Cuore di Mamma

**Il Cuore di Mamma**

“Mamma, chi è la signora Livia? È la nostra padrona? Perché allora ci tratta così male?” Gli occhietti curiosi del piccolo cercavano una risposta negli sguardi di Simona. “No, tesorino, non è la nostra padrona. È solo una donna anziana e malata. Non sa quello che fa…” “Mamma, i gatti grossi mangeranno anche me, come hanno fatto con la sorellina?” sussurrò Ginger tremando di paura. Simona sospirò con angoscia. “No, piccolo, non ti mangeranno! Te lo prometto!” Cominciò a leccare il suo adorato, e ormai unico figlio, finché Ginger si calmò e si addormentò con un dolce russare.

Simona era nata nello scantinato di un palazzo. Erano quattro gattini. La loro mamma era una gatta molto giovane, quella era la sua prima cucciolata. E quando allorizzonte apparve un nuovo spasimante, si dimenticò completamente dei suoi piccoli e si lasciò andare. Ma Simona la ricordava con gratitudine. Nonostante la sua leggerezza, la mamma le aveva regalato tanta tenerezza. Laveva cresciuta, insegnandole a mangiare da sola. Dopo la sua scomparsa, i gattini dovettero uscire dal seminterrato. Allinizio, si tenevano uniti nel cortile, dove qualche anima gentile gli dava da mangiare. Passò il tempo… Il fratellino grigio fu investito da unauto, Tigrina fu sbranata dai cani. Simona li accompagnò verso larcobaleno, bagnando i loro corpicini freddi con le sue lacrime… Restava accanto a loro finché il custode non la scacciava. Lo vedeva prendere la pala, sollevare quei corpicini rigidi e buttarli nella spazzatura. Non seppe mai che fine avesse fatto laltra sorellina. Crescendo, Simona imparò le leggi della strada. Viveva in silenzio, da sola. Imparò a rendersi invisibile.

Poi Simona finì allinferno… Livia… La incontrò vicino ai cassonetti, dove la vecchia rovistava con avidità, riempiendo un’enorme borsa. La fissò con occhi spenti e borbottò: “Micina, vieni qui, vieni da me!” Nessuno aveva insegnato a Simona a temere le vecchiette sdentate, così si avvicinò, sperando in un boccone. Allimprovviso, Livia la afferrò sotto il braccio, prese la borsa e si avviò verso il portone.

Entrarono in un appartamento. Livia la buttò a terra. “Ti chiamerai Simona.” E subito se ne dimenticò. Ma decine di occhi affamati si fissarono su di lei… “Micina, micina!” gridò Livia dalla cucina, dove rovistava tra i “tesori” della borsa, e i gatti, perdendo interesse per Simona, corsero verso di lei. Simona guardò intorno e rabbrividì. Non avrebbe mai immaginato che gli umani potessero vivere così. Montagne di vestiti sporchi, pile di piatti ammuffiti, urina e feci ovunque, sciami di mosche e scarafaggi. E tantissimi gatti. Per lo più spaventati, scheletrici, malati. Ma alcuni erano grossi, aggressivi, sicuri di sé. Erano i prediletti di Livia. Perché tenesse tutti gli altri? Nemmeno lei lo sapeva.

Così cominciò la vita infernale di Simona… Fame costante, paura, malattie, morte. I gatti affamati divoravano i gattini appena nati, quelli che Livia non faceva in tempo ad annegare nel secchio. Lentamente, Simona si adattò. Trovò un angolo nascosto e vi si rifugiò.

Passò un mese, e Simona capì con terrore che presto sarebbe diventata mamma. Aveva avuto un amore per le strade, un gatto che laveva corteggiata con dolcezza, ma non per molto. E ora, in quellinferno, i suoi piccoli sarebbero nati…

Partorì in silenzio. I gattini erano meravigliosi: una femminina nera come il padre e un maschietto rosso come lei. Perla e Ginger…

Li protesse con tutte le sue forze… Ma il cerchio si stringeva. I gatti affamati si avvicinavano sempre di più, e i gattini, con gli occhi già aperti, cercavano di sgattaiolare fuori dal nascondiglio.

Le faceva male ricordare quel giorno terribile. Lei, che li proteggeva giorno e notte, si addormentò per un attimo e sentì il debole miagolio di Perla, poi lo scricchiolio delle sue ossa… La piccola Perla era uscita dal nascondiglio… Simona ringhiò feroce! Il pelo rizzato, pronta a saltare alla gola del gatto che stava divorando la sua piccola. Ma sentì la voce di Ginger: “Mamma… Hanno mangiato Perla?” Si voltò e vide i suoi occhioni pieni di terrore… Cosa sarebbe successo a lui se fosse morta in quella lotta impari? Simona si fermò, lo coprì con il suo corpo e, piangendo di dolore, sussurrò: “Scapperemo di qui! Ti salverò!” E attese il momento giusto…

“Polizia, apra!” Bussarono con forza alla porta. Livia sobbalzò e cominciò ad agitarsi. “Apri, i vicini hanno sporto denuncia!” Non sembravano intenzionati ad andarsene. Con un sospiro, Livia aprì. Allimprovviso, una gatta rossa con un gattino in bocca le sfuggì tra le gambe e corse giù per le scale…

Marco guardò quegli occhi velati di dolore, e le lacrime gli rigarono il viso. La capiva, sapeva cosa voleva dirgli. “Non preoccuparti, mi prenderò cura di lui. Starà bene!” Accanto a lui cera Ginger… Insolitamente tranquillo, faceva le fusa e leccava il muso della mamma. Simona stava morendo… Il suo cuoricino non aveva retto la perdita della figlia… La sognava. La chiamava dallarcobaleno… E Simona si arrese… Il cuore straziato si fermò per sempre.

Il giorno della sua morte pioveva. Marco la seppellì in un boschetto di betulle, poi rimase a lungo accanto alla tomba con Ginger… Ricordò come erano entrati nella sua vita. Era un periodo difficile. Aveva appena perso i genitori in un incidente… Ma il lavoro non aspettava. Ricordò la vecchia pazza di cui si lamentavano i vicini, lappartamento lurido… E la gatta rossa con il gattino tra i denti, che lo guardava supplichevole davanti alla porta. Sì, era stato lui, lagente di polizia che, per caso, aveva aiutato Simona e Ginger a fuggire… Si era accovacciato accanto a loro: “Scappata? Ti capisco… Anche io scapperei da quel posto. Venite a vivere con me! Sto così male… Vi prometto che non vi farò del male!” Marco aprì la portiera dellauto… E la gatta lo seguì. Così, nella sua vita tornò un senso.

La chiamava “la mia bellezza”. Ginger restò Ginger. Il suo cuore ferito aveva accolto e amato quei disgraziati. Comprò per loro un enorme tiragraffi, i migliori cibi e leccornie. Tutto per farli dimenticare lorrore in cui erano vissuti… Quando “la sua bellezza” si ammalò, la portò dai migliori veterinari, la teneva in braccio e la supplicava di restare… Ma lei… Lo guardava con occhi spenti, come a dirgli: “Lasciami andare…”

Simona correva sullarcobaleno… Accanto a lei, la piccola Perla trotterellava con le zampine nere. Simona era serena. Niente più dolore… “Mamma, e Ginger? È rimasto solo!” chiese Perla. Simona sorrise… “Non è solo! Adesso ha un amico! Guarda!”

Smise di piovere, e sopra il boschetto di betulle apparve un arcobaleno… Marco sospirò e sollevò Ginger. Guardò i suoi occhi color miele, pieni di lacrime, e gli baciò il nasino bagnato. “Andrà tutto bene, piccolo…” E si avviarono verso lauto. Due cuori feriti, ma non soli… Un uomo forte, giovane, e un gattino rosso… Ginger.

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