“Te ne vai! – annunciò la moglie al marito”

Te ne vai! sussurrò a Lorenzo la moglie, mentre la lampada al neon gettava una luce di porpora sul parquet.

Filomena Rinaldi, in preda a una pulizia generale per Capodanno, scoprì un piccolo dispositivo di plastica nascosto dietro la poltrona, nellangolo più remoto del salotto, a destra del termosifone. Allapparenza era invisibile, come unombra che non vuole essere notata, ma Filomena, strisciando tra i cuscini e spolverando ogni fessura, lo trovò.

Latmosfera era già carica di festa: alberi di Natale di cartapesta scintillavano, le bollicine di spumante traboccavano nei calici, le luci soffuse dei faretti creavano unambiente quasi irreale, e mille altre cose inspiegabili e piacevoli si mescolavano nellaria.

Lalbero, ancora spoglio, aspettava pazientemente che Filomena avesse un attimo libero. Lorenzo, il marito, non era molto abile con le decorazioni:

Sai, cara, non saprei nemmeno allacciar le luci! ammise, con la voce che tremava di imbarazzo.

Filomena, incuriosita, gli propose:

Guarda, è semplice: prendi il tronco come asse, i rami a sinistra e a destra. Metti una ghirlanda a sinistra, poi una a destra, controlla che non ci siano spazi vuoti; se li trovi, riempili! Che difficoltà cè?

Ma Lorenzo, con il suo senso dellestetica tutto storto, vedeva un mucchio di addobbi in un punto e un vuoto nellaltro, come se fosse unarte di stupidità.

Se non ti piace, falla da sola! sbottò, sentendosi stranamente sollevato dal litigio.

E così, con ununica regola ma mille varianti, Filomena si mise a sistemare tutto da sola, evitando di dover rifare il lavoro cento volte. Lorenzo non aveva mai imparato nulla, forse perché sua madre non gli aveva insegnato, ma per Filomena non era un problema: la sua generosità era più grande di qualsiasi difetto.

Il suo vero tesoro era lamore del marito, e tutto il resto poteva essere risolto con un ombrello, come scherzavano i poeti di strada.

Filomena, una ragazza semplice e senza fronzoli, lavorava in una prestigiosa agenzia immobiliare di Milano che affittava e vendeva loft di lusso e appartamenti su più livelli. In unepoca in cui tutti desideravano attici e case a più piani, la gente pagava con euro, ma spesso con la regola del chi semina raccoglie.

Per tutta la giornata Filomena lavorava a fuoco lento, guadagnando abbastanza per comprare al marito pane fresco, burro, arance e una piccola trota rossa: amo il tuo sorriso, tesoro!

Lorenzo, però, era cronico nel non avere un lavoro stabile: i genitori non gli avevano inculcato letica del lavoro. Non avevano figli: viviamo per noi stessi, concluse Lorenzo, e iniziò a seguirla.

Lorenzo, alto, robusto, dal volto marcato, era il tipo di uomo che sembrava uscito da un romanzo depoca, quasi un signor aristocratico con la dignità di un sultano. Due anni prima del matrimonio aveva perso il lavoro:

Immagina, mi hanno retrocesso! esclamò.

E allora? replicò Filomena, facendo capire che una retrocessione non era una vergogna, ma una necessità operativa.

Così Lorenzo accettò un lavoro di categoria inferiore, perdendo poco in denaro ma guadagnando una certa sicurezza. Quando fu licenziato di nuovo, con il cuore che batteva forte, suo suocero lo aiutò a trovare un impiego presso un amico, ma il tragitto con i mezzi pubblici richiedeva quaranta minuti; Filomena, che usava la sua auto per lavoro, gli disse: Scusami, spostati!

Dopo due giorni di lavoro duro, Lorenzo sparì di nuovo.

Allora, al divano? domandò la nonna di Filomena, curiosa dei suoi progressi.

Altre due offerte furono respinte: in una il responsabile era una bestia e nellaltra lintervistatore un idiota. Lorenzo, con la sua nobiltà danimo, sembrava destinato a diventare un proprietario terriero, un signore di campagna, ma il suo aspetto tradiva una natura più adatta a godersi la vita e a far felice una donna, Filomena, piuttosto che a sudare in ufficio.

Filomena lo amava nonostante le parole dure della nonna, che lo chiamava generale dei divani.

Che ti succede? difese Filomena il marito, capendo che la nonna aveva ragione. Non è lui a stare a casa!

È solo che mi pesa il peso della nazione: una ragazza bella e intelligente costretta a portare un cavaliere sul suo dorso! ribatté la nonna.

Alla fine, Lorenzo si allontanò con gli amici in una sauna, lasciando Filomena a finire da sola la pulizia pre-festiva con un solo tu.

Il flash drive rimase inutilizzato; la loro casa aveva più di un casa in Brasile, così fu gettata nella cenere del camino. Lorenzo non cercava più chiavette; il dispositivo apparteneva a Filomena, che lo usava per archiviare proposte di affitto.

Dopo qualche settimana, Filomena, spinata da una sensazione improvvisa, decise di aprire il file. Lorenzo uscì a fare una passeggiata, quel che è salutare, mentre in TV comparve un film bizzarro, una miscela di tango infuocato, massaggi tailandesi e lezioni di caffè allalba.

Il protagonista era ancora Lorenzo, ma accompagnato da una figura quasi sincronizzata, una dea misteriosa. Lintera scena si svolgeva dentro la casa di Filomena, in un ambiente sconosciuto, come se fossero in un allenamento di sogni.

Filomena, ricordando le parole della nonna: Tutto si ottiene con esercizio, pensò ad alta voce: Ah, Puskin, che genio! e spense il video dopo pochi secondi, trovandosi più serena.

Il pensiero di un procuratore nudo apparve, con ricatti in agguato. Chi era il burattinaio? Lorenzo, senza risorse, non aveva valore per nessuno, eppure qualcuno lo voleva.

Filomena prese un giorno libero, prese la chiavetta e andò a trovare lamica Lidia, anchella brillante come la famosa Fima.

Pensi che sia un agente segreto? chiese Filomena. Potrebbe ricattarci!

Hai avuto unondata? rispose Lidia, il cui zio era un marinaio, così il loro linguaggio era impregnato di termini marini. Il tuo foca è agente? Lunico risultato è stare fermo! Gli agenti devono muoversi!

La soluzione è trovare una donna! affermò Lidia, sorseggiando un caffè forte. Inizia a cacciare o sgattaiolare la tua…

Filomena si chiedeva quale fosse lo scopo.

Perché dovresti inviare questa roba in internet? chiese.

Perché tutti lo fanno! Guarda Dzuba, ha caricato tutto!

Come lo so? rimase stupita Filomena.

Lidia, con un sorriso, le propose di caricare il video.

E poi? incalzò Filomena. Che ci faccio?

Lo vedremo quando arriverà il momento, cara, e se il cacciatore è davvero un agente, potremo difenderci.

Alla fine, decisero di guardare fino alla fine. Il finale non era una lista di crediti, ma una voce femminile che recitava: Se volete parlare, chiamate al numero qui. Apparve un biglietto con un numero.

Guarda, è un contatto americanoeuropeo! esclamò Lidia. Forse è un agente.

Filomena chiamò subito, concordando di incontrarsi in un bar. Lidia si offrì di venire come avvocata per proteggerla da decisioni avventate. Filomena accettò, pensando già a dare a Lorenzo un colpo di frusta e a mandarlo a casa di sua madre, dove potesse affinare le sue capacità.

Nel bar, la scena si dipanò come in un copione classico:

Amiamo Lorenzo, lasciatelo andare! affermò una giovane donna che sembrava coetanea a Filomena.

lasciarlo? Ma perché pensi che lo tenga? chiese Filomena, confusa.

Perché ha preso tutti i soldi! rispose lavvocatessa.

Le due amiche si scambiarono sguardi, più strani che mai.

Ti hanno mentito, cara! disse Filomena, fredda. Portatelo via, non mi importa!

Possiamo prenderlo subito? domandò la giovane, sorpresa.

Sì, lui è un magazziniere rise Lidia.

Prendete quello che volete! concluse Filomena, aggiungendo: Stasera aspettate con le cose.

Le due uscirono, lasciando la amante a fissare il vuoto, chiedendosi se il suo sogno si sarebbe avverato quella sera.

Lorenzo dormiva, brontolando dopo un pranzo abbondante di zuppa di funghi, brasato di manzo con prugne secche e una marmellata di frutta delizioso. Filomena prese le sue cose, le disposte nella hall. Quando Lorenzo si svegliò, lei gli disse:

Te ne vai!

Ma sai che non so nemmeno comprare il cibo! sbuffò Lorenzo, credendo di essere stato mandato al supermercato. Vai tu!

La stanza era calda, lalbero di Natale decorato con cura dalla moglie, la televisione trasmetteva film strani, come sempre dopo il Capodanno. Si avvicinava la Befana; fuori nevicava, il termometro scendeva, e il negozio di alimentari era in lontananza.

Non ti mando al negozio! ribatté Filomena. Ti mando dove puoi mostrare il tuo talento migliore!

A casa di mia madre? chiese Lorenzo, il luogo dove amava andare.

Alla tua …! rispose bruscamente Filomena.

Alla quale? chiese il marito, le due nonne ormai in pace.

Alla quella che ti fa fare le acrobazie! disse, accendendo il televisore.

Lorenzo rimase paralizzato: larredamento ricordava quello di una vecchia signora, ma forse la donna aveva deciso di spingersi al limite.

Filomena gli infilò in tasca il flash drive, avvolto in un fazzoletto di stoffa: Lorenzo, come tutti gli estetisti, preferiva i fazzoletti di stoffa.

Dì qualcosa di intelligente! propose Filomena. Che non sei tu, che è un attore, che sei ipnotizzato o sotto anestesia!

Ricordava il procuratore che aveva mostrato: lottava come un leone, ma non era il leone, né il cavallo era mio!.

Sei peggio di quel procuratore? Tu sei un vero machista, alfa, lanci le gambe e giri le caviglie!

Lorenzo rimase in silenzio, non era un semplice sciocco; non pensava di fuggire da Filomena, né di andare a vivere da una vicina. Lei lo trovò utile per il tempo libero, per i piccoli piaceri, ma non altro.

Filomena ricordò lo zio marinaio di Lidia e disse:

Sette piedi sotto lo scafo! Nuota via, Kronenstern, pagare è difficile per uno stomaco pieno!

Mi perdonerai? implorò Lorenzo.

Impossibile! rispose Filomena.

E le crêpes? sbottò Lorenzo.

La moglie, sorpresa, disse che se avesse meritato delle crêpes sarebbero state di mucca.

Nuota senza crêpes, Cavour, è dura remare con lo stomaco pieno! esclamò Filomena, tirando fuori il flash drive dal computer: Bonus aziendale! Portalo a tua madre, Stallone!

Lorenzo se ne andò, dove? Non importava più a Filomena.

Il sogno continuò: lalbero lampeggiava, la televisione ronzava, il vecchio divano era vuoto, Fine! si sentì in francese. Il nome di un personaggio fu ritrovato, tutto converse in una conclusione logica.

Suonò la suocera, pregandola di pietà, chiedendo di prendere il bravo ragazzino in uscita. Lorenzo non tornò nella sua piccola stanza, né nella mensa dei poveri: era ancora un cervo sano, ma affamato; Filomena, bloccando tutti i numeri, si chiedeva se la madre del marito lavrebbe mai accettata.

Così Filomena presentò la domanda di divorzio. Era davvero fine. Il risultato fu uninsospettata sorpresa per Lorenzo e sua madre. E a cosa speravi? A delle crêpes con marmellata, non al cappello della madre!

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