, terrorizzata.
No è impossibile.

Perché? chiede dolcemente.

Perché veniamo da mondi diversi.

Lui sorride appena.
A volte i mondi si incrociano.

**Rottura**
Tutto cambia il giorno in cui Alessandra riceve la chiamata: sua madre è finita in ospedale. Il telefono squilla improvvisamente, il cuore le balza in gola, le mani tremano. I soldi per le cure non bastano.

È seduta su una panchina vicino alluscita del servizio, stringendo il cellulare, quando Leonardo appare accanto a lei.
Cosè successo? chiede.

Alessandra, sopraffatta dalle lacrime, racconta tutto.

Lui ascolta in silenzio, poi dice:
Ti aiuterò.

No! si spaventa. Non posso accettare il tuo aiuto è sbagliato!

È più sbagliato lasciar soffrire chi ti è caro.

La sua voce è così decisa che lei non può rifiutare.

**Nuova intimità**
Da quel momento il loro rapporto cambia. Leonardo paga le cure della madre di Alessandra, ma lo fa in modo discreto, così nessuno lo scopre. Alessandra gli è immensamente grata.

Sente che tra loro cè qualcosa di più di un semplice incontro casuale.

Una sera le dice:
Voglio che non temi più nulla.

Cosa? chiede.

Me, la vita, te stessa.

Quelle parole le penetrono il cuore.

**Prova**
La felicità, però, non è senza ostacoli. Un giorno arriva al hotel una giovane imprenditrice, fidanzata ufficiale di Leonardo. I giornalisti scrivono dei loro fidanzamenti e il personale resta senza parole.

Alessandra si sente frantumata. Capisce di essere solo un episodio, una coincidenza.

Cerca di stare lontana da Leonardo, ma lui la trova.
Non credere a quello che leggono, le dice.

È vero? Ti sposi? incalza.

Lui tace.

Era un accordo. Ma ora non lo voglio più.

Alessandra non sa se credergli, ma il suo cuore gli crede.

**Decisione**
I mesi passano. Alessandra non è più solo una cameriera per lui; è una donna che ha risvegliato in Leonardo un vero sentimento.

Una sera Leonardo la invita in un ristorante, affittando tutta la sala.
Hai cambiato la mia vita, dice. Ero abituato a comprare tutto, ma non puoi comprarmi. Sei la mia casualità che è diventata destino.

Alessandra ride e piange allo stesso tempo.

**Pettegolezzi e invidia**
Alessandra avverte sempre più sguardi di disapprovazione tra le colleghe.
Pensa che se un miliardario la guarda, diventa subito una regina, commenta una delle più anziane.

Alessandra si stringe nella sua camicia, senza cercare attenzioni, ma gli altri vedono solo la favola della povera ragazza e del ricco uomo.

Leonardo nota il suo disagio.
Che parlino, le dice una sera, quando sono soli. La gente ha sempre il lavoro di giudicare. Tu conosci la verità.
È così difficile, sussurra. Sembra un sogno dal quale non riesco a svegliarmi.
Non è un sogno, risponde fermo. È la nostra vita.

**Ombra del passato**
Un giorno arriva allhotel una donna elegante di mezza età, sguardo freddo. È Vera Bianchi, la zia di Leonardo, figura influente nel suo impero. Si avvicina subito a Alessandra.
E chi è questa ragazza che gira sempre intorno a te? chiede a cena.
Leonardo risponde tranquillamente:
È una persona di cui mi fido.

Vera alza un sopracciglio.
Sappi che questi amori costano caro. Hai un fidanzamento, una reputazione.

Il giorno dopo Alessandra viene convocata al dipartimento risorse umane. La responsabile, con la pila di pratiche tra le mani, le dice:
Alessandra, ci sono lamentele. Dicono che sei troppo vicina a un ospite. Non è accettabile.

Le mani di Alessandra tremano. Capisce che sono gli intrighi della zia di Leonardo.

**Scelta**
Quella sera Leonardo la trova nel corridoio del servizio. È seduta su una panca, stringendo la divisa.
Vogliono che sparisca, sussurra. Che non sia più nella tua vita.
Leonardo si siede accanto.
Non te ne andrai. Non lo permetterò.
Ma io sono solo una cameriera!
Lui le prende le mani.
No. Sei tu che mi ha fatto sentire di nuovo vivo. Non importa il titolo o il denaro.

Alessandra capisce allora che lui è pronto a lottare per lei.

**Rottura pubblica**
Una settimana dopo Leonardo annuncia pubblicamente la rottura del fidanzamento con la giovane imprenditrice. I giornali esplodono di titoli, il consiglio di amministrazione è furioso, Vera scoppia in uno scandalo.
Stai distruggendo te stesso! urla. Per una ragazza senza lignaggio!
Lo faccio per la donna che amo, risponde freddo Leonardo.

Quelle parole sono una rivelazione per Alessandra. Non si aspettava una dichiarazione così, proprio quando era pronta a partire.

**Prezzo della felicità**
La vita di Alessandra cambia rapidamente. Deve abituarsi allattenzione dei media, alla sicurezza, ai giudizi. A volte vorrebbe fuggire, tornare al suo piccolo paese, dove tutto è più semplice.

Leonardo le tiene la mano, la protegge, la sostiene.
Mi hai regalato ciò che non ho mai avuto, le dice. Semplicità e onestà. Tu sei la mia terra, casa mia.

**Ritorno a sé**
Alessandra insiste nel prendersi cura della madre e del fratello. Non vuole diventare solo la donna di un ricco. Si iscrive a un corso serale per completare gli studi interrotti.

Leonardo è orgoglioso.
Sei più forte di quanto credi, le dice.

**Epilogo**
Quella che iniziò come una casuale addormentata nella suite di un miliardario è diventata la sua storia.

Alessandra non teme più il futuro. Leonardo non si nasconde più dietro maschere di affari. Entrambi hanno trovato luno nellaltro ciò che mancava: semplicità e sincerità.

E ogni notte, addormentandosi fianco a fianco, Leonardo sorride ricordando la prima notte in cui lha trovata rannicchiata sul suo letto.
Se non ti fossi addormentata, non ci saremmo mai incontrati.
Allora anche gli errori possono diventare linizio della felicità, risponde lei.

**Nuova vita**
Alessandra si trasferisce in un appartamento dove non deve contare ogni centesimo. Grandi finestre, pavimenti riscaldati, pareti bianche tutto sembra estraneo. Rimane la ragazza del piccolo paese, abituata alla modestia.
Ti senti a disagio? chiede Leonardo.
Troppo bello, confessa. Ho paura di rovinare tutto.
Lui ride.
La bellezza serve a viverla.

Continua a sistemare le cose con ordine. Leonardo la osserva in silenzio e le dice:
Sei ancora una cameriera dentro.
Forse sì.
Ed è magnifico, aggiunge. Sai apprezzare ciò che hai.

**Difficoltà della fama**
Quando la loro relazione diventa pubblica, i giornalisti non le danno tregua. Le sue foto appaiono su riviste: «Chi è la cameriera che ha conquistato un miliardario?». La gente discute del suo aspetto, delle origini, della famiglia.
Devi abituarti, le dice Leonardo. Vivo in questo mondo da sempre.
Ma non voglio essere oggetto di pettegolezzi, risponde. Mi ferisce quando dicono che cerco solo soldi.
Leonardo aggrotta le sopracciglia.
Che parlino. Noi conosciamo la verità.

Ma Alessandra capisce che le parole cattive feriscono più di quanto sembri.

**Prova di fiducia**
Un giornale pubblica un articolo: «Leonardo visto con la sua ex fidanzata». La foto è convincente.

Alessandra lo vede al mattino, il cuore si blocca. Quando la sera lui entra in casa, lei non riesce a trattenersi:
È vero? Sei ancora con lei?
Leonardo si ferma, gli occhi brillano.
Ti fidi più dei giornali che di me? chiede.
Non lo so, sussurra.
Lui si avvicina, le prende le spalle.
Guardami. Ti ho scelto. Ho rotto tutto per te. Non ti tradirò.

Le lacrime le colano.
Ho paura di perderti.
Allora ricorda: sono tuo. E non cambierò.

**Nuovo senso**
Per non essere solo «la moglie del miliardario», Alessandra inizia a collaborare con la fondazione benefica di Leonardo, quasi inattiva. Propone di destinare i fondi alla cura dei bambini.
È la tua iniziativa, le dice, affidandole parte della direzione. Tu sai meglio a chi serve aiuto.

Per la prima volta sente di poter contribuire al mondo, non solo ai suoi cari.

**Ritorno a casa**
Ritorna al suo paese. Lì la accolgono non più come la ragazza timida in un vecchio cappotto, ma come donna con una nuova vita. Ma tutto rimane lo stesso: la casa della mamma, lodore di patate, le risate del fratellino.
Le vicine chiacchierano:
Guarda, la nostra Alessandra ora è con un miliardario!
La mamma sorAlessandra, felice, guardò il tramonto sul villaggio, sapendo che il suo futuro era finalmente nelle sue mani.

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La affascinante cameriera che si è addormentata per caso nella camera del miliardario…
— Tu sei mia. Ti ho “comprata”, chiaro?! Quindi chiudi quella bocca! — Non posso e non voglio fare la parte della seconda scelta. Ruslan, sono stanca di farmi passare per l’amante! Quando divorzi? Me lo avevi promesso! Dimmi, per te la nostra storia non vale nulla? Dicevi che in famiglia ormai non ti lega più niente! Adesso basta: o divorzi, o io sparisco dalla tua vita! *** Essere la figlia maggiore in una famiglia numerosa non è un titolo, è una condanna. Un destino segnato. È come un sacco di pietre che ti carichi sulle spalle a cinque anni e ti dicono: “Portalo tu, tanto sei forte”. A Alina quella parola — “forte” — è sempre stata antipatica. Suo padre la ripeteva sempre, specie quando, dieci anni e secchi sotto braccio, lavava i pianerottoli per racimolare qualche spicciolo e comprarsi il gelato che a casa nessuno le avrebbe mai preso. Era un tipo strano, suo padre. Intelligente, mani d’oro. Ma qualcosa si era rotto in lui già da giovane. Aveva scelto divano, TV e il diritto di comandare tutti. — I soldi? — ringhiava, quando Alina adolescente tentava di nascondere le due lire della nonna. — Servono a me per i quaderni! — ribatteva lei. Il resto — uno schiaffo secco. Sempre a freddo. Una mano pesante che la piegava. Ma lei non piangeva: lo aveva imparato in prima elementare — le lacrime eccitano solo i predatori. Restava in piedi, le mani chiuse a pugno, le unghie infisse fin quasi al sangue. — Non provare, — sussurrava. — Non provarci più. Un giorno, a dodici anni, il padre minacciò di colpirla con una sedia. La madre, come sempre, si rannicchiò in un angolo a proteggere i più piccoli. Ma Alina non si mosse. Afferrò la tazza pesante della colazione dal tavolo. — Facci solo una mossa, — disse piano, fissa in mezzo agli occhi. — Io non ti temo. Lui posò la sedia. Sputò per terra ed uscì a fumare sul balcone. Quella sera Alina giurò: me ne andrò. Mi mangerò il mondo e costruirò una vita in cui nessuno, nessuno, oserà dirmi cosa fare. Come una ossessa si fece largo tra libri e voti. Scuola specialistica dall’altra parte di Milano? Facile. Alzarsi alle 5, corri in autobus, dormi in piedi? Va bene. Importa solo una cosa: il risultato. Sapeva che il sapere era l’unica vera moneta che avesse. A casa silenzio. “Brava”, “siamo orgogliosi” — mai detto. Quando arrivò la coppa dell’Olimpiade di matematica il padre borbottò: — Era meglio se aiutavi la mamma con le patate. A scuola sì, la rispettavano, ma la evitavano: troppo decisa, troppo diretta. Al liceo, prima volta, capì che l’intelligenza non bastava. — Ehi, guardale la maglia— tutta pelucchi, — sussurrò la figlia del notabile cittadino. — Secondo me compra nei mercatini. Alina sentì tutto. Ma tirò dritto, schiena dritta e mento alto. Però dentro… un incendio. Li odiava, quei figli di papà, con i loro iPhone e la sicurezza di chi pensa che il mondo gli spetti di diritto. — Andrò all’università statale e voi pagherete tutto. E io sarò meglio di voi. E così fu. *** A Milano la accolsero il traffico e l’indifferenza. L’appartamento degli studenti era un inferno: scarafaggi giganti, coinquiline urlanti, puzzo di fritto tutto il giorno. — Che hai, sei sempre musona? — le chiese l’estrosa Gianna. — Vieni in discoteca, ci offrono da bere! — Devo studiare, — borbottò Alina. — Fai male! Lo studio non fugge, la gioventù sì… Aveva ragione, in fondo. Gianna viveva alla giornata, Alina faceva piani su piani. Ma i piani si schiantavano contro la realtà: la borsa di studio bastava a fatica per bus e pasta. In giro la gente viveva. Nei centri commerciali ragazze curate e perfette facevano shopping senza guardare i prezzi. Alina si vide nello specchio di una vetrina. Giacca lisa, scarpe rovinate, volto stanco. Aveva diciott’anni e si sentiva già sfinita. — Non può essere tutto qui, — sussurrò. — Merito di meglio. E l’Universo la ascoltò. O magari fu il Diavolo a scherzare. Doveva tornare a casa per le vacanze. Niente biglietti, prende un regionale e la spostano all’ultimo in un compartimento comfort. — Le è andata bene, signorina, — strizza l’occhio la capotreno. Lì Alina trova un uomo di quarant’anni, abito elegante, pc acceso, profumo di sigaro buono. — Ruslan, — si presenta. Voce bassa, felpata, quelle che danno ordini con naturalezza. — Alina. La conversazione scivola via: meteo, viaggio, poi la vita, il padre, la miseria, i sogni di master all’estero e la paura di essere sola nella giungla. Lui ascolta, attento, occhi scuri e profondi. La vede davvero. — Sei molto bella, Alina. Hai classe. Ormai è raro. Lei arrossisce. — Grazie. — Ti serve aiuto? Un lavoro? — Studio full time. Lavorare impossibile. — Io posso aiutare, — le porge un biglietto da visita. — Ho una catena di negozi. E diversi contatti. Chiamami. Alina lo prende. Le tremano le dita. *** Lo chiama dopo una settimana. Ruslan mantiene la parola. Le trova subito un impiego leggero in un ufficio di amici: pochi sforzi, uno stipendio mai visto prima. Ma è solo l’inizio. — Devi vestirti in modo adatto, — dice un giorno, dandole una busta. — Comprati qualcosa di serio. — Non posso accettarlo. — Prendilo. È un investimento. Alina prende. Poi cene nei ristoranti. Fiori recapitati a casa (le coinquiline muoiono d’invidia). L’autista quando piove. Lei si innamora. Persa. Come una gatta. Ruslan è tutto ciò che suo padre non era: forte, generoso, risoluto. Risolve i problemi con una telefonata. La porta in braccio. — Sei la mia bambina, — le sussurra abbracciandola. — La mia principessa. Scopre che Ruslan è sposato solo dopo. Ed è troppo tardi. Alina è intrappolata. — Io e mia moglie non siamo più nessuno — dice lui — stiamo insieme solo per i figli e per questioni economiche. Abbi pazienza, sistemo tutto, tesoro. E Alina aspetta. Aspetta pure quando la moglie di lui scopre il tradimento e fa una scenata all’Università. Alina viene subito cacciata. Ruslan la iscrive a una privata migliore, e paga ogni cosa. — Ora ti proteggo io, scordatelo. Aspetta quando deve nascondersi. Quando passa le feste da sola, perché lui è in famiglia. Poi rimane incinta. Guarda il test, piange di gioia. Ora, pensa: ora lui lascerà la moglie. Ora saremo insieme. Ruslan arriva dopo un’ora. Freddo. — Sei impazzita? Un figlio? Hai diciannove anni! Devi laurearti, fare carriera. — Però io voglio… — Ho detto NO. Non è il momento. La accompagna nella migliore clinica privata. Va tutto bene, fisicamente. Ma dentro qualcosa in lei si spezza. — Hai fatto la cosa giusta, — le dice mentre la accarezza. — Un giorno avremo una famiglia, quando sarai sistemata. Da quel giorno Alina non è più la stessa. La ragazzina è rimasta lì, su quel lettino. Ora c’è una donna. Fredda. Lucida. Inizia a prendere tutto di Ruslan. Corsi di inglese? Sì. Abbonamento fitness esclusivo? Certo. Estetista, stylist, viaggi al mare (sempre da sola, mentre “lui lavora”). Si rifà a modo suo. Aiuta i genitori. Manda soldi a casa, compra elettrodomestici. Il padre smette di urlare al telefono, ora chiede favori: — Ale, le gomme della macchina sono lisce. Puoi aiutare? Lei aiuta. Le piace sentire il potere. Ma l’amore svanisce. Goccia dopo goccia. Ruslan diventa sempre più geloso. Le controlla il telefono. Le vieta le amiche. — Tu mi appartieni, — dice. Non è più una promessa, è una minaccia. — Io non sono un oggetto. — Sei mia. Ti ho creata io. Senza di me non sei nulla. Tornerai nella topaia coi scarafaggi. Tre anni. Tre anni in gabbia d’oro. — Me ne vado, — dice una sera. Lui ride. — Dove? A battere? O da mammà in paese? — Troverò un lavoro. Da sola. — Prova pure. Era sicuro che sarebbe tornata. Non accade. *** I primi mesi sono un inferno. Dopo il lusso, di nuovo affitto, metro e pasta in bianco. Ma Alina resiste. Laurea importante, inglese perfetto, e soprattutto un carattere forgiato. Trova subito in una multinazionale della logistica. Ruolo basso, ma promettente. Lì conosce Kirill. Semplice, solare, macchina vecchia, jeans e t-shirt. Con lui ride di nuovo, mangia pizza in panchina, niente regole, niente posate d’argento. Vivono insieme. I primi tempi un sogno: la libertà! Nessuno comanda. Poi la realtà. — Dobbiamo pagare l’affitto, — ricorda Alina. — Sì, dai. Mi ritardano lo stipendio, prestami qualcosa. — Di nuovo? Kirill lavora da perito tecnico. Niente ambizioni. La sera playstation o bar. — Devi crescere, — insiste Alina. — Impara una lingua, fai un corso. — Ma perché? Mi basta così. Non servono tutti quei soldi. L’importante è amarci. Alina si innervosisce. Ama un altro ritmo. Un altro mondo. E ora, davanti alla finestra, pensa. Il cellulare vibra ancora. “Piccola, basta fare i capricci. Ho preso due biglietti per le Maldive. Si parte venerdì. Ti aspetto. Ho divorziato”. L’ultima frase la fulmina. Davvero? — Ale, ci sei? — Kirill la abbraccia. Lei si scosta. — Niente. Lavoro. — Lascia stare. Andiamo al cinema? Esce il nuovo action. — Ho i corsi, Kirill. Fra due mesi ho l’esame. Non posso. Lui si mostra offeso. — Sei tutta nervi. Pensi solo alla carriera. E la famiglia? I figli? La parola “figli” le lacera ancora il cuore. — Per avere figli serve una base, Kirill! Casa, macchina, conto in banca. Non una stanza in affitto e sempre debiti! — E quindi… sempre con ‘sto problema dei soldi! Sbattendo, si allontana. Alina si siede sul divano. Davanti, il bivio. Ruslan vuol dire soldi, status, aiutare la famiglia. Promette di aprirle un’azienda; lei sarebbe la signora. Ma… di nuovo in gabbia. Lui conterà ogni euro. Gelosia. Controllo. Kirill vuol dire libertà. Ma la libertà in un solaio che fa acqua, e lui non ha voglia di aggiustarlo. Si dovrebbe caricare tutto sulle spalle. E Alina è stanca di essere la “forte”. “Ho divorziato.” Prende il cellulare. Il dito resta a mezz’aria su “Rispondi”. *** Accetta di incontrarlo. Al ristorante dove avevano festeggiato il primo anniversario. Ruslan è impeccabile. Abbronzato, elegante. Sul tavolo un cofanetto di velluto. — Sapevo che saresti venuta, — sorride da predatore. — Sei una ragazza sveglia. — Hai divorziato davvero? — Ci sto lavorando. La mia ex vuole metà delle aziende, ma i miei avvocati risolvono. Il punto è che staremo insieme. Apre il cofanetto. Un anello enorme. Valore stratosferico. — Sposami, Alina. Ti darò tutto. Casa, auto, quella vita che hai sempre sognato. Non devi più fare la dipendente. Il tuo posto è al mio fianco, a rendere il mio mondo più bello. Alina guarda il diamante. È perfetto. Freddo, duro, brillante. — E se io volessi lavorare? Se volessi una carriera? Ruslan le prende la mano. La tiene stretta. — Perché, tesoro? Con me avrai tutto. Non ti serve stressarti. Devi solo essere bella ed amarmi. In quel momento Alina capisce. Niente è cambiato. Non vede la sua persona. È un trofeo. Una bambola preziosa da esibire e riporre a piacere. Si ricorda il padre: “I soldi?”. Ricorda Kirill: “Prestami qualcosa fino allo stipendio”. Vogliono tutti qualcosa. Uno, obbedienza. L’altro, comodità. Il terzo, possesso. Ma lei, cosa vuole davvero? Fissa Ruslan. E scorge ciò che non aveva mai visto. Le rughe. La pelle cadente sotto al collo. La paura negli occhi. Teme l’età, teme la solitudine. Vuole comprare la giovinezza per sentirsi vivo. — No, — risponde piano. Ruslan resta in silenzio, il sorriso svanito. — Cosa? Vuoi solo più denaro? — No. Dico solo “no”. Si alza. — Te ne pentirai! Ti invecchierai in povertà! Senza di me non sei nessuno! — Io sono Alina. E mi sono fatta da sola. Esce senza voltarsi. Il cuore batte all’impazzata, ma un senso di leggerezza la pervade. *** Fuori piove. Alina inspira a fondo l’aria umida. Il telefono squilla ancora. Numero sconosciuto. — Pronto? Sono la dott.ssa società “Global Logistics”. Abbiamo valutato la sua candidatura e la prova: inglese perfetto, grandi capacità. Vogliamo offrirle il posto di responsabile area Nord. Lo stipendio è… La cifra è superiore a quanto Ruslan le dava per le “spese”. Molto superiore. — Accetta? — Sì, — sussurra esaltata. — Sì, accetto! — Ottimo. L’aspettiamo lunedì. Si mette a ridere. I passanti si voltano: non gliene importa niente. Ha vinto. Da sola. Senza sponsor, senza elemosina. A sera rientra. Kirill è in salotto, solito pc. — Oh, sei arrivata. C’è qualcosa da mangiare? Lei lo osserva. Fredda, senza rabbia stavolta. Solo come un mobile da buttare. — Kirill, dobbiamo parlare. — Di nuovo? — Me ne vado. Si siede, strabuzzando gli occhi. — Dove vai? Dal tuo “papi” riccone? — No. Nella mia nuova vita. Tu puoi restare qui. D’altronde a te “basta poco”. In un’ora ha già la valigia pronta. Kirill piange, accusa, grida. Ma Alina è di ghiaccio. *** Passano sei mesi. Alina siede nel suo ufficio, ventesimo piano, vetrate sulla città che un tempo era una giungla nemica. Ora le appartiene. Il tablet vibra. Notizie fresche: “Scandalo milanese: il noto imprenditore Ruslan K. dichiarato fallito. L’ex moglie vince il 70% degli asset. Il resto sotto sequestro per frode tributaria…” Alina sorride e scorre oltre. Il karma fa sempre il suo giro. Entra un ragazzo, alto, occhi intelligenti. — Dottoressa, sono arrivati i partner cinesi. Iniziamo? È Massimo, il nuovo collaboratore: brillante, motivato. E forse la guarda anche con altro interesse. — Sì, Massimo. Andiamo. Alina si sistema il tailleur. Ricorda la bambina che lavava scale e si era giurata: nessuno mai più mi comanderà. — Ho mantenuto la promessa, — sussurra al suo riflesso. Esce, tacchi dritti. Sicura. Libera. Felice. La vita inizia adesso. E stavolta le regole le detta lei.