Perché lui è tutto per te

Tre anni, Elena Vitalievna la voce di Marina tremava per la rabbia trattenuta. Tre anni che mi chiedi un nipote, che mi rimproveri perché non mi sbrigo. E ora, in pubblico, fai solo attenzione a Paolo, il figlio di tua figlia. Ma anche il mio Alessandro è tuo nipote! O te lo sei dimenticato?

Elena Vitalievna aggiustò la perfetta acconciatura e guardò la nuora con fredda superiorità. Nel salotto, alle sue spalle, risuonavano le risate dei bambini e la musica: la festa di compleanno di Paolo continuava indisturbata.

E quando non lo guardi nemmeno, quando non gli fai regali come all’altro nipote continuò Marina il mio bambino si sente ferito. Ha già dieci anni, Elena Vitalievna. È abbastanza grande per capire che non lo ami.

La suocera sbuffò con disprezzo e fece un gesto con la mano, come per scacciare una mosca fastidiosa.

Ti stai facendo delle idee, Marina. Tratto entrambi i nipoti allo stesso modo. E poi, perché hai deciso di fare scenate proprio oggi? Elena Vitalievna alzò le sopracciglia, indignata. Mio nipote compie gli anni, ci sono ospiti. Non ho tempo per le tue fantasie malate.

Si voltò sui tacchi e rientrò maestosa nel salotto, lasciando Marina sola nel corridoio. Un nodo di dolore e rancore le serrò la gola. Marina si appoggiò al muro, cercando di riprendere il controllo. Per la nonna, suo figlio era come invisibile, un vetro attraverso cui guardare qualcuno di più importante.

Dopo qualche respiro profondo, Marina tornò nella stanza dove continuavano i festeggiamenti. La scena che si presentò davanti a lei le strinse ancora di più il cuore. Elena Vitalievna girava intorno al nipote preferito, Paolo, esclamando meraviglie per ogni sua parola, accarezzandogli i capelli e porgendogli dolci. E Alessandro, in un angolo, appoggiato al muro, li osservava con una gelosia malcelata. Le sue spalle infantili erano curve, e nei suoi occhi c’era una tristezza così profonda che Marina avrebbe voluto correre da lui e portarselo via.

Quella sera, quando Alessandro si fu addormentato, Marina si sedette sul divano accanto al marito.

Vittorio, dobbiamo parlare di tua madre iniziò. Il modo in cui tratta Alessandro non è giusto. Il bambino capisce tutto e soffre.

Vittorio si strofinò la fronte. Marina conosceva quel gesto: era quello che faceva quando non voleva affrontare un argomento sgradevole.

Marina, stai esagerando replicò lui, scostandosi. Anche io non ero il preferito di mia madre, mia sorella lo era sempre stata. Non è un dramma, Alessandro si abituerà. Alla fine è un maschio, deve imparare. E poi, certo che lo ama, solo in modo diverso, non come Paolo.

Marina lo guardò sconcertata. Davvero non capiva quanto fossero crudeli quelle parole? Come poteva accettare che suo figlio si abituasse a essere trascurato?

…Una settimana dopo, Elena Vitalievna arrivò a casa loro senza preavviso. Alessandro stava facendo i compiti in cucina quando suonò il campanello. Vedendo la nonna, il bambino si illuminò per un attimo, ma poi si chiuse in se stesso, guardandola di sottecchi.

Alessandrino, ti ho portato un regalino! annunciò Elena Vitalievna, porgendogli una manciata di caramelle.

Marina notò subito che erano le più economiche. Per Paolo, la suocera comprava sempre scatole di cioccolatini costosi.

Grazie, nonna sussurrò Alessandro, prendendole.

Elena Vitalievna si rivolse a Marina con aria trionfante.

Vedi? Non faccio preferenze. Tutte le tue storie sul mio trattamento diverso sono solo fantasie.

Alessandro rimase ancora un po’, incerto, poi annunciò che sarebbe andato a finire i compiti e sparì nella sua stanza. Marina sapeva che aveva capito: la nonna non avrebbe prestato attenzione a lui.

Rimaste sole in cucina, Marina tentò un ultimo approccio. Forse, parlando dei successi di Alessandro, la suocera avrebbe mostrato interesse.

Elena Vitalievna, Alessandro ha vinto un premio alle Olimpiadi di matematica disse, versandole il tè. La maestra dice che ha un talento eccezionale.
Sì, sì, bravo annuì distrattamente la suocera, ma subito si animò. Paolo, invece, la settimana scorsa ha vinto una gara di nuoto! Primo posto in tutta la zona. Lallenatore dice che potrebbe diventare un campione!
Fantastico rispose Marina con freddezza. Ma io stavo parlando di Alessandro. Ha anche iniziato a disegnare, linsegnante lo loda…
Il disegno è una cosa da poco la interruppe Elena Vitalievna. Lo sport, invece, è importante! Paolo è forte, robusto. E poi è il migliore in inglese. Linsegnante dice che è un prodigio!

Marina strinse i denti. La suocera continuava a lodare Paolo, ignorando ogni tentativo di parlare di Alessandro.

…e poi, sai, Paolo ha riparato la sua bicicletta tutto da solo! A otto anni! Ha le mani doro, proprio come suo nonno…

La pazienza di Marina si esaurì. Sbatté una mano sul tavolo, facendo tintinnare le tazze.

Perché, Elena Vitalievna? la sua voce era tesa. Perché lo trattate così? Voi stessa volevate un nipote da Vittorio! Ci avete pressato per anni!

Elena Vitalievna torse la bocca come se avesse morso un limone acerbo. Esitò, poi rispose a denti stretti:

Volevo un nipote vero. Mio. E Alessandro… fece una smorfia. È la tua copia. Ti somiglia in tutto.

Marina rimase immobile, incredula. Lassurdità di quelle parole era così evidente che per un momento non trovò la forza di rispondere.

Non… non lo amate perché somiglia a me? chiese, sperando di aver capito male.

Elena Vitalievna annuì come se stesse spiegando lovvio a una bambina tarda.

Non ho mai approvato la scelta di Vittorio. Ma poi pensai: almeno mi darai un nipote forte. La natura non ti ha negato la salute. Invece lui… fece un gesto sprezzante. È identico a te. Nel carattere, nellaspetto. Marina abbassò lo sguardo sulle mani, tremanti attorno alla tazza ancora fumante. Poi, senza una parola, si alzò, andò nella stanza di Alessandro e bussò piano. Il bambino aprì la porta, gli occhi cerchiati di stanchezza. Lei lo abbracciò forte, stringendolo come non aveva mai fatto.
Partiamo gli sussurrò allorecchio. Tu ed io. Lontano da qui.
Alessandro non chiese dove. Si limitò ad annuire, con unespressione finalmente libera, come se avesse aspettato quella parola tutta la vita.
Quella sera stessa, mentre Vittorio era fuori, Marina preparò due valigie. Lasciò un biglietto sul tavolo della cucina, nessuna spiegazione, solo un semplice: *Porto nostro figlio dove sarà amato*.
E non tornò mai più.

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