MAMMA, STO ARRIVANDO!
Appena uscita dalledificio del centro perinatale, Nika si lasciò cadere esausta su una panchina e tirò fuori il cellulare dalla borsa. Dopo due lunghi squilli, Denis rispose.
Dan, perché non sei venuto a incontrarmi? chiese Nika, con voce triste.
Sto arrivando, tesoro! Cè un ingorgo! sbottò Denis mentre, sullo sfondo, si udivano urla irritate e clacson di auto.
Me ne sono già andata, replicò Nika, non posso più rimanere lì.
Al telefono si sentì un sospiro; lui capiva tutto.
Ti aspetto, concluse Nika, chiudendo la chiamata.
Riponendo il telefono nella borsa, la ragazza si guardò attorno, respirò a fondo e osservò i passanti. Una brezza autunnale stava facendo cadere foglie dorate dagli alberi, il sole scaldava delicatamente, come se volesse regalare lultimo calore prima dellinverno. Era il culmine dellultimo caldo pomeriggio estivo. Le mamme portavano i loro figli fuori per godersi il tempo mite; i bambini, tra risate, rotolavano nella fronda frusciante, mentre le madri chiacchieravano tra loro, facendo progetti e vantandosi dei progressi dei piccoli. Larea giochi del centro perinatale era, quel giorno, stranamente sovraffollata, quasi di proposito.
Nika sentì di nuovo il nodo alla gola. Non avrebbe più portato il proprio bambino al parco, perché non ne avrebbe mai avuto. Era il quarto aborto consecutivo. Questa volta lavevano esaminata non in una clinica di ginecologia ordinaria, ma proprio nel centro perinatale. Denis, suo marito, non aveva risparmiato spese, ma i medici rimasero perplessi. Tutti gli esami, compresa la compatibilità, erano risultati normali. Il referto recitava aborti ricorrenti di origine incerta; la sua ostetrica, con tono serio e compassionevole, le consigliò di credere e pregare.
Il pensiero di Nika fu interrotto da una presenza accanto a lei. Si girò: a sinistra era seduta una anziana zingara, avvolta in una lunga gonna ricamata, con un foulard, orecchini doro massiccio e pietre grandi. Larchetipo stesso del popolo nomade.
Ti senti triste, figlia? iniziò la donna senza tanti giri di parole.
Nika annuì.
Vedo che il tuo bambino non è ancora nato, proseguì la zingara.
Come lo sapete? chiese Nika, sconvolta, pensando che forse la donna avesse contatti con il personale del centro e ricevesse informazioni riservate. Forse una maledizione, uno sguardo maligno, una pietra magica
Nei tuoi sogni cè un indizio. Ogni volta che perdi un figlio ti appare lo stesso sogno. Cerca il segnale lì. Sei sotto una maledizione, bambina. Il bambino ti darà la chiave. Quando la romperai, un nuovo sogno arriverà e capirai che tutto è finito.
Ehm balbettò Nika, incapace di rispondere. Non aveva mai confidato a nessuno, neanche a Denis, i suoi sogni.
Mentre cercava di riprendersi, la zingara si alzò di scatto e se ne andò, sorprendentemente senza chiedere nulla per la sua profezia.
***
Una settimana prima.
Lo stesso capolinea, con la banchina divisa in due metà: una luminosa, soleggiata e accogliente, laltra buia e tetro. Nika aspettava il treno sul lato di confine, circondata da altre donne che sembravano attendere qualcosa. Il suono del treno si avvicinò, e il vento le sferzò il viso mentre passavano locomotiva e vagoni.
Il cuore le batté allimpazzata. Le porte del vagone si aprirono e ne uscirono bambinibambini, maschi e femmine di diverse etnie, vestiti con abiti colorati, non più di tre anni. Corse verso le madri che li attendevano, mentre gli altri, più anziani, si affollarono timidamente dentro il treno, gli occhi lucidi di lacrime.
Nika fissava i finestrini, preoccupata. I bambini, inizialmente sul lato luminoso, cominciarono a spostarsi verso il lato oscuro non appena capirono che non sarebbero usciti. In uno dei vetri, la ragazza vide una bambina dal capelli biondi e occhi verdi, il viso così familiare da farle accelerare il battito. La giovane la salutò con un gesto della mano, sorridendo tristemente, mentre laltra mano rimaneva nascosta dietro la schiena.
Unondata di amore travolgente la spinse verso il vagone, ma fu fermata da una conduttrice dal volto incantevole, vestita di completo bianco. Con un gesto la bloccò:
Non è possibile. Il bambino deve scendere da solo.
La bambina voleva uscire, ma qualcosa la tratteneva. Le altre madri, i loro figli, piangevano e urlavano. La piccola aprì la bocca e, senza sforzo, Nika lesse le labbra:
Mamma, uscirò, ma più tardi!
Quando, piccola, quando? chiese Nika disperata.
Quando liberi luccellino! rispose la bambina, tirando una mano dietro la schiena e mostrandola al vetro; sul palmo era posata una cinciallegra trafitta da un ago, gocciolante di sangue rosso. Con un sospiro, la bambina si allontanò verso il lato oscuro, insieme agli altri.
La conduttrice sorrise, entrò nel vagone, e il treno partì, lasciando le madri sul binario con il cuore spezzato.
***
Nik, cosa fai? Svegliati! lo richiamò la voce di Denis.
Nika si risvegliò su una sedia, fissando un quadro appeso di fronte: un paesaggio invernale con rami di sorbo ricoperti da bacche rosse su neve, due cinciallegre pronte a spiccare il volo. Quel dipinto le era stato regalato in segno di riconciliazione da Marina, lex fidanzata di Denis, per scusarsi dei tormenti che aveva provocato. Nika lo osservò e notò un luccichio sul corpo di uno degli uccelli.
Nik, tutto bene? si avvicinò Denis, toccandole la spalla.
Nika scostò delicatamente la sua mano, si alzò e si avvicinò al quadro. Denis la seguì da dietro. Sollevò il dipinto e lo girò: sul retro, proprio sopra la scritta In segno di riconciliazione da Marina, spuntava il punto di un ago che lo attraversava. Il capo dellago era visibile anche dallinterno. Una delle cinciallegre era stata trafitta, infilata in modo da non farsi notare.
Un brivido le percorse la pelle.
Che cosè? notò anche Denis.
Marina ha cercato di rispose Nika con voce tremante.
Non è mia! obiettò Denis, socchiudendo gli occhi verdi.
Non importa. È una maledizione, affermò Nika con sicurezza, per questo non riesco a portare a termine una gravidanza.
Raccontò brevemente a suo marito dei sogni ricorrenti e dellincontro casuale con la zingara davanti al centro perinatale.
***
Unora dopo, Nika e Denis tornarono al centro, sperando di rincontrare la zingara, e la trovarono seduta su una panchina, come se li aspettasse. Quando vide lauto parcheggiata, la donna si alzò.
Lo sapevate? chiese Nika avvicinandosi.
Sapevo che sareste arrivati, rispose la zingara, Hai trovato il filo?
Anche con lago, sorrise amaramente Nika, Capite di cosa si tratta? Potete aiutarci? Vi ricompenseremo! concluse Nika.
La zingara annuì, sorridendo.
***
Cinque mesi dopo.
Lo stesso capolinea, la stessa banchina. Questa volta Nika si trovava sulla parte luminosa, attendendo il treno con una trepidazione ancora più grande. Quando il vagone si allineò, il vento le sferzò il viso e il cuore quasi le saltò dal petto.
La conduttrice scese sul binario, bagnata dai raggi del sole; il suo completo bianco scintillava sotto la luce. Il suo volto era sereno e gioioso. Poco dopo, tra i primi ad uscire, apparve una piccola bambina bionda dagli occhi verdi, che aveva atteso troppo a lungo in quel vagone. Corse veloce, braccio aperto, e in un attimo cadde tra le braccia di Nika. Due cuoriquello della futura madre e quello della figliabattettero allunisono. Dopo solo pochi mesi, sarebbero state insieme, un tempo che sembrava uneternità rispetto a anni di privazioni e sofferenze.






