Di a Claudio che venga subito! La voce di Giulia tremava, soffocata dallansia. Tutti e tre i bambini hanno la febbre, sono insopportabili. Da sola non posso portarli dal dottore. Che venga con la macchina, mi aiuti!
Valeria annuì, anche se Giulia non poteva vederla. Dentro di lei, un nodo di preoccupazione si strinse per i nipotini.
Subito, cara, faccio tutto. Non agitarti rispose con calma, cercando di non peggiorare la tensione.
Appena riagganciò, le dita tremanti cercarono il numero del figlio tra i contatti. Tre bambini malati, Giulia sola, il marito al lavoro. Una situazione disperata.
Claudio lavrebbe aiutata, ne era certa
Il primo squillo. Il secondo. Finalmente rispose.
Mamma, ciao la voce di Claudio era frettolosa.
Claudio, tesoro, cè un problema Valeria cercò le parole giuste. Giulia ha chiamato. I bambini sono malati, devono andare dal medico. Suo marito non può lasciare il lavoro. Potresti accompagnarli? Non credo ci vorrà molto.
Dallaltra parte, un silenzio teso. Valeria sentiva il respiro del figlio e un rumore indistinto di fondo.
Mamma, oggi è impossibile Claudio sospirò. È il compleanno di Laura. Abbiamo prenotato il ristorante due settimane fa. Da casa di Giulia è dallaltra parte della città, con il traffico non arriveremo in tempo. Quindi, senza di me
Valeria strinse il telefono più forte. Il palmo era sudato. Davvero suo figlio si rifiutava di aiutare?
Claudio, non capisci? I bambini stanno male! I tuoi nipoti! Cercò di non urlare. Giulia da sola non ce la può fare con tre piccoli capricciosi. Hanno bisogno del dottore!
Lo so, mamma la voce di Claudio era piatta, senza emozioni. Ma abbiamo i nostri impegni. Non possiamo cancellare tutto per questo. Che chiami un taxi. O che aiuti tu con papà. Qual è il problema?
Valeria cadde sulla sedia. Le gambe le cedettero. Non poteva credere a quelle parole.
Tuo padre è al lavoro! Ora non tratteneva più la rabbia. Da sola non posso gestire tre bambini malati! Non capisci una cosa così semplice?
Non posso, mamma. Scusa Claudio rispose secco. Non è un mio problema. I bambini sono responsabilità di Giulia. Che se la sbrighi da sola.
Valeria trattenne il fiato per lo sdegno. Come osava?
Come non è un tuo problema?! gridò. È la tua famiglia! Tua sorella! Non puoi aiutarla una volta tanto?
Ho detto di no. Dobbiamo prepararci, scusa Claudio riagganciò.
Il tonfo del silenzio le bruciò le orecchie. Valeria fissò lo schermo, incapace di comprendere. Le mani le tremavano. Richiamò. Nessuna risposta. Di nuovo. Niente.
Dentro di lei ribolliva qualcosa di caldo, furioso. Come aveva potuto? Chiamò la nuora. Forse Laura avrebbe ragionato con lui.
Pronto, signora Valeria? Laura rispose subito.
Laura, cara Valeria si sforzò di restare calma. Perché non dici a Claudio di aiutare? Sono i suoi nipoti! Sono malati! Giulia è disperata! Dovresti capirlo, sei una donna anche tu.
Laura sospirò. La sua voce era fredda, distaccata.
Signora Valeria, i problemi dei bambini sono dei loro genitori. Ci sono i taxi, cè lambulanza. Non sono più neonati. Giulia è adulta, se la caverà.
Valeria si bloccò. Quelle parole bruciavano più del rifiuto di Claudio.
Laura, hai idea di cosa significhi portare tre bambini malati in taxi?! La voce di Valeria si spezzò. Sono piccolissimi! Giulia non ce la farà!
Sono i suoi figli, signora Valeria replicò Laura, impassibile. Noi avevamo già organizzato la serata. Non la rovineremo per i problemi altrui.
Allo shock seguì una rabbia pura, accecante.
Allora, quando avrete figli, non venite a chiedere aiuto a noi! urlò Valeria, sbattendo giù il telefono.
I giorni successivi passarono come in una nebbia. Valeria non chiamò Claudio. Nemmeno lui cercò lei. Cercò di non pensarci, ma il risentimento la divorava, la turbava nelle notti insonni.
Le parole di quel maledetto dialogo le ronzavano in testa. Dove aveva sbagliato? Come aveva cresciuto un figlio così insensibile?
Il marito provò a parlarle, ma lei lo respinse. Aveva bisogno di capire da sola.
La sera del quarto giorno, la pazienza finì. Valeria decise di andare da Claudio. Dovevano parlare faccia a faccia. Capire come aveva potuto voltare le spalle alla famiglia.
Laura aprì la porta, sorpresa, ma senza dire nulla fece entrare Valeria, che nemmeno si tolse il cappotto.
Dovè Claudio? chiese duramente.
In camera Laura indicò la porta.
Valeria la spalancò. Claudio la guardò, e per un attimo nei suoi occhi balenò qualcosa. Poi il volto tornò impassibile.
Mamma? Che succede?
Come hai potuto?! Valeria urlò così forte che Claudio trasalì. Tutto ciò che aveva trattenuto per giorni esplose. Rifiutarti di aiutare dei bambini malati! Tua sorella! Non ti ho cresciuto per essere così egoista!
Claudio si alzò lentamente. Il suo sguardo era freddo, e quella freddezza la irritò ancora di più.
Mamma, potevi chiamare tu un taxi disse, scrollando le spalle. Andare da Giulia, aiutarla. Non sono obbligato a lasciare tutto così, allimprovviso.
Fece una pausa. La guardò dritto negli occhi.
O hai dimenticato che Giulia ha smesso di parlare con noi? E quello che dice in giro continuò. Da quando abbiamo comprato casa. Non si sa perché si è offesa, non risponde al telefono, ci evita per strada Sei mesi che va avanti, e ora allimprovviso ha bisogno di aiuto?
Valeria rimase senza parole. Aprì e chiuse la bocca.
Ma è solo che balbettò. Giulia vive in affitto con tre figli. Voi avete un bilocale tutto vostro, senza bambini. È normale che sia un po gelosa. Che non saluti? Non lo sapevo E cosa dice in giro?
Claudio strizzò gli occhi. Laura era sulla soglia, le braccia incrociate.
Dice molte cose. Cattiverie su di me, su Laura. E sulla casa Claudio parlò gelido. Abbiamo lavorato per comprarla. Nessuno ci ha aiutati. I suoi problemi li risolva da sola. Non coinvolga la mia famiglia attraverso di te.
Valeria fece un passo avanti. I pugni erano serrati.
Ma che dici?! urlò di nuovo. È tua sorella! La tua famiglia!
No, mamma Claudio alzò la voce. La mia famiglia è Laura. Giulia avrebbe dovuto pensarci prima! Ha scelto lei di avere tre figli! Nessuno lha costretta! Non sono obbligato a lasciare tutto per risolvere i suoi problemi!
Valeria aggrottò le sopracciglia.
Sei egoista! gridò. Pensi solo a te stesso! Tua sorella è allo stremo! E tu non puoi aiutarla una volta?!
Aiutarla? Claudio ridacchiò. Perché dovrei aiutare una persona che non mi parla da sei mesi? Io e Giulia non ci frequentiamo più! Come hai fatto a non accorgertene?
Si fermò, riprese fiato. Poi, più piano:
Ma perché ti stupisci? scosse la testa. Tu vedi e soffri solo per Giulia. È sempre stato così. Io per te non conto niente.
Non hai cuore! Come fai a dire questo? Valeria si girò di scatto. Non poteva più guardarlo. Non ti ho cresciuto così, Claudio! Per niente! Vi ho insegnato ad aiutarvi sempre!
Uscì di corsa dallappartamento. Sul pianerottolo si fermò, il respiro affannoso. Dentro, tutto bruciava.
Laria fredda della strada le gelò il viso, ma non placò la rabbia. Camminando verso la fermata, un solo pensiero martellava: dove aveva sbagliato? Come aveva cresciuto un figlio così? Perché Claudio non capiva che la famiglia deve sostenersi?
Ma in fondo, in un angolo remoto della sua mente, si insinuò un dubbio. Le parole di Claudio su Giulia. Su come si era allontanata dopo lacquisto della casa. Su come Valeria non lavesse mai notato, troppo preoccupata per la figlia.
Si fermò in mezzo al marciapiede. I passanti la superavano. E se Claudio avesse ragione?
No. Scosse la testa con forza. Non poteva ammetterlo. Era una madre. Sapeva cosa era giusto.
Ma il dubbio era lì, piccolo e tagliente, e con ogni passo cresceva.
Salì sullautobus, fissando il vuoto. Fuori, la vita scorreva normale. Ma dentro di lei, qualcosa si era spezzato.
Non sapeva se avrebbe mai potuto ripararlo. Se avrebbe riavuto suo figlio. Se lui lavrebbe perdonata per la sua cecità.
Lautobus sobbalzava. Valeria chiuse gli occhi. Forse domani sarebbe stato più chiaro. Forse avrebbe trovato le parole giuste. Forse la famiglia sarebbe tornata unita.
O forse era già troppo tardi.







