Uno. Ma se fosse ancora…

Allora, perché ti è capitata così? Se la pancia è già vuota, è ora di occuparsi delle faccende domestiche. Il pavimento non si pulirà da solo dice lui, con quell’atteggiamento da chi mi sta per consegnare il Nobel per aver ripreso in mano lo straccio.

Sono in piedi tra le rovine della mia casa. Non è un’esagerazione: piatti sporchi, frigorifero vuoto, pavimento appiccicoso. In un angolo, sul balcone, una scarpiniera rotta ancora ospita la mia camicia da maternità, quella con cui sono partita per il parto, un mese e mezzo fa.

Nessun fiore. Nessuna nota. Nessuna goccia di rispetto.

Solo lo sguardo indifferente del marito, come se fossi una vicina che è entrata senza bussare.

Dicono che le donne dopo il parto diventino ipersensibili. Ma non è questione di ormoni, vero? È questione di come ci accolgono, di come ci parlano, di come ci abbracciano o di come non lo fanno affatto.

Stai scherzando? sussurro, guardandolo. Sono appena tornata da una tripla. Dopo l’intervento

E allora? interrompe lui irritato. Il taglio cesareo, come dicevi. Tutto sotto anestesia. Non hai partorito, sei solo rimasta a letto. Basta fingerire. Allatti? Allora allatta. Ma questo non ti impedisce di pulire la casa.

All’inizio penso sia uno scherzo. Poi credo sia impazzito. E infine mi chiedo se sia stato io, perché una volta lo amavo, no?

La testa mi rimbomba. Il cuore si ferma. Tengo una borsa da viaggio con camicie da notte, assorbenti e due paia di pantofole che ho cucito mentre ero incinta. Lui mi parla come se fossi una pigra che è appena tornata dalle vacanze.

Non hai nemmeno portato a casa il bambino dall’ospedale sbuffo. Ho chiesto all’infermiera di chiamare un taxi

Volevi essere indipendente! grida lui. Durante tutta la gravidanza ti sei sottratta a me. Tutto da sola, da sola E ora fai da te.

Portare al mondo un bambino non è segno di debolezza. È fede. Fiducia che qualcuno ti sosterrà, che non rimarrai sola, che il tuo compagno sarà al tuo fianco. E se no?

Se non reggi, chiamo mia madre brontola, dirigendosi verso il bagno. Ti farà diventare una vera casalinga.

Ah, la semplicità sacra: sua madre, la signora Maria Bianchi, donna il cui sguardo poteva far bollire le uova. Neanche i gatti di strada la sfidavano. Sempre in cappotto grigio, taglio corto e voce di metallo. Con lei non si discute, nemmeno con il capo.

Mi aspettavo un arrivo da giudice, con rimproveri, scherno, scopa in mano.

Ma entra in silenzio.

Cè qualcosa nei suoi occhi, qualcosa di diverso.

Scansiona lambiente, me, il mio aspetto, il mio silenzio.

Pulirai? domanda allimprovviso.

Non riesco a rispondere.

Dopo il parto?! Sdraiati subito!

Resto immobile. Appende il cappotto, si mette il grembiule, prende uno straccio e un secchio. E comincia a lavare il pavimento.

A volte il bene arriva sotto forma di donna dal tono tagliente e dallo sguardo serio.

Dopo mezzora la cucina profuma di minestrone. Io sono sul divano, coperta di cuscini, mentre la signora Bianchi risciacqua gli strofinacci mormorando:

Una tripla, che storia

Quando ritorna mio marito, con il telefono in mano e un sorriso forzato, lei scatta su di lui come un temporale:

Sei impazzito? Hai fatto nascere tre bambini! È unoperazione, è dolore, è convalescenza! E tu cosa fai? Pulisci il pavimento?!

Mamma, ma tu dicevi

Io?! Era tuo compito affrontare tutto, amare, tenere tutto sotto controllo. Ho creduto!

Sospira, mi guarda e, a voce bassa, dice:

Mostro. Sei un mostro in forma umana.

Quando la madre prende le difese di unaltra donna, è una vittoria. Amara, ma necessaria.

Chi ti ha messo queste idee in testa?

Lui alza le spalle.

Un collega Paolo. Diceva che il cesareo non è parto, che il latte è una sciocchezza, che le donne inventano tutto

TACI! grida lei.

Lui tace.

Lo stesso giorno nascono problemi al lavoro. I colleghi sentono le sue lagnanze. E Teresa, la stessa che mi ha sostenuto durante la gravidanza, non lo tollera più.

Hai visto una donna dopo un cesareo? Hai visto che non dorme da settimane? Che soffre ovunque?

Il capo lo convoca e lo manda in congedo, senza possibilità di ritorno, in attesa di chiarimenti.

Paolo, lispiratore, finisce sotto inchiesta per molestie e abuso di potere.

Il karma non corre, ma colpisce al bersaglio.

La signora Bianchi prende il figlio con sé. Due settimane dopo lui ritorna diverso: tranquillo, con un libro sulla maternità e una pentola di minestrone.

Scusa si inginocchia. Sono stato uno sciocco, egoista. Dammi una possibilità. Solo una.

Lo guardo a lungo, poi rispondo:

Uno. Ma se succede di nuovo

Non succederà lo interrompe. Ho giurato a mia madre. Giurare a lei è più spaventoso che a te. Perdona.

A volte una caduta è necessaria per capire lerrore. Non tutti migliorano. Il destino ha avuto pietà di me; a lui hanno dato una seconda chance.

Da allora tutto cambia. Non subito, ma cambia.

Impara a fare il bagaglio, a cucinare la pappa, a alzarsi di notte. Si scusa per tutto, per ogni giorno di dolore.

E la signora Bianchi viene ogni sabato con panini e dice:

Non sei più sola. Ricordalo.

E non sono più sola. Ho i miei bambini, il sostegno, la famiglia, e un marito che prepara crêpe e litiga con i vicini rumorosi mentre i piccoli dormono.

Ci sono parole che ora sono il mio talismano:

Non sei più sola.

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Uno. Ma se fosse ancora…
Non ho saputo trattenermi