Il Terzo Incomodo

Luca, perché dovremmo avere un bambino? sussurrava la moglie, siamo già bene così, due soltanto! Amore, i figli portano mille complicazioni: non ti lasciano dormire la notte, richiedono cure continue. La mia figura ne risentirebbe, diventerò una rotonda è davvero ciò che vogliamo? Rimandiamo la nascita di un figlio di sei anni?

***

Luca e Livia vivevano a Verona da cinque anni; allinizio la loro vita era come una favola. Poi Luca iniziò a insinuare delicatamente lidea della maternità, Livia rimandava quel pensiero finché, un giorno, lo dichiarò a gran voce: Non voglio più sentire parlare di bambini. Il rapporto si incrinò, le discussioni aumentavano. Luca scese a tentativi di ricatto vergognosi, ma negli ultimi mesi la moglie ripeteva solo:

Luca, a che serve questo mucchietto di bava e nastri? Notti insonni, pannolini a fior di pelle, una figura da vacca dopo il parto, e una stanchezza perpetua. E questa è solo la punta delliceberg! Non voglio sacrificare la mia giovinezza per questo. Aspettiamo un po!

Le parole di Livia erano per Luca come un tuono in cielo sereno. Prima del matrimonio Livia sognava una grande famiglia e gli assicurava:

Certo, tesoro, avremo tanti figli! Almeno tre! Ma non subito, ok? Prima viviamo per noi, ci sistemiamo, poi nascerà la prole.

Cinque anni dopo il sì, Livia improvvisamente dichiarò di non essere pronta per i bambini. Luca, che da sempre sognava un erede, cercava di convincerla che il momento era ormai giunto:

Livia, siamo otto anni insieme, cinque di questi sposati. Credo sia ora di pensare alla continuità! Abbiamo una casa in centro, una Fiat 500, un conto in euro già pronto per il congedo e per il piccolo. Che aspettiamo?

Da dove esci con questa tempistica? sbottò Livia voglio ancora vivere per me stessa. Ho mille progetti, voglio correre, fare sport, viaggiare! Un bambino non entra in questi piani. Luca, non è male stare solo due? Abbiamo tutto! Perché un terzo?

Che vuol dire un terzo? Parli di un bambino come di un estraneo? Livia, quando maturerai? si indignò Luca in una famiglia normale ci sono figli. Voglio essere padre, punto! Non capisco perché il tuo pensiero sia cambiato così repentinamente. Prima del matrimonio dicevi il contrario!

Perché, Luca, è facile per te parlare! scoppiò Livia non è stato a te a portare nove mesi di pancione, a te a soffrire di nausea, a te a combattere i chili in più! Io mi sono sacrificata in palestra per cinque anni! E ora tutto è inutile? Non voglio perdere la forma, né rinunciare al mio stile di vita! Dopo il bambino dimenticherò amici, negozi, una vita normale! A che servono queste rinunce?

Livia, tutti vivono così! cercava di ragionare Luca non è una tragedia, il bambino crescerà e tornerai alle tue passioni. Io ti aiuterò in tutto!

Luca, rimandiamo di nuovo di cinque o sei anni, va bene? Ora non sono pronta! Non voglio litigare, ma accetta il mio punto di vista. In fondo è il mio corpo, e io decido cosa farne. Non voglio diventare brutto!

Allinizio Luca provò a persuaderla con film romantici sulla vita da genitori, passeggiate nei parchi vicino ai giochi per bambini, visite a casa della sua cugina dove era appena nato il quarto figlio. Livia non mostrava alcun entusiasmo; anzi, sembrava a disagio al solo tocco del neonato. Il suo istinto materno pareva assente.

***

Dopo aver provato ogni stratagemma, Luca pose lultima carta:

Livia, se non vuoi figli, non siamo sulla stessa strada! Divorziamo. Ognuno prenderà il proprio cammino. Tu troverai chi condivide i tuoi desideri, io io non resterò solo.

Livia si spaventò; non aveva mai pensato al divorzio. Lavorava da casa e Luca la aiutava. Dopo la rottura avrebbe dovuto cercare un nuovo lavoro e un nuovo appartamento.

Luca, aspetta! implorò Livia che divorzio? Vuoi perdermi per una questione così?

Non è una questione da poco! ribatté Luca sono cresciuto in una famiglia numerosa, ho fratelli e sorelle. Credo che un matrimonio senza figli sia destinato a fallire. Se non vuoi figli, perché dovremmo restare insieme? Mi hai mentito, chiedendomi dei bambini prima del matrimonio. Ora è tutto per paura di ingrassare. È ridicolo!

Ma perché non possiamo vivere come vogliamo? Un bambino è una spesa enorme. Dovremo rinunciare a tutto. A te nulla, a me tutto cambia! Con un bimbo non si esce di casa, non si viaggia, bisogna stare sempre lì, notte e giorno. Notti insonni, stanchezza infinita. Non sono pronta. È così difficile da capire?

Assumo una babysitter! E una governante! I miei genitori aiuteranno! Qual è il problema? esclamò Luca il problema è il tuo atteggiamento! Nei tuoi occhi non cè nemmeno un granello di tenerezza! Livia, dimmi davvero cosa vuoi, come vedi il nostro futuro?

Livia non volle ammettere che non aveva più intenzione di avere figli. Sognava viaggi, abiti di alta moda, lussi, e pensava che Luca dovesse sostenerla finanziariamente. Sentiva ancora affetto per lui, ma il conto in banca era per lei una priorità.

Nessuno la sosteneva. La zia intervenne bruscamente:

Livia, sei una vergogna! Hai dimenticato che sei sposata! Ti vedi nei bar mentre il marito lavora! Smetti di disonorare la famiglia!

Zia, cosa faccio di sbagliato? Luca sa dove vado. Non è tutti i giorni! Quando arrivano i weekend sarò a casa, senza uscire! Invece di rimproverarmi, dammi un consiglio. Litighiamo per i figli. Lui vuole, io no. Perché ora? Forse potreste parlare con lui? Lo rispetta, forse ascolterà.

Non parlerò con lui! tagliò la zia lui ha ragione. È ora che tu partorisca; così avrai la testa a posto!

Livia non voleva cedere. Decise di fingere accettazione per dare tregua a Luca. Un giorno lanciò un pacchetto di fazzoletti in aria e proclamò:

Va bene, Luca, accetto! Farò un bambino, ma con una tata che lo crescerà! Io mi dedicherò ai miei affari!

Luca ci credette. Livia però continuava a prendere pillole nascoste e, per ingannare Luca, lo portava più volte da un medico amico. Il dottore, scuotendo la testa, consigliò pazienza:

Non vedo problemi. Rilassatevi! Dimenticate il bambino per un po. So di molte coppie che, dopo anni di infertilità, hanno trovato la soluzione in modo naturale.

***

Sei mesi dopo, Livia fu colta da una sorpresa temuta: il test della gravidanza mostrò due linee! Livia rimase attonita: e ora? Partorire? Distruggere la vita costruita?

Luca entrò nella bagno improvvisamente. Livia cercò di nascondere il test, ma era troppo tardi.

Cosè quello? chiese Luca avvicinandosi.

Livia abbassò la testa. Luca strapparò il test dalle sue mani.

Livia! È vero? Sei incinta! Dio, diventerò padre! la sollevò in braccio e la fece girare nella doccia, grazie, amore mio! Questo è il giorno più felice della mia vita!

Livia forzò un sorriso. Che fare ora? Come uscire da questo groviglio?

Celebrarono levento in un ristorante di Trastevere. Sul dito di Livia brillava un nuovo anello, Luca in giacca elegante sorrideva e ripeteva:

Saremo i genitori migliori del mondo! Ti prometto che non ti mancherà nulla! Grazie, tesoro!

Quella notte Livia non riuscì a dormire. Il volto felice di Luca le rimbalzava nella mente. Pensieri inquieti le affioravano:

Forse davvero il bambino renderà la nostra vita migliore? Forse ho solo paura del cambiamento? Posso perdere forma, ma posso allenarmi, le donne ce la fanno. E poi è il frutto del mio amato

Per la prima volta, il cuore di Livia tremò. Un sentimento nuovo, sconosciuto, si risvegliò. Forse aveva scelto la strada giusta?

***

Nove mesi volarono in un lampo. Luca coccolava Livia, esaudiva ogni suo capriccio, sceglieva lospedale, frequentavano corsi per genitori. Livia cercava di sostenersi nelle sue paure, ma lansia per il parto e la maternità non la lasciava.

Il giorno stabilito, Livia partorì un maschietto sano. Quando lo posarono sul suo petto, vide il suo visetto. Un piccolo mucchietto, sorprendentemente somigliante a Luca, gracchiava divertito. In quel momento tutte le sue paure svanirono.

Mio sussurrò Livia, le lacrime scivolavano sulle guance.

Lo chiamarono Alessandro. Da subito, Livia si dissolse nella maternità: allattava, cantava ninnenanne, passeggiava con lui al Parco Giardino, e persino gelava di gelosia quando Luca lo prendeva in braccio. Ogni sera, seduta accanto alla culla, si chiedeva: Come ho potuto essere così sciocca? Se solo avesse saputo prima quanta gioia avrebbe portato la maternità

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