Esplorando le cose della nonna defunta, ho trovato il suo diario e ho scoperto chi è davvero mio padre

No, mamma, non posso buttare via tutte le cose della nonna! alzò la voce Ludovica, stringendo il cellulare. Che siano vecchie, siano comunque ricordi di Nonna!

Lucia, non urlare, rispose la madre al filo, un po stanca e irritata. Non dico di buttarle tutte, ma non hai idea di quanti rottami ci sono. Stracci di trentanni fa, ritagli di giornale, scatole Nonna non ha mai gettato niente.

E ha ragione, ribatté ostinata Ludovica. Al contrario di noi, che corriamo dietro alle novità, lei sapeva dare valore alle cose.

Sì, valore sospirò la madre. Va bene, sistema come vuoi. Solo che entro fine settimana bisogna liberare lappartamento: i nuovi proprietari hanno già i documenti in mano.

Ludovica spense il telefono e guardò intorno, il cuore un po pesante. Il piccolo monolocale di periferia, a Milano, sembrava più stretto per via della quantità di roba che riempiva ogni centimetro. Nonna Giovanna era morta tranquilla, in sogno, e la madre, a malapena terminati i funerali, aveva deciso di vendere lappartamento. «Perché dovremmo tenere un buco vuoto in una zona più cara? I soldi servono», spiegò. E affidò a Ludovica il compito di smistarle.

«Sei in ferie, io lavoro», disse la madre. Ludovica non osò ricordare che aveva preso le vacanze per andare al mare, non per rovistare negli armadi. In fondo, per lei Nonna Giovanna contava più di sua stessa figlia.

Iniziò dalla cucina: fece un giro tra stoviglie, mettendo da parte qualche oggetto che le sembrò speciale una vecchia teiera in argento, una zuccheriera dipinta a mano e un set di cucchiaini con manici di madreperla. Il resto lo imballò in scatole da destinare a beneficenza.

Verso sera del primo giorno la schiena cominciò a brontolare. Ludovica preparò un tè nella teiera di Nonna e si adagiò sul divano, sfogliando le foto ritrovate in una credenza. Cera la Nonna giovane, con una lunga treccia intorno al capo, identica a quella di Ludovica. Cera la madre da ragazzina con la cravatta dei pionieri. E cera una piccola figura avvolta tra le braccia della Nonna.

Stranamente, le foto del nonno erano quasi assenti. Lui era morto prima della nascita di Ludovica e la famiglia ne parlava a malapena. «Era un bravo uomo, ma la vita non gli ha sorriso», raccontò la madre una volta, quando Ludovica ne fece troppe domande.

Il secondo giorno arrivò nella camera da letto. Una montagna di vestiti le fece venir lansia: camicie da notte, maglioni di lana, ritagli di tessuto la Nonna amava cucire. Tutto era vecchio, ma pulitissimo e stirato a regola darte.

Mentre rovistava tra gli scaffali, in un angolo del guardaroba, dietro un mucchio di lenzuola, trovò una scatola di cartone legata con spago. La aprì con cautela.

Dentro cerano lettere, qualche quaderno e un taccuino logoro. Ne pescò una busta sbiadita, timbrata negli anni 50.

«Cara Giovannina! Ti scrivo dalla strada. Domani arrivo nella nostra caserma» la calligrafia era maschile, elegante. Firma: «Il tuo Andrea». Il nonno si chiamava Vittorio, ma chi era questo Andrea?

Mise da parte la lettera e aprì il taccuino. Sulla prima pagina, con la grafia della Nonna, era scritto: «Diario di Giovanna Ferri. Iniziato il 12 aprile 1954».

Il crepuscolo la trovò immersa nelle pagine. Nei primi appunti Giovanna raccontava la vita alluniversità, le amiche, la prima cotta proprio quellAndrea di cui parlava la lettera. Si erano conosciuti a una serata di ballo, si erano innamorati, avevano sognato un futuro insieme. Poi lesercito lo chiamò.

Girava le pagine, vivendo la vita della Nonna. Un estratto di agosto 1956: «Oggi ho ricevuto una lettera da Andrea. Dice che presto verrà a trovarmi. Quanto mi manca!»

E un novembre dello stesso anno: «Andrea è partito. Queste due settimane sono le più felici della mia vita. Dobbiamo aspettare un anno per la sua scarcerazione. Abbiamo deciso di sposarci appena tornerà. Per ora tengo la sua foto sotto il cuscino».

Le pagine scintillavano di dichiarazioni damore, di speranze e di timori. Poi, a febbraio 1957, la calligrafia si fece incerta, quasi tremolante:

«Oggi ho ricevuto la notizia. Andrea è morto in servizio. Non danno dettagli. Non riesco a crederci. Non voglio crederci. Come devo vivere ora?»

Ludovica chiuse il taccuino, sentendo un nodo allo stomaco. La prima grande storia damore della Nonna finita in tragedia. Non cè da stupirsi se non ne parlava.

Il giorno dopo continuò a leggere e scoprì che la Nonna cadde in una profonda depressione dopo la morte di Andrea. Poi arrivò Vittorio, un compagno di truppa del defunto, che si presentò per confortarla. Lui era gentile, la sosteneva, e così nacque una nuova amicizia.

«10 settembre 1957. Vittorio mi ha chiesto di sposarlo. Non lo amo come amavo Andrea, ma è un uomo affidabile. Mamma dice che devo sistemare la mia vita, che non sono più una ragazzina. A ventitré devo avere una famiglia. E io non riesco a dimenticare Andrea»

Il matrimonio fu modesto. Giovanna scriveva di sforzarsi di essere una buona moglie, ma spesso pensava ad Andrea. Vittorio sembrava intuire, ma non lo diceva.

Poi arrivò un estratto che fece trattenere il respiro a Ludovica:

«20 giugno 1958. Sono incinta, tre mesi. Ma il bambino non è di Vittorio. Prima che Vittorio partisse per la caserma, ho incontrato Sergio, figlio cugino di Andrea. Lo conoscevo già, era molto simile a lui Un solo incontro, una notte di follia, e ora aspetto un bambino. Vittorio crede che sia suo, è felice Non so cosa dirgli. Se lo scopre, lo ucciderà. Ma vivere nella bugia è più pesante della verità. Dio, aiutami!»

Ludovica spalancò il diario. Allora capì: sua madre non era figlia di Vittorio, ma di Sergio, il cugino di Andrea. La verità era più intricata di quanto avesse immaginato.

Con il cuore in subbuglio sfogliò ancora. Nonna non aveva mai detto a Vittorio la verità. «Ho deciso di tenere il segreto per amore di Vittorio, per il bambino. Nessuno lo saprà mai», scriveva.

Quando nacque la bambina la madre di Ludovica la Nonna annotò, «Tania è così simile ad Andrea, gli occhi, la forma del viso. Sergio, vedendo la foto, avrebbe capito subito, ma è andato a Torino e non lo abbiamo più rivisto. Meglio così, così la famiglia resta intatta.»

Le pagine divennero meno frequenti, poi si spensero del tutto. Lultima, del 1965, raccontava: «Oggi Tania compie sette anni. Vittorio la adora, costruiscono insieme un nido per gli uccellini. Capisco che il sangue non è tutto. Vittorio è il vero papà, amorevole. Il segreto resterà tale. Chiudo il diario per sempre. Addio, vita passata.»

Ludovica rimase con il taccuino in mano, la mente un vortice di domande. La madre sapeva davvero la verità? Sempre parlava con affetto del suo papà, del nonno Vittorio. E Sergio, quel cugino di Andrea, sarebbe stato il loro vero nonno? Era ancora vivo? Esistevano zii, cugini, sorelle di cui non sapeva nulla?

Scavò nella scatola e trovò una foto sbiadita: un giovane soldato in cappello con un sorriso smagliante. Sul retro, la scritta «Andrea, 1955». Accanto, unaltra foto, firmata «Sergio, 1958», con un volto simile, ma più dolce e capelli più chiari.

Mentre confrontava le foto col proprio riflesso nello specchio dellarmadio, vide la somiglianza: occhi e linea del mento. Ora capiva perché la madre diceva: «In chi somigli? Né a me, né a papà». Era il sangue di Andrea e Sergio a correre nelle sue vene, forse la ragione della sua testardaggine.

Doveva decidere: raccontare alla madre o no? Era diritto suo sapere che luomo che aveva sempre considerato suo padre non lo era biologicamente?

Non si accorse, però, di aver sbattuto la porta dingresso.

Luca! Sei qui? chiamò la voce della madre, tirandola indietro alla realtà.

Sì, in camera! gridò Ludovica, riordinando in fretta il diario e le foto nella scatola.

La madre entrò, curiosa:

Come va? Sono venuta dopo il lavoro per darti una mano.

Va bene, rispose Ludovica, sorridendo imbarazzata. Sto sistemando piano piano.

Gli occhi della madre si posarono sulla scatola di lettere.

Che cosè?

Solo i vecchi documenti di Nonna, il diario. Non ho ancora finito di leggerli.

Diario? la madre alzò un sopracciglio. Non sapevo che avessi tenuto un diario.

Ludovica capì che non poteva più nasconderlo.

Mamma, ti sei mai chiesta perché Nonna parlava così poco della sua giovinezza?

No, perché? rispose la madre, sedendosi sul letto. Non gli piaceva ricordare il passato, non cè niente di male.

E sapevi che prima di Vittorio aveva un altro fidanzato? Andrea, che è morto in guerra?

Ne ho sentito parlare a malapena, ammise la madre, incerta. È scritto nel diario?

Sì, e non solo, Ludovica inspirò profondamente. Vuoi davvero sapere?

La madre incrociò le braccia, curiosa.

Dì subito, cosa è scritto?

Ludovica esitò. Il diario dice che Vittorio non è il tuo vero padre.

Silenzio. Il ticchettio del vecchio orologio a pendolo riempì la stanza.

Che assurdità! sbottò la madre. Dammi quel diario.

Ludovica gli porse il taccuino. La madre mise gli occhiali e cominciò a leggere. Il suo volto passò dallo stupore al sconcerto, poi al rabbia e infine al pianto.

Non può essere! mormorò. Papà mi amava più di ogni cosa. Diceva sempre che ero la sua copia

Mamma, disse Ludovica con dolcezza, quello che cè scritto non cambia quello che Vittorio ha fatto per te. È stato un vero padre. La biologia è solo biologia.

Perché non lha detto? la voce della madre era un misto di dolore e rabbia. Avevo il diritto di sapere!

Aveva paura di spezzare la famiglia, rispose Ludovica. E il vero padre, Sergio, non sapeva nulla. È quello che il diario dice.

La madre girò le pagine, sperando di trovare una prova contraria. Alla fine, si fermò e sospirò.

Ho sessantanni, disse, a malapena. Ho vissuto tutta la vita senza questa verità. E ora? Devo cercare Sergio? Se è ancora vivo, avrà più di ottantanni.

Decidi tu, disse Ludovica, sedendosi accanto. Ma forse hai fratelli o sorelle che non conosci. La nostra famiglia può essere più grande di quanto pensiamo.

La madre scuoteva la testa.

Non lo so, Ludovica. Devo pensarci. Non so più come vedere mia madre, la mia nonna tutta questa bugia

Non è una bugia, è un silenzio, rispose la figlia. È stato fatto per il tuo bene.

Facile a dirlo! sbottò la madre. Il tuo mondo è caduto a capofitto!

Ludovica rimase in silenzio. Il suo sconvolgimento era piccolo rispetto a quello della madre. Dopo aver sfogliato il diario, guardò le foto e il suo volto si addolcì.

Sapete, ho sempre trovato strano non somigliare a papà, né al suo modo di fare. Lui è calmo, io sono tutta un turbine. Mamma diceva che somigliavo al padre di nonna, ma non ho mai visto sue foto Ora capisco perché.

Guardò la foto di Sergio, guardò la propria immagine.

Quindi ho il sangue di due soldati scherzò Ludovica. Non cè da meravigliarsi se sono così testarda.

La madre sorrise debolmente.

Non si può ingannare il destino, ma grazie, figlia mia, per aver scoperto questo diario. La verità è amara, ma è meglio di vivere alloscuro.

Cosa farai? chiese Ludovica. Cercare parenti?

Non lo so rispose la madre, accarezzando la foto. Forse. Ma prima dobbiamo sistemare lappartamento, le cose. La vita va avanti, anche con questi segreti.

Possiamo rimandare la vendita? propose Ludovica. Almeno un mese. Magari troviamo unindicazione, un indirizzo

Daccordo, la madre rispose più leggera del solito. Chiamerò lagenzia e metterò in pausa laccordo. Hai ragione, non cè fretta. Settanta anni di segreti possono attendere ancora un po.

Rimasero sedute sul letto di Nonna Giovanna, circondate da quelle cose che ancora profumavano di mani che le avevano accarezzate, e silenziose, ognuna con i propri pensieri. Ludovica rifletteva su quanto le vite si intrecciano, su come una piccola decisione possa cambiare il destino di più generazioni. La madre pensava a cosa significhi essere figlia,Con un sorriso rassegnato, Ludovica chiuse il diario, prese una tazza di caffè e disse: Che ne dite, scopriamo il prossimo segreto di famiglia al prossimo caffè? .

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