Una Sorpresa Inaspettata

La Sorpresa

«Che ne dici di un caffè? Magari una birra, per chiacchierare un po?» chiese Nicola alla fine della giornata lavorativa.

«Scusa, devo andare a casa. Guarda.» Eugenio tirò fuori dalla tasca una scatolina e la aprì.

«Davvero hai deciso?» chiese Nicola, osservando lanello. «Pensavo non ti saresti mai sposato.» Gli diede una pacca sulla spalla.

«Io e Vika stiamo insieme da quattro anni, è ora di ufficializzare. Lei non sa nulla, è una sorpresa. Se non lo faccio adesso»

«Non lo farai mai», completò Nicola. «Hai ancora dubbi? Ma dai, Vika è una bella ragazza. Ti invidio un po.»

«Va bene, vado.» Eugenio rimise la scatolina in tasca. «Ho promesso a Vika di tornare presto», disse, dirigendosi verso lascensore.

Sulla strada di casa, si fermò da un fioraio e comprò un mazzo di rose rosse. Vika le adorava. In macchina, lo posò sul sedile del passeggero. Fermo ai semafori, provava a ripetere la proposta: «Cara Vika, aspetti da tempo questa domanda Vika, ti amo, sposami. No, non è così»

Non riusciva a trovare le parole giuste. Parcheggiata lauto nel cortile del palazzo, prese il mazzo di rose e si avviò verso il portone. Stava già afferrando la maniglia quando il telefono suonò nella tasca.

«Genny, figlio mio»

Dal tono della madre capì che qualcosa non andava.

«Che cè, mamma?»

«Io sto bene. È Lena È morta, figlio.»

«Dio mio» Eugenio lasciò la maniglia senza aprire la porta.

Non riusciva a crederci. Lena, che conosceva dallinfanzia, era morta. «Come?»

«È stata investita. Morta sul colpo. Il guidatore è scappato. I funerali sono domani. Figlio, verrai? Ti voleva bene» La voce della madre si incrinò. «Nadia è rimasta sola. Dobbiamo decidere Temo che la porteranno in un orfanotrofio»

«Va bene, cercherò di esserci», promise Eugenio.

«Vieni, figlio» La madre iniziò a piangere.

«Lena non cè più», gli rimbombava in testa.

Non laveva amata come avrebbe dovuto, come lei aveva amato lui. Non meritava una fine così

Non ricordava neppure come fosse arrivato al suo piano, ritrovandosi davanti alla porta di casa. Aprì ed entrò nellingresso. Il mazzo di rose gli dava fastidio. Cercò un posto dove posarlo. La notizia lo aveva sconvolto. Fare la proposta in quel momento gli sembrava quasi un sacrilegio.

«A che pro i fiori?» chiese Vika, uscendo dalla stanza. Solo allora Eugenio percepì il profumo di cena che riempiva lappartamento. Una volta avrebbe annusato con gusto, anticipando il pasto, ma ora quellodore, come i fiori, sembravano fuori posto.

Vika lo fissava, aspettando che le consegnasse il mazzo. Ma lui esitava, come se non sapesse cosa farne. Sembrava perso.

«I fiori non hanno bisogno di una ragione.» Eugenio si riscosse, le porse le rose e le diede un bacio sulla guancia.

Vika abbassò lo sguardo, nascondendo la delusione. Andò in cucina, e poco dopo Eugenio sentì lacqua scorrere.

Quando entrò, sul tavolo cera un vaso con le rose, e Vika mise i piatti per cena.

Non aveva fame, ma non volle ferirla e si sedette.

«Perché non mangi?» chiese lei.

«Non ho appetito. Scusa. Mia madre ha chiamato, Lena è morta. Domani i funerali.»

«Lena è» Vika si interruppe, aspettando che continuasse.

«La mia ex moglie», precisò Eugenio. «Devo andare, decidere cosa fare con Nadia. È nostra figlia.»

«Aspetta, non mi hai mai detto che avevi una figlia. Quanti anni ha?»

«Dodici, credo.»

«Quindi vuoi portarla qui, da noi?»

«Non lo so. Lena non aveva nessuno, i genitori morti quando era ancora a scuola. E mia madre Ha la pressione alta, problemi alle articolazioni. Scusa, devo prepararmi.»

«Andrai ai funerali?» chiese Vika, incredula.

«Sì, col treno notturno. Ho già avvisato al lavoro.»

«Siete divorziati da anni. Probabilmente aveva qualcun altro»

«Vika, non ora. Lascio la macchina qui, puoi usarla se vuoi.»

«Ecco la sorpresa che mi avevi preparato?» Anche Vika si alzò da tavola.

«No. Te lo dirò quando torno.» Eugenio infilò una mano in tasca e strinse la scatolina.

Sul treno non riuscì a dormire. Rimase sdraiato e ricordò

***

Erano amici dallinfanzia. Stessa classe allasilo, poi a scuola. Lena, magrolina e bionda, si ammalava spesso, sempre con una sciarpa al collo.

Quando in quinta superiore perse i genitori, la nonna morì di crepacuore pochi mesi dopo. I genitori di Eugenio la presero con loro.

Suo padre scherzava: «Ecco la futura moglie di mio figlio.» Lui si arrabbiava, negava.

Prima degli esami di maturità, i genitori partirono per due giorni, lasciandoli soli in casa. Eugenio non ricordava come fosse successo, cosa gli fosse preso. Ma Lena rimase incinta. I genitori dissero che dovevano sposarsi.

Lui la vedeva come unamica, una sorella. Credeva che lamore dovesse essere diverso, più romantico. Ma si sposò. Lena fece fatica a portare avanti la gravidanza. Quando vide la figlia, non provò nulla. La verità era amara: non amava Lena, era indifferente verso Nadia. Non era pronto. A malapena finì il primo anno di università, si trasferì a Roma e se ne andò.

Suo padre allora gli disse che nella loro famiglia nessuno aveva mai abbandonato i figli. Che se fosse partito, non lavrebbe più aiutato. Che non aveva più un figlio. E che Lena e la bambina non sarebbero andate via con lui.

Da allora, Eugenio non tornò mai a casa, né per le vacanze. Solo sua madre chiamava. Neppure quando morì il padre andò al funerale.

Allinizio affittarono lappartamento di Lena, poi, quando lei trovò un uomo, si trasferirono lì. Sua madre chiamò Eugenio, disse che le mancavano. A lui non importava. Lo disse chiaramente.

La madre fotografava Nadia crescere e inviava le foto. Più la figlia diventava grande, più assomigliava a Lena. Eugenio guardava le immagini senza sentire nulla. Laveva vista solo piccolissima, poi laveva cancellata.

E ora tornava a casa, dopo dodici anni. Qualunque cosa dicesse sua madre, non avrebbe preso Nadia. Che padre sarebbe? «Nella nostra famiglia i figli non si abbandonano. Da chi hai preso? Non sei mio figlio» Le parole del padre lo fecero rabbrividire. Fu proprio lui a insistere per il divorzio, perché Lena trovasse un uomo migliore

Peccato non essersi riconciliati.

Poi arrivò Vika. Era impossibile non innamorarsene. Ma rimandava sempre la proposta. E quando finalmente decise, comprò persino lanello, dovette andare al funerale della prima moglie Come se Lena avesse voluto vendicarsi, rovinare la sua felicità.

Anche se, a dirla tutta, non cera più nulla da rovinare. La passione era finita, vivevano insieme per abitudine. Non era sicuro di voler sposarsi, ma Vika lo desiderava, e lui non voleva perderla.

Con il pensiero che sarebbe andata come doveva andare, Eugenio alla fine si addormentò.

Sua madre lo abbracciò, felice, piangendo. Nadia invece stava in disparte, guardinga.

«Nadia, vieni, questo è tuo padre», disse la madre, staccandosi da lui.

La ragazzina sbuffò, si girò di scatto facendo svolazzare le trecce, e sparì nella sua stanza, quella che un tempo era stata di Eugenio.

«Dalle tempo», sussurrò la madre.

Lena fu sepolta in una bara chiusa. Sembrava non fosse mai esistita. Nadia non pianse, rimase imbronciata, ignorando Eugenio.

Provò a parlarle, ma lei lo evitava, muta. Una volta sentì il suo dialogo con la nonna.

«Nadia, sono anziana, non mi lasceranno tenerti. Almeno per un po devi andare con tuo padre a Roma, poi tornerai.»

«Perché? Non gli servo. Meglio lorfanotrofio», rispose testarda.

«Che dici? Con un padre vivo? Non sai cosè un orfanotrofio!»

«E dovera prima? Ci ha abbandonati. Non verrò con lui.»

Sentì i passi frettolosi, la porta sbattere.

Ma alla fine partì con lui. Sul treno, Nadia chiese con chi vivesse.

«Te lha detto la nonna? Sì, cè una donna. Tornerò e le farò la proposta. Ho già lanello. Ti piacerà.» Ma dentro di sé dubitava.

Nellappartamento non cera nessuno, né le cose di Vika. Sul mobiletto cerano le chiavi.

«Ecco la tua camera, sistemati», disse Eugenio, andando in bagno. Non riuscì a raggiungere Vika. Forse laveva bloccato.

Uscendo, trovò Nadia che preparava panini e aveva fatto il tè. Le fu grato che non facesse scenate, non lo deridesse, non chiedesse altro.

Il giorno dopo andarono in una scuola vicina, poi a fare shopping. Eugenio le comprò vestiti nuovi. Parlavano poco, ma la mattina Nadia preparò una frittata.

«Te lha insegnato la nonna?»

«E anche la mamma.»

«Brava.»

Fine della conversazione.

Eugenio le mostrò Roma, la portò al cinema, a pattinare a Villa Borghese. Lentamente il ghiaccio si sciolse.

Poi lo mandarono in Cina per lavoro. Rifiutare significava rovinare la carriera. E Nadia?

«Non sono una bambina», disse lei.

«Ma è Roma, non la conosci. Troverò una soluzione.»

«Chiedi a Silvia, quella collega che ti piace. Sarà felice», suggerì Nicola.

Eugenio aveva notato che la ragazza si agitava in sua presenza.

Nicola aveva ragione. Silvia accettò con entusiasmo. La invitò a casa per presentarle Nadia. Legarono subito, ridevano insieme.

Partì sereno. Avere una figlia lo metteva ancora a disagio, ma non si aspettava di sentirne la mancanza. Chiamava ogni giorno. Parlava con Silvia. Nadia passava il telefono subito. Non lo aveva ancora perdonato.

Prima di tornare, avvertì del suo arrivo. Dal taxi, le vide davanti al portone, simili come sorelle. Il cuore gli batteva forte. Nessuno lo aveva mai aspettato così.

Scese, Nadia si avvicinò. Lui la abbracciò goffamente, lei non si tirò indietro. Silvia sorrideva poco distante. Gli venne voglia di abbracciarla anche lei.

«Andiamo a casa? Vi ho portato dei regali.»

Mentre tirava fuori pacchetti colorati, si divertiva più di loro, godendosi la loro gioia.

«Cè qualcosa da mangiare?»

«Certo!» Silvia corse in cucina. Presto la raggiunse Nadia, rumore di posate

«Sembrano amiche», pensò Eugenio.

A cena lo tempestarono di domande sulla Cina. Mai stato così felice.

Dopo, Silvia si preparò ad andare.

«Papà», disse Nadia, accennando allingresso.

Laveva chiamato così? Eugenio si alzò e la raggiunse.

«Silvia, è tardi, resta. Ho ancora tanto da raccontare.»

Nadia le prese la mano e la portò in camera sua.

Quella notte Eugenio non dormì. Troppi cambiamenti. Nadia si era aperta, e Silvia centrava. Era simpatica, rilassata. Con Vika non sarebbe andata così.

Se due mesi prima gli avessero detto che avrebbe vissuto con sua figlia, non ci avrebbe creduto. E Silvia Le piaceva saperla dietro quella porta. Era presto, ma perché non provare? Lei lo amava, e lui Cercò di capire cosa sentisse. Stava bene. Forse era amore?…

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