Non ti aspettavamo – mi disse mia figlia, aprendomi la porta nel giorno del mio compleanno

Non ti aspettavamo disse la figlia, aprendo la porta nel giorno del mio compleanno.

Perché ti intrometti di nuovo nella mia vita? la voce di Martina tremava di irritazione. Ho trentasette anni, sono una donna adulta!

Ma chi si intromette? Nina batté le mani in segno di impotenza. Ho solo chiesto perché hai lasciato Marco. Sono tua madre, ho il diritto di preoccuparmi.

Sì, sei mia madre, non uninvestigatrice Martina si voltò verso la finestra. Ho la mia vita. E le mie ragioni.

Nina sospirò, ripiegando con cura una sciarpa mezza finita nella borsa. Ancora una volta, la conversazione con la figlia era andata storta. Tra loro cera un muro, e ogni anno sembrava più alto.

Va bene, non chiederò più disse in tono conciliante. Credevo solo che andaste daccordo…

Mamma! Martina si girò di scatto. Chiudiamola qui, ok? Non roviniamo lunica cena insieme da un mese.

Nina annuì e tacque. Ormai andava sempre meno a casa della figlia Martina era sempre occupata, tra lavoro, amici, palestra e chissà quali corsi. Per la madre non cera quasi mai tempo.

Uscendo dallappartamento quella sera, Nina si sentì particolarmente sola. Tra una settimana avrebbe compiuto sessantanni, e non cera nessuno con cui festeggiare. Suo marito era morto tre anni prima, le amiche si erano trasferite chi sa dove, e la figlia era immersa nei suoi impegni. Forse non valeva neanche la pena organizzare un festeggiamento?

Ma a casa, sfogliando vecchie foto, si imbatté in unimmagine della piccola Martina che spegneva le candeline sulla torta. Gli occhi le brillavano, le guance arrossate dalla felicità. Allepoca Nina lavorava ancora come contabile, tirava avanti a fatica, ma per il compleanno della figlia faceva sempre qualcosa di speciale torta, regali, amichetti.

«Tra una settimana è il mio compleanno pensò e nemmeno mia figlia se lo ricorda. Forse dovrei ricordarglielo io?»

Afferrò il telefono, poi esitò. No, non avrebbe fatto la mendicante di attenzioni. Se Martina si era dimenticata, pazienza. Dopotutto, che coserano questi numeri cinquantanove, sessanta? Solo giorni sul calendario.

Ma il pensiero non la abbandonò. E dopo qualche giorno, Nina decise di chiamare.

Ciao, mamma la voce di Martina era distratta, come se stesse facendo altro. Tutto bene?

Sì, niente esitò Nina. Volevo solo dirti che sabato è il mio compleanno. Compio sessantanni.

Oh, davvero? nella voce della figlia spuntò un barlume di sorpresa. Mi era completamente uscito di mente. Sono sommersa dal lavoro…

Non fa niente rispose Nina in fretta. Volevo solo ricordartelo.

Scusa, mamma la voce di Martina si addolcì. Ho veramente un sacco da fare. Ma cercherò di passare, anche solo per un po. Verso le cinque, ok?

Certo, tesoro Nina si illuminò. Allora preparo la tua crostata preferita, quella alle ciliegie.

Perfetto. Scusa, devo scappare, ci sentiamo dopo.

Appesa la cornetta, Nina sentì unondata di energia. Alla fine, non si era dimenticata del suo compleanno. Forse non tutto era perduto nel loro rapporto.

Sabato fu una giornata insolitamente soleggiata per aprile. Nina si alzò presto, pulì casa, preparò la crostata e trovò persino il tempo di andare dal parrucchiere un taglio e una piega. Al supermercato comprò una bottiglia di vino buono, il formaggio preferito di Martina, della frutta. Voleva che quella sera fosse speciale, magari persino unoccasione per riavvicinarsi alla figlia.

Ma alle cinque Martina non arrivò. E nemmeno alle sei. Nina chiamò, ma il telefono della figlia era irraggiungibile.

«Forse è rimasta al lavoro pensò, controllando nervosamente lora. O è incappata nel traffico. A Milano a questora è un caos.»

Alle sette riprovò, e di nuovo la segreteria rispose che labbonato non era raggiungibile. Nina cominciò a preoccuparsi sul serio. E se fosse successo qualcosa? La mente le dipingeva scenari terribili un incidente, una rapina, una malattia improvvisa…

Alla fine, non resistendo più, chiamò un taxi e partì per casa di Martina. Forse la figlia aveva solo dimenticato. O confuso i giorni. Con la sua vita frenetica, era difficile tenere tutto a mente.

Avvicinandosi al palazzo, Nina vide alcune macchine parcheggiate fuori. Una assomigliava molto a quella di Martina. Quindi era a casa. Niente di grave, semplicemente… si era scordata? O aveva deciso di non venire senza avvisare?

Con il cuore pesante, Nina salì al quinto piano e suonò il campanello. Passò del tempo prima che qualcuno aprisse, poi si sentirono passi e la porta si spalancò.

Martina era sulla soglia elegante, con i capelli perfetti e il trucco curato. Dietro di lei, ombre si muovevano e risate echeggiavano nellappartamento.

Mamma? Martina batté le ciglia, confusa. Non ti aspettavamo…

Nina rimase immobile, con il mazzo di fiori che si era comprata per sé giusto per aggiungere un po di colore a un compleanno solitario.

Io… ero preoccupata borbottò. Non sei venuta, non rispondevi al telefono…

Dietro Martina apparve un uomo che Nina non aveva mai visto. Alto, con una barba curata, camicia e jeans.

Marti, chi cè? chiese, poi notò lospite. Oh, buonasera!

È mia madre Martina si girò verso di lui, poi di nuovo verso Nina. Mamma, questo è Andrea. Stiamo… insieme.

Piacere Nina tese automaticamente la mano.

Andrea sorrise, stringendogliela.

Felice di conoscerla! Martina mi ha parlato tanto di te.

In quel momento, una voce femminile arrivò dal soggiorno.

Marti, ma quanto ci metti? La pasta si raffredda!

Arrivo! gridò Martina, poi lanciò uno sguardo colpevole alla madre. Abbiamo una piccola festa. Mi ero completamente scordata del nostro accordo, scusami.

Nina sentì un nodo alla gola. Nel giorno del suo compleanno, la figlia era lì a divertirsi con gli amici, dimenticandosi di lei.

Non fa niente forzò un sorriso. Vado, non voglio disturbare.

Ma dai intervenne Andrea. Resta, davvero. Stavamo per fare il tè con il dolce.

Nina notò una torta sul tavolo bella, con glassa al cioccolato. Non con sessanta candeline, ovvio. Non per lei.

Grazie, ma devo proprio andare si rivolse a Martina. Marti, un attimo?

Uscirono nellingresso. Nina tirò fuori dalla borsa una busta.

Tieni, volevo dartelo. Per quel cappotto nuovo di cui parlavi.

Mamma, non serve Martina aggrottò la fronte. Mi dai sempre soldi. Io guadagno benissimo.

È un regalo insisté Nina. Da madre a figlia. Prendili, per favore.

Martina prese la busta a malincuore, infilandola in tasca.

Grazie. Ma davvero, non era necessario.

Nina sorrise a fatica.

Va bene, vado. Divertitevi.

Perché sei venuta? Martina la fissò. È successo qualcosa?

Nina si bloccò. Davvero non ricordava? O fingeva?

Oggi è il mio compleanno, Martina sussurrò. Sessantanni. Avevi detto che saresti venuta alle cinque, ricordi?

Martina impallidì, gli occhi sgranati. Sulla sua faccia passarono emozioni a raffica sorpresa, incredulità, consapevolezza, orrore.

Oddio mormorò. Mamma, scusami! Me nero completamente dimenticata! Con tutti i preparativi per il compleanno di Elena mi è uscito di testa!

Nina scrollò le spalle, fingendo indifferenza.

Non importa. Solo un compleanno. Un giorno come un altro.

Non è un giorno come un altro! Martina le afferrò le mani. È il tuo sessantesimo! E io… che idiota!

Corse in cucina, lasciando la madre nellingresso. Nina sentì la figlia parlare concitata agli amici. Poi esclamazioni stupite, qualcuno sbuffò.

Un minuto dopo, Martina tornò con tutta la comitiva al seguito.

Nina disse Andrea solennemente, ti invitiamo a una cena improvvisata in tuo onore!

Sì! esclamò una delle ragazze Caterina, forse. Riorganizziamo tutto in un attimo!

Ragazzi, non è necessario si schermì Nina. Avevate altri piani…

I piani possono aspettare tagliò corto Martina. Mamma, togliti il cappotto e vieni. Festeggiamo il tuo compleanno!

Prima che potesse reagire, Nina si trovò seduta a tavola, con un bicchiere in mano e lo spumante stappato.

Allora disse Lucia praticamente, la torta cè. Le candeline… possiamo usare quelle per la cena romantica, Marti, ne avevi, vero?

Le trovo! Martina sparì in camera.

Intanto faccio un brindisi Andrea si alzò, alzando il bicchiere. Nina, ti conosco da mezzora, ma vedo già che sei una donna straordinaria. Ora capisco da chi Martina ha preso tutta quella bellezza e gentilezza. Buon compleanno! Ti auguro salute, gioia e tanti anni felici!

E che tua figlia non si dimentichi più dei tuoi compleanni aggiunse Dario, prendendosi un gomito da Martina.

Ecco le candeline lei le depose sul tavolo. Quante ne entrano, tante ne mettiamo!

E i regali? si agitò Caterina. Non abbiamo un regalo!

Martina ci pensò un attimo, poi si illuminò.

Ecco! Corse in camera e tornò con una scatolina elegante. Tieni! Lavevo comprata per me la scorsa settimana, ma a te starà meglio, mamma. Per i gioielli.

Nina prese la scatola tra le mani davvero bella, con intarsi di madreperla.

Grazie, tesoro la voce le tremò. Non dovevi…

Sì, invece Martina fu categorica. E perdonami, ti prego. Sono una figlia orribile.

Ma che dici Nina le accarezzò la mano. Sei solo impegnata.

Non è una scusa scosse la testa Martina. Dimenticare il compleanno di tua madre…

Torniamo ai festeggiamenti intervenne Andrea. Nina, ci racconti di te? Martina dice che sei unesperta di maglia…

Esperta no si schermì Nina. Qualcosina faccio. Per me, per le amiche.

Mi fai un maglione? chiese allimprovviso Dario. Mia nonna li faceva, ma si è trasferita a Firenze da mia zia. Mi mancano un sacco i suoi maglioni…

Certo sorrise Nina. Se Martina non ha niente in contrario.

Figurati se ho qualcosa in contrario! esclamò Martina. I maglioni di mamma sono opere darte!

La serata si trasformò inaspettatamente in una festa intima e calorosa. I ragazzi si rivelarono ottimi interlocutori, curiosi della vita di Nina, della sua giovinezza, del suo lavoro. Martina tirò fuori un album di foto, e tutti insieme risero davanti alle immagini di lei da bambina.

Guarda, questa sono io e mamma al mare indicò Martina. La prima volta che vedevo il mare, ero fuori di gioia! Ti ricordi, mamma?

Certo Nina sorrise al ricordo. Non volevi nemmeno tornare in hotel la sera. Avevi paura che il mare sparisse per magia.

Sì, ero proprio strana rise Martina.

Solo una bambina con tanta fantasia la corresse dolcemente Nina.

Tornò a casa dopo mezzanotte Andrea insistette per accompagnarla con la macchina. Martina andò con loro.

Mamma, posso restare da te? propose arrivati. Chiacchieriamo un po…

Unaltra volta, tesoro Nina scosse la testa. Sono un po stanca. Tornate dai vostri amici, vi aspettano.

Saranno già andati via Martina fece spallucce. E poi, voglio stare con te. Ho perso troppo tempo…

Nella piccola cucina di Nina, si sedettero a bere tè con la crostata alle ciliegie quella che la madre aveva preparato per loccasione.

Sai, mamma… Martina sospirò. Volevo scusarmi davvero.

Lascia stare Nina versò il tè. Hai una vita piena, lo capisco.

Non è una scusa Martina fu ferma. Ti dedico troppo poco tempo. E oggi questa situazione… Mi vergogno tantissimo.

Non cè bisogno Nina le strinse la mano. Hai le tue cose, è normale.

Ma tu sei mia madre! gli occhi di Martina luccicarono. Lunica che ho. Non voglio che tu pensi che mi sono dimenticata di te.

Non lo penso rispose Nina.

Sì, invece Martina sospirò. Lo vedo. Chiami sempre meno, perché temi di disturbarmi. Vieni solo quando ti chiamo io. Prima arrivavi senza preavviso con la crostata, con la marmellata…

Sei cresciuta, hai la tua vita Nina sorrise. È normale, tesoro.

È normale dimenticarsi del compleanno di tua madre? Martina sorrise amaramente. Sai, quando mi hai detto che era il tuo compleanno, non credevo di essermelo scordato. Pensavo di aver sbagliato data. Poi ho ricordato che mi avevi chiamato, che ne avevamo parlato… E io avevo promesso di venire. Ma poi il compleanno di Elena, i preparativi, Andrea… Tutto mi è girato intorno.

Meno male che è girato sorrise Nina. Così ho conosciuto il tuo ragazzo. È simpatico. Attento.

Davvero? Martina si illuminò. Andrea ti è piaciuto?

Molto annuì Nina. Si vede che è una persona seria.

Martina tagliò unaltra fetta di crostata.

Sai cosa ho pensato? Visto che ci siamo, potremmo vederci ogni settimana. Magari per pranzo, o anche solo per un tè. E tu non dovresti aspettare un invito vieni quando vuoi. Hai le chiavi.

Le ho confermò Nina. Ma non volevo intromettermi…

Sciocchezze Martina scrollò le spalle. Sei mia madre. Non sarai mai unintrusa. E… sei lunica persona con cui posso parlare davvero. Di tutto.

Chiacchierarono fino al mattino. Martina raccontò del suo ex Marco (non era pronto per una relazione seria), dellincontro con Andrea (in libreria, entrambi avevano raggiunto lo stesso libro), del suo sogno di aprire uno studio di design.

Nina ascoltò, consigliò, sostenne. Come ai vecchi tempi, quando Martina era adolescente e le confidava ogni segreto.

La mattina dopo fecero colazione insieme, e Martina tornò a casa a cambiarsi prima del lavoro. Tre giorni dopo, però, ricomparve con un dolce, dei fiori e un regalo. Un regalo vero. Un biglietto per il mare, dove sarebbero andate insieme quellestate.

Ti ricordi quando ci andammo da piccola? chiese, mentre Nina osservava stupita il biglietto. Ci torniamo. Ma questa volta pago io.

Non serve, ho i miei risparmi protestò Nina.

Sì, invece Martina fu categorica. Hai fatto tanto per me. Ora tocca a me.

Sedute in cucina, bevvero tè e fecero progetti per il futuro. E Nina pensò che, a volte, basta presentarsi senza essere aspettati per ricordare quanto si è amati. E che anche se non ti aspettano… non significa che non siano felici di vederti.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

10 + 11 =

Non ti aspettavamo – mi disse mia figlia, aprendomi la porta nel giorno del mio compleanno
Non siamo riusciti a proteggerlo…