La chiamata a mezzanotte spezzò il silenzio.
Allimprovviso il telefono squillò alle undici e trenta. Camille, che si stava appena addormentando al ritmo regolare della respirazione di suo marito, sobbalzò per il suono improvviso. Il suo cuore accelerò a quellora non si poteva sperare in nulla di buono.
Louis, la scosse delicatamente. Louis, svegliati! È il telefono.
Lui si alzò di scatto dal letto, afferrò la cornetta. Camille osservava il suo volto, che si sbiancava sempre più ad ogni istante.
Come quando? chiese con voce rauca. Sì sì ho capito. Arrivo subito.
Louis posò lentamente il ricevitore, le mani tremanti.
Che succede? sussurrò Camille, intuendo già che qualcosa di irreparabile era accaduto.
Pierre e Sophie balbettò. Un incidente. Entrambi. Sul colpo.
Un pesante silenzio riempì la stanza, interrotto solo dal ticchettio dellorologio. Camille guardava il marito, incapace di crederci.
Poco prima, due giorni fa, erano tutti nella cucina a bere tè, Sophie a condividere la sua nuova ricetta di crostata, e Pierre, amico di vecchia data di Louis, a raccontare storie di pesca.
E Juliette? ricordò improvvisamente Camille. Santo cielo, che fine ha fatto Juliette?
Era a casa, Louis si infilò in fretta i pantaloni. Devo andare, Camille. Lì cè una questione di riconoscimento. E poi
Vengo con te.
No! si girò di scatto. Lucie rimarrebbe sola. Non serve a nulla spaventarla di notte.
Camille annuì. Il marito aveva ragione: non aveva senso coinvolgere la loro figlia di dodici anni in quella tragedia, almeno non subito.
Quella notte non chiuse occhio. Vaga per lappartamento, controllando lorologio di tanto in tanto. Si avvicinò a Lucie, addormentata respirava piano, la guancia appoggiata alla mano, i capelli rossi sparsi sul cuscino. Così tranquilla, così vulnerabile.
Al mattino presto Louis tornò, stanco e con gli occhi gonfi.
È tutto confermato, disse con voce spenta, crollando su una sedia. Uno scontro frontale con un camion. Non avevano scampo.
Che fine farà Juliette ora? chiese delicatamente Camille, porgendo una tazza di caffè forte a suo marito.
Non lo so. Le resta solo sua nonna al villaggio. È molto anziana, quasi impotente.
Rimasero in silenzio. Camille guardò fuori, dove lalba era grigia e cupa. Juliette, la figlioccia di Louis, aveva la stessa età di Lucie: una bionda timida.
Sai, iniziò lentamente Louis, stavo pensando se la prendessimo a casa nostra?
Camille si voltò di scatto:
Stai scherzando?
Perché no? Abbiamo una stanza libera. Sono il suo padrino, dopotutto. Non la lascerò finire in orfanotrofio!
Louis, è una decisione importante. Dobbiamo riflettere, parlarne con Lucie.
Che cosa cè da riflettere? colpì il tavolo con il pugno. Questa bambina è orfana! È la mia figlioccia! Non potrei più guardarmi allo specchio se la abbandonassi!
Camille morse il labbro. Certo, Louis aveva ragione, ma tutto sembrava accadere troppo in fretta.
Mamma, papà, che sta succedendo? la voce assonnata di Lucie li svegliò. Perché siete alzati così presto?
Si scambiarono uno sguardo. Il momento della verità era arrivato prima del previsto.
Tesoro, iniziò Camille, siediti. Abbiamo delle brutte notizie.
Lucie ascoltava in silenzio, gli occhi sempre più spalancati. Quando il padre parlò di far vivere Juliette con loro, lei si alzò di scatto:
No! urlò. Non voglio! Che vada dalla nonna!
Lucie! la sgridò Louis. Come puoi essere così insensibile! Con tutto quello che sta passando
E a me cosa importa? gli occhi di Lucie scintillavano. Non sono i miei problemi! Non voglio condividere la casa con lei! Né voi!
Uscì dalla cucina sbattendo la porta. Camille, disperata, guardò Louis:
Forse dovremmo rallentare.
No, rispose fermamente. La decisione è presa. Juliette vivrà con noi. Lucie si abituerà.
Una settimana dopo Juliette si trasferì. Silenziosa, pallida, con uno sguardo spento. Rispondeva a malapena, limitandosi a cenni. Camille cercava di circondarla di cure: preparava i suoi piatti preferiti, comprava biancheria nuova con farfalle.
Lucie la ignorava deliberatamente. Si chiudeva a chiave nella sua stanza e, se la incrociava per il corridoio, distoglieva lo sguardo e proseguiva.
Smetti di comportarti così! la rimproverava il padre. Abbi un po di cuore!
Cosa faccio di sbagliato? ribatteva Lucie. Faccio finta che non esista. Ho il diritto! È casa mia!
La tensione in casa cresceva di giorno in giorno. Camille correva da una figlia allaltra, cercando di appianare le divergenze, ma più si sforzava, peggio era.
Poi le orecchini sparirono. Quelle con loro e i piccoli diamanti, regalo di Louis per il decimo anniversario di matrimonio.
È stata lei a prenderli! dichiarò Lucie quando Camille scoprì la mancanza. Lho vista entrare nella tua camera quando non eri lì!
Non è vero! per la prima volta Juliette alzò la voce. Non ho preso nulla! Non sono una ladra!
Scoppiò in pianti e corse nella sua stanza. Louis la guardò con sguardo cupo:
Lhai fatto apposta, vero? Stai cercando di cacciarla via?
Dico la verità! sbatté il piede Lucie. Finge di essere triste, ma in realtà
Basta! interruppe Camille. Non litighiamo. Troveremo le orecchini. Forse li ho messe da qualche parte e le ho dimenticate.
Tre giorni dopo scomparve anche un anello dal ciondolo, ricordo unico della madre di Camille.
È sparito anche questo per caso? chiese asciutta Lucie. O dobbiamo fare finta di niente?
Stava al centro del salotto, mani sui fianchi, piccola furia in miniatura. Alla porta, Juliette tremava, mordeva le labbra trattenendo le lacrime.
Camille spostò lo sguardo da una ragazza allaltra e, per la prima volta, credette di capire qualcosa. Seduta sul bordo della vasca, teneva una bottiglia di mercurocromo. Unidea semplice le era balenata: curare una piccola ferita di carta di Juliette, e il pensiero del mercurocromo le venne in mente resistente come una menzogna, visibile come la verità.
Aspettando che tutti dormissero, aprì il suo cofanetto di gioielli. Ogni anello, ogni orecchino, fu segnato con un minuscolo punto verde.
Cosa sto facendo? mormorò nelloscurità. Dio, fino a che punto sono arrivata
Il mattino seguente un pendente scomparve. Il silenzio gravava sul tavolo. Juliette mescolava il suo cereale con la forchetta senza entusiasmo, Lucie fissava la finestra, Louis sorseggiava il caffè con aria cupa.
Ragazze, cercò di parlare calmamente Camille. Mostratemi le mani.
Le guardavano, perplesse.
Perché? increspò le sopracciglia Lucie.
Solo mostrarmi le mani.
Juliette allungò la sua, pulita, senza alcun segno. Lucie esitò.
Non voglio! provò a alzarsi.
Siediti! tuonò la voce di Louis. Mostra le mani a tua madre, subito!
Lucie, con le labbra serrate, tese le mani. Su di esse scintillavano minuscoli puntini verdi.
Un silenzio assordante riempì la cucina. Si sentiva solo il ticchettio dellorologio, lacqua che scorreva nei tubi, il respiro pesante di Louis.
Tu soffocava dalla rabbia. Accusavi Juliette mentre tu
Lucie si alzò di scatto, rovesciando la sedia. Negli occhi cera terrore mescolato a qualcosaltro forse vergogna.
Vi odio! urlò. Vi odio tutti!
Prima che qualcuno la fermasse, si precipitò verso lingresso. La porta sbatté violentemente.
Lucie! corse a inseguirla Camille, ma Louis la fermò per le spalle.
Lasciala prendere aria, disse duro. Che rifletta sul suo comportamento.
Le ore passarono, ma Lucie non tornò. Il telefono rimaneva silenzioso. Al crepuscolo, Camille non ne poteva più.
Dobbiamo chiamare la polizia, disse con voce tremante. Sta scurendo
Allora, dopo tutta quella giornata di silenzio, Juliette si alzò improvvisamente:
Credo di sapere dove potrebbe essere.
Come lo sai? chiese sorpresa Camille.
Lho vista qualche volta. Le piace sedersi nel vecchio padiglione del parco, vicino allo stagno.
Perché non lhai detto prima? si irritò Louis.
Non me lavete chiesto, alzò le spalle Juliette. Andrò a prenderla da sola. Per favore.
Camille scambiò uno sguardo con Louis. Nella voce di Juliette cera qualcosa di nuovo: sicurezza, determinazione.
Vai, acconsentì.
Passò unora, poi unaltra. Allesterno il crepuscolo era calato quando bussarono alla porta. Sulluscio si presentarono le due ragazze, spettinate, il viso arrossato. Gli occhi di Lucie erano gonfi di lacrime, ma non cera più rabbia nello sguardo. Juliette Juliette sorrise per la prima volta da tanto tempo.
Mamma, sussurrò Lucie. Scusa. Restituirò tutto.
Lo so, tesoro, la abbracciò Camille. Lo so.
È solo che singhiozzò Lucie. Pensavo che la voleste più di me. È così infelice. E io
Stupida, disse improvvisamente Juliette. Sei stupida, Lucie. Si può rubare lamore? O è lì o non esiste.
Camille guardava Juliette incredula. Come poteva una dodicenne essere così saggia?
Abbiamo parlato a lungo, spiegò Juliette, notando lo sguardo di Camille. Di tutto.
E sai una cosa? Lucie sorrise tra le lacrime. È fantastica. La nostra Juliette, voglio dire. Anche a Harry Potter piace! Sa giocare a scacchi! Mamma, può stare nella mia stanza? Per favore!
Camille sentì un nodo formarsi in gola. Le stringette entrambe forte. Da qualche parte nellappartamento, Louis si mosse rumorosamente.
Più tardi, mentre le ragazze andavano a letto, le sentì sussurrare:
Posso chiamarti sorellina? la voce di Lucie.
Sì, rispose Juliette con un sorriso nella voce. A patto di una cosa.
Quale?
Mi insegni a fare i braccialetti? I tuoi sono così belli
Camille chiuse lentamente la porta. In cucina Louis le aspettava con due bicchieri.
Sai, disse pensieroso, versando il liquido rosso, scommetto che Pierre e Sophie sono felici lassù.
Credete? chiese Camille, prendendo un bicchiere.
Sono certa. La loro figlia è finalmente a casa, in famiglia. E ora ha una sorella.
Le stelle brillavano fuori. In lontananza, dei cani abbaiavano. Nella stanza dei bambini, due piccole ragazze, appena diventate sorelle, sussurravano i loro segreti, avvicinandosi sempre di più.





