Mi sono imbattuto nella mia ex moglie due anni dopo il divorzio. In quel momento ho capito tutto, ma lei ha solo sorriso e scosso la testa quando le ho proposto di ricominciare da capo…

Mi sono imbattuto nella mia ex moglie due anni dopo il divorzio. In quel momento ho capito tutto, ma lei si è limitata a sorridere e a scuotere la testa quando le ho proposto di ricominciare da capo…

Quando nacque il nostro secondo figlio, Giulia smise di preoccuparsi del suo aspetto. Prima, era solita cambiarsi più volte al giorno, sempre elegante, curata, con ogni dettaglio perfettamente abbinato. Ma dopo essere tornata dallospedale, sembrava aver dimenticato che nel suo armadio esistevano altri vestiti oltre a una vecchia maglietta e un paio di pantaloni della tuta logori.

Non solo li indossava tutto il giorno, ma spesso andava a letto vestita allo stesso modo. Quando le chiedevo il perché, mi rispondeva che era più comodo per alzarsi di notte a occuparsi dei bambini. Forse aveva senso, ma doverano finite quelle parole che ripeteva sempre, che una donna deve essere donna in ogni circostanza? Non le menzionava più. Così come non parlava più del suo salone di bellezza preferito, della palestra, del parrucchiere. E sì scusate il dettaglio a volte dimenticava persino di mettere il reggiseno al mattino e girava per casa con il seno scoperto, senza preoccuparsene affatto.

Anche il suo corpo era cambiato. La vita, il ventre, le gambe non erano più le stesse. I suoi capelli, un tempo lucenti e curati, ora erano un disastro: un groviglio di ricci arruffati o una crocca frettolosa con ciocche ribelli che spuntavano da ogni parte. E pensare che prima, quando passeggiavamo per le strade di Roma, gli uomini si voltavano a guardarla. Io ero orgoglioso. Bella. Mia.

Ma quella donna non esisteva più.

La nostra casa rifletteva il suo stato danimo. Lunica cosa in cui Giulia rimaneva impeccabile era la cucina. Quello non lo aveva mai trascurato, e i suoi piatti erano una vera delizia. Ma tutto il resto era deprimente.

Cercai di farle capire che non poteva abbandonarsi in quel modo. Che doveva tornare a essere se stessa. Mi sorrideva soltanto, con tristezza, e diceva che ci avrebbe provato. Passavano i mesi, e ogni giorno vedevo davanti a me una donna che non riconoscevo.

Finché un giorno ne ebbi abbastanza.

Presi una decisione: il divorzio.

Non ci furono urla né scenate. Cercò di convincermi a ripensarci, ma quando vide che la mia decisione era ferma, sospirò soltanto e mormorò con voce spenta:

“Fai quello che vuoi Io credevo che mi amassi”

Non risposi. Non aveva senso discutere su cosa fosse lamore e cosa non lo fosse. Andai in tribunale e, poco dopo, firmammo le carte.

Non so se sono stato un buon padre. Mandavo solo gli alimenti e nulla più. Non volevo vederla. Non così. Non la donna in cui si era trasformata.

Due anni dopo
Era un pomeriggio dautunno a Milano. Camminavo senza meta, assorto nei miei pensieri, quando allimprovviso la vidi.

Cera qualcosa nel suo modo di muoversi, una sicurezza nel passo che attirava lattenzione. Il suo incedere era leggero, elegante, pieno di fiducia. E quando si avvicinò abbastanza, sentii il cuore fermarsi.

Era Giulia.

Ma non la Giulia che avevo lasciato.

Questa donna era ancora più splendida di quando lavevo conosciuta. Tacchi alti, un vestito che le modellava il corpo, un’acconciatura perfetta, manicure impeccabile, trucco sobrio ma di impatto. E quel profumo lo stesso che un tempo mi faceva impazzire.

Dovetti essere rimasto a bocca aperta, perché scoppiò a ridere.

“Che cè? Non mi riconosci? Ti avevo detto che sarei cambiata, ma tu non mi hai creduto.”

Laccompagnai fino alla palestra dove ora si allenava ogni giorno. Mi parlò dei bambini, di come stessero bene, di quanto fossero felici. Di sé, non disse molto, ma non ce nera bisogno. Il suo sguardo, la sua postura, il suo portamento dicevano tutto.

E io

Io ricordai.

Ricordai quelle mattine in cui mi infastidiva vederla in pigiama e spettinata, in cui mi irritava che non si curasse più come prima. Ricordai i giorni in cui la sua stanchezza mi esasperava. Ricordai il momento esatto in cui decisi di andarmene, quando il mio egoismo mi fece credere che lei non fosse più abbastanza per me.

E ricordai che, lasciando lei, avevo abbandonato anche i miei stessi figli.

Prima di salutarci, trovai il coraggio di chiederle:

“Posso chiamarti? Ho capito tutto Forse potremmo riprovarci.”

Giulia mi guardò con unespressione serena. Poi sorrise, scuotendo la testa.

“È troppo tardi, Alessandro. Stammi bene.”

E se ne andò.

Rimasi lì, immobile, a guardarla scomparire tra la folla.

Sì.

Avevo capito.

Ma troppo tardi.

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Mi sono imbattuto nella mia ex moglie due anni dopo il divorzio. In quel momento ho capito tutto, ma lei ha solo sorriso e scosso la testa quando le ho proposto di ricominciare da capo…
Da quando ho memoria, mio fratello mi ha sempre serbato rancore, ma non avrei mai immaginato che si sarebbe vendicato di me il giorno del mio matrimonio in modo così meschino.