Relazioni per gioia
Quel volo poteva essere lalba di una storia semplice: un aereo, due sedili vicini, una destinazione unica. Lui Alessandro, fotografo naturalista con lanimo da esploratore, la vita scandita da spedizioni e mostre. Lei Fiorenza, architetta che disegna non solo edifici ma anche la propria carriera con precisione maniacale.
Entrambi indipendenti, sicuri di sé, con un divorzio alle spalle che li ha insegnati a rispettare lo spazio personale.
Lidea è sorta come un lampo in una stanza buia: perché non rendere questo rapporto leggero, privo di impegni e di routine?
Nessuno credeva durasse a lungo, soprattutto i colleghi di Alessandro. Nella loro bottega tenevano unineffabile scommessa: quanto tempo resisterà la nuova caccia al Tema sfuggente. Di solito il conteggio arrivava ai mesi.
Le donne si innamoravano spesso di Alessandro: bello, professionista creativo, mai noioso, né avaro. Ma i colleghi conoscevano anche laltro lato del genio artistico. Viveva secondo lumore dellispirazione, era insopportabile a casa, imprevedibile nelle reazioni e amava un bicchierino di vino. Tuttavia, quando annunciava di aver trovato lamore, tutti sospiravano di sollievo. Lallegro Alessandro creava come un posseduto, le sue foto vibranti di passione e vita.
E così, finalmente, incontrò Fiorenza, la sua vera musa. Una donna che non chiedeva nulla se non la gioia degli incontri.
Proviamo senza questo maledetto quotidiano, senza dove sei stato? e perché non hai chiamato? propose Alessandro. La vita è già una cosa pesante.
Fiorenza, sorridendo, accettò. Prima di tutto era certa che fosse solo una scappata, dopodiché, dopo un divorzio difficile, non desiderava ancorarsi a nessuno per sempre. In breve, i loro bisogni coincisero.
Alessandro poteva abitare per una settimana nellappartamento di Fiorenza, ordinato come un modello di armonia, per poi sparire a lungo nella sua stanza piena di attrezzature e rullini. Volavano insieme a Venezia, poi non si vedevano per settimane. Trascorrevano tre giorni in una casa di campagna e si separavano per tre settimane.
Dopo un anno, Fiorenza divenne la regina delle loro serate artistiche.
I sogni si avverano diceva ai suoi amiche, sorseggiando un Martini. Da bambina leggevo di esploratori dellArtico, uomini forti, indipendenti, sempre in viaggio. Alessandro è come un polare: parte in spedizione dietro lobiettivo e torna con fiori e occhi ardenti.
Alessandro era felice.
Fiorenza è una boccata daria fresca confidava a un amico, con un bicchiere di whisky in mano. La mia vita è caos. A volte arrivo a casa senza una parola, altre volte ho bisogno solo di essere ascoltato e coccolato come un cucciolo. Ma più spesso desidero essere lasciato in pace per una settimana. Lei lo capisce. Se vivessimo insieme ci logoraremmo in un anno. Così, però le porto sempre fiori e un sorriso, come a un appuntamento.
Permetteva a se stesso brevi amori sul lato, ma tornava sempre da Fiorenza. Era il loro legame karmico, più solido di un matrimonio noioso. A occhi altrui, Fiorenza sembrava sempre del tutto soddisfatta.
Passarono cinque anni. Poi la galleria con cui collaborava Alessandro chiuse improvvisamente, la rivista entrò in crisi, e la vecchia cooperativa artistica si smembrò. Ognuno partì a cercare la propria strada.
Dopo un paio danni, Fiorenza incontrò per caso in una caffetteria di Milano Livia, unamica comune dei vecchi tempi. Chiacchierarono, rispolverarono i ricordi, e naturalmente la conversazione arrivò ad Alessandro.
Fiorenza sorrise amaramente guardando il suo cappuccino:
Sì, continuiamo a dondolarci sullaltalena. Lui corre, scompare, ritorna. Sono stanca, davvero. Basta solo accennare al fatto che dovremmo fermarci, che gli anni passano, e lui mi fissa con gli occhi di una bestia in trappola e chiede: «Non è male così?». Eppure è geloso dellombra, teme di perdermi.
E tu?
Io voglio vivere insieme, avere un bambino. Ma non sono sola, così non inizio niente di serio.
Allora lo ami? chiese cauta Livia.
Forse. O è solo abitudine, sospirò. O una testarda speranza che, tra poco, si svegli, diventi diverso, reale. Mio.
Fiorenza, scusa, ma queste persone non cambiano.
Anche mia madre lo dice. Tutti chiedono perché tengo stretta qualcuno che non sa nemmeno cosa vuole. E non riesco a lasciarlo. È amore?
È un tuo giudizio, scrollò le spalle Livia. Non ho mai creduto alle relazioni libere. Ma la libertà è libertà, come si dice. Solo che la vita è una e gli anni non tornano più.
—
Passarono altri mesi. Fiorenza, infine, trovò la forza di andare da uno psicologo. Parlò della paura della solitudine, delle relazioni bruciate, delle speranze infrante. Dopo una seduta tornò a casa, preparò una tazza di tè e si sedette in cucina a guardare fuori dalla finestra. Il suo sguardo si posò su una vecchia cornice fotografica, regalo di Alessandro.
Era una foto loro due, sorridenti, abbracciati al tramonto. Fiorenza la prese per spolverarla e, per caso, la lasciò cadere. Il vetro si infranse e, sul retro, spuntò una piccola busta.
Con le dita tremanti la aprì.
Dentro cera una foto diversa: non una posa studiata, ma lei addormentata, avvolta in una coperta, sopra il tavolo una lampada illuminava i suoi disegni. Alessandro laveva scattata di nascosto. Sul retro, con la sua calligrafia: «Lunico posto dove il caos dentro di me tace. Scusa se non ho avuto il coraggio di dirlo a voce. Sono sempre stato tuo. Avevo solo paura di ammetterlo».
Una settimana dopo, come al solito, Alessandro suonò al portone con un mazzo di peonie. Fiorenza aprì, ma al posto di un sorriso gli porse silenziosa la vecchia fotografia.
Lui la guardò, poi lei, e nei suoi occhi, al posto della consueta allegria, apparve una stanchezza accumulata da anni di fuga.
Sembra, sussurrò Alessandro, che le nostre spedizioni stiano per concludersi. È ora di tornare a casa.
E questa volta varcò la soglia non come ospite, ma come chi, finalmente, aveva deciso di restare.







