**Diario di Marco Rossi**
Ieri sera, mentre rientravo dal lavoro, ho trovato mia madre seduta in salotto con le sue valigie. Non mi aveva avvertito, non ci aveva nemmeno pensato. “Marco, la casa in campagna è bruciata”, mi ha detto con gli occhi lucidi. “Non avevo nessun altro posto dove andare.”
Ho sentito il cuore spezzarsi. Come potevo lasciarla da sola? Ma allo stesso tempo, sapevo che Lucia, mia moglie, non avrebbe preso bene la notizia. E infatti, quando è rientrata, il suo sguardo è stato un pugno nello stomaco.
“Marco, mi vuoi spiegare cosa sta facendo tua madre qui?” ha chiesto, controllando a stento la voce.
“Lucia, aspetta, posso spiegare…” ho tentato.
“Prima di portare qualcuno in casa nostra, avresti potuto almeno avvisarmi? Parlarmene?”
L’atmosfera si è fatta gelida. Mamma si è alzata, imbarazzata. “Scusatemi, forse è meglio che vada. Non voglio creare problemi tra voi.”
“Non si preoccupi, signora Bianchi,” ha risposto Lucia, cercando di calmarsi. “Non è colpa sua. È solo che Marco avrebbe dovuto dirmelo prima.”
Ho cercato di giustificarmi. “Lucia, non potevo lasciarla per strada. La casa è distrutta, lassicurazione non copre nulla, e lei non ha più niente.”
“Lo capisco, Marco! Ma perché non mi hai chiamato? Perché non abbiamo discusso insieme di cosa fare? Magari potevamo aiutarla a trovare una sistemazione temporanea, vicino a noi, senza che la casa diventasse un caos!”
Era vero. Avevo agito dimpulso, come sempre. Mio padre era lo stesso: testardo, convinto di sapere sempre cosa fosse meglio per tutti. E ora mi ritrovavo a ripetere i suoi stessi errori.
Mamma ha sospirato. “Lucia, hai ragione. Mio figlio a volte pensa di poter decidere da solo. Ma io non voglio essere un peso. Se mi date qualche giorno, troverò unaltra soluzione.”
Lucia ha incrociato le braccia, ma il suo sguardo si è ammorbidito. “Signora Bianchi, non è questo il punto. Certo che può restare qui, ma avremmo dovuto parlarne insieme. Marco ed io siamo una coppia, le decisioni si prendono in due.”
Ho sentito un nodo in gola. Avevo mancato di rispetto a mia moglie, eppure lei stava ancora cercando di essere comprensiva.
La sera, mentre mamma si sistemava nella stanza degli ospiti (che in realtà è il nostro salotto con il divano letto), Lucia mi ha fissato, esausta. “Domani ne parliamo seriamente, Marco. Perché se continuiamo così, questa casa diventerà un campo di battaglia.”
Ho annuito, senza parole.
Oggi, al risveglio, il profumo del caffè e delle fette biscottate mi ha sorpreso. Mamma era già in cucina, con un sorriso timido. “Ho pensato di preparare la colazione. Non so cosaltro fare per non sentirvi un peso.”
Lucia, però, non era arrabbiata. Anzi, ha sorriso. “Grazie, signora Bianchi. Ma non deve sentirsi così. Se Marco avesse avuto un minimo di cervello, le avrei già fatto spazio nellarmadio.”
E così, tra una chiacchiera e laltra, ho visto qualcosa cambiare. Non era perfetto, ma forse cera speranza.
A pranzo, mentre Lucia e mamma ridevano di un vecchio ricordo di quando ero bambino, ho capito una cosa: nella vita, le decisioni importanti vanno prese insieme. Altrimenti, anche le intenzioni più nobili possono ferire chi ami.
Forse, stavolta, posso ancora rimediare.






